Raixe venete

Sento che in questi giorni si festeggia qualcosa che avrebbe a che fare con la gente veneta: radici (raixe, pronuncia raìse) che giustificherebbero, secondo movimenti indipendentisti di vario genere, un distacco del Veneto dall’Italia per farne non si sa ben cosa: forse un provincia austriaca o un protettorato tedesco come è accaduto per un buona parte della Slovenia e della Croazia.

Ma nella baldoria si pretende di ricordare per dar lustro ad un presunto “venetismo” fatto da buffoni in divise militari copia di quelle che si trovò di fronte Napoleone o sventolando leoni di San Marco a destra e a manca.

Ma posso sapere perchè questi ricordino con notalgia i lustri della Serenissima Repubblica, ma non gli orrori delle sue carceri? Perchè inneggino alla Marca Gioiosa e non alla pellagra che ne decimava i braccianti agricoli schiacciati da una povertà che lasciò loro la scelta tra crepare certamente di fame in “patria” oppure rischiare di morire di malaria nella bonifica delle paludi in Lazio o Sardegna dove avrebbero almeno avuto il pane e magari pure un po’ di companatico? Provate a vedere: nei dintorni di Latina oppure ad Arborea in Sardegna su quanti campanelli ci sono cognomi veneti: nipoti e pronipoti di gente fuggita lì per non crepare!

Questi inneggiano ai viticultori o allevatori argentini con il cognome veneto; dimenticandosi i molti che non sono riusciti a diventare qualcuno, non hanno inviato soldi a casa ne lasciato ricche eredità dello zio quasi dimenticato. Dimenticano quelli morti nelle miniere di mezza Europa e quelli morti qui.

Dimenicano i pellagrosari creati da nobili caritatevoli per ripulire le campagne. Inneggiano al D.O.C. dei fagioli di Lamon scordandosi che sono stati unica (o quasi) fonte di sostentamento. Guardano al boom economico che con Marghera ha portato lavoro operaio sorvolando sull’amianto ed i veleni sparsi in laguna e nell’entroterra. Non ricordano la Gudecca dove chi c’era campava di stenti o scappava via.

Pensano agli industriali: ai Caberlotto, Benetton e così via; dimenticando che i figli del primo hanno lasciato fallire l’azienda creata dal padre fregandosene dei lavoratori che ci vivevano e che i secondi hanno fondato la loro fortuna sulle donne che cucivano in casa per due lire e poi l’hanno spostata sulle rendite sicure in monopolio delle stazioni e delle autostrade. Parlano di raixe, senza considerare che si sono spostate ormai in Romania o giù di lì a far fruttare di più sfruttando meglio i soldi accumulati sfruttando prima qui.

Raixe venete? Si: le raixe del “radicio de can”, il tarassaco raccolto selvatico, usato per insaporire un uovo che accompagnasse una polenta (magari strofinata sulla renga) e per curare la tosse pregando che non diventasse polmonite

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72 responses to “Raixe venete

  • Marina CCM

    Complimenti Francesco, hai composto una bellissima sintesi di storia veneta già dimenticata!
    Al riguardo consiglio anche la lettura di “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchi, preciso, divertente e commovente affresco dell’emigrazione veneta e ferrarese nelle paludi bonificate dell’Agro Pontino. Per non dimenticare che sono stati migranti anche le nostre nonne e i nostri nonni.

  • amox

    Caspita! Ne sai tanto tu di storia!
    Guardacaso la porzione di storia veneta di cui parli (il 5% della storia dei Veneti) è proprio quella in cui il veneto è diventato colonia dell’Italia!
    La maggior parte degli emigrati veneti giunti in Brasile e più tardi in Belgio sono stati VENDUTI dall’Italia come coloni in cambio di materie prime.
    L’Italia è arrivata nel 1866, e le prime emigrazioni patologiche (non dunque spostamenti fisiologici) sono del 1872-3, cioè il tempo di capire cos’era ‘sta Italia, provarla, ed organizzarsi per andarsene.

    Solo in questa sporca Italia perfino i comunisti si mangiano le balle nazionaliste dello Stato borghese, voluto, fatto e difeso dai francesi e dagli inglesi. E pur di ingoiarle fino in fondo usate come “prova” le miserie a cui sono stati ridotti proprio i contadini e gli artigiani DOPO che è arrivata l’Italia, e PER CAUSA di essa.
    Fate schifo per quello che dite, per quello che ignorate, ma dovreste anche farvi schifo per quello che dite di essere.

    • francyval

      Invece prima, quando stavano sotto la Serenissima, i contadini erano dei gaudenti che ballavano spremendo l’uva e si ingozzavano alla cornucopia delle floride campagne! WOW!
      Certo che mi faccio schifo: è per quello che sono rosso!
      Spiegami tu, grande storico: prima di quegli anni, a parte le popolazioni nomadi, quali altre sono state soggette ad emigrazioni massicce?!

      • Siate più rispettosi

        Dai l’articolo è un disastro, cosa centrano emigrazioni 800esche e spostamenti di braccianti in epoca fascista con la serenissima? economicamente il veneto prima della campagna d’Italia di napoleone era forse la zona più ricca d’Italia dati alla mano, dopo l’unità d’Italia è diventata la più povera, non è stata colpa della serenissima, ma dei governi che ci sono stati dopo. “Prima di quegli anni, a parte le popolazioni nomadi, quali altre sono state soggette ad emigrazioni massicce?!” gli armeni, gli albanesi, i greci ad esempio emigrarono nei territori della serenissima alla ricerca di condizioni di vita migliori, il benessere era diffuso non è una costruzione, le fonti parlano chiaro, le prove le abbiamo. Detto questo UNO STATO PERFETTO NON ESISTE.

