Archivi del mese: agosto 2010

A forza di “prima ai…”

… arriveremo chissà dove: qui pare diventato come ai test per il numero chiuso a medicina quando chiedono il nome della moglie di Garibaldi! Nessuno sa più se rientrerà nelle categorie garantite di domani

Tutto è iniziato con lo slogan elettorale di Zaia: “Prima ai veneti”.

Poi si continua con la bozza di statuto della Regione Veneto che parla di “forte legame con il territorio” dibattendo poi se questo significhi esserci nati, abitarci da più di un tot (10, 15: quanti anni? ed un immigrato che risieda in Veneto da tutto questo tempo quali diritti acquisisce?).

Siamo passati agli appelli agli imprenditori: assumete prima i veneti, poi se avanzano posti….

Ma tutti i veneti? Eh no: l’ultima trovata è dell’assessore regionale Giorgetti (PDL) che esprimendo la sua netta preferenza per la famiglia tradizionale pretende di escludere dalle graduatorie per le case popolari gli omosessuali. Chissà come considererà le famiglie tradizionali con figli omosessuali…

Insomma: lavoro, stato sociale e casa prima ai veneti eterosessuali!

Aspettiamo con ansia i prossimi sviluppi: viste le campagne in difesa del crocifisso e per le radici cristiane dell’Europa, i corsi di dialetto nelle scuole e gli appelli per il consumo dei prodotti locali, tra un po’ avremo un “prima i veneti, eterosessuali, cattolici, che parlano dialetto e mangiano radicchio di Treviso”… Speriamo non pretendano di fare un esame di ammissione!


La classe non è acqua

Ma nemmeno quella “gettata sul fuoco” dal sindaco Azzolini per – cito dalla news sul sito del Comune – “placare le polemiche nate sulle celebrazioni commemorative del centenario dell’artista Toni Benetton”.

Innanzitutto se si intendeva placare le polemiche non si è scelto il tono più conciliante: “La polemica montata dal Consigliere Comunale Rita Fazzello risulta sterile e alquanto inutile. La nostra Amministrazione non dimentica uno dei grandi artisti moglianesi”. Magari bastava informare sul fatto che non ci si era dimenticati dell’evento.

Apprendiamo che l’impegno dell’Amministrazione per dare il giusto rilievo a questo centenario consiste nel ringraziare il Presidente della Provincia (meglio sarebbe stato ringraziare l’Amministrazione Provinciale visto che non crediamo che Muraro abbia provveduto di tasca sua…) per aver voluto un padiglione dedicato all’artista all’interno dell’esposizione della Biennale di Venezia, partecipare al Comitato a cui è stata delegata ogni iniziativa tramite l’assessore Copparoni che “segue personalmente con entusiasmo tutti i lavori del Comitato”, contribuire con 5mila euri alle spese per le cerimonie (che siano i soliti brindisi a base di prosecco?) e dedicare una serata ad ottobre al centanario alla quale Azzolini “non mancherà di invitare personalmente il Consigliere Fazzello” (beata lei!).

Chiude poi respingendo “la polemica di questi giorni in riferimento al centenario di Ronald Reagan e ai 150 anni dell’Unità d’Italia. La volontà dell’Amministrazione è quella di celebrare, con tempi e modalità diverse, tutte e tre le iniziative senza scendere in polemiche che screditano, l’immagine della nostra Città”.

Non c’è che dire: con tutta questa acqua sul fuoco chissà se le nuove idrovore saranno sufficienti?!


I.G.M.: Informazioni Geneticamente Modificate

Il ministro dell’agricoltura (per consolazione) Giancarlo Galan, non perde occasione per intervenire in appoggio alla lobby dell’OGM. L’ultima sparata, a Cortina palco di eccellenza per le sparate agostane, fa riferimento ai pomodori Pachino “creati in Israele ma che hanno trovato il loro territorio ideale in Sicilia”.

