Archivi del mese: marzo 2011

Basta che lavorino gratis!!!

Avete presente la chiusura dei servizi gestiti da Caracol? Ne parlavamo giusto questa mattina.

Abbiamo scoperto questa sera che quanto affermato da noi non ha nessuna fondatezza: il sindaco aveva valutato le proposte giunte e considerato che un taglio di oltre il 50% non era sufficiente: ne serviva uno di almeno il 100% per poter prorogare il servizio!

Nel frattempo ho chiesto alla Caracol di poter erogare il servizio senza copertura finanziaria, fino al 30 giugno 2011, data ultima per l’approvazione del bilancio. In un periodo di crisi, la solidarietà deve arrivare da tutti soprattutto da una cooperativa sociale […] Così per riattivare il servizio non ci rimane altro che attendere l’approvazione del bilancio comunale”

Siccome Azzolini non aveva mai detto (!!!) di voler lasciar scadere la convenzione, possiamo proprio credergli ciecamente quando afferma che era sua intenzione proseguire purchè avessero atteso di vedere se il comune avesse deciso di pagarli per il lavoro che fanno!

Forse qualcuno non l’ha ancora inteso bene, ma l’amministrazione sta facendo melina da mesi in attesa di arrivare alla scadenza delle convenzioni (oggi era l’ultimo giorno) sparando promesse fasulle a destra ed a manca e cercando di dividere il fronte del dissenso facendo balenare la possibilità di finanziamenti ghiotti per l’uno o per l’altro. Adesso coglie l’occasione della mancata approvazione del bilancio – dovuta a “turbolenze e inquietudini politiche” che tradotto dal politichese significa cialtroneria – e della proroga offerta dal governo fino a giugno (il termine ultimo prima era il 31 marzo) per lasciar decantare la situazione qualche altro mese.

Poi c’è l’estate, tutti al mare (a mostrar le chiappe chiare) e con i pesci, in mezzo all’onde sparisce per sempre il Centro Giovani, o quantomeno l’attività che ferve al suo interno; l’edificio potrà sempre essere convertito in “sala del commiato“. Quanto agli sportelli: un po’ di Punto Comune (che tanto non riesce più nemmeno a tenere aperto!) per la burocrazia più spicciola, e magari qualche elemosina a qualche associazione di volontariato per cuccarsi le rogne più grosse ed a settembre di questa cosa non se ne parlerà proprio più

Scommettiamo?!

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Miracolo!

Dichiara il sindaco che “Ritorna il sereno, garantiti tutti i lavoratori MO.SE” ovvero che sono riusciti nel miracolo di tagliare un euro a pasto (circa 220mila euro l’anno dal bilancio di MO.SE.) senza intaccare l’occupazione ne il servizio.

Bravi: sono riusciti a fare il miracolo?

Pare di no: il risparmio – sempre che le voci di corridoio siano attendibili! – dovrebbe essere ottenuto tramite due misure:

  1. Eliminazione della “sbucciatura
  2. Eliminazione dello yogurt la mattina nella materne

Che significa?

La sbucciatura riguarda la frutta: i bambini non la mangiano con la buccia e quelli delle materne non sono in grado di sbucciarsela da soli, nemmeno quando è semplice come una banana o un mandarino, figuriamoci con una mela o simili. Probabilmente la porteranno a casa dove i genitori potranno fargliela mangiare…. Circa un’ora dopo l’orario corretto ed abituale.

Non basta? La sbucciatura significa un quarto d’ora di lavoro giornaliero di personale che già fa part time ristrettissimi (circa 20 ore la settimana). Per cui la riduzione significa tra il 5 ed il 10% dell’orario (a seconda di quant’è il personale distaccato presso la scuola) e conseguentemente dello stipendio.

L’eliminazione dello yogurt la mattina significa ulteriore riduzione del servizio ai bambini: se la notizia fosse confermata sarebbe un ulteriore schiaffo!

Non sappiamo se queste notizie saranno confermate, certo è che 220mila euri non si tagliano gratis… a meno che Azzolini non riesca a fare i miracoli!


E un altro giorno è andato

Come cantava Francesco Guccini, ma quello che è finito in questo caso non è “la sua musica” bensì la convenzione tra il Comune di Mogliano Veneto e la cooperativa Caracol che ha dato vita, per diversi anni, ad alcuni servizi alla cittadinanza che hanno inciso sullo sviluppo sociale di Mogliano.

