Sciacalli radioattivi

Ecco dunque che, una volta di più, si dimostra come il nucleare sicuro semplicemente non possa esistere. Il disastro giapponese ha evidenziato che anche il pase più preparato al mondo a resistere all’impatto del terremoto ed a limitarne i danni, nulla può quando le forze della natura si scatenano veramente.

La prevenzione è indispensabile e, se be attuata, può contenere il danno: se un terremoto quale quello registrato in Giappone (9,1 della scala Richter, quello che ha raso a suolo l’Aquila e parte dell’Abruzzo è stato di grado 6,3) avesse colpito l’Italia, la Grecia o la Turchia l’effetto sarebbe stato un’ecatombe. Ma la prevenzione può solo aumentare la sicurezza di fronte ad eventi probabili: se dovesse essere calcolata su quelli improbabili – come il sisma giapponese – i suoi costi supererebbero di gran lunga qualsiasi possibilità di ammortamento. Figuriamoci quali costi può essere disposta a sopportare l’Italia, paese dove muore più di una persona al giorno lavorando in strutture normalissime!

Dunque di fronte alla possibilità, seppur remota, di eventi improbabili, non resta che assumere il principio di precauzione che dice di non realizzare condizioni che risulterebbe totalmente ingovernabili e deleterie per l’intera nazione.

Ma chi fa questo semplice, ed apparenetemente ovvio, ragionamento viene in questi giorni tacciato di sciacallo. Ecco: di fronte ad una catastrofe così grande si svegliano gli “sciacalli antinuclearisti” approfittandone per fare campagna referendaria! Come se gli “sciacalli referendari” agissero – come ad esempio Berlusconi in occasione del sisma dell’Aquila – per tornaconto personale: per aumentare la propria visibilità o posizione di potere e non, com’è invece sotto gli occhi di tutti, per bloccare scelte sciagurate da parte di una nazione immemore e soprattutto totalmente irresponsabile nel rifiutare di valutare le conseguenze possibili e quelle oggettive.

Intanto chi ci accusa di sciacallaggio che fa? Minimizza. “Le centrali hanno tenuto” oppure “nessuna grave fuga di radiazioni” o ancora “nessun rischio di esplosione atomica“.

Questo si è sciacallaggio mediatico: nessuno che sia minimamente informato (si veda la bella conferenza organizzata a Mogliano dal Distretto Sociale COOP e dal Circolo Galilei poco tempo fa) pensa che, data la struttura di una centrale nucleare, possa esserci il rischio di un’esplosione nucleare. Tranquillizzarci dicendo che questo rischio non c’è è come dire a chi abbia ingerito arsenico che si tratta pur sempre di un “prodotto naturale” che non contiene anticrittogamici!

Una cosa comunque l’abbiamo capita molto chiaramente: se in Italia ci fosse un incidente nucleare, coloro che hanno la responsabilità della nostra sicurezza, sarebbero ancora più pronti ed attenti a minimizzare, disinformare e mettere a tacere. Figuriamoci: sparano bufale sulla situazione giapponese, cosa farebbero se – poniamo – l’evento radiattivo avvenisse a Chioggia o in uno qualsiasi degli altri siti individuati pur senza ancora la commissione che definisce i criteri?

Sciacalli dunque? Be’: gli sciacalli sono animali fieri che ci liberano dalle carogne. Se questo è lo sciacallo, siamo ben lieti di essere sciacalli e di batterci per liberare l’Italia dalle sue carogne. Saremo sciacalli, ma non sciacalli radioattivi!

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