Come al solito l’importante è fare un bel po’ di fumo, poi chi fa la voce più grossa riuscirà ad emergere dal brusio sottostante e farsi ascoltare; ovviamente chi fa la voce più grossa è chi ha più soldi ed amicizie influenti da investire!

Sull’argomento non si vuole in alcun modo fare chiarezza, perchè è nell’ignoranza collettiva che la comunicazione industriale può sperare di far valere i numeri contro la ragionevolezza: se la gran massa delle persone non riesce a farsi un’idea ragionevole sull’argomento, ancora una volta chi sbraita più forte e si sente più spesso, finirà per avere ragione.

L’uomo fa ingegneria genetica da quando ha scoperto che coltivare una pianta in maniera sistematica da migliori risultati che limitarsi a raccoglierne i frutti nati casualmente. Richiede meno sforzo, concentra in poco spazio molti frutti utili, aumenta la produzione, permette di scegliere la parte migliore. Fin dall’alba della civiltà, tutte le comunità contadine hanno scelto le piante migliori (ovvero quelle che davano i risultati più utili alla loro alimentazione) e le hanno coltivate sacrificando ad esse quelle meno utili, quando non addirittura dannose in termini relativi.

Nessun contadino ha mai preso i semi a caso per iniziare il prossimo raccolto: si scelgono i semi delle piante migliori, quelle che hanno resistito meglio al caldo, alla carenza (o abbondanza) d’acqua, al freddo, ai parassiti. Quei semi sono quelli che promettono di dare piante migliori l’anno prossimo e di aumentare le probabilità di sopravvivenza. Nessuno si sognerebbe di usare per la prossima semina i frutti delle piante danneggiate, colpite da parassiti, che danno frutti scarsi o poco nutrienti: chi lo facesse sarebbe un cretino suicida destinato a smettere rapidamente di fare l’agricoltore.

Con la stessa logica e lo stesso fine, tutte le comunità contadine, e la scienza che si è sviluppata nei secoli a loro supporto, hanno lavorato per ibridare e selezionare le speci esistenti ed ottenerne di migliori: più buone, più nutrienti, più resistenti, più comode da coltivare. Con tutto ciò, quello che attualmente è definito OGM, non ha nulla a che spartire. I pomodori pachino sono frutto di selezioni ed ibridazioni di questo tipo, non della manipolazione in laboratorio del loro patrimonio di DNA. Chi usa i pachino per giustificare il mais geneticamente modificato o è un ignorante (ed allora farebbe meglio a lasciare ad altri il compito di decidere sull’agricoltura italiana), oppure non lo è ed in questo caso è un furfante che utilizza furbescamente l’ignoranza degli altri per trarre ingiusti profitti per sé ed i suoi protetti.

La differenza fondamentale tra un nuovo ibrido coltivato ed un OGM industriale è data dal fatto che quest’ultimo è creato in maniera specifica per resistere determinate condizioni definite in laboratorio.

  • ad esempio ad una sostanza (o mix di sostanze) mortale per le altre speci. Il risultato principale è che ottengo una pianta che potrò seminare su un terreno trattato con un diserbante micidiale per tutte le altre.
  • ancora ad un parassita: in genere tali piante producono spontaneamente sostanze che uccidono (o tengono lontano) quel parassita, sia esso animale o vegetale e spesso (vedi il caso delle morie di api) anche altri esseri che parassiti non sono
  • infine a specifiche condizioni climatiche: siccità o eccesso d’acqua, alte temperature o al contrario eccesso di freddo, scasa fertilità dei terreni e così via

 Ciascuna di queste piante è costruita in laboratorio per rispettare queste condizioni, a volte è resa sterile per garantire che il coltivatore debba per forza di cose acquistare i nuovi semi dal produttore e, quando non è sterile ha la capacità di ibridare le piante simili che la circondano, comportando mutazioni in esse fino a sostituire le loro caratteristiche con quelle proprie più resistenti (al momento) alle condizioni ambiantali per cui è progettata.

