Chi pagherà?

L’art. 40 della Costituzione Italiana non è stato messo in dubbio dall’attuale governo: strano, ma forse dipende dal fatto che si sono divisi i compiti?

Questo articolo dice che “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo governano”. Si tratta di quello che i giuristi definiscono “un diritto individuale a dimensione collettiva”, ovvero un diritto di ciascun singolo lavoratore che però lo esercita insieme ai suoi compagni. Ma rimane un suo diritto individuale, nessuno può imporgli di rinunciarvi se non “nell’ambito delle leggi che lo governano”. Fuori da questo ambito il licenziamento di un lavoratore che sciopera non solo è un atto contrario a qualsiasi contratto, ma è illegale ed addirittura incostituzionale.

Come ogni diritto costituzionale non è nelle disponibilità dell’individuo ne tantomeno di chi lo rappresenti: il sindacato non può firmare a nome dei lavoratori la rinuncia a questo diritto: non è nei suoi poteri legittimi.

Eppure l’accordo firmato separatamente da alcuni sindacati dice che “Le Parti convengono che le clausole del presente accordo integrano la regolamentazione dei contratti individuali di lavoro al cui interno sono da considerarsi correlate ed inscindibili, sicché la violazione da parte del singolo lavoratore di una di esse costituisce infrazione disciplinare di cui agli elenchi, secondo gradualità, degli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari conservativi e ai licenziamenti per mancanze e comporta il venir meno dell’efficacia nei suoi confronti delle altre clausole”. Questo significa che i lavoratori che dovessero scioperare dopo la firma di questo accordo potrebbero essere licenziati per il solo fatto di aver scioperato.

Naturalmente nessun giudice del lavoro potrà far passare liscio un provvedimento di questo genere: si potrebbe magari arrivare alla Corte Costituzionale, ma il provvedimento disciplinare cadrà, probabilmente insieme all’accordo. In quanto tempo? E’ possibile che la FIAT stia semplicemente giocando con il tempo per ottenere una tregua temporanea garantita in prima battuta dalla paura del licenziamento ed in seguito dai tempi lunghi della giustizia?

Ovviamente non abbiamo una risposta a questa domanda, ma abbiamo in compenso un altro dubbio su cui stiamo meditando. Se questo accordo, come appare probabile, è illegale ed incostituzionale, una volta che un giudice decida che deve ritenersi nullo, condannerà la FIAT a pagare pegno per averlo imposto? Ed i sindacati che, senza averne il diritto, hanno accettato di rinunciare a nome di TUTTI i lavoratori (e non solo dei loro iscritti) ad un diritto a cui non avrebbero potuto rinunciare, manterranno il potere legale di rappresentare i lavoratori?

Ovvero: se e quando questo l’illegalità di questo accordo verrà riconosciuta, automaticamente il voto di assenso dato dai lavoratori al referendum  (tutti? una maggioranza? una minoranza? vedremo lunedì…) dovrà essere considerato estorto con il ricatto della disoccupazione. Così come il referendum stesso risulterà illegittimo: da quando in qua si può mettere a referendum la rinuncia ad un diritto costituzionale?!

Qualcuno risponderà di queste estorsioni a termini di legge?

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