Archivi del mese: luglio 2010

Non ci è chiara la strategia forse…

Ma prendiamo atto che il Comune di Mogliano inizia a spendere soldi per la cultura.

In attesa di vedere se una qualche linea di condotta generale (strategia) inizierà ad apparire, ci limitiamo per ora ad un elenco di associazioni che ne beneficiano ed importi, lasciando al lettore le valutazioni di merito.

Noi alcune le stiamo già facendo, ma siccome è noto che de gustibus… per il momento le teniamo per noi!

Le prime notizie si sono avute con la convenzione con SPL (di cui abbiamo già parlato) per la gestione del Centro Giovani per cui sono stati stanziati per un anno ben 20.000 euri.

Segue la festa organizzata dalle associazioni giovanili ed attualmente in fase conclusiva (Summer Nite Festival) alla quale ne sono andati 10.000

Poi, sfogliando l’albo pretorio, abbiamo trovato queste altre voci:

‘Gruppo musicale Città di Mogliano Veneto’ euro 10.000,00=
‘Amici della musica Toti Dal Monte’ euro 5.000,00=
‘Otaria’ euro 10.000,00=
‘Comitato di gestione cinema/teatro Busan’ euro 3.000,00=

per un totale complessivo di ben 28.000 euri, ma non basta: altre delibere assegnano: un contributo di 500 euri all’associazione “La banda degli onesti” in quanto il suo statuto prevede “l’obiettivo di promuovere la formazione culturale in ambito teatrale per sensibilizzare la cittadinanza alla teatralità concorrendo alla maturazione e al sviluppo del tessuto sociale” oltre al patrocinio che equivale a poter disporre gratuitamente degli spazi. Cosa faranno? I due spettacoli di Carlo&Giorgio previsti in questi giorni!

Infine prevede “il patrocinio dell’Amministrazione comunale all’Associazione ‘Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori’ per l’evento ‘Cenaspettacolo con sinfonie dei sapori d’estate’ che si svolgerà martedì 27 luglio 2010 presso il parco di Villa Zoppolato-Trevisanato” ed autorizza lo stanziamento di un contributo di euro 3.816,00

Se fate i conti complessivamente fanno 72.316 euri di contributi. Magari mancherà la strategia, ma in compenso la revisione di bilancio permette di salvare la faccia!


Manco li avesse catturati lui!

Abbiamo letto oggi della cattura a Mogliano di un boss mafioso ricercato dalle polizie di mezza europa e di tutta Italia. Ovviamente siamo ben lieti della cattura e porgiamo le congratulazioni alle forze dell’ordine che l’hanno effettuata!

Scopriamo contestualmente che nella notte è stata sgominata la banda (una delle bande?) che gestiva la prostituzione sul Terraglio. Anche in questo caso la cosa non può che farci piacere: lo sfruttamento della prostituzione è uno dei reati più infami e certo non lo condanniamo solo quando ne vengono accusati gli ex sindaci leghisti!

Poi leggiamo le dichiarazioni del sindaco Azzolini sulle news del sito del comune: “E’ stato sventato un gravissimo tentativo di intimidazione mafiosa nel nostro territorio, grazie alla Questura di Treviso e alle forze dell’ordine locali. Il nostro territorio risulta impermeabile alle infiltrazioni mafiose, nessuno spazio per la criminalità. Di fatto questo latitante girava in Italia e in Europa da anni, sotto diversi nomi e spoglie. E’ stato residente a Mogliano per pochi giorni, sufficienti per la sua cattura. Questo a dimostrare che la nostra città non ha e non vuole nessun residente mafioso“.

A parte il fatto che la fretta di esternare ha giocato qualche brutto tiro: è chiaro ed asempio che non si trattava di intimidazione bensì di infiltrazione mafiosa nel nostro territorio. Così come la frase dove si riconosce alla Questura ed alle forze dell’ordine il merito della cattura risulta decisamente più sensata se tra “locali” e “il nostro territorio” simettono i duepunti piuttosto che un punto fermo: in caso contrario pare che il nostro territorio sia impermeabile alla mafia per qualche strana proprietà fisica…

Ma le conclusioni sono la parte più fantasmagorica: il fatto che il latitante sia stato catturato quando era da pochi giorni residente a Mogliano dimostrerebbe  “che la nostra città non ha e non vuole nessun residente mafioso“.