  • amox

    Se usi la fame e l’emigrazione dei contadini depredati dallo Stato per finanziare il triangolo industriale e le guerre coloniali, sei rosso sì, non d’idee, ma di vergogna.
    Goethe, pericoloso venetista, nel suo Viaggio in Italia descrive e si stupisce del fatto che i contadini nelle Venezie mangiano regolarmente carne… Altri quasi nel medesimo periodo in altri luoghi invece ricevevano profferte di proverbiali brioches.
    Nel Dogado il feudalesimo ed i suoi strascichi baronali non sono mai esistiti.
    La Serenissima sulla terraferma si espandeva federalmente tramite patti di libera Dedizione, tranne che per Padova, costretta militarmente alla resa.
    Pure i padovani, 100 anni dopo essere stati costretti alla resa a Venezia, hanno difesa strenuamente la città contro gli alleati della Lega di Cambrai, invece che consegnarsi agli imperiali o ai francesi. Evidentemente stavano male nella Serenissima.
    Dopo la Lega di Cambrai in Veneto non si sono viste guerre per quasi 300 anni. La Pax Veneta. Quella che ha consentito alla Serenissima di essere ricca e tranquilla come la Svizzera e attrattiva di idee e capitali come gli USA. Pare che un certo Galileo sia andato a Padova per 18 anni per avere la libertà necessaria ed un terreno accademico fertile per sviluppare le sue idee. Vogliamo parlare dei rifugiati politici? Vogliamo parlare delle commssioni artistiche? Vogliamo parlare della legislazione ambientale o di quella sociale sul lavoro dipendente? Vogliamo parlare della prima e più grande e più produttiva fabbrica al mondo? Vogliamo parlare del più alto numero di brevetti al mondo?
    Tre secoli di Pace, fino all’arrivo del ladro corso. La vera resistenza antinapoleonica nella Venezia si ebbe proprio da parte del popolo, nel 1797 e poi nel 1809.
    Le spoliazioni e distruzioni compiute da Napoleone venuto qui appositamente per depredare (mica solo quadri e ori, ma anche a sfruttare e distruggere i raccolti) sono equivalenti, per i tempi, ai nefasti di una guerra mondiale. Ma ancora nel 1848 c’è la forza di risollevarsi e di proclamare la Seconda Repubblica Veneta, e a Venezia di resistere per più di un anno (altro che Cinque Giornate di Milano).
    Poi, guardacaso, è proprio il popolo che non vuole l’Italia. Mentre la classe medio-alta organizza comitati per l’Italia, è il popolo che, nelle fila dell’esercito asburgico e nella marina austro-veneziana (così si chiamava), combatte con forza contro l’Italia (non sono documentate né diserzioni né ammutinamenti), e la batte a Custoza e a Lissa, affondando addirittura la nave ammiraglia italiana con la bandiera di guerra, facendo esplodere un’altra corazzata (la Palestro) e danneggiandone un’altra talmente tanto da non consentirle di arrivare al porto di Ancona prima di colare a picco (la nave era una corazzata da speronamento, che si chiamava “Affondatore”, e, ironia della sorte, è affondata).

    Questa è Storia documentata e documentabile, la tua povera ironia non basterà.

    • francyval

      Grazie per la lezione di storia: per le successive suggerisco qualche pubblicazione ad hoc mentre qui i komunisti dovranno accontentarsi della mia povera ironia: che ci vuoi fare?!

    • sam

      Tralasciando la dubbia “democraticità” del sistema veneziano (anche se sempre meglio delle monarchie of-course).Sicuro che stavano bene? 69 volte Venezia è stata colpita dalla peste, in 60 anni a cavallo del 1600 e la popolazione di Venezia si dimezzò, non dimenticando la malaria nelle campagne, e la sifilide in città (rinomata per le sue numerosissime prostitute), i privilegi “feudali” vennero mantenuti per convenienza nel Friuli tantochè i contadini s’incazzarono di brutto. Tornando indietro un po’ nel tempo ti ricordo il massacro di Zara del 1204 o le guerre del sale contro Ferrara (x Venezia non si poteva commerciare sale per conto proprio, chiedere agli istriani), il forzato esodo delle genti del Montello e di parte del bellunese sfrattate dalle loro case e terre per lasciare ai veneziani il monopolio dell’approvvigionamento del legname. La questione degli ebrei prima accolti poi espulsi, e poi tutta l’attività del tribunale dell’inquisizione. In poche parole Venezia era figlia del suo tempo con le sue glorie e le sue miserie tantochè quando i tempi cambiarono era già cadavere da un pezzo…

      • Siate più rispettosi

        Attribuire anche la colpa delle malattie ad un governo non mi pare il caso. L’epidemia di sifilide è un esagerazione, manco ci fosse stata un’ondata di aids ante litteram, oltretutto si usavano già i preservativi, è documentato “protezione contro la peste”(intesa come malattie infettive in generale) questo si legge in scritti del 700. Riguardo la peste i veneziani si prodigarono in tutti i modi allora possibili per fermarla con misure sanitarie (i tempi erano quello che erano).

  • amox

    eh sì, bisogna classificarsi come “komunisti” perché un komunista ti ascolti.
    La ragione, anzi, la Ragione, è un bell’ostacolo per chi vuole crogiolarsi nella propria insipienza. E l’autonomia di pensiero è maggiore in uno stolto asino piuttosto che in una furba pecora.
    La Storia no, speriamo che almeno un po’ di filosofia vi suoni in qualche modo familiare.

  • Padoan

    Scusa ma che male c’è in queste rievocazioni?
    Bisognerebbe scindere il discorso in più parti:
    storico, culturale , politico per esempio.

    Dal punto di vista storico ricordare i braccianti sfruttati mi sembra una buona cosa ma la Storia (politica, guerra) non l’hanno fatta solo i contadini.
    Venezia , comunque, era amata sopratutto dal “popolo” e molto meno dai nobili di terraferma.
    Venezia dal punto di vista politico non seppe rinnovarsi (non seppe aprirsi alle nuove idee illuministe), ma la Storia non è caratterizzata da disquisizioni varie su cosa sarebbe stato meglio, è un racconto.
    Venezia fu importante dal punto di vista “costituzionale” ossia rispetto ai poteri divisi e regolamentati, importante fu la giustizia (le leggendarie carceri di Venezia sono un mito….trovatemi carceri decenti all’epoca (della serie la Storia “contestualizzazione”).

    Allego qualche link:
    http://www.veneziadoc.net/Storia-di-Venezia/Venezia-Da-Mosto-Tomo-I.pdf
    http://www.veneziadoc.net/Storia-di-Venezia/Manin-veneta_giurisprudenza_civile_e_criminale.pdf

    Dal punto di culturale io penso che la Storia andrebbe conosciuta (tutta, per quanto possibile), insegnare a scuola poco o nulla della Repubblica di Venezia mi sembra un ingiustizia enorme.
    Finito il Liceo per caso lessi La Repubblica del Leone di Alvise Zorzi e rimasi allibito di quanto non sapevo sulla storia di Venezia e del Veneto (Venezie), giudico quindi carente l’opera della scuola la cui opera purtroppo risulta inefficace in molte altre materie.

    Mi sembra che in Veneto non si possa parlare di Venezia e del Veneto in certi termini in quanto si cadrebbe in valutazioni ideologiche legate a qualche corrente” politica”, usare la storia per fini politici è sbagliato, raccontare una parte della storia lo è altrettanto.
    Sembra che parlare degli aspetti notevoli (storicamente) sia considerata azione da leghisti bifolchi o contadinotti ignoranti.

