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Alle radici dell’antipolitica…

Riceviamo e volentieri diffondiamo!


Buongiorno Assessore Regionale, R.Sernagiotto, (PDL )
siamo dei cittadini, mamme, papà, nonni, molto indignati, perchè abbiamo appreso dal Quotidiano La Nuova VE.del giorno 23 maggio u.s. dove Lei afferma e consiglia per problemi economici, di iscrivere i nostri figli alle scuole Paritarie ( Private ) gestite da Cattolici, e non alla scuola Pubblica perchè costa troppo.

Ma evidentemente Lei vive in un’altra realtà!

Siamo in Italia, in un paese ancora Laico, dove ognuno può scegliere liberamente di iscrivere i loro figli dove vuole..

In Italia tutti noi sappiamo, che siamo in un momento di grande recessione, anche per colpa del suo Partito che Lei rappresenta.

Proprio Lei, stipendiato con i soldi di tutti i cittadini, seduto comodamente in una poltroncina morbida, stipendio certo,e, STATALE, fa queste proposte?

Le scuole Paritarie costano meno allo Stato perchè:

1° gli edifici sono Eclesiastici, esentati da pagare l’IMU
2° le Suore lavorano in ” nero ” o svolgono volontariato
3° agli Insegnanti o Docenti, non viene applicato il contratto Nazionale del lavoro

inoltre noi cittadini con le nostre tasse contribuiamo a dare cospicui Milioni di Euro alle scuole Paritarie.

Se sono Private si dovrebbero gestire con le loro risorse, senza chiedere ulteriormente contributi erogati dai cittadini.

Assessore Sernagiotto cominci a vedere i problemi reali delle famiglie che devono già sopportare spese anche per la scuola Pubblica,come:
il trasporto per andare a scuola,
l’entrata anticipata per i genitori ancora fortunati che un lavoro ce l’hanno,
materiale didattico e altro.

La informiamo che tante di noi famiglie abbiamo un mutuo da pagare a scadenza fissa, e altre famiglie hanno perso il lavoro e, in alcuni casi entrambi i genitori, costringendo i nonni a fare da armotizzatori, bollete aumentate, e l’elenco sarebbe ancora lungo.

La informiamo Assessore Regionale, che nell’ultimo sondaggio Nazionale 2012, indica che la qualità dell’insegnamento nella scuola Paritaria, confrontandola con quella Statale è molto inferiore.

Ma è scellerato fare queste affermazioni  pubbliche, cosa pensa che noi cittadini possiamo spendere 3.500 euro all’anno per iscrivere i nostri figli alle scuole Private? ( Paritarie).

Se c’è l’anti politica è perchè ci sono politici come Lei che non fanno sana politica per i cittadini.

Delocalizziamo anche la SCUOLA PUBBLICA, non ci provate!

Siamo certi che la nostra SCUOLA PUBBLICA, con il suo prestigioso insegnamento sia già allineata agli standard
degli altri paesi Europei.

Siamo pronti a mobilitarci e, saremmo in tanti e molto attenti, perchè non passino leggi scellerate come Lei propone.

Cordialmente La salutiamo,
per i cittadini e studenti,
 Gianna Masieri.


Senza oneri per lo Stato

Rilanciamo un post di Marina Boscaino su Micromega.

La libertà di scelta nel settore educativo è uno dei cavalli di battaglia di Formigoni. Il quale stanzia 50 milioni in buoni scuola per favorirla, venendo incontro – tra le altre – alle richieste dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche, che tanto male economicamente non deve stare: continua a stampare opuscoli e ideare studi per dimostrare la bislacca ipotesi che le scuole paritarie sono chiara fonte di risparmio per lo Stato. Omettendo che tale risparmio costituisce un aggravio per il cittadino. E che non tutti hanno la disponibilità di sostenerlo. E non tutti hanno la volontà di sottrarre i figli alla cultura del pluralismo, del libero pensiero, del pensiero divergente, che certamente, pur se non sempre garantiti, troverebbero più naturalmente espressione nella scuola dello Stato. Bazzecole, dunque: parlo solo di diritti e di stato sociale. Profumo auspica un programma ampio, che “superi gli steccati tra scuola statale e non, perché concorrono entrambe al bene comune”. Tali steccati, oltre a quei piccoli dettagli di cui si diceva, significano laicità, libertà di insegnamento, inclusione. Conoscete la quota di alunni disabili nelle paritarie? Lo 0,8% dell’intera popolazione, contro il 2,2% della statale. Alla faccia della carità cristiana, visto che le scuole cattoliche in Italia sono 9371: i 2/3 delle scuole paritarie.