Ora: sul fatto che non lo voglia abbiamo pochi dubbi: quantomeno non lo vorrebbero tutti quei cittadini che aborriscono l’idea di intrattenere rapporti d’affari con la malavita, certamente la stragrande maggioranza!

Il fatto che non ne abbia invece è tutto da verificare! Innanzitutto se ne è stato arrestato uno significa che c’era; e se ce n’era uno potrebbero pure essercene altri, anzi: diciamo che è un po’ improbabile che un boss di grosso calibro (come pare fosse l’arrestato) se ne vada in giro senza avere una rete logistica e di protezione adeguata. Non credo che un latitante che gira “sotto diversi nomi e spoglie” arrivi qui, vada in agenzia e si prenda la prima casa in affitto che trova, magari pagando in contanti estraendo il grano dalla valigetta nera piena di dollari (come nei peggiori film) con un cappello calcato in testa, l’impermeabile e gli occhiali neri. Qualcuno l’avrà pure aiutato no?!

In secondo luogo il fatto che il ministro dell’interno Maroni abbia presentato in prima persona il protocollo per evitare le infiltrazioni mafiose negli appalti per la costruenda Pedemontana (qualche giorno fa: i giornali, non solo locali, hanno dato molta rilevanza alla notizia), implica che tale rischio c’è. Possibile che tutte le infiltrazioni partano direttamente dalla Sicilia o piuttosto da aziende radicate nel territorio seppur controllate dalla malavita?!

Infine invitiamo il sindaco Azzolini, prima di fare i fuochi artificiali per l’arresto, a considerare quanto è stato scoperchiato in Lombardia da pochi giorni: la malavita organizzata è presente ovunque, perchè ha ingenti capitali da investire e ripulire che non possono limitarsi ad aree geografiche ristrette (qualcuno ha letto Gomorra?). Credere e cercare di far credere di essere immuni da questa infezione, o addirittura “impermeabili” può giovare all’immagine del sindaco, ma non aiuta certo a mantenere alta la guardia dei cittadini contro questi fenomeni.

Le mafie esistono, ed i loro affiliati non sono tutti di origine siciliana (o calabrese, o russa, ecc.): si tratta di organizzazioni che necessitano di cervelli, capacità, spregiudicatezza ed ovviamente disonestà. Doti queste non facili da trovare probabilmente (almeno tutte insieme), ma non certo monopolio di poche regioni italiane.

Così come esiste lo sfruttamento della prostituzione, che non è monopolio di una banda di ungheresi ma, di nuovo, è trasversale a nazionalità e ceti sociali.

Ben vengano gli arresti, ma non illudiamoci che da soli possano sradicare questi fenomeni


Il lavoro culturale e la rete (intesa come WEB!)

Nel primo numero della Nuova Rivista Letteraria di Stefano Tassinari (edizioni Alegre) è uscito uno stimolante articolo di Wu Ming 2 (abbiamo già parlato altre volte del collettivo di scrittori Wu Ming) dal titolo “L’Archivio e la strada – Il lavoro culturale attraverso la rete: una riflessione articolata in nove tendenze”.

Ne citiamo uno stralcio, per l’esattezza la “nona tendenza“, particolarmente significativo in tempi di Legge Bavaglio, rimandando i lettori al mitico GIAP (il sito dei Wu Ming) per la lettura integrale, oppure ovviamente ad acquistare la rivista!

