Corsi e ricorsi storici

Le associazioni d’arma di Mogliano hanno pensato bene di festeggiare il 25 aprile il 20 aprile!

Pare un gioco di parole o un refuso, ma non lo è: i festeggiamenti sono stati anticipati di 5 giorni, presente pure il sindaco Azzolini, con laq motivazione di coinvolgere le scuole che chiudevano poco dopo per le vacanze pasquali. Ottimo motivo: mantenere vivo il ricordo e la consapevolezza della lotta di liberazione dal nazifascismo, tra le nuove generazioni, è certamente attività degna di plauso!

Poi però emergono le motivazioni reali: “Non abbiamo un bel ricordo – aggiunge Castagnoli – della cerimonia del 25 aprile dello scorso anno. Si sono viste troppe bandiere rosse e immagini del “Che”, [Ernesto “Che” Guevara per chi avesse dei dubbi in proposito, NdR] che sono state una nota stonata. Non bisogna dimenticare che alla lotta di Liberazione hanno contribuito in maniera determinante le forze armate Alleate che hanno lasciato sui campi di battaglia decine di migliaia di soldati

Ora vogliamo innanzitutto sottolineare che di bandiera del Che ce n’era una sola (portata da uno dei nostri per reazione al divieto di Bella Ciao). Quindi, prendiamo atto del contributo degli alleati alla liberazione dal nazifascismo: giusto dunque esporre le bandiere delle nazioni che erano in guerra contro Italia, Germania e Giappone (e satelliti)? Possibile: facciano pure se lo desiderano!

Per parte nostra ricordiamo che l’Italia in quel momento non esisteva, o meglio era divista trasversalmente tra chi appoggiava Mussolini ed i nazisti, chi lo combatteva e chi cercava di tenersi più alla larga possibile dalle rogne. Moltissimi militari combattevano a fianco dei partigiani, e moltissimi combattevano a fianco dei tedeschi.
Non è dunque possibile usare la bandiera italiana per commemorare quella parte di popolo che insorse e vinse: l’Italia, quella vera, nacque dopo lo liberazione!

Non è possibile nemmeno usare i simboli dei vari corpi militari: questi erano divisi e chi ha combattuto contro i fascisti l’ha fatto a suo rischio e pericolo, spesso ribellandosi alle proprie gerarchie e dunque si è trattato di comportamenti onorevoli di moltissimi militari, dai soldati agli ufficialil, ma non certo delle diverse armi!

Dunque gli unici simboli validi sono quelli delle brigate partigiane e dell’ANPI che li unifica sotto una rappresentanza comune. Si prenda atto di ciò e si smetta di confondere la prima guerra mondiale (quella della “Canzone del Piave”) con la seconda e quest’ultima con la lotta partigiana di liberazione. Tra i tre eventi ci sono certo continuità storiche, e prossimità semantiche che qualcuno cerca di sfruttare per piegare la storia ai propri interessi!

Se poi i cittadini, stanchi del revisionismo ed esasperati dalla pretesa di alcuni di piegare ai propri interessi la ribellione di una parte di un popolo contro la dittatura di un’altra parte, portano ed espongono i propri simboli, non vediamo quale fastidio ciò possa dare ai signori associati d’armi.

Tutti in piazza dunque, il 25 aprile, e lasciamo pure a casa le nostre bandiere: riuniamoci attorno all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, magari tenendoci sul cuore i nostri simboli, contro la malafede di chi pretende di fare di tutt’erba un fascio.

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