Il decreto sulle liberalizzazioni da qualche giorno è legge. Le scuole paritarie, comprese quelle cattoliche, dovranno pagare la tassa sui fabbricati, l’ex Ici, ora Imu. Ai tempi della proposta la levata di scudi fu veemente, al di sopra di ogni ragionevole previsione, tanto che Monti ha dovuto precisare: “le scuole che operano con modalità non commerciali possono usufruire dell’esenzione”, scatenando un’entusiasta – e trasversale – ondata di consensi, anche tra i politici. I requisiti sono quelli già definiti dalla circolare 2/2009 del Ministero dell’Economia: attività scolastica “paritaria rispetto a quella statale”; accettazione degli alunni senza discriminazioni; avanzi reinvestiti in attività didattiche. Basta un giro in Rete per cogliere i rocamboleschi e allarmati salti mortali dei difensori delle scuole paritarie cattoliche (si parla di “servizio pubblico svolto dalle scuole paritarie, che garantiscono allo Stato un risparmio annuo di circa 6 mld di euro”, dal sito FOE, Compagnia delle Opere) per affermare il possesso del requisito “senza fini di lucro”, sancito dalla norma. Requisiti che – peraltro – sono controllabili solo dagli ispettori ministeriali, il cui numero è assolutamente irrisorio a fronte di quasi 14mila scuole paritarie. E allora: largo all’autocertificazione.

Non sono mancate divertenti stoccate tra paritarie confessionali e paritarie laiche: per questa volta la guerra (per altro non tra poveri) non riguarda protagonisti della scuola dello Stato. Sepiacci, per esempio, presidente dell’Associazione Nazionale Istituti non Statali di Educazione ed Istruzione, ha dichiarato senza mezzi termini: “Se il governo vuol fare un favore alle scuole cattoliche lo dica chiaro e tondo. Vorrei però ricordare che la Corte di Cassazione ha stabilito che l’attività scolastica, ancorché svolta dietro corrispettivo, è un’attività commerciale”. In Italia ci sono quasi 8mila istituti scolastici cattolici, la maggior parte (più di 6mila) scuole dell’infanzia; il resto è equamente diviso tra primaria e secondaria. Lo scorso anno sono state finanziate dallo Stato per un ammontare di 496 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i contributi delle amministrazioni locali. I finanziamenti alla scuola paritaria sono rimasti sostanzialmente inalterati negli anni (non ancora conclusi, a quanto pare) della mannaia che si è invece abbattuta sulla scuola statale, che nel triennio 2008-11 ha subito il taglio di 140mila posti di lavoro. Ai finanziamenti per il funzionamento degli istituti va aggiunta la clamorosa anomalia italiana: è lo Stato a pagare i circa 26mila insegnanti di religione cattolica (materia non obbligatoria), nonostante essi siano reclutati (e rimossi) dalla Curia.

Il Comitato Scuola e Costituzione osserva: “le scuole cattoliche non hanno mai pagato l’Ici, da quando fu istituita, dal 1992. Un privilegio che è costato all’Italia l’apertura di una procedura di infrazione delle norme sulla libera concorrenza”. Il dubbio è che questa situazione non si sani. La scarsa possibilità di controllo e i preventivati tentativi di sfuggire al fisco, inserendo l’immobile nel patrimonio della congregazione religiosa di riferimento o passando la proprietà ad una cooperativa creata per l’occasione o ad una Onlus, fanno pensare – assieme alle resistenze insistite dei “politici” (particolarmente vibrate, tra le altre, quelle di Lupi, Pdl, e Casini, Udc) – che nulla sia destinato a cambiare.

Marina Boscaino

(6 aprile 2012)


“Star sui coglioni a tutti”. Appunti per un discorso in difesa della scuola

Il 23 e 24 marzo in tutta Italia è stato lanciato l’evento “L’urlo della scuola” in difesa della scuola pubblica. La Convenzione nazionale per la scuola Bene Comune pubblica, capace, accogliente che si è riunita a Bologna il 24 ha avuto tra i relatori Girolamo De Michele che, oltre che filosofo, attento studioso dei problemi della scuola e scrittore di pregio è anche un caro amico.

CarmillaOnline ha pubblicato in anteprima la sintesi del suo intervento e ci pare sia una lettura utile ed istruttiva: per questo motivo ve lo riproponiamo integralmente: dedicateci un po’ di tempo!

