“Non partorirai con dolore” Commissione Sanità del Senato 27.11.09.
L’ennesimo atto di violenza legalizzata è stato perpetrato dalla politica ai danni delle donne, proprio il giorno dopo il 26 novembre “Giornata Nazionale contro la violenza sulle donne”.
“Partorirai con dolore” e “Non partorirai con dolore”.
Sono queste le prime parole che mi sono venute in mente quando ho saputo dello stop dato il 27 novembre dalla Commissione Sanità del Senato alla commercializzazione della pillola abortiva RU486.
Non è più sufficiente che negli ospedali si continui a privilegiare il parto tradizionale e non tecniche alternative più naturali e meno dolorose (il parto sedute, il parto in acqua), non è sufficiente rendere la procreazione assistita un cammino sempre più travagliato, rischioso e privilegiato (in caso di procedura svolta oltre confine).
Da ieri è stata legittimata un’ulteriore opportunità di controllo sul corpo della donna da parte di poteri tradizionalmente maschili (opportunità giustificata dalla tutela della salute, dalla difesa della maternità, dalla prevenzione dell’aborto, quasi la donna non fosse un individuo capace autonomamente di intendere, volere e decidere per sè. Peccato che tali giustificazioni provengano dagli stessi poteri che boicottano anche tutta l’informazione e cultura contraccettiva)!
Da ieri è stata vietata anche l’unica soluzione che può permettere alla donne di scegliere di rinunciare alla gravidanza con dignità, nel rispetto della propria privacy, senza doversi esporre al giudizio di obiettori di coscienza privatamente abortisti, di movimenti per la vita che presidiano consultori e ospedali o di privati cittadini che, citando De Andrè “danno buoni consigli se non possono più dare cattivo esempio”.
Perché l’aborto non è una conquista, ma un dramma e una sconfitta e solo grazie ad una legge minacciata continuamente da più parti siamo riusciti (in parte) a toglierlo dalla clandestinità e ad avere strumenti per vincerlo!
Ma attenzione: la situazione in cui ci troviamo, il venir meno ad un patto di solidarietà e civile convivenza con le donne di questo paese, non è imputabile solo allo spazio che le istituzioni cattoliche più retrive si sono prese nel nostro Parlamento, nella nostra classe politica, ma anche a chi ha lasciato che tali spazi venissero presi. O addirittura li ha offerti in cambio di voti, di stabilità di governi, di equilibri nelle giunte.
Per questo motivo è importante che tutte le donne del nostro paese si impegnino in prima persona nei comitati, nelle associazioni, nel mondo del lavoro, della scuola, nelle varie realtà sociali e civili per costruire un consenso significativo intorno a un modello di società onnicomprensivo, non maschilista, alternativo a quello attuale, ormai fallito.
Link: http://www.udinazionale.org/Documentiqdn.htm
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