    Dal punto di vista politco al di la di tutto il Veneto è una regione che paga assai a caro prezzo l’inefficienza dello Stato italiano (non parliamo della Lombardia), risconoscere questo non significa essere leghisti ma semplicemente corretti.
    Ciò dovrebbe essere una prerogativa della “sinistra” la quale dovrebbe difendere i “poareti”, quindi pretendere uno Stato efficente, un Welfare all’altezza, una scuola pubblica decente.

    Non confondete il tema dell’autonomismo e del federalismo con la lega nord (già in troppi lo fanno).
    E pensare che i più grandi contributi a tali idee (e ideali) nel ‘900 vengono propio da sinistra, trovo interessante l’opera sul federalismo di Silvio Trentin (tra l’altro veneto).

    • francyval

      Comincio a trovare interessante e stimolante questo dibattito che mi auguro possa proseguire. Confesso la mia (relativa) ignoranza in materia – posso farlo ora che lo scontro esce da binari ideologico-secessionisti! – ma sono molto interessato a seguirlo. Credo di non essere l’unico per cui vi invito ad utilizzare questo spazio.
      Grazie

    • Nato_a_Padova.

      Padoan,
      ….

  • daniele

    Mi ge ne so poko de storia, no me intaresa gnente de Carbellotto e de Benetton, go fato el artijian e so pi’ poareto de me xio ke lavorava a£a AGIP de Margera. Respèto £e idee de kealtri basta ke £ori £i respeta £e mie ma no kapiso ki vò£e fare el bastian kontrario pa’ tuta £a vita a tuti £i kosti.
    ……

    • francyval

      Mi spiace ma il commento qui sopra l’ho tagliato. Fin ad ora non avevo mai censurato nessuno ed intenderei continuare su questa linea. Ma visto che sono responsabile di cosa viene scritto qui dentro e che non posso permettermi un interprete ho da tempo adottato la linea di ammettere come lingua ufficiale l’italiano e non accettarne altre. Non per razzismo, ma solo per comprensione condivisa.
      Chi accetta questa linea non verrà scartato, per quante cazzate possa dire (purchè non tali da pregiudicare la nostra posizione giudiziaria), gli altri hanno mille posti in cui esprimersi nella loro vulgata senza pretendere di irrompere qui tra persone che condividono l’italiano
      Grazie

  • Ivano

    Mi intrometto… mi spiegate che cosa c’è di male nel rivendicare l’autodeterminazione e l’indipendenza dall’italia? Non è forse l’essere umano che rivendica la sua libertà più importante di una organizzazione che amministra un territorio? Sia essa uno stato, una regione o un comune?
    Non è forse cosa buona che ogni “X” anni un territorio possa decidere la propria organizzazione territoriale? Possa decidere di essere indipendente o di federarsi???

    • francyval

      A rivendicare nulla di male: ciascuno è libero di affezionarsi alle idiozie che preferisce!
      Rivendicato per rivendicato si domandi quante persone sono disposte a seguirla su questa strada demenziale e cosa sarebbe del Veneto se per caso fossero molte. Magari lei pensa ad una sorta di San Marino 2 (la vendetta), oppure ad un altro paradiso fiscale. Ma a parte esserlo già per molti (un paradiso fiscale intendo) non avrebbe grandi possibilità, nell’economia globalizzata, di durare più di qualche giorno.
      E non faccia troppo affidamento sulle nostre capacità produttive: una bella fetta se n’è già fuggita a Timisoara ed il resto sta cercando paradisi a più basso costo!

  • daniele

    £i pontini ke se kata a£a fine de£e 5 rige skrite sora, xe£e el segno ke’l me intarvento kontinua, ma no £o vedo, o xe£o el segno de£a censura?
    Faxevo sta dimanda kusì, tanto pa’ sàvere £e vostre ‘bitudeni.

    • francyval

      Le nostra ABITUDINI (e non ‘bitudeni) come scritto in risposta sono quelle di accettare commenti in italiano. A differenza delle vostre che non accettano risposte nel forum!
      L’ho già detto: l’italiano è lingua ufficiale ed unica ammessa: se non la conosce si doti di un interprete o vada a scrivere altrove.
      Grazie

      PS: anche a Venezia presumibilmente le avrebbero richiesto di dotarsi di interprete, tanto per completezza

  • daniele

    francival, ho letto dopo della tua censura.
    Ti ringrazio di una cosa: sei uno dei pochi che ha compreso che il Veneto è una lingua e te ne dò atto ma devi anche spiegarmi perchè tutte le pappardelle che mi hai mandato sono scritte in inglese: mi sembra una grave incoerenza.
    Il saluto “ciao” lo posso usare anche se scritto in Veneto?

    • francyval

      In veneto sarebbe scritto s’ciavo: il ciao è solo una derivazione moderna, come wall è derivazione di vallo e mignotta di “m ignota” usato per indicare i figli abbandonati dalle madri e dunque – frequentemente – frutto di amori mercenari: un po’ come il vostro per il veneto.

      Mi spiace ma il veneto non solo non è una lingua, ma nemmeno esiste. Il veneziano E’ STATO una lingua: tradotta ed utilizzata in tutto il mondo di allora, ma il veneto non esiste. Il sono veneziano di origini e fatisco spesso a comprendere un vicentino o un veronese, non parliamo poi di un “belumat” che non riesco a distinguere da un turco. E la lingua dove sta?!
      Siete solo innamorati di una cosa che solo voi credete che esista: non esiste il veneto come lingua, non esistono veneti come popolo e forse non esiste nemmeno il Veneto com eterritorio: per due soldi tutti sono disposti a fuggire in Trentino o Friuli e voi state lì a farvi le pippe con una identità declinante dalle scoperta dell’america (1492)

      • Ivano

        E il popolo italiano esiste?

      • francyval

        Chi se ne fraga: io sono per l’internazionalismo proletario!