Lavoro sovversivo
Il conflitto per la libertà d’espressione in Rete è tutt’altro che evaporato. Se prendere parola può sembrare banale, non altrettanto si può dire del prendere contenuti. O meglio: l’atto dell’appropriazione è altrettanto banale, ma le conseguenze sono ben più complesse, a causa delle varie leggi sul diritto d’autore, sulla pirateria, sulla proprietà intellettuale. Lo scontro tra l’interesse delle corporation e quello dei consumatori è ricco di contraddizioni, dal momento che le prime hanno sempre più bisogno di interagire con i secondi, ma allo stesso tempo devono cercare di porre dei limiti alla loro partecipazione. E’ ormai impossibile usare la Rete senza inciampare nei grovigli del copyright. Un lavoro culturale degno di tal nome dovrebbe assumersi la responsabilità di tagliare il nodo gordiano. Di abitare il conflitto, ma di sovvertirne le regole


Legami illegali e alleati slegati

Improvvisamente la Lega di lotta e di governo si scopre molto meno atipica di quanto pretenderebbe: come non bastassero le rogne interne emergono pure collusioni o contatti con la fronda padana della ‘ndranghetà: magari federale…

Nell’arco di un paio di settimane assistiamo alle foto di un boss arrestato in compagnia di un consigliere regionale leghista (Angelo Ciocca), alle scomuniche incrociate tra capibastone che si accusano reciprocamente di essere i padrini del consigliere, a scontri al vertice dei Giovani Padani pro e contro il “trota” ed a scontri, altrettanto al vertice, tra esponenti veneti (Zaia – Tosi) per definire chi fa le scelte e quali scelte sulla sanità: insomma un bel casino!

Come non bastasse ci sono gli scontri con l’esterno: con Galan in primis, con scambi di gentilezze reciproche su chi sia più ladro – se chi costringe i ritardatari a pagare le multe per le quote latte sforate o chi costringe gli italiani a sobbarcarsi l’onere delle multe europee per il mancato pagamento – ed adesioni indirette (ma ora anche più dirette) di quest’ultimo al nuovo “movimento” liberista – nordista lanciato da Cacciari e Miracco.

Contemporaneamente lo stillicidio di punzecchiature in Lombardia con Formigoni: come dire Lega versus Comunione e Liberazione ed il tiramolla con Tremonti i cui tagli potrebbero scrivere la parola Fine sui progetti di federalismo fiscale e simili, con un definitivo smacco per la strategia di consolidamento dell’asse Bossi – Berlusconi che la Lega ha portato avanti nell’ultimo decennio.

Insomma: un tutti contro tutti sia dentro che fuori il movimento che lascia frastornati gli elettori leghisti (almeno quelli che non leggono solo la Padania!) e che finisce per raggiungere un po’ tutti i livelli: anche nella Marca i balletti gentiliniani, i tafferugli per il controllo dell’azienda trasporti, lo scandalo della ULSS, ma anche le performance nel business dell’intrattenimento sessuale da parte dell’ex sindaco di Silea, lasciano il segno.

Che sia la fine di un’era? Ovviamente noi non possiamo che augurarcelo!

Speriamo solo che non ci sia chi (e già pare di vederne i primi segnali) con l’intenzione di smembrare il cadavere e ricavarne i propri frutti, si lancerà all’inseguimento della pseudo cultura indipendentesta ergendosi a paladino della nordicità in nome di un federalismo (ovviamente diluito con l’aggiunta di qualche mitigatore: social-, liberal-, -etico, ecc.) che sempre più suona come “beato chi ce la fa e gli altri che si arrangino”


Libertà di parola: diffondiamo!

Federazione Nazionale della Stampa Italiana

roma, 22 luglio ’10

Prot. n. 181

*La Federazione nazionale della Stampa Italiana comunica:*

“Attenti e vigili in piazza Montecitorio giovedì 29 luglio alle ore 16 in contemporanea con l’avvio del dibattito sul ddl intercettazioni nell’aula della Camera. Il ‘Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza’, che aveva organizzato le manifestazioni del primo luglio a piazza Navona e in altre città italiane, è tornato a riunirsi nella sede della Fnsi ed ha fissato questo presidio per indicare che rimane alta l’attenzione e la mobilitazione delle forze sindacali e sociali.