Il risultato dunque che otterremmo, da una diffusione su vasta scala dei prodotti OGM, sarebbe la riduzione delle speci disponibili ed il loro controllo di fatto da parte di pochi produttori che dispongono della tecnologia, dei brevetti e della supremazia di mercato. Ovvero sia rinunceremmo alla nostra capacità di produrre cibo, cedendo le conoscenze a pochissime multinazionali da cui dipenderemmo per l’acquisto della materia prima (i semi).

Come non bastasse dobbiamo considerare il fatto che nessuna condizione ambientale è stabile e definita una volta per tutte. Anzi: l’incidenza dell’uomo sull’ambiente circostante (si pensi solo al clima o al trasferimento di parassiti da una parte all’altra del mondo come è accaduto, ad esempio per la zanzara tigre) sta accelerando le mutazioni ambientali rendendo sempre più rapide le variazioni.

La grande varietà di speci ha sempre comportato ciò che Darwin nell’800 ha formalizzato come “la sopravvivenza del più adatto”. Al cambiamento delle condizioni vi sarà una qualche varietà (animale o vegetale), magari finora quasi inesistente, che adattandosi meglio alle mutate condizioni diverrà prevalente sulle altre.

Ma se noi adattiamo artificialmente le varietà animali e/o vegetali a resistere al meglio alle condizioni attuali, e restringiamo il ventaglio del coltivato a queste poche speci, basterà un cambiamento limitato delle condizioni al contorno per trovarci semplicemente privi di organismi in grado di resistere nel nuovo ambiente.

Basterà dunque un nuovo parassita, o un vecchio parassita che cambi fonte di sostentamento attaccando piante che prima non attaccava; una variazione di condizioni climatiche (non esistono più le mezze stagioni…); una variazione del terreno (inaridimento, aumento delle piogge, piogge acide, ecc.) per lasciarci senza nessuna specie in grado di sopravvivere alle nuove condizioni a meno che non se ne riescano a creare di nuove, ad hoc, per tempo.

Non esiste essere vivente che possa isolarsi dall’ambiente in cui vive. Le colture vanno alternate per nutrire i terreni; i parassiti nutrono altri animali; gli scarti (dalle feci ai rifiuti) nutrono i terreni. Si tratta di un sistema complesso ed interoperante nel quale nessuna componente può modificarsi senza incidere su tutte le altre.

Stiamo inaridendo i terreni che sopravvivono grazie all’incremento chimico delle loro capacità; stiamo impoverendo il patrominio di varietà ed arriveremo a sopravvivere grazie all’apporto di semi delle multinazionali dell’OGM; stiamo ammazzando i parassiti e con essi i predatori dei parassiti con il risultato di trovarci sovraccarichi di speci infestanti (ma non dannose per gli OGM!) e di mettere a rischio la sopravvivenza delle api: vorrà dire che poi l’inseminazione si provvederà a farla con pennellini!

Siamo sempre più sotto il controllo di chi detiene la tecnologia ed i brevetti: quando avrà il monopolio assoluto potrà dettare prezzi e condizioni, potrà decidere chi semina e chi no, chi raccoglie e chi dovrà acquistare, chi vive e chi muore.


Gli studenti di Torino chiedono aiuto ai genitori

Riportiamo una lettera inviata dagli studenti universitari di Torino ai genitori. Pensiamo non servano comenti!