      • Siate più rispettosi

        Io non capisco perché si debba stare qui a scrivere senza avere un minimo di conoscenze non solo di storia, ma anche di linguistica. Un proverbio dice “cos’è una lingua? un dialetto con la marina e l’esercito”, in linguistica non esiste alcuna differenza fra lingua e dialetto e dialetto non è un termine offensivo, rendiamocene conto. Le differenze fra lingua e dialetto sono esclusivamente istituzionali, sociali, politiche. Il veneziano non è mai stato una lingua ufficiale, quale veneziano poi? Quello di Cannaregio? Di Burano? All’interno della città di Venezia si sentono diverse parlate da quartiere a quartiere. Ai tempi della serenissima la situazione era di diglossia, non di bilinguismo, esattamente come ai giorni nostri, nessuna differenza. Il veneziano non è mai stato codificato, standardizzato, studiato a scuola, in nessuna epoca, forse è stata proprio questa la forza del dialetto/lingua veneta (abbiamo chiarito sopra che i due termini sono intercambiabili) che di fatto è giunta viva e vitale fino ai giorni nostri. Il veneto unitario non esiste, come non esiste l’italiano standard nella forma parlata, esiste il ceppo dei dialetti veneti ed esiste l’insieme degli italiani regionali (ma non andiamo fuori tema), insiemi di varianti molto diverse fra loro. Basta prendersi le più importanti testimonianze di lettere di mercanti veneziani o dei testi letterari in veneziano per rendersi conto che ognuno scriveva come voleva, del resto il concetto di standard nella scrittura (per tutte le lingue, italiano compreso) è entrato in uso dopo la caduta della serenissima. Internet è uno strumento democratico che da la possibilità a tutti di parlare, il problema è che spesso si parla a sproposito e anche su argomenti che non si padroneggiano e questo è un aspetto sicuramente meno positivo.

    • francyval

      PS: io non t’ho mandato una beneamata fava! Se hai sottoscritto i commenti al post per essere informato su aggiornamenti hai ricevuto una mail automatica da WordPress, che parla la lingua che preferisce fintanto che mi ospita gratuitamente!

  • daniele

    Mi dispiace della tua censura iniziale, tutti avrebbero potuto verificare che tutti i comunisti che ho conosciuto e descritto sono tutti come te.
    Quando si parla di politica vedono solo rosso e non capiscono più niente anche se in fin dei conti sono brava gente

    • francyval

      Non mi considero “brava gente” e nemmeno come “tutti i comunisti”, men che meno quelli che tu puoi aver conosciuto.
      Ma se la metti sul piano dell’esperienza personale io di indipendentesti ne ho conosciuti di tre tipi:
      1) Quelli che non capiscono e non riescono a parlare altro che il dialetto: al punto di infastidire chi non è veneto e di non capire cosa accade nel resto del mondo perchè gli viene detto in italiano
      2) Quelli che “io le tasse allo stato italiano usurpatore non le pago!”, che si dividono in due sottocategorie:
      2.A) Quelli che se fosse fatto uno “stato veneto” chiederebbero l’indipendenza del loro comune perchè “io le tasse allo stato veneto non le pago”
      2.B) Quelli che le tasse allo stato veneto le pagherebbero perchè questi gli farebbe strade ogni 20 metri e capannoni ogni pisciata di cane: e loro hanno i terreni e le aziende che li costruiscono
      3) Quelli che “quando c’era lui i treni arrivavano in orario”, anche se LUI in questo caso era il doge ed i treni non esistevano ancora, per cui vale la nota risposta di Troisi: “Ma non bastava farlo capostazione?!”

  • Stato Veneto Nederland

    Premessa: sono un Veneto (e fiero di esserlo) che vive in nord Europa, di recente emigrazione. Tanto per inquadrare la cosa.

    E chi l’avrebbe mai detto che a Mogliano (Mogliano!) vi fosse tale covo di comunisti rivoluzionari.

    E intanto smettiamola di fare i fighetti: non venite a dirmi che a Mogliano (Mogliano!) non capite chi scrive/parla in veneto. Siamo seri, siamo a Mogliano, mica all’Accademia della Crusca! ( istituzione italiota salvata recentemente solamente grazie all’intervento del venetissimo Galan).

    Eppoi qualcuno mi spieghi perché solo in questa sfigatissimo stato delle banane i comunisti sono alleati della destra e sostenitori del piú bieco e ridicolo nazionalismo italiota.
    Sfilate col tricolore, difendete la storia “patria”… Siete peggio dei vari La Russa e Scilipoti.

    In altri Paesi é proprio la sinistra a difendere le minoranze e a sbandierare il diritto all’autodeterminazione.

    Perché vi siete inciuciati in questo modo con la propaganda italiota?
    Non siete comunisti,siete fascisti di sinistra.

    Serenissimi saluti,

    • francyval

      Ma come: non siete voi i rivoluzionari?!
      I il dialetto lo capisco, ma qui vengono a leggere persone che non sono nate in zona e non conoscono, ne sono tenute a conoscere, il dialetto. La nostra lingua è l’italiano: non accettiamo post in arabo, inglese, turco, gaelico (antico o moderno) o in qualsiasi dialetto. Rabbrividisco di fronte all’abuso del congiuntivo non ammetterò certo le X per esse dure!
      In questo stato delle banane i comunisti non sono alleati con la destra: noi siamo per l’internazionalismo proletario (mica siamo komunisti per nulla!) e gli stati nazionali o campanilisti li aborriamo. Non abbiamo nessuna intenzione di passare da un nazionalismo italico ad uno veneto.
      Inciuciati lo vai a dire ad altri o, se lo vuoi dire a noi, lo dici nel vostro sito e non nel nostro. Grazie

      • Nato_a_Padova.

        Avete capito? Nel Veneto noi veneti non possiamo parlare il nostro idioma perchè altrimenti i non veneti non capirebbero….. Trascurando la non autorevolezza del sito che promuove solo tesi di parte, questa è la chiara dimostrazione del grado di colonizzazione culturale cui si vorrebbe imporre alla nostra regione: un conquistatore con le armi non avrebbe potuto fare di meglio. Grazie Italia!

      • francyval

        In ITALIA noi veneti possiamo parlare il dialetto del nostro paesuncolo quando parliamo con un compaesano, dimostriamo di essere degli ignoranti quando nojn siamo in grado di parlare in italiano con una persona di altra provenienza e dei COGLIONI quando ci rifiutiamo di usarlo o non abbiamo la cortesia di provarci.
        Dato si che il sito su cui ti ostini a venire a promuovere le tue corbellerie è da te definito non autorevole, sei fermamente invitato a risparmiarci le prossime: vai pure a pronunciarti su siti più autorevoli e fatti ridere dietro lì. Per parte mia i tuoi prossimi commenti (a partire dall’altro che hai postato e non ho ancora auto0rizzato) saranno cestinati seduta stante.