L'Urlo della Scuola (nuova finestra)

1. Nel maggio 1967, quando viene pubblicata la Lettera a una professoressa, quasi due terzi degli italiani – il 63%, per l’esattezza – non sono in grado di riassumere un articolo di giornale dopo averlo letto, e più della metà – il 52% – è incapace di applicare nella realtà quotidiana le nozioni di base della matematica. La capacità di comprendere un testo complesso – un romanzo, un articolo di approfondimento corredato da tabelle e cifre – era limitata all’1.9% della popolazione, compresa quella scolarizzata. Mi sembra un quadro eloquente di cos’era l’analfabetismo ai tempi di quella scuola pre-sessantottarda tanto citata, come esempio positivo, da chi si riempie la bocca di stronzate.

Nei 30 anni che sono seguiti al fatale 1968, la percentuale di analfabeti di ritorno è scesa a poco più del 20% degli scolarizzati, e quella di cittadini attivi, dotati degli indispensabili strumenti per comprendere il mondo ed essere attivi nell’esercizio dei diritti, è salita al di sopra del 10%. Lo ricordo a chi si riempie la bocca con il mantra degli insegnanti che non vogliono farsi valutare: sono questi dati il vero test di valutazione della scuola. E ricordo che stiamo parlando non di risultati rilevati all’uscita dalla scuola, ma di competenze e capacità che si sedimentano nella società attraverso gli anni. Questa è la colpa della scuola italiana: aver combattuto la battaglia di don Milani contro una scuola di classe, cinghia di trasmissione e di assoggettamento del potere e del sapere dominanti. Quando la scuola italiana ha cominciato a scalfire questo dispositivo, sono iniziati gli attacchi alla scuola pubblica.

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Ne traggano le conseguenze

Dopo aver scatenato quasi una rivolta popolare delle famiglie colpite dal rincaro di tutti i servizi necessari all’educazione dei figli, aver ignorato prima e snobbato poi (quando non insultato) tutte le rappresentanze dei genitori, aver accusato di populismo o malafede chi si è impegnato per cercare di concordare dei criteri sensati di utilizzo dei miseri fondi messi a disposizione. Dopo aver speso addirittura parte di questi fondi per pagare un consulente esterno che elaborasse i metodi di calcolo dei contributi ed essersi assunti la precisa responsabilità delle scelte politiche (così sono state pubblicamente definite da Severoni e Boarina). Dopo aver tardato fino a stanziare i contributi deliberati solo ad anno concluso. Dopo aver ridotto del 60% i finanziamenti alla scuola dell’obbligo. Dopo aver messo in ginocchio Mo.Se. a causa di una riduzione media del 20% dei pasti erogati nelle scuole e dell’imposizione di una riduzione di costi insostenibile.

Dopo tutto ciò si scopre che, della misera somma messa a disposizione per contribuire al carico insostenibile delle famiglie per la refezione scolastica, l’Amministrazione Comunale si trova a risparmiare ben il 16% (8mila euro su 50mila) perché i criteri eccessivamente restrittivi che sono stati imposti hanno ridotto a dismisura la platea degli aventi diritto.

Ci troviamo dunque nella paradossale condizione di numerose famiglie che faticano a pagare il costo della mensa scolastica, il comune che stanzia troppo pochi soldi e, malgrado ciò, non riesce nemmeno ad utilizzarli!

Visto che Boarina e Severoni hanno voluto pubblicamente sottolineare più volte che quella di erogare i finanziamenti in base ad una soglia prefissata di ISEE (e non al numero di figli e di pasti consumati) è stata una precisa scelta politica di questa Amministrazione di cui si assumevano orgogliosamente la responsabilità; crediamo che adesso sia giunto il momento che traggano le dovute conseguenze di tale scelta politica e della loro arrogante sordità a qualsiasi istanza delle famiglie.

Si scusino con le famiglie moglianesi e rassegnino le dimissioni


“Luciano Barosco è il nuovo presidente della società partecipata Mogliano Servizi Spa. [...] 55 anni, dirigente d’azienda con un’esperienza trentennale nella gestione del personale ed esperto in acquisti [...]. Residente a San Donà di Piave con la famiglia, Barosco conosce bene la realtà moglianese essendo stato tra l’altro allievo del Collegio salesiano Astori“.

Ora, non voglio certo mettere in dubbio la reputazione del rag. Barosco, che non conosco né personalmente né indirettamente, non è noto (almeno qui) come uomo di partito e non si sa quali siano i santi che certamente ha in qualche paradiso.

Mi limito a considerare le lodi che ne tesse il Gazzettino certamente su imboccata dell’Amministrazione Comunale di Mogliano dalla quale la nomina dipende essendo Mo.Se. controllata da questa per l’84,5%

Che il rag. Barosco abbia lunga esperienza come dirigente aziendale non è cosa che mettiamo in dubbio: certo c’è da chiedersi quale possa essere l’affinità tra gestire il personale di un colorificio industriale e presiedere il Consiglio di Amministrazione di un’azienda comunale di servizi quale Mo.Se.