Cari mamma e papà, il futuro dei vostri figli sta per essere ucciso. Vi ricordate di noi? Siamo quei bambini che, fino a qualche anno fa, giravano per casa. Oggi, vent’anni di sacrifici, coi quali avete cercato di assicurarci un futuro, e tutto il vostro impegno, rischiano d’essere vanificati. Abbiamo creduto di poter scegliere come vivere la nostra vita; abbiamo sperato d’avere la possibilità di costruire, un giorno, una famiglia; abbiamo accettato l’impegno che lo studio comporta…. Ma siamo stati presi in giro!
    L’Università, oggi, è in gravissimo pericolo. Abbiamo paura che la nuova riforma sommerga, sotto un’ondata mortale di tagli, i nostri sogni. E il vostro lavoro. Nella migliore delle ipotesi, anche per i pochi fortunati che potranno permettersi il lusso di un’università così costosa, c’è da metter e in conto la precarietà per anni degli aspiranti ricercatori. Gli atenei faticheranno ad aavere risorse e personale necessario a mantenere attivi importantissimi corsi di laurea. O saranno finanziati da enti privati, assolutamente estranei al mondo accademico.
    Attualmente, l’Università di Torino riceve circa 250 milioni di euro, che permettono a sessantamila dei vostri figli di esercitare il diritto a un’istruzione adeguata. i tagli che incombono corrispondono a un quinto di quella cifra. Quota destinata a crescere negli anni. Già adesso questa Università sopravvive grazie alle vostre tasse. In futuro, vi chiederanno di pagare molto di più. Siete sicuri di potervelo permettere?
    Chi attacca l’Università, mina i diritti delle famiglie. Questa riforma distruggerà anni di lavoro, sacrifici, speranze. Tutto quello che avete fatto per noi sarà stato inutile. E anche dannoso. Sarà servito solo ad infonderci speranze e sogni, che non si avvereranno mai. L’esempio e gli insegnamenti che ci avete trasmesso suoneranno come un beffardo promemoria del nostro fallimento,.
    Cari mamma e papà, voi potete ancora fare qualcosa per aiutarci! Unitevi a noi nelle manifestazioni. Nella più civile delle proteste voi difenderete il diritto allo studio e la stessa famiglia.

Gli studenti dell’Università di Torino


Onda su onda

Consideriamo la differenza tra una V, una U, una W ed una L. Non mi riferisco alla fonetica e nemmeno ai numeri romani (che poi non usavano la W): ma alla grafia delle lettere.

La V ha un picco in basso. Se immaginiamo di partire dal vertice abbiamo una rapida caduta seguita da un’altrettanto rapida risalita. La U ha un’andamento simile, ma la risalita si fa attendere: la parte in basso è caratterizzata da una curva lunga. La W invece ha lo stesso andamento della V ma ripetuto due volte. Infine la L ha una brusca caduta seguita dallo stallo.

Le prime tre di queste lettere sono utilizzate dagli economisti per descrivere in maniera metaforica le crisi economiche a cui – Marx docet – nel Libero Mercato, l’economia è periodicamente esposta. Le crisi tradizionali sono a V: caduta più o meno vertiginosa dell’economia fino a raggiungere un punto da cui inizia un’altrettanto rapida ripresa. Ma vi sono state crisi ad U dove la caduta è seguita da un periodo di stagnazione dopo il quale inizia una lenta ripresa. La crisi a W viene sempre più frequentemente utilizzata per descrivere le attuali prospettive: crisi esplosiva, inizio di una ripresa che però, prima di consolidarsi (ovvero recuperare i livelli precedenti) sfocia in una nuova ricaduta.

Per moltissimi economisti (non annoveriamo il Presidente del Consiglio italiano in questa categoria: per lui la crisi proprio non c’era e poi era alle spalle!), questo è il destino che ci attende: gli attuali segnali di timida ripresa non sono destinati a consolidarsi, me piuttosto sono la premessa per un nuovo crollo.

Queste previsioni naturalmente spaventano tutti: dai governi alle banche, dalle aziende alle persone. Con, però, alcune differenze da non sottovalutare.

I governi, in Europa in particolare, stanno scaricando le misure prese per difendere le banche, essenzialmente sui lavoratori e sullo stato sociale. Le banche stanno scaricando gli effetti della crisi, che hanno fortemente contribuito a provocare, sulle famiglie e sulle piccole imprese. Le aziende stanno scaricando gli effetti della crisi sui lavoratori: licenziamenti, cassa integrazione pagata con i soldi pubblici (e dunque da tutti noi), delocalizzazioni, compressione o annullamento dei diritti e chi più ne ha più ne metta.

