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Quelle preziose donne sapienti


SE NON ORA QUANDO   Donne Mogliano, vi invitano venerdì 9 Marzo  alle ore 21,00 ad uno spettacolo teatrale “Quelle preziose donne sapienti” con la piacevole e professionale Compagnia delle Smirne, INGRESSO LIBERO.

La serata si svolgerà al Centro Ricreativo Anziani di Mogliano in via Carlo Alberto Dalla Chiesa (a fianco della caserma dei carabinieri)


Un vero signore: non c’è che dire!

Secondo Azzolini le donne di Mogliano hanno “organizzato un martedì grasso per poche intime, disturbando i ragazzi che festeggiavano il carnevale“. Non pago dell’uscita sciovinista ha tenuto a precisare che “molte più sono state le donne che questa mattina ho ricevuto nel mio ufficio, donando a ciascuna di loro una mimosa“.

Eh si: un vero signore si distingue subito! Come si capisce immediatamente chi valuti l’8 marzo una giornata simbolo dei pari diritti e pari dignità per le donne e chi invece ne faccia una ricorrenza tra le tante da associare al consueto regalino con il quale ripulirsi, una tantum, la coscienza.

Chissà poi se le mimose che il sindaco ha così cavallerescamente donato, sono le stesse che, in una brillante operazione di intelligence tesa al contrasto della criminalità organizzata, gli agenti della Polizia Comunale hanno sequestrato ad alcuni venditori abusivi che si son dati alla fuga.

Non manca, anche nel caso del sequestro, l’orgoglio indomito del sindaco nell’affermare che  ”non possiamo tollerare questi fenomeni di illegalità” e, sprezzante del rischio (di apparire ridicolo) aggiunge “trovo inoltre un po’ squallido speculare su questo business proprio il giorno della festa della donna“.

Speculazione per speculazione non si capisce perchè l’offerta proveniente da “i nostri fioristi con regolare licenza in città” debba risultare meno squallida di quella proveniente dai venditori abusivi! Nulla da dire sui fioristi – sia chiaro! – ma non mi risulta che si tratti di un business meno speculativo, visti anche i consueti rialzi stellari dei prezzi che questi fiori subiscono l’8 marzo!

E squallido per squallido non si capisce perchè certe speculazioni proprio il giorno della festa della donna (come quella di ricevere nel proprio ufficio per regalare un rametto di mimosa o quella di affermare che non c’è bisogno di far nulla perchè “le festeggiamo ogni giorno“) debbano essere meno squallide di chi cerca di guadagnarsi la pagnotta!

Ma si sa: il vero signore si nota nella sottigliezza dei distinguo!


Questa mi pare di averla già sentita…

Alla domanda: “e cosa succederà a Mogliano domani per la festa della donna?
Ha riposto: “Niente: daremo le mimose in  piazza, tanto noi le donne le festeggiamo sempre, ogni giorno”

(non si fosse capito si tratta di Azzolini: intervistato su Rete Veneta lunedì 7 marzo, nel TG della notte)


Se non ora quando?

Anche l‛8 marzo in piazza a Mogliano perché …

…il 13 febbraio siamo state bene insieme e non vogliamo sciogliere il filo che ci ha legate

…nel Comune di Mogliano non c‛è più l‛Assessorato alle Pari Opportunità

…abbiamo una Giunta formata da soli uomini, in barba alla legge,

…perché Azzolini dice “Non venite a parlarmi di quote rosa, quote per i disabili, per gli omosessuali, per i transessuali”

…credevamo che sul rispetto per i diritti delle persone non si potesse tornare indietro

…la precarietàattuale, del lavoro, dei servizi, delle prospettive future colpisce soprattutto le donne

…non ci piace come vengono rappresentate le donne dai vari media

…è ora che le “altre” donne facciano un‛altra informazione

…vogliamo dar voce alle donne invisibili

L‛8 marzo dalle ore 17.30

vieni in piazza a Mogliano anche tu

L‛8 MARZO 2011 RIMETTIAMO AL MONDO L‛ITALIA


Ora!