In seconda battuta è bene che si adoperi per un rapido corso full immersion di aggiornamento sulla realtà moglianese. Facendo due conti della serva: se ha 55 anni ed ha studiato al Collegio Astori, significa che la sua esperienza da collegiale è terminata tra i 35 ed i 40 anni fa: in tempo probabilmente per assaggiare le ultime mitiche pesche moglianesi (quanti di voi sapevano che Mogliano un tempo esportava le sue pesche in tutta Europa?), ma non certo per farsi un’idea dell’attuale condizione di Mogliano. Men che meno della sua scuola, che è in gran parte pubblica, e della complessa realtà sociale.

Se poi, come titola il Gazzettino “punta al rilancio di MoSe“, allora è bene che approfondisca il suo aggiornamento, oppure che ci risparmi certe panzane. Dovrebbe infatti sapere (in caso contrario lo aggiorniamo in proposito) che con recenti delibere l’Amministrazione Comunale leghista ha tolto a Mo.Se. tutti i servizi fonte di ricavi lasciando solo la refezione scolastica e quella del Gris. Il Gris non paga e la refezione scolastica, grazie al taglio del cofinanziamento, è costretta a ridurre i costi di produzione in maniera letteralmente impossibile.

Dunque non sappiamo se il rag. Barosco sia uomo di partito – certo qualche santo in paradiso ce l’ha se sono andati a pescarselo fino a San Donà! – ma almeno non pensi di venire qui a fare lo gnorri: dica chiaramente che ha l’incarico di portare Mo.Se. alla liquidazone perchè sia possibile cederne fette maggioritarie ad acquirenti già individuati da tempo e non stia lì a prenderci per il naso pennellando di rosa il suo curriculum ed i suoi obiettivi.


Coerenza

Altra cosa di importanza assoluta sono i cittadini, i loro disagi, le loro lamentele, ma anche i loro consigli e le loro idee. E’ molto importante avere un rapporto con chi quotidianamente vive la città

Sarà per questo motivo che il presidente del Consiglio Comunale, Ottorino Celebrin, ha ignorato la richiesta di portare in discussione del consiglio le richieste sottoscritte da mille cittadini moglianesi (ciascuna) in merito a modifiche dei regolamenti e dei finanziamenti per le politiche scolastiche?

Eh già, perchè il consiglio è riunito per martedì 20 dicembre e la richiesta dei cittadini è stata protocollata lunedì 12 dicembre ed i termini perentori previsti dallo Statuto Comunale scadono il 24 dicembre.

Insomma: rispetto delle regole, condotta super partes ed ascolto dei cittadini!

Dimenticavo di dire che il virgolettato in apertura è una citazione letterale dell’intervento che Ottorino Celebrin fa sull’ultimo numero di MO.VE. a proposito della sua presidenza. Intervento dove, tra l’altro, super partes è scritto, sebbene con ortografia errata, tutto in caratteri maiuscoli.

Quanto all’ortografia errata ci sarebbe da ridere: SUPERPARTES, in un’unica parola, viene portato a capo dividendolo in SUPERPAR e TES. Ma al di là degli strafalcioni, sempre imputabili al redattore, quello che colpisce di più è la coerenza: quella si degna di una grassa risata!


Il fiore c’è, ma l’occhiello è slabbrato

Ieri abbiamo assistito ad un incontro che, se non segnasse in maniera negativa il destino di lavoratrici/tori, genitori e bambini, avrebbe dell’esilarante. Purtroppo non c’è nulla da ridere: stanno picchiando sempre più duro sui cittadini, lo fanno senza nessun riguardo e nessun pudore, ma soprattutto lo fanno senza essere in grado di accampare uno straccio di giustificazione che possa reggere!

Stiamo parlando del Lilliput: l’unico nido comunale di Mogliano, attualmente gestito da Mo.Se., per il quale il Consiglio Comunale di yes men verde padano ha decretato la messa all’asta, con la giustificazione dei costi eccessivi.
Un asilo – è bene ricordarlo! – definito dallo stesso assessore severoni “il fiore all’occhiello” dei servizi comunali, non più tardi di ottobre e poi messo in chiusura senza che vi sia stato il modo di parlarne prima (nemmeno per un preavviso legato anche solo alla buona educazione!) con i lavoratori e gli utenti.

Un’assemblea ieri sera, imposta dagli utenti, a cui hanno partecipato l’assessore Severoni, il presidente di Mo.Se. Elio Michielan, il direttore di Mo.Se. Cadamuro e la dirigente comunale Corbanese. Insomma: in teoria un politico (Severoni) e tre “spalle tecniche” per non farlo sentire solo; in pratica un politico mancato (Michielan), due tecnici ed un povero Severoni sballottato tra il non voler dire, il non sapere ed il far finta di non capire.