I lavoratori stanno scaricando gli effetti della crisi… su sé stessi: noi la crisi la paghiamo in prima persona con il calo dell’occupazione, la riduzione dei diritti, la compressione dello stato sociale, la riduzione dei consumi; a volte con la disperazione di chi non ha e non trova prospettive. Possiamo fare solo come Pel di carota: maltrattato da tutti non può che prendersela con il mulo, l’unico che sta sotto di lui.

Questa situazione apre le porte ai nuovi fascismi: chi può fare la parte del mulo meglio degli immigrati, dei rom, dei più deboli in generale?! E allora dagli all’immigrato, espelli lo zingaro, brucia il barbone; diffida di – e combatti contro – chiunque dimostri una qualsiasi parvenza di diversità, chiunque esiga il rispetto di un diritto.

In tutto ciò ci sguazzano i governi: dalle espulsioni di rom di Sarkozy alle politiche della Lega in Italia o della destra USA contro gli immigrati messicani.

In tutto ciò ci sguazzano le grandi aziende: metti i lavoratori uno contro l’altro, falli lottare tra loro per la mera sussistenza e non avranno la forza ed il coragio di alzare la cresta. Se poi non riesci a schiacciarli sufficientemente in patria puoi sempre volare verso paradisi dove con quattro soldi ti compri gli ex immigrati che sono stati ricacciati nella loro condizione iniziale di povertà. Fateci caso: la delocalizzazione è forte verso quegli stessi paesi da cui provengono i principali flussi di immigrazione. Dove si vede che il razzismo e la chiusura verso gli altri fanno il gioco del padrone che può mantenere bacini di maggiore miseria da cui pescare la concorrenza ai nostri lavoratori: alla faccia della difesa delle piccole patrie!

Le banche tacciono (del resto apparire non è mai stato nel loro interesse), ma in compenso i politici no: la Lega si lancia all’assalto delle fondazioni bancarie del nord italia e le banche sanno bene che, fintanto che fanno gola alla politica, sarà ben difficile che i loro interessi siano sacrificati in nome della giustizia sociale. O immaginiamo forse che i vertici della Lega stiano dando l’assalto alle banche per fare una bella redistribuzione alla Robin Hood?!

Ma ci siamo dimenticati una lettera: la L. Non mi risulta che gli economisti la usino: secondo loro ad una crisi segue sempre, prima o poi, una ripresa.

Consideriamo un attimo l’Italia. La crisi secondo il nostro governo semplicemente non c’era; poi c’era ma l’Italia ne era stata sfiorata solo marginalmente; poi c’era stata ma, grazie alla previdenza del nostro beneamato governo, avevamo preso le misure adeguate per limitarne gli effetti al minimo. Intanto era già terminata e da un anno circa, ogni mese o due, si sbracciano ad evidenziare i segnali della ripresa in atto (segnali che spariscono il giorno dopo, ma su questo si mette la sordina).

Visto che la crisi non c’era – e se c’era dormiva! – i posti di lavoro continuano a calare e tutti si attendono, per l’autunno, con la scadenza delle varie situazioni di cassa integrazione, una nuova bastonata. Nel frattempo il previdente governo ha tagliato il tagliabile lasciando a secco in primis lo stato sociale e le amministrazioni locali, ma anche la ricerca e l’educazione che rappresentano l’unica speranza per il futuro.

Cosa accadrà a questo punto, se la crisi si dimostrerà effettivamente a W ovvero se a breve seguirà una nuova caduta? semplice: quello che per gli altri sarà una W per noi rischierà di diventare una L: crollo seguito da stagnazione dalla quale riprendersi potrebbe risultare impossibile. senza aziende, senza ricerca, con le banche in mano a chi ne può trarre il massimo vantaggio personale, con una società che invecchia, senza l’apporto creativo e lavorativo dell’immigrazione…

Ma il nostro governo è (appunto) previdente: i 5 punti che ne rilanceranno l’attività alla ripresa (dei lavori, non economica!) di settembre vedono al primo posto l’intervento sulla giustizia: scudo per premier e ministri, processo breve, separazione delle carriere dei magistrati.

