In quest’epoca di revisionismi

Abbiamo ricevuto, e riportiamo, le considerazioni di Wu Ming su Bruno Fanciullacci, giovane partigiano che diede la vita per la libertà e l’antifascismo e passò alla storia per aver giustiziato Gentile (o assassinato? La politica si fa anche con la scelta delle parole: noi scegliamo!).

Per chi non conoscesse Wu Ming diciamo che si tratta di un collettovo di autori, nato come Luther Blissett e divenuto famoso con il romanzo Q, caratterizzato dalla meticolosa ricerca storica su cui si basano tutti i suoi romanzi. Spaziando dalla controriforma alla Resistenza, dall’ecologia fino alla rivoluzione americana, sono sempre riusciti a creare intrecci appassionanti calando la loro invenzione in contesti ricostruiti attraverso lo studio rigoroso (e politico!) delle fonti. Pubblicano ed hanno pubblicato per grandi case editrici imponendo però sempre la scelta della libera circolazione delle idee utilizzando le licenze Creative Commons (tutte le loro opere sono liberamente scaricabili sul loro sito WEB a scopo non comerciale).

Per Bruno Fanciullacci

A Firenze è un “largo”, a Pontassieve una “via”. Largo e Via Bruno Fanciullacci. Due targhe inaugurate di recente (2002 e 2003), tra polemiche politiche e querele incrociate. Fanciullacci fu un partigiano gappista, medaglia d’oro della Resistenza. Alcuni lo ritengono un killer (“l’assassino di Giovanni Gentile”), altri – noi compresi – un eroe. Pochi sinora lo hanno considerato un filosofo. E’ tempo di omaggiarlo in quella veste.

Sì, filosofo. Una nomea da riscattare, dopo anni di utilizzi arrischiati tipo “il filosofo Rocco Buttiglione”, di torpore accademico e convegni trascorsi a spaccare in sedici il pelo trovato nell’uovo. La filosofia, la prassi del filosofare, deve tornare nelle strade, le strade dove stanziava Socrate, dove viveva come un clochard Diogene detto “il Cane”. Non c’è bisogno di imitare quest’ultimo e dormire in una botte: è sufficiente abbattere gli steccati tra quel che si dice e quel che si fa. Vivere eticamente.

Il resto della storia lo potete leggere sul blog di Wu Ming

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