Abbiamo sentito accampare motivazioni smontabili da un bambino delle elementari, del tipo che non si tratta di una chiusura, ma del “affidamento a privati a cui sarà imposto (SIC!) di garantire i livelli occupazionali, contrattuali e di qualità” ma che potranno ridurre i costi grazie “alle economie di scala“.

Ora: se un nido comunale passa ai privati, a casa mia significa che il nido non è più comunale e dunque che chiude il nido comunale ed apre un nido privato. Che poi tra la chiusura e l’apertura non vi sia soluzione di continuità, e che il privato debba assumere il personale lasciato da Mo.Se. sono obblighi di legge, ma non mi si dica che non cambia nulla!

Secondo: le motivazioni. Severoni dice che il Lilliput costa circa 500mila euro/anno per l’85% determinati dal costo del personale e dunque per il 15% da altro. Se il privato che subentra deve per contratto garantire i livelli occupazionali e contrattuali, il costo del personale rimarrebbe lo stesso. Per garantire i livelli qualitativo potrà forse fare qualche economia di scala sul rimanente 15% ma non certo abbatterlo in maniera drastica! Supponiamo che queste economie possano essere del 10%? E’ già moltissimo, ma concediamolo. Si tratta del 10% calcolato sul 15% ovvero su 75mila euro/anno e dunque circa 7.500 euro/anno: il costo di due aiuole di fiori, come candidamente ammesso dall’assessore Boarina nell’ultima assemblea pubblica con i genitori!

Sempre lui (il povero Severoni), dice che, visto che l’85% dei costi è legato al personale, l’unica strada per tenerlo aperto sarebbe stata quella di tagliare questo capitolo: non se la sono sentita ed hanno preferito passare la mano al privato. Tradotto dal “faccio finta di non capire” all’italiano corrente significa che, per non fare la parte di quelli che licenziano, svendono a terzi e lasciano che a licenziare siano loro! Vedremo tra qualche mese il mantenimento dei livelli occupazionali e di qualità!

Ma l’apice della demenzialità spudorata l’ha raggiunto il presidente Michielan (di cui abbiamo già chiesto le dimissioni in tempi non sospetti!) quando, davanti a decine di genitori ed educatori esterrefatti, si è lanciato in una difesa d’ufficio del privato (i concorrenti della Mo.Se. di cui lui è presidente!), per altro non richiesta, sia nel caso del nido che in quello della ristorazione scolastica!
E’ arrivato al punto di dire che il privato che a Preganziol ha vinto la gara con un’offerta di 3,70 euro/pasto “può permettersi di rimetterci 50 centesimi visto che eroga un milione di pasti/anno“.

Non si capisce se non ha chiare le dinamiche del mercato (nel qual caso meglio che torni a fare solo il consigliere di sezione della Lega nord!), oppure le capisca e stia intrallazzando per interessi politici (nel qual caso sarebbe meglio che si dimettesse anche da consigliere di sezione della Lega nord!): è chiaro che se il privato ci sta rimettendo significa che fa dumping quest’anno (prezzi sottocosto per aggiudicarsi un mercato ricco) ma che una volta consolidata la sua posizione potrà permettersi non solo di adeguare i prezzi ai costi, ma anche di recuperare quanto concesso in precedenza!
Cosa significa per questo privato consolidare la posizione? Ovvio: mettere le mani sul centro cottura di Mo.Se. – centrale nell’area – per evitare di dover produrre i pasti fuori e portarli in zona. Ottenuto ciò chi mai potrà scalzarlo da una posizione dominante anche se riportasse il prezzo a livello medio di mercato?! Ricordiamo che la seconda offerta a Preganziol era di 4,30 euro/pasto e certamente anche quel concorrente aveva fatto il possibile per abbattere i costi ed aggiudicarsi la gara!

Genitori inferociti, lavoratrici/tori inferocite/i, ennesima pessima figura per l’Amministrazioen Comunale, conferma del ruolo di banditore d’asta del quale è stato incaricato Michielan, totale spiazzamento del direttore Cadamuro e della dirigente Corbanese difensori obbligati per dovere d’ufficio.
Ma alla fine un nulla di fatto: l’ennesima svendita del patrimonio publico da parte di questa Amministrazione che continua ad imputare i problemi di Mogliano alla crisi internazionale facendo finta di non sapere che la causa prima sta nella riduzione dei trasferimenti statali legata al mancato rispetto del patto di stabilità nello scorso anno: effetto di spese assurde e facilone (City Manager, piste di pattinaggio, aiuole fiorite, concerti e festini, portavoce e giornali di propaganda,  e chi più ne ha più ne metta) e previsioni di entrate sballate (quote Molius, vendita aree verdi, ecc.), tutte comunque legate alla loro comprovata incapacità di governare