  • Ivano

    Gentile Francyval…

    è sicuro che non ci sian nulla di male nel rivendicare? A giudicare dalla violenza verbale nei confronti di certe istanze mi viene da pensare il contrario…
    Tutte le domande sono state già fatte da tempo, la strada demenziale di cui parla viene perseguita dalla Scozia, dal Quebec, dalla Catalogna, dalla Slovenia…
    Mi dica lei invece perchè è demenziale volere l’indipendenza ed è invece razionale rimanere in uno stato come quello italiano che distrugge le risorse del popolo.
    Non penso ne a San Marino, ne a paradisi fiscali. La normativa europea parla chiaro, qualora dovesse nascere nuovi stati sarebbero automaticamente inclusi, nella Ue.
    In Veneto, giusto per darle qualche dato dei ministeri italiani si aggira attorno al 20%, in media europea, ma con una pressione fiscale italiana molto superiore alla media europea, perciò siamo addirittura più virtuosi numericamente parlando… pensi un pò…
    Sull’economia globalizzata… beh, queste obiezioni sono state ampiamente superate.. e ci sono casi reali, vedi Slovenia, vedi Olanda, vedi Montenegro, ecc che dimostrano il contrario….
    In un economia globalizzata, proprio uno stato snello e piccolo rappresenta la dimensione ideale…
    Non faccio affidamento sulle nostre capacità produttive… credo che il Veneto debba crescita in cultura d’impresa, siamo dal mio punto di vista molto indietro. In quanto ai paradisi fiscali… guardi, la realtà Veneta è composta per il 90% da Pmi e micro imprese… nei paradisi fiscali ci vanno altri, magari con altri simpatici nomignoli per non farci riconoscere…
    C’è qualcuno che però fa affidamento sulle nostre capacità produttive… lo stato italiano che ruba ogni anno al Veneto tra i 20 e i 30 miliardi di euro…
    Uno sfruttamento che dovrebbe fare sobbalzare dalle sedie i difensori dei diritti umani… e invece è meglio andare a battersi in sud america contro il nemico Yankee, piuttosto che in altre parti del mondo e a casa nostra, mettere la testa sotto il cuscino e baruffare tra di noi, vittime di soprusi centenari.

    • francyval

      La scozia è fuori dal tempo, la Slovenia è stata comprata dai tedeschi. Se il Veneto divenisse nazione farebbe la stessa fine, ma magari sotto l’Austria.
      Le nostre capacità produttive sono finite con il boom della svalutazione della lira: andate un po’ in giro a guardare quanta disoccupazione c’è, quanto lavoro nero, quanta evasione fiscale, quanta disperazione e poi ne riparliamo

      • Siate più rispettosi

        Però se le avessero scritto PALESTINA ho il sospetto che avrebbe avuto un’altra reazione. Ma perché dovete sempre tirar fuori l’Austria? Gli indipendentisti veneti di Austria non han mai parlato (ma non stiamo qui a far politica) e storicamente, apparte un piccolo e misterioso revival filoasburgico, i veneti gli austriaci li han sopportati sempre poco o per nulla, non dico che siano mancati gli esempi contrari, ma a conti fatti l’Austria non è certo da invidiare: l’economia è precipitata all’ultimo posto in italia, i commerci annullati, la situazione della rete idrica è stata curata poco e male, certo ci han fatto la ferrovia, però rispetto al 700 si moriva davvero di fame.

  • Ivano

    “In Veneto, giusto per darle qualche dato dei ministeri italiani si aggira attorno al 20%, in media europea, ma con una pressione fiscale italiana molto superiore alla media europea, perciò siamo addirittura più virtuosi numericamente parlando… pensi un pò…”

    MI RIFERIVO ALL’EVASIONE FISCALE

  • Alberto Pento

    A proposito di italianità e dell’Inno di Mameli:

    in questo canto guerresco si esalta l’antico popolo dei romani come il popolo eletto da Dio alla supremazia su altri uomini, popoli e nazioni, popolo eletto da cui poi discenderebbero gli italiani, secondo il nazionalismo italico.

    Credo che un buon cristiano e un buon cittadino dello stato italiano dovrebbero abborrire questo orrido canto e rifiutarsi assolutamente di cantarlo in quanto in esso si esaltano questi romani che furono gli assassini di Gesù Cristo e sterminatori del popolo ebraico, forse più dei nazisti, perché giunsero finanche a radere al suolo la città santa di Gerusalemme.
    Poi questi romani dopo aver perseguitato i cristiani per 3 secoli, per convenienza politica si sono fatti anch’essi cristiani e poi hanno perseguitato i pagani e gli ebrei arrivando ad accusare questi ultimi di essere gli assassini di Cristo e per questa falsa accusa gli ebrei sono stati perseguitati per almeno 15 secoli sino all’olocausto del XIX secolo.

  • Nato_a_Padova.

    @ padoan
    Dopo il post in lingua, scritto non immaginando le idiosincrasie linguistiche del moderatore, nel rischio di essere tagliato ti mando lo stesso messaggio anche in “aulico italico”:
    Grazie “padoan” per i due link che hai proposto: lettura garantita questo week end (può passare, signor modertaore o deve cambiare?) e di quella ottima anche! Per le altre considerazioni sono completamente d’accordo con te: il Veneto negli ultimi 150 anni ha dato tanto, per avere indietro molto poco! Quello che mi rode è che tanti non lo capiscano (o facciano finta di non capirlo). Un caro saluto.

    @moderatore percyval
    Senza entrare in discussione per la sua opinione sulla lingua veneta, le propongo sommessamente un link:

    http://www.linguaveneta.it/

    confidando in un suo cortese interessamento.

    • francyval

      Grazie della traduzione che come vede viene pubblicata.
      Quanto al link la ringrazio nuovamente ma non sono interessato ad approfondire argomenti relativi alla linguistica paradossale del campanile. In un mondo dove uno dei problemi principali è la compresnione tra diversi, ostinarsi a cercare di imporre piccoli vernacoli localisti, nemmeno in grado di comprendersi l’uno con l’altro (e non mi dica che un veneziano ed un bellunese si capiscono se parlano stretto!), mancando di rispetto a chi non li ha assorbiti a causa di ignoranza parentale, trovo che sia una scelta che si può definire discutibile, volendo mantenere un livello di espressione civile, in caso invece non si sia legati da tali limiti (ed io lo sono solo in parte), molto più efficacemente: un’enorme cazzata!

  • Nato_a_Padova.

