Sul sindaco filosofo Massimo Cacciari si possono avere molte opinioni, nessuno però può dire che non abbia le idee chiare e la capacità di spiegarle in maniera precisa e trasparente. Oggi il Manifesto pubblica un’intervista, firmata da Daniela Preziosi, dalla quale ricaviamo alcuni passaggi che ci sembrano esemplari.
Domanda: al corteo di sabato (la manifestazione della FIOM a Roma N.d.R.) il PD non aderiva, alcuni dirigenti c’erano.
Risposta: il PD nasce su posizioni liberal. Può piacere o no, ma è evidente, oggettivo, lo dice il suo nome. Alla nascita cessa di definirsi di sinistra. Può comprendere le ragioni di una protesta sindacale di questo tipo, ma il suo discorso non può essere quello della FIOM. E’ una contraddizione in termini.
Domanda: Il PD non aderisce alla piattaforma FIOM. Ma lei definirebbe “liberal” Bersani?
Risposta: No, questo è il problema. Ma perchè hai fondato un Partito Democratico e poi continui a fare i democratici di sinistra? Ormai viene meno la ragione per la quale si è fondato il PD.
Che il PD non fosse più da tempo un partito di sinistra è una cosa che noi diciamo da sempre, pare che un po’ alla volta se ne stiano accorgendo in molti e che, questi molti, si dividano tra coloro che vorrebbero recuperare un’anima di sinistra che sfugge tra le dita e coloro che, invece, veleggiano verso altri lidi spaventati proprio dal rischio di questo recupero.
Non facciamo certo una scoperta sconvolgente: la recente nascita di Verso Nord con le successive defezioni in questa direzione di personaggi più o meno illustri (da ultimo il consigliere regionale Bottacin) ne è un segnale evidentissimo.
Pare che gli unici che non se ne sono ancora accorti siano quegli elettori e quei dirigenti che, vuoi per storia personale, vuoi per incapacità di analizzare gli sviluppi, vuoi per semplice affetto tradizionale, insistono nel tentativo di far apparire di sinistra qualcosa che non ne ha più alcuna parvenza.
Nuove forze stanno nascendo a sinistra e nuovi motivi di aggregazione e riunificazione si presentano ogni giorno, malgrado resistenze di vario genere. Forse è giunta l’ora di cambiare il punto di vista, rinnovare le parole come dice Vendola (anche se non spesso riusciamo a condividere il senso in cui lo dice) e pensare ad un nuovo modo di rappresentare la sinistra e di scendere in campo.
La manifestazione della FIOM ha certamente rappresentato un evento storico da questo punto di vista: riunendo le ragioni operaie a quelle di una larga parte degli intellettuali (dai ricercatori agli studenti fino a personaggi di notevole calibro), della scuola, degli ambientalisti e dei precari tra i quali forte è la presenza (e la disperazione) del “popolo delle partite IVA” che, mai come ora, riscopre il suo destino come strettamente legato a quello della classe operaia.
Forse è il momento di abbandonare gli aneliti neocentristi al loro destino e di schierare una sinistra unita, degna di questo nome e della causa che le è naturale.
Mantenere unito ad ogni costo un PD che ha ormai perso la bussola, insieme alla sua ragion d’essere, può significare, come prevede Cacciari, vederlo accodarsi a breve al traino di UDC ed altri centri, magari sotto la bandiera di Montezemolo, ad elemosinare un posticino al caldo o in tribuna. Se questo è il destino che vadano pure: ma la sinistra che ancora esiste al suo interno (e siamo certi che ne esista!) si svegli e prenda un’iniziativa dirompente, prima di farsi trascinare in questo baratro.
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