Ci riferiamo allo Sportello Arcobaleno che ha garantito un importante punto di riferimento per tutte le tematiche riguardanti la comunità immigrata (anche agli italiani: non si pensi ad un servizio dedicato agli stranieri!); ed all’esperienza di socializzazione e creatività sviluppatasi intorno al Centro Giovani.

Già da diversi mesi l’amministrazione aveva annunciato di voler affossare la convenzione ed i relativi servizi in quanto troppo costosa e, per una volta, Azzolini ha mantenuto le promesse fatte, resistendo impavido alle richieste dei cittadini, utenti e delle associazioni di volontariato tese ad individuare delle soluzioni (magari a più basso costo) che consentissero di tenere in vita i progetti.

Del resto, che il modello di socialità ed integrazione proposto da questi progetti non fosse compatibile con l’idea leghista della società propugnata nei fatti da questa amministrazione comunale, era evidente fin da subito. A che pro offrire agli immigrati  servizi volti ad una maggiore integrazione quando la visione che se ne ha è quella di un parco buoi da sfruttare finché è necessario e poi “fora da i ball“?!

Ed i giovani? Progetti di socializzazione e creatività? Ma non ce l’hanno la televisione a casa?! Che poi adesso, con il digitale terrestre voluto per salvaguardare il monopolio berlusconiano, c’hanno pure tanti canali tematici: la guardino e non disturbino il manovratore! Oppure, se proprio ci tengono, che partecipino alla ricca offerta culturale promossa da questa amministrazione: assaggi di formaggi e vini in ville, sagre della cioccolata, mercatino dei sapori locali… Magari non svilupperanno una grande creatività, ma tra assaggi e vita sedentaria potranno almeno sostituire l’adipe alla voglia di fare!

Del resto il Centro Giovani è tra i beni ceduti a SPL per far cassa e dunque destinato a rientrare nella liquidazione dell’ex “cassaforte del comune” mandata sul lastrico da questa amministrazione dopo averne magnificato le sorti per un bel po’. Non possono nemmeno venderlo in quanto vincolato all’area verde, ma – ironia della sorte! – essendo molto vicino al cimitero, probabilmente diventerà lo spazio dedicato alle cerimonie funebri non religiose.

Domani sarà un brutto giorno per Mogliano: ci sveglieremo con delle possibilità in meno, più egoisti e più chiusi in noi stessi; con meno probabilità di mantenere il buon livello di integrazione degli immigrati di cui fino qui abbiamo goduto; forse persino più impauriti perchè la non conoscenza ingenera diffidenza e sospetto ed alla lunga paura. Con i nostri ragazzi abbandonati a sé stessi, soprattutto i più giovani che, non avendo fatto l’esperienza degli altri approderanno ad un ambiente incentrato solo su individualismo e consumismo.

Ma non c’è problema: il sindaco ha già annunciato che ci penserà l’amministrazione a trovare le soluzioni e sostituire ciò che verrà a mancare. Lo immaginiamo: più telecamere per controllare la devianza giovanile, più ronde per tenere a bada coloro che non avranno alternative, più sceriffi per reprimere.

E ci diranno che è per il nostro bene: perchè i cittadini chiedono sicurezza


Il nostro tempo è adesso

la vita non aspetta

Il nostro tempo è adesso (nuova finestra)

Non c’è più tempo per l’attesa. E’ il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente.

Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Così il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo.

Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita.

Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Lo spettacolo delle nostre vite inutilmente faticose, delle aspettative tradite, delle fughe all’estero per cercare opportunità e garanzie che in Italia non esistono, non è più tollerabile. Come non sono più tollerabili i privilegi e le disuguaglianze che rendono impossibile la liberazione delle tante potenzialità represse.

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli.

Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. Pretendiamo un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare. Che investa sulla ricerca, che valorizzi i nostri talenti e la nostra motivazione, che sostenga economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo trova, chi vuole scommettere su idee nuove e ambiziose, chi vuole formarsi in autonomia. Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la “pagano” ai loro figli. Lo chiediamo a tutti quelli che hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro, e che hanno intenzione di farlo adesso.

tutt* in piazza il 9 aprile.