I positivi emendamenti votati dalla Commissione Giustizia della Camera per le parti riguardanti il lavoro dei giornalisti – con l’introduzione dell’udienza-filtro, che è anche il risultato della pressione esercitata per mesi da un ampio cartello di associazioni – non possono nascondere i pericoli che ancora il testo comporta per il diritto dei cittadini a comunicare (con l’immotivata sottomissione dei blog alle stesse regole dell’informazione professionale) e per la sicurezza stessa della comunità, visti gli ostacoli che il disegno di legge Alfano continua a porre al ricorso alle intercettazioni da parte di magistrati e forze di polizia.

Né tagli, né bavagli’, aveva detto l’insieme di sigle ritrovatosi a combattere contro le diverse forme di censura. E dunque non c’è motivo di smobilitare, poiché negli stessi giorni in cui viene modificato il ddl Alfano arriva a conclusione una manovra economica di devastante impatto sulle testate cooperative, non profit e di partito, che la cancellazione del cosiddetto ‘diritto soggettivo’ porta in molti casi sull’orlo della chiusura. La decurtazione drastica dei finanziamenti pubblici è il bavaglio più letale, così come i tagli alla cultura e allo spettacolo tolgono voce ai punti di vista critici e alle espressioni meno omologate.

Il presidio del 29 luglio a Montecitorio riaffermerà la forza dell’alleanza tra gli operatori dell’informazione e della cultura e i tanti cittadini che non vogliono più farsi sottrarre notizie e conoscenza”.
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Corso Vittorio Emanuele II 349 – 00186 Roma – tel. 06/68008.1 fax 06/6871444
sito: www.fnsi.it – e-mail: segreteria.fnsi@fnsi.it


Verso (quale?) Nord

Finalmente una novità che ci aiuta a fare un po’ di chiarezza nella sinistra! Finora ci hanno accusati e ci siamo auto-accusati (ed io insisto: a ragione!) di polverizzare le nostre forze in mille fazioni distanti pochi millimetri spesso l’una dall’altra ma unite nel non potersi sopportare reciprocamente. Pareva il male unico ed incurabile della sinistra.

Con la nascita di Verso Nord, tenuta a battesimo proprio oggi e proprio a Mogliano (Villa Braida: classico luogo di ritrovo di seminari politici di quelli che contano e confindustriali), iniziamo quantomeno a poter fare dei paragoni.

Ogni volta che una nuova formazione di sinistra nasce, puntualmente dalla costola di una meno piccola, lo fa puntando all’unità della sinistra e con l’intenzione di fondare un partito con questo obiettivo. Ogni volta che accade lo stesso a destra (pardon: nell’alveo riformista e liberal democratico!) invece si tende immediatamente a precisare che:

  1. Non sarà ne un partito ne una corrente, ma soprattutto non un terzo polo!
  2. Sarà il vero interprete del filone liberal democratico
  3. Sarà sinceramente federalista, ma del federalismo quello vero, ovvero solidale, e non di quello egoistico e isolazionista delle varie leghe
  4. Che il presunto bipolarismo all’italiana ha fatto il suo tempo e deve essere superato

In ciò Verso Nord non fa eccezione.
Inoltre, come sempre più spesso accade, si auto definisce trasversale e bipartisan e va oltre perchè riunendo tra i più noti fondatori il filosofo ed ex sindaco Massimo Cacciari ed il portavoce di Galan, Franco Miracco, attesta immediatamente il suo essere trasversale. Ah: c’è anche l’ex sindaco ed attuale consigliere regionale (eletto nelle bipolari schiere del PD) Diego Bottacin che è notoriamente trasversale a tutto!

Reagisce al becero campanilismo della Lega Nord con un sano principio di identita nella differenza, condito di senso dell’accoglienza. Citiamo ad esempio qualche frase dal manifesto che sta circolando.
Viceversa, chiunque violi le nostre leggi, ivi comprese quelle sull’immigrazione, conducendo una vita contigua o dedita ad attività criminali, deve essere rimpatriato“.

Esempio non scelto a caso se consideriamo che le nostre leggi considerano la clandestinità un reato, fissato dalla Bossi – Fini per chi non lo ricordasse, e dunque dire che chi viola le leggi sull’immigrazione (o le leggi in generale) va rimpatriato non fa che ripetere quello che da anni ci ammanisce la Lega sotto lo spettro della sicurezza.