L’halibut puzza dalla testa

Il 24 ottobre scorso il Coordinamento Genitori Democratici (CGD) ha presentato al sindaco una proposta di atto amministrativo sottoscritta da circa mille cittadini moglianesi. Lo Statuto Comunale prevede tale misura richiedendo un minimo di 300 firme, l’indicazione della copertura finanziaria e la discussione in giunta entro 30 giorni oppure in Consiglio Comunale entro 60, a seconda della natura dell’atto.

Non intendo entrare nel merito degli obiettivi, che lascio al CGD ed al comitato di rappresentanti e genitori che ha appoggiato tale proposta, ma piuttosto fare alcune considerazioni di carattere puramente politico sulla questione.

Nell’assemblea pubblica svoltasi venerdì 11 novembre, l’assessore Severoni ha preannunciato due cose:

  1. che questa proposta sarà discussa solo in Giunta riguardando una delibera emanata dalla Giunta Comunale
  2. il suo parere contrario all’approvazione che non abbiamo dubbio sia stato valutato e concordato con il resto dell’Amministrazione Comunale

Il primo annuncio, in punta di diritto, è corretto: sta all’amministrazione valutare dove discutere la proposta ed è fuori di dubbio che essa riguardi una delibera di Giunta. Ma in considerazione del movimento che s’è mosso attorno alla questione, e del fatto che la proposta è sottoscritta da mille cittadini, non sarebbe opportuno consentire una discussione più ampia ed articolata di quella che certamente (non) verrà fatta in Giunta?!

Il secondo lascia più perplessi. Che la posizione sia concordata è apparso chiaro quando Boarina ha ringhiato contro la mancanza della copertura finanziaria, accusando il CGD di non averla prevista, contro le norme dettate dallo Statuto. Peccato che la modifica di un regolamento non preveda spese, e dunque non richieda copertura finanziaria! Capito ciò Boarina s’è arrampicato sugli specchi (ma, ci spiace per lui, nello speculoalpinismo non raggiungerà mai le vette del sindaco!) affermando che poi la Commissione Tecnica con tali poteri potrebbe prendere provvedimenti che andrebbero ad incidere sulla spesa. Ridicolo! In questo caso sarà la Commissione Tecnica a dover prevedere tale copertura e non certo – a priori – chi ha chiesto di darle tali poteri!

Ma certe raffinatezze giuridiche esulano evidentemente dal panorama cognitivo dei nostri amministratori… Ma veniamo alla puzza.

Cosa prevede la proposta? Due semplici cose che qualsiasi amministrazione saggia dovrebbe trovare indiscutibili e per giunta pure convenienti!

  1. Si eliminano gli attuali sconti predefiniti nei confronti dei figli dal secondo in poi che usufruiscono della mensa e che l’amministrazione può erogare per sostituirli con l’obbligo di concordare con i rappresentanti dei Circoli e degli Istituti (dunque genitori e Dirigenti) l’uso che verrà fatto degli stanziamenti a bilancio per queste voci, prima dell’inizio dell’anno scolastico.
  2. Si attribuiscono al Comitato Tecnico di Valutazione i poteri di indagine e di indirizzo sui costi della Refezione Scolastica e quello di convocarsi con la firma di almeno un terzo dei suoi componenti (e non su richiesta dell’Assessore competente come è ora)

Leggete bene questo sunto.

Attualmente il regolamento prevede una scontistica predefinita, ma non obbliga l’Amministrazione ad applicarla. Ove lo facesse però dovrebbe attenersi a questa. Togliendo questa imposizione si consente all’amministrazione di definire, in fase di bilancio previsionale, quale stanziamento fare, purchè prima dell’inizio dell’anno scolastico ne discuta l’uso con i rappresentanti delle scuole. (badate bene: l’uso non l’importo!) Non vi sembra una proposta ragionevole e che per giunta toglie un peso all’Amministrazione?!

Attualmente il Comitato Tecnico deve attendere la convocazione dall’assessore (l’ultima risale a maggio 2010) e può solo dare indicazioni in merito alla qualità del servizio.
La proposta prevede che possa richiedere al fornitore (attualmente Mo.Se.) il dettaglio dei costi della refezione e possa dare indirizzi (non ordini: indirizzi!) su dove effettuare risparmi o miglioramenti.