Salvo Barrano, archeologo freelance, Associazione nazionale archeologi

Eleonora Voltolina, giornalista, Repubblica degli Stagisti

Pierpaolo Pirisi, portuale interinale, Rete precari portuali di Civitavecchia

Luca Schiaffino, ricercatore precario, Coordinamento precari università

Ilaria Lani, sindacalista, Giovani NON+ disposti a tutto-Cgil

Marco Palladino, imprenditore, fondatore del progetto Mashape

Alessandro Pillitu,avvocato a p.iva, Associazione praticanti 6° piano

Claudia Cucchiarato, giornalista, autrice del libro “Vivo altrove”

Raffaella Ferrè, scrittrice, Coordinamento giornalisti precari Campania

Ilaria Di Stefano, operatrice precaria dello spettacolo, Duncan 3.0

Francesco Vitucci, assegnista di ricerca, ADI Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani

Teresa Di Martino, giornalista precaria, Diversamente occupate

Francesco Brugnone, operatore call center, 4U di Palermo

Imane Samia Oursana, redattrice precaria, associazione Going to Europe


In mano a certe persone la matematica è pericolosa

La maretta attorno alla giunta Azzolini qui a Mogliano sta montando sempre più: ormai pare piuttosto uno tsunami. Di ora in ora le notizie cambiano e si rincorrono, le crisi si predispongono e si smontano, gli assessorati volano come le mutande nei bordelli scoperti oggi a Treviso.

Ieri pareva che la consigliera del PDL, Lucia Tronchin, fosse pronta ad entrare in giunta con il suo bell’assessorato nuovo nuovo garantito in prima persona nientepopòdimenochè dal presidente Muraro (non pago di gestirsi la provincia!). Poi però è sorto un problema: quale assessorato?! O riattivano le famose pari opportunità (ma ve lo vedete il PDL che garantisce l’asmatica sopravvivenza di Azzolini per una pari opportunità?!) oppure bisogna tagliuzzare qualcosa qui e là, rimescolare per bene, aggiungere un pizzico di paroloni sulla stampa per coprire la puzza di stantio e ribattezzarla “Seconda fase della maggioranza moglianese” in barba al fatto che il PDL ha preso, alle ultime elezioni, 2 consiglieri di cui uno da tempo transfuga nel gruppo misto.

Oggi i titoli (nessuno sa quanto affidabili) parlano addirittura di una candidatura di Muraro (sempre lui!) alla testa di una coalizione Lega – PDL che dovrebbe, alle prossime elezioni, sbaragliare ogni opposizione. Questo naturalmente se le elezioni vi fossero a breve (ovvero se Azzolini cadesse prima dell’approvazione del bilancio) e se i moglianesi fossero disposti a mandar giù il secondo anno di commissariamento nella storia dei mandati azzoliniani: roba che manco i comuni infiltrati dalla mafia ne hanno tanti di commissariamenti!

Azzolini – ovvio! – non ci pensa proprio a crollare: lui ha la (quarta o la quinta?) soluzione certa e  definitiva bella pronta che vi riportiamo citando direttamente le sue parole virgolettate sul Gazzettino:
Sono loro [i fuoriusciti della lista Giovani per Mogliano n.d.r.]- replica il sindaco – che hanno deciso di sedersi tra i banchi dell’opposizione. La Lega con 6 consiglieri ha 2 soli assessori, i Giovani, rimasti in 3, vantano tre assessori mentre dovrebbero averne 1 e mezzo in base ai numeri, una logica che non intendo applicare alla lettera“.

Innanzitutto tiriamo un sospiro di sollievo perchè, bontà sua, non intende applicare il calcolo alla lettera: già ci immaginavamo un Azzolini armato di sega che insegue sbraitando Gosetto o Copparoni cercando di dimezzarli, e via il sangue che cola giù copioso dallo scalone del comune. La prima giunta splatter della storia!

Poi, nel calcolo il sindaco si dimentica. Si dimentica di cosa? chiederete voi. Si dimentica nel senso che dimentica sé stesso: dimentica di essersi iscritto alla Lega un bel po’ di tempo fa e dunque la Lega ha due assessori ed il sindaco mentre i Giovani hanno tre assessori, e tutto ciò da ben prima dell’uscita dei tre transfughi, quando ancora i giovani erano il partito di maggioranza.

