Le radici cristiane dell’Europa

sono quella che continuano a motivare a parole la giunta di Treviso: anche forse nel negare lo spazio per la preghiera di chiusura del Ramadan dopo una serie di “giochetti” che adesso vengono fatti passare come scontri interni, ma che altro non sono che il consunto trucco (visto in migliaia di film) del “poliziotto buono e quello cattivo“.

I fatti. La Bangaldesh association fa richiesta sotto propria responsabilità del Prato della Fiera, dove poter riunire la comunità musulmana trevigiana per la preghiera e successiva festa di chiusura del Ramadan.

Gentilini nega il sito. Ora: si deve tenere presente che il Prato della Fiera ospiterà, circa una settimana dopo la fine del Ramadan, la festa provinciale della Lega Nord. Certamente questa per lo sceriffo è motivazione sufficiente per negarlo, ma adduce motivazioni che sarebbero esilaranti per la loro idiozia se non fossero così assurde da evidenziarne la sottostante discriminazione: “i musulmani hanno bisogno di pregare ed avvicinarsi a dio per cui la curiosità del vicinato li disturberebbe!“. Cose dell’altro mondo, appunto.

Ma contemporaneamente – stupendo tutti – si dimostra disponibile a concedere il piazzale della dogana. Ora appare finalmente chiaro che si è trattato di una mossa tattica per evitare una contestazione che avrebbe fatto emergere in maniera chiara, a livello nazionale e forse anche internazionale, le posizioni fasciste della Lega Nord trevigiana e dell’amministrazione comunale da essa gestita.

Infatti, mentre le associazioni si tranquillizzano in attesa della formalizzazione della decisione, passano i giorni e solo ieri la giunta si pronuncia negando quello spazio con la motivazione che il giorno successivo sarà occupato da un concerto e ci vuole il tempo per allestirlo.
E’ chiaro che, se non è una scusa questa, si è trattato di una mossa per distrarre prima: impossibile che non si sapesse di questo concerto al momento in cui si è prospettata l’alternativa al Prato della Fiera!

Dunque la verità è che Gentilini e la Lega Nord trevigiana hanno dimostrato una volta di più le loro posizioni di aperta discriminazione verso la comunità musulmana in particolare e gli stranieri più in generale. L’hanno fatto per giunta utilizzando dei meschini mezzucci per portare la situazione ai limiti temporali massimi per arrivare a soluzioni alternative (in “zona Cesarini” Silea ha messo a disposizione degli spazi) e per giunta costringendo al silenzio le comunità che contavano in una soluzione.

Comportamento schifoso insomma: apertamente razzista e per giunta offensivo nei confronti di quelle comunità. 
Attendiamo la prossima volta che il sindaco Azzolini osannerà lo sceriffo trevigiano a cui notoriamente si ispira, con dichiarazioni come la barzelletta secondo la quale Treviso sarebbe la prima in Italia nelle politiche di integrazione.

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