Ore 10: la piazza inizia a riempirsi

    

Raccontando e ragionando

Io c’ero!

Aggiornamento del 17/02: da oggi è disponibile anche il video della manifestazione su Mogliano TV


Domenica alle 10.00 in piazza: se non ora quando?!

Ripubblichiamo senza nulla aggiungere!

Scritto il 12/02/2011 alle 2:48 da Wu Ming Se non ora, quando?
Leila Khaled
Leila Khaled
Jiang Qing
Jiang Qing

Comandanta Ramona
Anita Garibaldi
Anita Garibaldi
Iris Versari
Iris Versari
Rosa Parks
Rosa Parks
Angela Davis
Angela Davis
Emma Goldman
Emma Goldman
Arundhati Roy
Arundhati Roy
Marie Olympe de Gouges
Marie Olympe de Gouges
Isadora Duncan
Isadora Duncan
Frida Kahlo
Frida Kahlo

Virginia Woolf
Tina Modotti
Tina Modotti
Emmeline Pankhurst
Emmeline Pankhurst
Rosa Luxemburg
Rosa Luxemburg
Miriam Makeba
Miriam Makeba
Claire Lacombe
Claire Lacombe
Celia Sanchez
Celia Sanchez Manduley
Teresa Noce
Teresa Noce
Rigoberta Menchù
Rigoberta Menchú Tum
Taslima Nasrin
Taslima Nasrin

Domenica 13 in piazza per dire BASTA!

per non scadere nella solita retorica

Anche noi saremo in piazza, insieme a tutta l’opposizione di Mogliano, ed alle donne ed uomini che sentono calpestata la loro dignità dall’ignobile condotta della persona che dovrebbe rappresentare l’Italia e di tutti quelli che questa persona sostengono.

La mobilitazione è partita dalle donne, che per prime si sono sentite defraudate del loro diritto ad essere qualcosa di più che corpi da giudicare dal lato estetico e da sfruttare a tutti i livelli.

BASTA con un’immagine della donna sfruttata dal mero utilizzatore finale.

Ma, per non scadere nella solita retorica, sarebbe bene che anche noi uomini considerassimo calpestata la nostra dignità da chi pensa di poter usare l’immagine femminile per imporre il prodotto: sia esso l’immagine fallocratica dell’uomo di successo o la merce da acquistare (che poi sono poco differenti).

BASTA perchè chi stupra lo fa in nome e per conto del genere maschile, contro quello femminile.

BASTA con chi compra il proprio piacere e fa della ricchezza strumento di ricatto e di schiavitù, pensando di potersi ergere a simbolo dell’uomo di successo.

Berlusconi e la sua cricca stanno calpestando la nostra dignità: quella delle donne usate come strumento e quella degli uomini misurati sulla base di ciò – o di chi – possono acquistare, della loro disponibilità a farsi irretire da questo strumento.

E’ ora di mandare a casa chi ritiene che le persone siano una merce.

L’appuntamento è dalle 10.00 in piazza Caduti, domenica 13 febbraio.


Non vorremmo: ci obbliga la UE!

Cosa hanno detto a proposito dell’innalzamento dell’età pensionabile delle lavoratrici del pubblico impiego? “Risparmi insignificanti” (solo un miliardo e mezzo in tre anni: hai detto nulla!), “Ci obbliga l’Europa”, ecc.

Pubblichiamo un interessantissimo contributo di Rosa Rinaldi della segreteria Prc, ex sottosegretaria al lavoro, apparso su Il Manifesto di venerdì 11 giugno.