    @ moderatore percyval

    Visto che questo intervento verrà cestinato, mi permetto di inviarle un ultimissimo commento che spero lei leggerà. La ringrazio del suo commento: esso è un chiaro simbolo della profonda democrazia che vige all’interno del suo movimento di opinione: o sei con me o sei contro di me! Solo che adesso non corre l’ottobre 1917.
    Per le altre questioni, ha presente la storia della volpe famosa, che trovandosi sotto un berseau di uva succulenta per quanto alto saltasse….. La mia impressione è che per lei l’idioma veneto sia come l’uva per la volpe: inarrivabile! E’ una sensazione, non una certezza; può anche essere che mi sbagli. Comunque lei conosce il mio cognome, ma io non il suo!!!! Che l’dioma poi veneto non sia la lingua importante in valore assoluto questo è un fatto accettato: quando mi sono trovato a lavorare negli Stati Uniti nessuna pretesa da parte mia che gli altri parlassero il veneto: sono stato io ad adattarmi al loro esprimersi. Come mi sembra sia giusto. E non in inglese nazionale ma in “una” variante che lei non esiterebbe a definire campanilistica.
    Andare su un altro sito? Ma e quello che faccio subito: quello per cui lei scrive non è affatto interessante. Vede tutto o in bianco o in nero! Invece la realtà è molto diversa e le sfumature di grigio che sesistono nella società sono direttamente proporzionli al passare degli anni. Me ne andrò volentieri su altri siti, su http://www.linguaveneta.it per esempio che, provare per credere, non è dei leghisti-secessionisti-dialettari bensì curato dalla istutuzione “Regione Veneto”: istituzione prevista, voluta e normata dalla Costituzione. Oltretutto lì non hanno l’abitudine di offendre gli ospiti.
    Ringrazio la sorte di non aver dovuto conoscerla di persona, abbasso la claire e… a mai più risentirci!

    PS. Un suggerimento disinteressato: veda di far qualcosa per il suo italiano. A volte è molto slegato e di non facile comprensione!!!

    • francyval

      Ottima la notizia del suo desistere dall’importunbare ulteriormente questo sito per nulla interessante. Del resto se voi “raixisti” lo trovaste interessante inizierei a preoccuparmi del mio buon senso!
      Quanto all’uva… la pensi pure come le pare, per me al di la del folklore e di una storia buona ormai solo per pochi patetici nostalgici (non del 1917 ma di diversi secoli fa!), stiamo parlando piuttosto di sterco.
      Sulla mia lingua liberissimo di considerarla a suo piacimento: non terrò certo il suo parere nella considerazioni che potrei attribuire ad un accademico della crusca.
      Per il resto… a non risentirci

  • Padoan

    Vi sono 2 internazionalismi:

    1 Liberale i cui promotori credono in un mondo in cui i popoli liberi possono cooperare per la pace e la prosperità, ideale cosmopolita.
    2 Marxista per il quale religione, cultura, lingue differenti sono un ostacolo
    allo sviluppo umano.
    I marxisti valutano come futili (sovrastruttura) le varie differenze “culturali”, l’elemento importante sono le “classi” (proletari di tutto il mondo unitevi…).
    Detto ciò penso che tutti possiamo convenire che in quanto esseri umani siamo tutti dotati di “cervello” grazie al quale possiamo liberamente discutere e arrivare ad un “compromesso”, quindi non capisco tutto questo astio tra le parti.
    Non si potrebbe avere l’umiltà di conoscersi (conoscere le visioni del mondo diverse) a vicenda, spiegarsi in modo pacato senza offendersi preventivamente?

    i temi sono tanti e non andrebbero confusi ma se non c’è la volontà di discernere da nessuna parte ergo è ovvio che ci si perde nelle “invettive” fini a se stesse.

    • francyval

      Tra i tanti commenti arrivati dal vostro sito (troppi e spesso troppo inutili per starci dietro!) approvo il suo e le rispondo rapidamente e francamente: a me l’astio, o piuttosto il fastidio, deriva dalle manovre messe in atto da persone che affermano di riconoscersi nel vostro movimento contro provvedimenti legitti e sacrosanti presi nel liceo di Mogliano. Tra l’altro manovre subdole ed anche piuttosto viglilacche, almeno da parte di alcuni.
      Per il resto non c’è astio: semmai una differenza ideale così profonda ed invalicabile da rendere inutile qualsiasi tentativo di dialogo.
      C’è chi mi accusa di conoscenza scolastica senza nemmeno sapere a chi sta parlando e mi invita a “istruirmi” su bibliografie venetiste o simili. Rispondo (un po’ a tutti) che la mia cultura non è certo limitata al poco studio scolastico, ma nemmeno limitata al culto dei fasti veri o presunti della Repubblica di Venezia come invece pare sia per molti di voi.
      Io non ho nessuna remora a conoscere e riconoscere posizioni diverse dalle mie (a differenza di molti vostri commentatori!), ma nemmeno a rifiutarle come non accettabili e fuori dal tempo o quantomeno irriducibili alle mie posizioni. Questo non mi impedisce certo di riconoscervi il diritto di pensarla come vi pare: sono affari vostri fintanto che non tenterete di impedire a me, o ad altri cittadini veneti, di essere italiani o europei o cittadini del mondo: qualora doveste spingere per una secessione penso che una guerra civile tra chi è con voi e chi è contro sarebbe l’unico sfogo possibile, ma non credo si arriverà mai a tanto.
      Personalmente aborro l’idea della separazione ed a chi, armato solo di astio (appunto) e piccineria, mi accusa di occuparmi dei movimenti indipendentisti solo quando sono distanti, rispondo che – tanto per fare un esempio – personalmente sono contrario anche alla separazione tra Istraele e Palestina (“due popoli e due stati” è stata definita) ritenendo che non è la separazione che risolve i problemi ma semmai la collaborazione in una struttura unitaria. Vedi un po’ se una visione di questo genere può essere compatibile con la separazione del Veneto dal resto dell’Italia!
      Comunque non intendo tentare di convincervi: semplicemente non ritengo siate “convincibili”; vi lascio alle vostre nostalgie di ere auliche terminate con la scoperta dell’America e certamente irripetibili (ammesso e non concesso che possa comunque convenire a chichessia che si ripetano!) e mi limito a criticare le vostre posizioni quando, a mio MODESTO parere, debordano dal ragionevole.
      Liberi di leggermi o meno e di rispondermi o meno, libero io di selezionare gli interventi che vengono fatti nel nostro blog. E non accetto l’accusa di censura da chi non viene pubblicato entro 10 minuti dal suo post o non ottiene risposta agli insulti che posta. Sempicemente non ho a disposizione il tempo che vorrei per cui verifico, valuto ed ammetto (o meno) i commenti quando e come posso. Chi si sente censurato qui da me non ha che da rimanere a scrivere dove censurate voi

  • l_incompetente

    Signor Percyval,
    il mio commento ad ora non è stato pubblicato.