Ancora (sempre in tema di immigrazione) “un diritto che implica numerosi doveri, quali anzitutto la piena accettazione dei principi del nostro ordinamento e la conoscenza della nostra lingua” due doveri che metterebbero fuori gioco un bel po’ di nativi del territorio italiano, magari a tutto vantaggio di figli di immigrati che rispettano le regole e parlano italiano molto meglio di tanti nostri politici!

Veniamo alla parte del federalismo solidale: il punto 9 del manifesto (in 10 punti) si intitola “9. Mettere il Nord in rete” e viene evidenziata la preoccupazione che “il Nord e l’intero paese rischia l’isolamento dall’Unione Europea e dai nuovi traffici di merci con i nuovi mercati orientali”. Si noti quel “e l’intero paese” che è la parte solidale!

Poco più avanti “Occorre un piano di investimenti per coprire il territorio nazionale con una rete in grado di garantire la connessione al web in banda larga ed evitare così, soprattutto alle regioni del Nord, un gap digitale con i paesi più avanzati che rischia di pregiudicare la capacità delle nostre aziende di competere sui mercati internazionali“. Anche qui non si capisce bene perchè sia il Nord a rischiare di più questo gap digitale: forse perchè ormai il Sud è dato per perso?

Non dimentichiamo l’ambiente, non sia mai!! Nel capitolo dedicato possiamo leggere che “Anche i termovalorizzatori possono essere oggi realizzati senza preoccupazioni per l’ambiente e la salute. Il territorio e in particolare le coste devono essere oggetto di una pianificazione integrata che li salvaguardi e li valorizzi in senso naturalistico e turistico“. Qui non si capisce bene se facciano sarcasmo, sfottano, se ne fottano (della salute e del senso naturalistico) oppure si tratti semplicemente di incompetenti. Insomma: ci siete o ci fate?!

La chiusura merita una nota a sé. “L’iniziativa è rivolta sia alle nuove generazioni di riformisti sia a coloro che, rispecchiatisi in passato nei valori delle forze politiche moderate e riformiste che hanno garantito lo sviluppo economico, sociale e politico dell’Italia nel dopoguerra, non trovano adeguata rappresentanza nell’attuale sistema politico”,

Qui dobbiamo capirci: quali sono le forze “moderate e riformiste” del passato e da quanto tempo si deve aver smesso di rispecchiarsi in esse per essere accreditati? Cioè: un Ferrara che militava nella FIOM era tra i riformisti moderati oppure no? Se n’è separato da abbastanza tempo? Ed un liguori ex Lotta Continua?
Il PCI era riformista e moderato? Se si quali correnti, anche i Cossuttiani? Ed i cossuttiani che hanno poi fondato il PdCI se lo erano prima hanno smesso di esserlo poi o lo sono rimasti sufficientemente. Magari a patto che parlino bene in italiano!

Insomma: siamo alle solite: un altra novità liberal democratica che con la scusa dell’anti bipolarismo porta acqua al mulino della destra inseguendola sul suo terreno e, per non lasciare alla Lega il monopolio, si affanna dietro ad un pseudo federalismo traducibile nel motto “prima noi, in culo gli altri!”

Grazie Cacciari, ma grazie anche agli altri, compreso al candidato presidente regionale che abbiamo appoggiato (fortunatamente?) invano contro Zaia


L’acqua è del popolo! (la sanità pure)

In rapida successione apprendiamo che:

1) Zaia non ha utilizzato fondi ministeriali o europei per pagarsi le 8 pagine + copertina di pubblicità pre-elettorale garantita dal porta a porta nel Veneto dell’ignota (prima) rivista “Welfare italiano”.

2) Che aver raccolto più di 1 milione e quattrocentomila firme per i referendum contro la privatizzazione dell’acqua è stata una mossa propagandistica dei komunisti in quanto non c’era nessuna privatizzazione in ballo: l’aqua è del popolo (l’ha detto Tremonti: figuriamoci!) ed il decreto Ronchi era dovuto in seguito ad una normativa europea

Apparentemente commentare insieme queste due notizie è come parlare di insalata ed automobili, ma c’è un nesso a ben vedere.

