Le parole che ci salveranno

Fino ad oggi non abbiamo commentato la disputa sorta in seguito ad un intervento di Vito Mancuso su Repubblica in merito all’opportunità (o meno) di un boicottaggio di Mondadori ed Einaudi da parte degli autori italiani.

Per chi non avesse seguito la cosa facciamo un brevissimo riassunto utilizzando una citazione dall’articolo di Massimo Giannini, sempre su Repubblica, a cui rimandiamo chi volesse approfondire: “Il colosso editoriale di Segrate  –  di cui il premier Berlusconi è “mero proprietario” e la figlia Marina è presidente  –  doveva al Fisco la bellezza di 400 miliardi di vecchie lire, per una controversia iniziata nel ’91. Grazie al decreto numero 40, approvato dal governo il 25 marzo e convertito in legge il 22 maggio, potrà chiudere la maxi-vertenza pagando un mini-tributo: non i 350 milioni di euro previsti (tra mancati versamenti d’imposta, sanzioni e interessi) ma solo 8,6. E amici come prima.”

In seguito a questa scoperta il teologo Vito Mancuso si è pubblicamente domandato se continuare a pubblicare con Mondadori non fosse contrario alle sue posizioni etiche e, tanto per non sentirsi solo, ha girato la domanda agli altri autori di rilievo che pubblicano con la casa editrice del “mero proprietario“. Da questi articoli (ed anche qui verrebbe da chiedersi come abbiamo fatto nei due articoli precedenti: ma questi dov’erano fino a ieri?!) è nato un attivismo in rete che pretende di premere sugli autori perchè si muovano in questo senso. Come al solito, quando qualcuno si sveglia con una bella idea di questo genere, chiunque non la segua viene additato al popolo come venduto o fatto segno di tentativi di pressione che si basano su numeri facilmente reperibili in rete dove basta un click di chi passa per attivare – ad esempio – un mail bombing.

Il dibattito si è fatto via via sempre più partecipato: anche il Manifesto ha pubblicato diversi interventi pro e contro il boicottaggio da parte degli autori e/o dei lettori, ma quello che in pochi hanno evidenziato è il fatto che si pretenda di scaricare su scrittori ed intellettuali la responsabilità del gesto salvifico e liberatorio che dovrebbe sconfiggere il tiranno, come se smettere di essere letti o pubblicare con altre case editrici equivalesse a far crollare Berlusconi ed il berlusconismo imperante.

Ovviamente la destra ci sguazza: preclari esempi di integrità morale e libero giornalismo come Libero o il Giornale sfottono sui Compagni di Berlusconi e cose del genere: per loro sarebbe certo un bene se il mercato editoriale in Italia fosse lasciato in balia dei Bruno Vespa, magari tre metri sopra il cielo…

Intanto gli sciamannati del boycot, tra un’accusa di tradimento e l’altra, continuano magari a seguire il Milan sulle pay TV Mediaset magari facendogli il tifo contro per far dispetto al padrone (che tanto i diritti televisivi se li becca due volte comunque!).

Alla fin fine si tratta della solita fanfara di chi confonde l’attività politica e la diffusione culturale con un clic del mouse comodo al calduccio di casina sua: e chi non clicca con me peste lo colga e chi non fa quel che dico è un venduto!

Bene, non riassumiamo oltre: si tratta di un dibattito nel quale le posizioni meditate e serie non possono essere messe lì per punti in due parole. Ci limitiamo dunque a rimandarvi ad una illuminante pagina di Carmilla online dove sono riportate le posizioni di una serie di autori che certo non peccano di leccaculismo ne s’inzerbinano come va ormai di moda.

Dedicateci una mezzoretta ma leggetevela: a nostro parere è un bel bagno di realtà e di serietà.

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