    Ma io so di essere stato civile e sono passati almeno due giorni.

    Perlomeno spero Lei lo legga e che lo pubblichi se non altro per la civiltà da me a Lei posta, non è necessario che mi risponda.

    Lei è libero di censurare chi voglia ma non è giusto che Lei dica che da “noi” si censura, anzi, non succede quasi mai.

    Potrebbe sempre crearsi un account in Raixe e confrontarSi.

    Lei ha delle convinzioni per cui si vede palesemente la Sua inesperienza riguardo il mondo venetista ed è palese che a Lei manchino moltissimi dati sulla storia veneta altrimenti non giudicherebbe nostalgici i venetisti se fosse almeno sufficientemente preparato in materia.

    Lei non tollera la separazione del Veneto dall’Italia ma se Si fosse documentato avrebbe potuto notare che non si parla mai di separazione o secessione bensì di indipendenza se non di liberazione.

    La base dei discorsi sta nella definizione di popolo (ma non solo in questo) e se cercando cercando si “scopre” (ma più che altro si tratta di riscontrare conferme) che l’Italia non è formata da un solo popolo bensì da tanti e tutti diversi allora tutto diventa più chiaro.

    Lei vorrebbe che anche palestinesi e israeliani rimanessero all’interno di un solo stato ma allora forse Lei non ha ben presente il concetto di contenitore, cioè non ha ben presente che talvolta gli stati sono meramente solo contenitori di popoli mentre l’esigenza umana è quella di avere un proprio luogo ove poter fare o fatti propri.

    Anche Lei ha una casa e anche Lei la considera proprietà privata e anche a Lei devono suonare il campanello per ottenere l’accesso a casa Sua solamente dietro Suo consenso.

    L’Italia è entrata ne Le Venezie senza consenso e lo ha ottenuto con sotterfugi.

    I popoli della penisola italiana sono italici ma non italiani, ciò vuol dire che sono diversi e che hanno il diritto di autodeterminarsi.

    In pratica Lei e il comunismo volete imporre una determinazione soggettiva a tutti mentre il venetismo vuole arrogare a sé solamente quell’autodeterminazione che gli appartiene di diritto lasciando che gli altri popoli facciano altrettanto liberamente.

    Sono due visioni che si scontrano e penso siano inconciliabili.
    La visione comunista è più giovane e quella venetista ha radici ancestrali quindi si potrebbe dire “largo ai giovani”.
    Sì, largo a loro, ma non quando rifiutano la saggezza.

    La saggezza?
    Sì, quella che appare nelle soluzioni più semplici, quasi rivoluzionarie, da parte di chi attualmente contesta chi attualmente governa l’Italia (o il mondo) ma, guarda caso, sono tutte soluzioni antichissime già sperimentate a una a una dalla Serenissima.

    Gli italici erano italiani prima dell’unità, erano capaci, ora sono solo un “gregge” guidato da “pastori” inetti (salvo le ovvie ma rare eccezioni).

    E il comunismo non è altro che una delle parti di questo sistema inetto e, fin che ne sarà parte, non sarà mai innovatore e/o buon portatore di ben essere.

    Di fatto il comunismo, ma in generale le idee piuttosto polarizzate di sinistra, ha fatto il suo tempo, ha espletato cioè il la sua funzione di elevare le classi “plebee” affinchè si potessero confrontare con gli assolutisti.

    Nella Serenissima c’erano nei fatti idee di sinistra e idee di destra ma erano tutte fuse in un qualche cosa che può essere definito pragmatismo cioè l’idea sociale o economica veniva applicata alla bisogna in completa armonia poichè l’essere umano è fatto dalla notte dei tempi di destra e di sinitra ma anche di avanti e indietro e di sopra e di sotto, cioè sempre tridimensionale.

    La polarizzazione socialista e comunista viene dallo scompenso che hanno portato i “padroni” nei secoli (Luigi XVI ad esempio e, più in generale, tutti quelli che volevano detenere il potere a sé) mentre nello Stato Veneto queste discrasie non sono mai arrivate a punti di rottura e sono state riparate sempre per tempo proprio perchè PROPRIO COME DICE LEI, tutti, all’interno dello stato, collaboravano affinchè questo avvenisse.

    Le Venezie, di fatto, non avevano bisogno di alcuna ideologia politica del menga proprio perchè, sempre di fatto, Le Venezie erano avanti anni luce per quanto riguarda la vita civica e civile, economica, giuridica, assistenziale, imprenditoriale.

    L’unica pecca delle Venezie era quella di essere piccole e in posizione strategicamente troppo importante affinchè potessero essere lasciate ai legittimi proprietari… i veneTiani.

    Per il resto non avevano bisogno, Le Venezie, di imparare a vivere da nessuno, tantomeno da imperialisti da una parte e comunisti dall’altra.

    • francyval

      Sig. incompetente,
      devo dirle che, a parte storpiare i nomi alla Emilio Fede (Francyval e non Percyval!), state cercando di prendermi per stanchezza: dal vostro forum arrivano commenti in numero piuttosto consistente non tutti civili quanto il suo o i suoi. Questo implica che per decidere se autorizzarne o meno l’uscita sono costretto in ogni caso a leggerli. Inoltre trovo estremamente seccante e non adatto al nostro tipo di “pubblicazione” far uscire un commento senza rispondere: indipendentemente dal fatto che mi trovi d’accordo o meno, ma quando in disaccordo ancora di più.
      Il mio problema è che lei evidentemente passa (o ha passato) la vita a ricercare motivi storici o ideali per far del Veneto la sua “piccola patria”, mentre io ho molti motivi ideali per battermi contro le piccole patrie, al di là del fatto che io vi abiti o meno!
      Per rispondere alle sue argomentazioni sarei costretto a documentarmi ed a dedicarci comunque, anche solo per scrivere, molto tempo, che però non ho a disposizione.
      Se trovassi in qualche modo stimolante il confronto con i fautori della “liberazione” del Veneto le garantisco che rinuncerei anche ad ore di sonno (lo faccio spesso), ma non avendo nulla da spartire con le vostre posizioni non ho intenzione di sprecare tempo che per me è prezioso.