Non è assolutamente vero che l’Europa impone che le donne italiane vadano in pensione a 65 anni, come invece viene motivato in modo infondato non solo dal governo, ma dalla più parte dei media. Com’è che invece l’informazione non solleva alcun dubbio?
I pronunciamenti di Commissione e Parlamento europeo non riguardano l’innalzamento dell’età, ma sono fondati sull’esigenza di non discriminare il lavoro femminile, giacché tutte le ricerche denunciano retribuzioni e pensioni inferiori a quelle maschili. Con la direttiva 79/1978, l’Europa salva infatti la possibilità per gli stati di stabilire età di pensione differenti tra uomini e donne; e comunque l’Unione non può intervenire sull’età stabilita dai paesi membri. Può, invece, chiedere conto di atti discriminanti, come «obbligare» le donne ad andare in pensione prima: perché, in presenza di un regime legato ai contributi, porta a un rendimento ridotto.
Esiste dunque una questione di parità, ma non riguarda l’età. Nella «Piattaforma di Pechino» i governi si erano piuttosto impegnati a esplicitare l’impatto delle politiche economiche in termini di lavoro pagato e non pagato e di accessi al reddito delle donne. E il Consiglio Europeo di Lisbona, nel marzo 2000, fissava l’obiettivo del pieno impiego attraverso un miglioramento quantitativo e qualitativo dell’occupazione e il diritto fondamentale al lavoro di uomini e donne. Nel diritto comunitario, del resto, la tutela antidiscriminatoria è da sempre un architrave, che col Trattato di Amsterdam del 1998 è divenuto un principio fondamentale.

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“Partorirai con dolore” Genesi 3, 16

Non partorirai con dolore” Commissione Sanità del Senato 27.11.09.

 L’ennesimo atto di violenza legalizzata è stato perpetrato dalla politica ai danni delle donne, proprio il giorno dopo il 26 novembre “Giornata Nazionale contro la violenza sulle donne”.

“Partorirai con dolore” e “Non partorirai con dolore”.

Sono queste le prime parole che mi sono venute in mente quando ho saputo dello stop dato il 27 novembre dalla Commissione Sanità del Senato alla commercializzazione della pillola abortiva RU486.

Non è più sufficiente che negli ospedali si continui a privilegiare il parto tradizionale e non tecniche alternative più naturali e meno dolorose (il parto sedute, il parto in acqua), non è sufficiente rendere la procreazione assistita un cammino sempre più travagliato, rischioso e privilegiato (in caso di procedura svolta oltre confine).

Da ieri è stata legittimata un’ulteriore opportunità di controllo sul corpo della donna da parte di poteri tradizionalmente maschili (opportunità giustificata dalla tutela della salute, dalla difesa della maternità, dalla prevenzione dell’aborto, quasi la donna non fosse un individuo capace autonomamente di intendere, volere e decidere per sè. Peccato che tali giustificazioni provengano dagli stessi poteri che boicottano anche tutta l’informazione e cultura contraccettiva)!

Da ieri è stata vietata anche l’unica soluzione che può permettere alla donne di scegliere di rinunciare alla gravidanza con dignità, nel rispetto della propria privacy, senza doversi esporre al giudizio di obiettori di coscienza privatamente abortisti, di movimenti per la vita che presidiano consultori e ospedali o di privati cittadini che, citando De Andrè “danno buoni consigli se non possono più dare cattivo esempio”. 

Perché l’aborto non è una conquista, ma un dramma e una sconfitta e solo grazie ad una legge minacciata continuamente da più parti siamo riusciti (in parte) a toglierlo dalla clandestinità e ad avere strumenti per vincerlo!

Ma attenzione: la situazione in cui ci troviamo, il venir meno ad un patto di solidarietà e civile convivenza con le donne di questo paese, non è imputabile solo allo spazio che le istituzioni cattoliche più retrive si sono prese nel nostro Parlamento, nella nostra classe politica, ma anche a chi ha lasciato che tali spazi venissero presi. O addirittura li ha offerti in cambio di voti, di stabilità di governi, di equilibri nelle giunte.

Per questo motivo è importante che tutte le donne del nostro paese si impegnino in prima persona nei comitati, nelle associazioni, nel mondo del lavoro, della scuola, nelle varie realtà sociali e civili per costruire un consenso significativo intorno a un modello di società onnicomprensivo, non maschilista, alternativo a quello attuale, ormai fallito.

 Link: http://www.udinazionale.org/Documentiqdn.htm


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