Qualsiasi assessore gioirebbe: se le cose dovessero funzionare può assumersi il merito di aver coinvolto l’utenza nel miglioramento del servizio con successo; se dovessero andare male può scaricare la responsabilità del fallimento sulle spalle del Comitato Tecnico (e dunque dei rappresentanti dei genitori). Cosa può volere di più?!

Ma la risposta di Severoni è stata voteremo contro, bocceremo la proposta e per giunta lo faremo di nascosto in Giunta! E la motivazione ridicola: facciamo il controllo analogo ed il Comitato Tecnico sarà riunito, per cui le modifiche sono inutili.

Ora, ammesso e niente affatto concesso che sia vero che si tratti di modifiche inutili: visto che sono state richieste da mille cittadini perchè negarle?! Male che vada lascerebbero il tempo che trovano ed avrebbero impegnato al più 10 minuti di una giunta.

Il fatto è che non sono affatto inutili: il controllo analogo dovrebbe farlo il Consiglio Comunale e non ci riesce da quando è stato istituito. Se i genitori potessero effettuare il controllo di come Mo.Se. spende i soldi e dare suggerimenti per risparmiare e migliorare il servizio non credete che lo farebbero?! Certo che si: sono i primi interessati alla riduzione dei costi ed al miglioramento dei servizi!

Ma allora dove sta il problema? Perchè bocciare la proposta e, per giunta, farlo nelle buie stanze della Giunta lontano dagli occhi dei cittadini?

L’unica risposta che ci viene in mente è che non si vuole che i genitori (e dunque i cittadini) caccino il naso negli affari di Mo.Se. Ma se le cose stanno così, cosa è che non devono vedere? Quali azioni, strategie (o mancanza di tali), costi ed idee sul futuro ha questa Amministrazione, tali per cui non possano essere totalmente pubbliche e trasparenti? Come si spendono i soldi dentro a Mo.Se. se non si vuole farlo sapere ai suoi legittimi proprietari?

Ricordiamo che Mo.Se. è perl’86,5% di proprietà del Comune di Mogliano e per l’1% dell’Istituto Gris donazione al Comune di Mogliano e dunque, alla fin fine, per l’87,5% proprietà di tutti i cittadini di Mogliano.

Se questa amministrazione ha qualcosa da nascondere ai cittadini di Mogliano forse è bene che tutti si inizi a farci un serio pensierino


Tanto lardo perde la gatta…

Parafrasiamo il vecchio detto, adeguandolo al calo del 27% dei pasti erogati da Mo.Se. grazie alle fallimentari politiche sue e dell’attuale Amministrazione Comunale di Mogliano.

Circola una vocina secondo la quale Elio Michielan, attuale presidente di Mo.Se. da pochi mesi (inizio agosto), verrebbe sollevato dall’incarico e sostituito. Sinceramente se sarà confermato non ci stracceremo le vesti per il cambio: avevamo esplicitamente dichiarato che la scelta – tutta partitica e di distribuzione di poltrone – era totalmente inadeguata e ne avevamo chiesto le dimissioni già a suo tempo. Dunque nessun rimpianto.

Semmai ci chiediamo se la lungimirante amministrazione del sindaco dott. Giovanni Azzolini riuscirà mai, da qui a fine mandato, a prendere una qualsiasi posizione in grado di durare più di un trimestre che, a nostra memoria, è già un record. Pensate che più o meno nello stesso periodo della nomina di Michielan, Azzolini appariva gaudente in coppia con Muraro mentre lodava i successi economici della sua amministrazione: ad altrettanti 3 mesi di distanza siamo prossimi allo sfacelo totale e restano soldi solo per le aiuole fiorite (a metà novembre!) tanto care al vice sindaco Boarina

Tra padella e brace però il passo è breve. E, sempre queste vocine, fanno anche il nome del sostituto: si tretterebbe di quel tal Ugo Rossi che, pur da ruolo subalterno, ha rappresentato per il Gris (ed indirettamente Mo.Se. del cui ingresso al Gris pare sia stato regista) il terzo danno più grave della sua storia: essendo i primi due il debito pregresso di 23 milioni di euro ed il crollo dell’ala di via Tommasini. In compenso però poi è stato nominato nel CdA di S.P.L. in cui è rimasto fino alla sua messa in liquidazione. Quali i meriti pregressi? Essere stato coordinatore della Lista Giovani Azzolini Sindaco fino alla sua elezione.

Non c’è che dire: un curriculum invidiabile! Particolarmente noto per la sua capacità di infrangere l’unità sindacale e dei lavoratori utilizzando pratiche e dinamiche clientelari, è da tempo nel cuore di questa amministrazione al punto da presentarsi come consigliere comunale pur non essendolo, all’epoca della spaccatura della Lista Giovani; evidentemente convinto di avere la certezza di entrare in sostituzione di chissà chi.