Comunque la morale si fa presto a trarre: Azzolini sta dicendo che, senza prendere i calcoli alla lettera, non pretenderà il dimezzamento di un assessore, ma si limiterà a mandarne a casa uno su tre per liberare il posto alla stampella PDLlina.

Col che la giunta, lungi dall’essere meno splatter che se avessero segato l’assessore, apparirà come uno strano mostro con tre gambe più una stampella variabile dal gruppo misto  (composto di oppositori di Azzolini ed oppositori nel PDL ma tutti disposti a mostrarsi responsabili ove necessario), con la faccia qui ma la testa dislocata metà a qualche chilometro di distanza negli uffici della provincia di Treviso e l’altra metà a Conegliano nello studio del coordinatore provinciale del PDL che, perse le elezioni, riesce comunque ad avere un potere notevole

Brrr: vengono i brividi al solo pensarci! Forse sarebbe meno splatter segare l’assessore…


Razzismo di ritorno?

Fa notizia nel trevigiano la scoperta da parte della polizia di 3 case chiuse (el senso di bordelli non di case sfitte: di quelle ce n’è a migliaia!), come se non fosse noto che la prostituzione in strada nel trevigiano è molto meno presente che altrove proprio perchè – per un malinteso senso del pudore – i trevigiani preferiscono l’intimità di un appartamento alla promisquità della pubblica via. La scoperta di quese case non è certo una novità, ma ogni volta, titillando la morbosità della maggioranza silenziosa, si apre la caccia a clienti, ragazze e proprietari.

Ma non è di questo che intendevamo parlare: bensì del modo in cui la notizia viene data. Riportiamo testualmente dal Gazzetino online: “L’operazione dei militari ha portato all’arresto di quattro persone tra cui una coppia, lui dominicano e lei uruguaiana. Una quinta persona è riuscita a fuggire. Gli indagati sono accusati di aver organizzato nella Marca trevigiana un giro di giovani donne”.

Dunque gli indagati sono (almeno) cinque, tutti per lo stesso reato. Di questi cinque sappiamo che sono persone, che una è di sesso femminile, che uno è di nazionalità dominicana e la donna di nazionalità uruguaiana.

E gli altri tre: che siano apolidi ed asessuati?!

Chissà perchè sarei quasi pronto a scommettere che si tratta di tre maschi italiani, magari proprio della zona

Nel gruppo sono la maggioranza, e magari pure quelli che ci guadagnavano di più (si parla di un giro attorno ai 7.000 auri al giorno ovviamente esentasse di cui il 50% andava alle operatrici).

Ma poi quello che resterà in testa al lettore medio è la presenza di due stranieri, ed alla prossima discussione al bar ricorderà di aver letto spesso di delinquenti stranieri e quasi mai di delinquenti italiani e dunque, in barba a qualsiasi statistica seria, sarà ben convinto che gli stranieri delinquono molto di più!


Fora da i ball

E’ il raffinato quanto socievole invito rivolto dal nostro Ministro delle Riforme – proprio quello che alza le palizzate in difesa delle radici cristiane dell’Europa – alle migliaia di persone che dal nord Africa premono per superare i nostri confini marittimi.

Temendo poi di poter essere male interpretato, che qualcuno cioè potesse fraintendere la sua schiettezza considerandola una dichiarazione ostile nei confronti di chi chiede asilo, ha tenuto immediatamente a precisare “lasciamoli vicino a casa loro: che se ne restino a sud“. Con ciò intendendo che la nostalgia di casa – ben nota a lui costretto a lasciare il suo amato bergamasco per portare il verbo di Alberto da Giussano fin laggiù da Roma Ladrona (quella che tartassa i poveri evasori di quote latte per finanziare la scuola di partito di sua moglie a botte da centinaia di migliaia di euri: avete presente?!), si combatte solo restando vicino alle cose care.

Manca loro il deserto o il suk?! Li ospitiamo in un centro accoglienza in mezzo ad un deserto siciliano oppure stipati come sardine in un’isola – Lampedusa – che non riesce nemmeno a produrre il pane sufficiente per un tal numero di persone… Che tanto i nord africani preferiscono il cus cus!


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