Rifondazione (senza specificativi)

Il primo congresso della Federazione della Sinistra si chiude con appelli all’unità: unità della sinistra cosiddetta radicale, unità verso il centrosinistra – appello al PD ad effettuare chiare scelte di alleanze a sinistra; unità con SeL, unità nel fronte anti berlusconiano. L’unità insomma è la parola d’ordine, e non possiamo che sottoscrivere queste indicazioni, ma non senza porci qualche domanda.

La prima e fondamentale domanda si riferisce ad una questione esiziale: quali sono, o meglio a quale livello si collocano, i motivi delle catastrofiche divisioni che hanno portato la sinistra ad una condizione tale da dover porre l’unità come obiettivo dirimente tra il continuare ad esistere oppure estinguersi?

Non si tratta di una domanda faziosa ne benaltrista, ma di una pressante necessità di chiarezza: unità è termine troppo generico se non viene associato a chiari obiettivi strategici che dicano quale sia il fine di questa (o meglio di queste) unità. Così come sinistra, termine che ha molti significati che spaziano dalla direzione ai presentimenti negativi (che aria sinistra!), ma che in politica è ancor più ambiguo che nel dizionario corrente e rischia, nella sua ambiguità, di trascinare la condizione attuale di sfarinamento verso un vero e proprio baratro.

Federazione della Sinistra, Sinistra e Libertà, alleanza di Centro – Sinistra. Come e quanto questi tre usi dello stesso marcatore – Sinistra – hanno riferimenti comuni?

Nella Federazione della Sinistra il richiamo alle comuni radici del patrimonio socialista e marxista è evidente nei nomi stessi degli aderenti. In Sinistra e Libertà non ho affatto chiaro quale sia la radice del concetto: certamente per un limite mio, scarsa conoscenza del dibattito che anima questa forza. Ma ricordo anche l’elenco dei valori della sinistra fatto da Bersani nella seconda puntata di “Vieni via con me” (il programma di Fazio e Saviano) ed ancor più l’interessante analisi che ne fa il collettivo Wu Ming su GIAP e che invitiamo a leggere insieme (se avete il tempo) alla discussione che ne è sorta. Si vede un Bersani che, lungi dal definire una breve e chiara sintesi di valori, rincorre un concetto tentando di giungervi per differenza ed approssimazioni successive, che di chiaro hanno solo l’impossibilità di dare una definizione sufficientemente condivisa.

Serve dunque una nuova analisi della società attuale, prima ancora che delle forze in campo, che sappia trarre dalla comprensione dei problemi e dall’individuazione delle strade percorribili per risolverli, o quantomeno governarli,  un frame (come è di moda dire: in italiano cornice!) che definisca e delimiti i confini di questo concetto altrimenti astratto e troppo stirabile in qualsiasi direzione a seconda delle comodità del momento.

Ha ragione – a mio parere – Niki Vendola quando richiama la necessità di un nuovo vocabolario; serve un vocabolario, direi quasi una cassetta degli attrezzi, che abbandoni le definizioni ammuffite ed ormai private di qualsiasi significato, per declinare in maniera chiara e precisa  il “Che fare?” ma anche un “Dove vogliamo andare?“, che da molto tempo a questa parte sono stati tralasciati sull’onda di movimentismi e contrapposizioni che, pur essendo spesso sacrosanti – per carità! – risultano effimeri ed esposti alle scorribande dei poteri, veri o presunti, che possono cavalcarli.
Così le rivendicazioni dei lavoratori possono diventare ondate xenofobe in mano alle Leghe che additano lo straniero come ladro di lavoro; quelle ambientaliste trasformarsi in cavalli di battaglia di elite industriali (se veda il “nuovo modello di sviluppo” proposto da Tomat ed altri per il Veneto); le spinte libertarie in giustificazioni della globalizzazione e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo; le lotte dei comitati contro le grandi infrastrutture in Nimby Movements che si risolvono nello spostare altrove il problema.

O ci mettiamo in condizione di offrire una visione ed un obiettivo, di indicare le strade per provare a raggiungerlo e di valutare le forze in campo per percorrerle, oppure tanto vale che ci rassegnamo a rappresentare le ultime convulsioni di un’ideologia superata dalla storia perchè non più in grado di delineare una prospettiva.

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