Sarebbe il caso di andare ad elezioni e mandarli tutti a casa loro, ma cosa dicono i sondaggi? Che probabilmente Berlusconi vincerebbe nuovamente le elezioni, forse schiacciato dalla Lega ma ripristinando di fatto l’attuale struttura di potere. Evidentemente gli italiani non si vogliono molto bene!

PS: al Meeting di CL a Rimini Marchionne e la Confindustria, immediatamente spalleggiati da autorevoli esponenti del governo e di una bella fetta dei sindacati, dichiarano che è ora di finirla con la Lotta di Classe! No dico: la lotta di classe, avete presente “Proletari di tutto il mondo unitevi”?!

Ecco: smettiamola una buona volta con la lotta di classe, questa volta lo dico io che mi definisco comunista: l’unica Classe che in Italia lotta davvero è la classe padronale, spalleggiata dalla Casta Politica e – troppo spesso – dal clero più retrivo. La finiscano dunque con la lotta di classe ed inizino piuttosto a pensare al bene comune: non sarà mai troppo presto.


… e l’assessore risponde

L’assessore Bortolato ha prontamente girato a Mogliano Ambiente la contestazione inviata dalla nostra Marcella Corò di cui parliamo qui sotto. Da Mogliano Ambiente sono giunte solerti rassicurazioni che l’assessore ha prontamente inviato a Marcella per tranquillizzarla.

Fondamentalmente le argomentazioni usate sono due:

  1. Non è stato usato il Dervan S ipotizzato da Marcella ma un prodotto (non meglio specificato) di quelli  “praticamente non tossici avendo una DL50 orale e dermale superiore a 5000 ml/kg. Tali prodotti rientrano pienamente nell’ambito della normativa europea 1999/45/CE e 2001/60/CE e sono registrati dal Ministero della Sanità. Viste queste caratteristiche e l’assenza di classificazione tossicologica (N nocivo per l’ambiente, O comburente, Xn nocivo) i prodotti utilizzati non richiedono, per l’acquisto e l’uso, il possesso di uno specifico patentino“.
  2. L’aiuola in questione (all’incrocio tra via Zermanesa e via dello scoutismo) è “l’unica trattata in questo modo nell’anno in corso, ha ricevuto tale lavorazione per due semplici motivazioni: la preparazione all’introduzione di una nuova coltura (verrà completata la settimana prossima) senza sottoporla al rischio di stress per la presenza di infestanti ed il rispetto di uno standard accettabile per quanto concerne il costo di manutenzione

Ciò spiegato ci si dilunga poi (sia Mogliano Ambiente che l’assessore) in assicurazioni sul fatto che comunque quando vengono usati diserbanti si osservano tutte le possibili precauzioni (orari, chiusura delle aree, ecc.) esulla massima attenzione per le tematiche ambientali.

Bene dunque: tutto a posto? Non proprio e vediamo di capire perchè.

Quando Marcella Corò aveva – a suo tempo – contestato l’uso del Glifosate per il diserbo, era stata rassicurata prospettandole l’uso del Dervan S di cui le avevano fornito la scheda (commerciale) nella quale il Dervan è presentato come “diserbante chimico ecologico“, sottolineando il fatto che “non necessita di patentino“. Nell’attuale risposta Mogliano Ambiente, dichiarando di non usare questo prodotto, sottolinea addirittura il fatto che “non viene assolutamente utilizzato e ne è stata addirittura revocata la registrazione (n. 8640) dal Ministero della Sanità in data 10/05/2009 “.

clicca per scaricare il documento originale in PDF

Dunque il fatto che adesso utilizzino prodotti dichiarati non pericolosi, al punto da non richiedere il patentino, non significa affatto che tale classificazione rimarrà valida in futuro. Meglio sarebbe dunque evitarne comunque l’utilizzo no?! Poi (si sa che noi komunisti siamo dei fottuti pignoli!) notate il timbro del protocollo del Comune di Mogliano (non si vede l’instestazione del timbro nella scansione ma possiamo garantirvelo!) sulla scheda: la data indicata è 06 novembre 2009, e Mogliano Ambiente dice che l’autorizzazione del prodotto era stata revocata il 10 maggio 2009 dunque ben 6 mesi prima!

