Eversivo sarà lei!

Pochi ricordano – ed ancor meno ne hanno nostalgia – la stagione degli anni ’70 quando slogan come “ne con lo stato ne con le BR” oppure “il Movimento non si processa” riassumevano significativamente il comune sentire di una moltitudine che, sbrigativamente, veniva spesso definita sinistra eversiva.
Quei tempi hanno lasciato strascichi sia nelle coscienze che nelle aule giudiziarie e molti di coloro che ne sono stati protagonisti o comprimari, da tempo hanno intrapreso percorsi di revisione (più o meno critica) delle proprie posizioni e convinzioni.
Questi percorsi non sono terminati, quella stagione non è ancora del tutto chiusa (ne sia dimostrazione ad esempio il “caso Battisti”), ma certamente è finita quella stagione della sinistra eversiva che, anche se avesse la capacità di proseguire l’analisi teorica e strategica adattandola alle mutate condizioni, non avrebbe comunque la forza dei numeri sufficiente a tradurre in prassi ciò che elabora.

Qualcuno ha detto che “lo Stato ha vinto“, ma a ben guardare ciò che è accaduto in questi ultimi 15 anni questa affermazione risulta quantomeno un po’ esagerata: certamente i movimenti che pretendevano di “colpire al cuore dello stato” hanno perso la loro battaglia, ma se consideriamo la situazione attuale, il massimo che possiamo concedere è uno Stato che tenta di resistere, asserragliato nel suo fortino e circondato da forze preponderanti che cercano la breccia utile per l’assalto finale.

Non si tratta di forze meno eversive di quelle a suo tempo sconfitte, ne (solamente) di trame sotterranee: è diffuso un senso comune che spacca in due la società italiana, che vede nello Stato un’entità parassitaria, una sorta di zavorra imposta, liberandosi della quale le energie positive potrebbero sciogliere la briglia ed affermarsi per un futuro luminoso.

Sebbene (mostruosamente) semplificando, si possono vedere dei parallelismi insieme alle ovvie differenze: allora uno Stato “tallone di ferro” che conculcava le avanguardie rivoluzionarie; oggi uno Stato “impiastro di fango” oppure “lacci e lacciuoli” che blocca le avanguardie della modernità. In entrambi i casi rimane valida la massima che dice che “lo Stato si abbatte, non si riforma” ed in entrambi i casi ciò che si persegue è spezzare le catene del potere e del controllo per liberare le energie della parte migliore della società.

Il nocciolo che definisce la differenza sta in cosa si intenda per “la parte migliore della società”.

Per il movimento degli anni ’70 era il proletariato, con gli intellettuali che ne rappresentavano le avanguardie; coloro che si riconoscevano in un disegno di progressiva emancipazione sociale tesa a spezzare la suddivisione in classi imposta dall’organizzazione del lavoro. E dunque lo strumento principale era la coscienza di classe mediata dalla cultura. E la cultura, si sà, per sua natura è critica: tende a distinguere, ad analizzare; a formalizzare distinzioni e gerarchie discutibili e discusse; ad individuare categorie dettate più dalle sue basi teoriche che dalla necessità o dalla realtà concreta.

Per il movimento dell’inizio del terzo millennio, la parte migliore è quella misurabile oggettivamente tramite l’accumulazione di capitale e la sua traduzione in potere. Conseguentemente lo strumento principe di emancipazione è la rimozione di qualsiasi controllo sociale, bilanciamento imposto di poteri, che ne limiti le possibilità di accentramento o di espansione.

In questo l’attuale destra ha un grosso vantaggio: la sua “parte migliore” ha dei segni distintivi che consentono di individuarla con certezza: danaro e potere. Così come con certezza consentono di stilare le graduatorie, di definire le gerarchie: più soldi hai e più comandi, molto semplicemente.

La destra eversiva attuale (e sia chiaro che per destra eversiva intendiamo quella che è al governo, non certo i rimasugli fascitizzanti che aspirano al controllo delle piazze!) ha però anche un grosso limite. Mentre l’esercito della sinistra degli anni ’70 era composto (prevalentemente) di volontari spinti da una (vera o presunta) presa di coscienza che avveniva essenzialmente con la mediazione della cultura; l’esercito della destra è una massa di mercenari spinti dall’invidia del danaro e del potere motivate prevalentemente dall’annebbiamento critico mediato dalla televisione professionalmente manipolata.

In altre parole una buona fetta (non voglio dire tutti anche se…) di coloro che ammirano le performance sessuali del premier, o inneggiano alla secessione leghista, o perseguono l’epurazione della cultura di stampo neofascista (o magari si riconoscono in tutti questi – ed altri – obiettivi), lo fanno con la convinzione di avere il proprio posto garantito nella parte alta del sistema di arricchimento e di potere, a scapito di coloro che devono essere lasciati indietro in quanto meno adatti. Ciascuno di loro si ritiene più adatto e dunque meritevole rispetto ad un meno adatto!.

In questo senso la destra attuale sta facendo sua una sorta di vera e propria Lotta di Classe, ma con un limite con cui prima o poi si troverà a fare i conti: la Classe su cui si basa non esiste se non negli scenari dipinti dalla comunicazione televisiva. Costoro non sono la parte migliore che si emanciperà a spese degli altri, ma solo la massa di manovra che, raggiunti gli obiettivi, diverrà la massa dei meno adatti sulla quale proseguire l’arrampicata.

Segnali in tal senso sono già avidentissimi a causa della crisi economica: ancora può passare la barzelletta del nord che senza il sud sarà ricco e potente, anzi: tutti al nord saranno ricchi e potenti! Ma a pseudo federalismo approvato, chi lo spiegherà agli operai del nord che ricchi e potenti saranno solo i padroni?! Oppure che il welfare è divenuto obsoleto nella società meritocratica che favorisce i migliori ed abbandona gli altri?!

Solo che quando se ne accorgeranno sarà forse troppo tardi per cambiare le cose se non tramite uno stravolgimento catastrofico.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: