Dividendo digitale

Il passaggio di reti televisive dall’analogico attuale al digitale terrestre costa ai cittadini per adeguare gli impianti ricettivi, ma ha due vantaggi:

  1. ci libera dalla inquinante presenza (in termini di disiformazione) del TG2 e soprattutto di Emilio Fede insieme a tutta Rete 4
  2. libera frequenze : bene pubblico che vale miliardi.

Di recente, con un’asta pubblica a rialzo durata circa due mesi, il governo federale tedesco ha incassato la bella cifra di 4,4 miliardi di euro per appaltare le frequenze liberate.Vodafone, Telefonica e Deutsche Telekom a sborsato circa 1,4 mliardi ciascuna.

Negli Stati Uniti, un’asta analoga, ha finora fruttato circa 19 miliari di dollari e si valuta in circa 50 il valore complessivo che potrà essere raggiunto.

Francesi ed inglesi si apprestano a fare lo stesso, stimando a loro volta in diversi miliardi (il governo francese ne prevede 1,4 quello inglese molti di più).

Ed in Italia? Da noi c’è una piccolissima differenza: chi dovrebbe spingere per garantire allo Stato (e dunque a tutti noi) il massimo incasso è anche colui che tale incasso dovrebbe poi sborsare. E dunque le gare (che pare ci saranno) saranno chiuse: limitate ai soli broadcaster (canali televisivi che già godono di un certo quantitativo di pubblico) e non sulla base di aste al rialzo ma di gare in cui verranno valutati appositi requisiti.

Limitare ai broadcaster significa, innanzitutto, escludere l’utilizzo più innovativo delle frequenze: la trasmissione di dati che, costituendo reti wireless (senza fili) permette di portare Internet dove adesso non arriva o arriva solo in maniera limitata. Non crediate si tratti di rare zone economicamente sfavorite: per fare un esempio una bella fetta del territorio a sud ovest di Treviso (intorno a Badoere per capirci) non è raggiunta dall’ADSL!
In gergo è definito Digital divide ovvero sia lo svantaggio causato a chi non ha accesso alla comunicazione digitale. L’Italia in questo senso è molto arretrata rispetto alla maggior parte degli altri paesi europei, ma è stato rapidamente accantonato (per mancanza di fondi) un piano di investimenti che avrebbe dovuto contribuire a colmare questo gap.
E’ chiaro che più innovativo è l’uso che se ne fa, maggiore è lo stimolo ad investire e che, più sono i soggetti (e le applicazioni) coinvolti nella gara, maggiori sono le probabilità di ottenere rialzi interessanti per la remunerazione della collettività.

Invece le gare italiane sono tali per cui  le frequenze saranno assegnate quasi gratis ai soliti noti: non andranno ad aumentare la connetività ad internet (ngli USA la lotta è stata tra le televisioni e le reti wireless), non amplieranno il mercato ne l’offerta, ma soprattutto non costeranno nulla al tycon delle televisioni che, essendo sia venditore che acquirente, può gestire le cose come peferisce.

Ah: intanto stanno facendo una manovra da 27 miliardi che “non metterà le mani in tasca agli italiani” dicono: certo, taglierà i fondi agli enti locali lasciandoli liberi di agire come vogliono/possono; poi diranno che mica hanno tagliato loro la sanità: l’hanno tagliata le regioni! Sarebbe bastato un risultato come quello tedesco per ridurla a 23 senza prevedere di svendere nel prossimo futuro (far svendere dagli enti locali: si chiama federalismo demaniale!) i pochi beni di tutti noi.

Naturalmente il problema del conflitto d’interessi è stato brillantemente risolto con la legge voluta dal Governo Berlusconi…

Una bella ed approfondita analisi dell’argomento la potete trovare sul sito www.sbilanciamoci.info

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