Insomma: mutatis mutandis sarebbe perfino possibile che i prodotti usati attualmente, e definiti non pericolosi, fossero già stati vietati da Ministero senza che l’informazione fosse nota…

Seconda argomentazione: l’unica aiuola di Mogliano trattata in questo modo (nell’anno in corso).

Sappiamo che da poco il sindaco Azzolini ed il vice sindaco Boarina hanno lanciato in pompa magna la nuova politica dei fiori e delle aiuole per contentare l’occhio nel centro di Mogliano. Disponibili i soldi degli avanzi degli anni precedenti (dei quali non hanno alcun merito ma cercano di prenderselo tutto!) che c’è di meglio da fare che infiorettare il centro e dintorni?!

Poi però si fanno un po’ di conti: infiorettare ok, ma scialare certo no! Dunque politiche di risparmio: quell’unica gombina sarebbe risultata troppo onerosa da trattare manualmente (“ed il rispetto di uno standard accettabile per quanto concerne il costo di manutenzione“), e vai di diserbante!

Del resto mancano i soldi per garantire un minimo di decenza nel trasporto pubblico tra il centro e le frazioni (che costerebbe all’anno 10mila euro in meno di una pista di pattinaggio su ghiaccio, ma questo è un altro discorso…) ed i nostri amministratori, illuminati dalla loro visione manageriale, optano per scelte meno onerose!

Eppure ci sono metodi affatto onerosi e decisamente meno rischiosi per diserbare un’aiuola. Ammesso (e non concesso) che non si potesse usare qualcuno della squadra di lavoratori temporanei adibita alla pulizia dei tombini (anche questa lanciata in pompa magna dal sindaco Azzolini come risposta di Mogliano alla crisi economica ed occupazionale che colpisce tantissimi lavoratori anche nel nostro comune); sarebbe stato sufficiente, ad esempio, utilizzare uno di quei teli neri che togliendo la luce al terreno eliminano gli infestanti ed in un paio di mesi al massimo si otteneva lo stesso risultato senza rischiare la dispersione di sostanze comunque più o meno nocive ed anche con la possibilità di piantare contemporaneamente la nuova coltura senza aspettare le settimane necessarie a far sparire l’effetto del diserbante.

Conclude l’assessore Bortolato “Il sottoscritto assessore, da sempre sensibile sui temi dell’uso indiscriminato di erbicidi e antiparassitari, supportato dall’ufficio Ecologia e Ambiente del comune è assolutamente vigile sul rispetto, da parte di Mogliano Ambiente, dell’ impegno di diserbare solo se strettamente necessario e utilizzando prodotti il più possibile eco-compatibili e non nocivi.

Il comune deve essere il primo a dare il buon esempio, ma qui stiamo parlando di una aiuola di pochi metri quadrati, quello che preoccupa è l’utilizzo sempre più massiccio e indiscriminato di diserbanti sia in agricoltura che sui cigli autostradali, ma questa è una battaglia che va condotta a livello nazionale.

Insomma: usa quello che, con un bruttissimo ma efficace neologismo, viene definito benaltrismo.

Ci rifacciamo a Wikipedia per una definizione efficace: “Il termine indica un’affermazione (tesi benaltrista) formulata nel mezzo o alla conclusione di una discussione, in opposizione sia all’individuazione di un problema che di una soluzione allo stesso, sostenendo che i problemi sono ben altri. In questo modo l’autore si sottrae ad ogni valutazione oggettiva delle posizioni e soluzioni altrui, pronunciando de facto un giudizio di inutilità su ogni risultato raggiunto nel campo, come sulla legittimità della discussione, rimandando sine die la questione.”

Insomma: un abusato artificio retorico che consente, a chi non ha argomenti per controbattere, di spostare il discorso su un piano tale per cui ogni proposta diviene automaticamente inutile perchè la soluzione del problema è fuori della portata dell’interlocutore. Ci vuole ben altro!