Considerati i suoi precedenti sembra improbabile che il suo mandato sia quello di mantenere i livelli occupazionali e qualitativi: molto più probabile che abbia il compito di tagliare il tagliabile per ridurre all’osso i costi e rendere (magari) appetibile Mo.Se. per una prossima privatizzazione.

Naturalmente appetibile per il mercato non significa necessariamente che saranno appetibili anche i suoi pasti ne che la cosa sarà facile da digerire per il suo personale e per l’utenza.


La “maggioranza pasticcio” e lo sciopero della mensa

Comunicato stampa del Coordinamento del Centrosinistra di Mogliano -26 settembre 2011

Come per tutti i seri precedenti degli ultimi due anni, anche sul problema della ristorazione scolastica la GiuntaAzzolinie la maggioranza arlecchinesca che la sostiene ha dimostrato la sua totale incapacità di muoversi con una qualsiasi strategia che non sia quella del fare cassa a spese di Mogliano e dei suoi cittadini, senza però dimenticare di occupare le poltrone disponibili.

Dopo aver operato tagli draconiani dei finanziamenti ai servizi scolastici – ristorazione, trasporti, manutenzione, spese operative – la giunta ha pensato bene di affrontare i problemi che ha creato ai cittadini, non intervenendo su costi ed organizzazione, ma assegnando la poltrona di presidente all’amico fidato con il mandato di agire come longa manus politica, rispondendo alle contestazioni dei genitori nel modo peggiore: irrigidendo ordini di servizio ed applicazioni dei regolamenti per far ricadere sui bambini e sui lavoratori di Mo.Se. e della scuola le conseguenze dirette ed indirette delle contestazioni, in un crescendo di puntigli ciechi tesi esclusivamente allo scontro.

In parallelo si vive di proclami: dopo aver dovuto digerire il diktat estivo sulla riduzione di un euro del costo dei pasti, scopriamo ora che sarebbe rimasto inalterato, pur pagando serie conseguenze in termini di calo della qualità e di aumento delle tensioni con il personale.

Le soluzioni ci sono: le indicano i cittadini e le segnala l’opposizione:

  • Lavorare con Mo.Se. e con i rappresentanti dei genitori e dei lavoratori per individuare le sacche di spreco su cui intervenire per ridurre i costi
  • Una seria politica di lotta alla evasione fiscale e contributiva che crei un fondo utilizzabile per alleggerire la situazione delle famiglie più colpite
  • Criteri di distribuzione dei costi improntati su una vera equità e progressività, che differenzino il peso del costo dei servizi in funzione del numero dei figli e della condizione economica
  • Riorganizzazione dei servizi per comprimerne i costi e migliorarne l’efficienza

Misure di così ampio respiro amministrativo esulano però dagli orizzonti ristretti di questa amministrazione, che non riesce a vedere al di la di un palmo dal naso del suo sindaco.

Il centrosinistra moglianese chiede con forza:

  1. La rimozione immediata del neo presidente di Mo.Se. e la sua sostituzione con un tecnico in grado di intervenire sulla qualità ed i costi dei servizi, con misure concertate e senza ubbidire ad ordini di scuderia
  2. L’apertura di tavoli di confronto qualificati con tecnici ed i rappresentanti dei genitori e dei lavoratori per un rilancio dei servizi alla scolarità accompagnato alla riduzione dei costi
  3. L’adeguamento degli stanziamenti di bilancio in queste voci, alle necessità minime della popolazione e delle famiglie già pesantemente colpite dalla crisi economica e costrette a subire anche le conseguenze dell’incapacità amministrativa dell’attuale maggioranza

Soluzioni tecniche, operative ed organizzative ci sono, e sono in grado di riportare Mo.Se. ad essere quel patrimonio di qualità e professionalità che i cittadini moglianesi hanno voluto ed hanno avuto per anni. Le attuali voci di vendita ribadiscono – se fosse necessario – la totale incapacità di questa amministrazione di garantire servizi e qualità in una visione del futuro della nostra città. Portare al fallimento e svendere – come già fatto con Molius e SPL – è l’unico risultato che sono capaci di ottenere.

Se così è si facciano da parte, ma prima tolgano le loro grinfie dal patrimonio pubblico: siano i parchi o le società comunali; tolgano i loro protetti dalle poltrone e lascino che siano sostituiti da persone capaci in grado di garantire un servizio adeguato ai cittadini moglianesi.

Coordinamento del Centrosinistra di Mogliano

Federazione della Sinistra, Italia dei Valori, Mogliano Democratica, Partito Democratico, Sinistra Ecologia Libertà


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