Tremonti dice che l’acqua è del popolo e le leggi varate non la privatizzano. Probabilmente alla lettera è vero: nel senso che le leggi varate non privatizzano l’acqua, ma i servizi di estrazione, raccolta, depurazione e distribuzione dell’acqua. Come dire: l’acqua è tua, ma se la vuoi bere devi ingrassare il capitale privato con laute tariffe, calcolate sulla base dei costi, maggiorati della quota che andrà a dividendo degli azionisti.

Perbacco: ma se l’acqua è mia non posso berla come e quando voglio? E non posso decidere di attuare politiche di risparmio di questo bene vitale? Eh no: lo dice l’Europa! Bisogna pagare i privati per bere l’acqua pubblica e non si possono fare politiche di risparmio, altrimenti il capitale investito non sarebbe adeguatamente remunerato!

Strana questa Europa che obbliga noi ad arricchire le multinazionali, mentre la Francia e l’Olanda, antesignane della privatizzazione dell’acqua, stanno tornando quanto più in fretta possibile sui loro passi, facendola tornare pubblica… Che sia perchè loro hanno già dato?!

Facciamo marginalmente e umilmente notare, inoltre, che insieme al Forum per l’Acqua ci sono decine (o centinaia?) di amministrazioni pubbliche: comuni, province e regioni, anche governate dalla destra, che hanno ritenuto sbagliata la privatizzazione. Komunisti anche loro oppure succubi?!

E veniamo alla propaganda elettorale (inattesa per carità!) fatta porta a porta per Zaia. Il tribunale dei ministri ha accertato che non vi è stato alcun pagamento, e l’ha fatto ascoltando la testimonianza dei responsabili dell’agenzia per la promozione dell’agroalimentare italiano (voluta da Zaia) ed i dirigenti della rivista. Come dire: ha chiesto agli indagati se avevano fatto qualcosa di male.

Nulla è dovuto e nessun pagamento è stato effettuato per la pubblicazione e la distribuzione di quella intervista. Si è trattato di una iniziativa autonoma della rivista. Garantito sia dagli uni che dagli altri. Bene.

Allora leggiamo dal sito dell’associazione “Federsanità – ANCI” chi siano gli editori di questa rivista che tanto aveva a cuore le sorti elettorali del presidente Zaia, al punto da investire una discreta sommetta per far avere a tutti i veneti le 8 pagine patinate + copertina ricche di foto e dichiarazioni esultanti. “Federsanità-ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) è il soggetto istituzionale che organizza Aziende Sanitarie Locali e Ospedaliere e Conferenze dei Sindaci  e che agisce come strumento sul piano della rappresentanza per i Comuni per assicurare i percorsi di integrazione sociosanitaria e socioassistenziale.

Non pare abbia molto a che vedere con Zaia, o con le elezioni regionali venete, ne tantomeno con l’agroalimentare italiano e la sua promozione. In compenso ha a che vedere con le Aziende Sanitarie Locali e gli ospedali: proprio quelli che noi paghiamo, e che Zaia ed il governo di cui faceva parte fino all’elezione stanno impoverendo sempre di più.

Ora, considerando il fatto che si parla di chiusura di ospedali per far risparmiare la sanità veneta, io se fossi in Zaia mi incazzerei come una vipera a scoprire che mentre chiedo ispezioni, tagli e risparmi questi sprecano fior di quattrini per promuovere il candidato Pinco o Pallino alla carica di presidente regionale. Voi no?!

Se la propaganda fosse stata pagata con i fondi europei Zaia e/o i dirigenti della sua agenzia avrebbero dovuto risponderne. Ma se è stata pagata dalle Aziende Sanitarie Locali dovranno pur risponderne qualcuno oppure no?!

Ecco: capito il collegamento adesso? L’acqua è del popolo, ma se possono farla gestire a chi vogliono loro diventa utile al potere; la sanità pure: tagliamo gli ospedali al popolo ma non sia mai che gli impediamo di leggere quanto bene ha fatto il ministro per l’agroalimentare nazionale!


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