Il comune dunque, e Mogliano Ambiente, possono continuare indisturbati ad avvelenare l’unica aiuola dell’anno in corso, perchè nella merda che ci sommerge cosa vuoi che sia una scoreggina in più?!


Sfalcio non veleni!

Pubblichiamo la lettera di Marcella Corò all’Amministrazione Comunale ed ai cittadini attenti alla salute ed all’ambiente.

Carissimi ,
oltre al problema dell’inceneritore abbiamo quello di un Comune che usa i nostri soldi per pagare dei disgraziati , quasi sicuramente disinformati di quello che stanno usando e facendo , per irrorare il nostro territorio di veleni.
 Tanto per fare un esempio , Vi allego immagini di un’aiuola ( una delle tante) “pulita” (!!!!)col diserbante .
L’aiuola si trova subito prima dell’incrocio di via OLME , subito dopo quello di Via dello Scautismo, venendo da mogliano 
 
Credo che qualsiasi persona di buon senso si chieda :
-Dopo aver speso soldi NOSTRI per il diserbante ( e costano parecchio !!)
-Dopo aver speso soldi NOSTRI per pagare il devastatore di turno ( Chi gestisce il tutto dovrebbe essere Mogliano Ambiente , ma il responsabile della salute è innanzitutto il SINDACO !!)
-Dopo aver avvelenato il terreno con sostanze che vanno a finire di sicuro anche nelle falde acquifere ( a differenza di quello che raccontano … )
CHE COSA  si è OTTENUTO ?
 
Si è ottenuta una visione desolante e squallida che subito colpisce per l’atmosfera di morte che vi aleggia ,  di un’ aiuola che almeno prima era verde e VIVA !!
 Forse che quell’erba gialla ed angosciante, odorante di MORTE !! è spettacolo migliore di quello che c’era prima ?
 
 Se vorranno piantarvi qualcosa comunque dovranno togliere tutto quel seccume che certamente non scompare in pochi giorni; allora perché non toglierlo ancora verde senza versare veleni inutili e dannosi ?  Se invece non ci vogliono mettere nulla , perché non lasciare l’erba verde ?!?? Forse che è più facile sradicare erba secca piuttosto che erba ancora verde ? La differenza , ammesso che anche ci sia, è tale da giustificare l’avvelenamento perpetrato in maniera così sistematica ed invasiva del territorio che dobbiamo lasciare ai nostri figli !??!?  Dobbiamo tenere presente anche quello che avviene nei nostri campi, dove tonnellate di veleni vengono riversati ogni anno dove poi viene coltivato quello che mangiamo !!
 
 
VI allego qui sotto LA SCHEDA del prodotto che dovrebbe essere stato usato , il quale , seppure permesso dal Ministero, si vede bene che è classificato NOCIVO più tutto il resto !!! E pensare che esso è stato scelto al posto del GLIFOSATE , ancora più tossico, tanto che è stato bandito dalla comunità europea !! Ricordiamoci che anche l’amianto era permesso dalla legge prima di vedersi costretti a contare i morti .
Da tenere presente che vicino a queste zone irrorate ci passano bambini ed anziani , magari anche subito dopo l’aeresol BENEFICO!!! appena effettuato, che lascia nebulizzate nell’aria sostanze che certamente non sono aria pura di montagna !!!
VERGOGNA !! VERGOGNA !! E’ ORA DI FINIRLA con queste azioni dannose fatte per di più con i soldi di chi si deve anche sobbarcarsene il rischio ! 
CHE SENSO HA TUTTO QUESTO ?!??!? 
 
CARO COMUNE, CARO ASSESSORE, chiedo che tutto questo FINISCA  o almeno  non venga fatto  in mio nome e non con i miei soldi !! e invito tutti a scrivere come ho fatto io al nostro sindaco, all’UffICIO AMBIENTE ed ASSESSORE !!! GRAZIE .
 
 Marcella Corò


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