      Dunque mi vedo necessariamente costretto a scegliere tra lasciarvi liberamente parlare delle vostre posizioni sul nostro blog oppure a eliminare i vostri commenti senza dedicarvi attenzione. Visto che il nostro obiettivo non è quello di fare una “testata giornalistica di informazione generale”, ne siamo legati alle regole della Par Conditio (uso il latino che magari lei lo aborre…), non ho nessun valido motivo per aprire le nostre pagine alla vostra propaganda, esattamente come voi non ne avete per aprire le vostre! E non mi chieda di registrarmi sul vostro forum per uno scambio di idee: mi registro ove ho interesse a farlo; ribadisco che per le scelte campaniliste non ho nessun interesse se non quello di combatterle (mi riferisco ovviamente ad un “combattimento ideale” e non allo scontro fisico!).

      Non la ringrazio dunque per il tempo che ha voluto dedicarci ma piuttosto la invito, se ha qualsiasi motivo di criticare le nostre posizioni a farlo sul suo forum: visto che il link a questo è uscito più volte nel nostro blog le garantisco che se qualche nostro lettore fosse casomai interessato ad approfondire le vostre posizioni o a rispondervi, troverà certamente modo di raggiungerlo

    • francyval

      PS: ritengo comunque che quantomeno le ultime frasi del suo intervento (troppo lungo per leggerlo tutto come già spiegato) rasentino la favolistica o la letteratura utopica: “l’idea sociale o economica veniva applicata alla bisogna in completa armonia” mi pare una vera perla di… cecità.
      E con ciò chiudo: questo era dovuto giusto perchè mi c’è caduto l’occhio!

  • l_incompetente

    Percyval,
    nel mio primo commento dicevo che bisogna tenere presente i tempi in cui la Serenissima esisteva ed agiva.

    Poichè per 1100 anni di vita attiva quella repubblica è sempre stata coerente si può legittimamente pensare che se avesse continuato ad esistere (non tradendo i propri valori che erano praticamente sacri tanto a livello governativo quanto a livello popolare) si sarebbe evoluta come qualunque altro paese europeo ma si sarebbe evoluta col vantaggio di essere già in vantaggio sugli altri.

    Non sarebbe mai convenuto (pragmaticamente) rimanere ancorata alle cose vecchie ma avrebbe cambiato le sue di lei cose (modernizzazione in seguito all’osservazione del mondo che le era una peculiarità maniacale) in maniera non traumatica come invece è successo in tutta Europa.
    Peraltro quando è caduta era riuscita ad arrivare al dimezzamento del debito pubblico (cosa che, profetizzo, la Sua Italia unita mai riuscirà a fare) e stava entrando nell’era industriale nonostante qualche reticenza (ma il Doge Tron ormai ne aveva fatto scattare la scintilla da cui la partenza irreversibile).

    Il comunismo è nato perchè c’era un vuoto in Europa che nella Serenissima non c’è mai stato.

    Vorrebbe forse portarmi l’esempio del “paron” e del “servo” nei territori veneti?
    O, come ha fatto nell’articolo, l’esempio della pellagra ottocentesca e della prostituzione settecentesca?
    Sì, avrebbe ragione, v’erano differenze di classe e costumi un po’ allo sbando (ma per questioni economiche dovute a congiunture internazionali nel ‘700 sfavorevoli e non per incapacità politica) ma le differenze non erano così secche come v’erano negli stati coevi e in caso di difficoltà economiche i costumi sbandano talmente e qualmente pure oggi. Anche a Mogliano è pieno di prostitute “create” da situazioni economiche pessime.
    Situazioni difficili da cui se ne può uscire con onestà e buona volontà.

    Ci sono già esempi, ora, in Europa e nel mondo di grande efficienza sotto l’egida del pragmatismo o del praticismo.

    Può dire che l’Italia sia gestita bene?
    Può dire che il comunismo sia in grado di portare benessere usando i soliti sistemi a tutti noti?

    Lei dice a me di essere affetto da cecità.
    Non respingo l’affermazione al mittente, dico semplicemente che staremo (plurale con Lei compreso) a… non vedere.

    • francyval

      Non c’è peggior sordo….
      Guardi: non ho il tempo di cui dispone lei per star dietro alle sue elucubrazioni, credevo che fosse chiaro nella mia precedente risposta ma evidentemente non lo era!
      Lei continua a fare la soria di Venezia come la vorrebbe e non com’è stata. Io amo Venezia almeno quanto lei, ma la fine della Serenissima è iniziata con la scoperta dell’America e lo spostamento dei traffici internazionali verso altri lidi: Venezia a quel punto ha cominciato a divenire marginale e nulla avrebbe potuto impedirlo. Del resto marginale lo è ancora oggi: tolga il turismo, con la fine della politica industriale e di Porto Marghera cosa resta degli “antichi splendori”?!
      Lei ragiona come facevano i fascisti nel ventennio (non le sto dando del fascista, sia chiaro, ma solo usando una metafora) quando inneggiavano ai fasti dell’Impero Romano e pretendevano di riportarli in auge!
      Venezia ha fatto il suo tempo, l’ha fatto talmente tanti secoli fa che ormai solo dai libri di storia (e poco altro) si può ricavarne qualche traccia. Magari voi non vi sentirete nostalgici, ma forse non vi siete accorti che il mondo è cambiato: girare con la maschera sul naso in gondola non fa più nobile illuminato, ma al massimo turista spendaccione.
      ùNon è d’accordo con me? Liberissimo: continuate pure a raccontarvi le meraviglie della rinascita moderna della Serenissima, ma fatelo altrove!
      Grazie

  • l_incompetente

    Allora non sono stato abbastanza chiaro io.
    Non rivango i fasti della Serenissima, o almeno non ne rivango economia e potenza militare fini a se stesse le quali sono solo buone conseguenze del suo sistema di governo.
    Pertanto il modo di pensare del ventennio mi è completamente avulso.

    E’ a quel sistema pragmatico che si rifanno i venetisti, non ai fasti di battaglie, conquiste, ricchezze e frivolezze nobiliari del menga.

    Il modello di governo e istituzione veneziani sono i fulcri del venetismo ai quali sono affiancati altri fulcri come il carattere e la propulsione evolutivi veneti.

    I fasti vengono “dissotterrati” solo in funzione di dimostrazione, o meglio di “mostrazione” al fine di far capire ai veneti di essere stati ottimi e di poterlo essere ancora a prescindere dallo stato a cui sono sottoposti.

    Ci sono, in tutti gli stati del mondo, popoli o (se Le garba di più) popolazioni più in gamba di altre all’interno di uno stesso stato.
    Popolazioni più brillanti, più capaci di organizzarsi bene, a parità di opportunità.

    Questo non significa dire che i veneti sarebbero meglio di altri popoli ma si curamente significa che i veneti liberi da catene che tutti in Italia vedono e menzionano saprebbero cavarsela molto meglio e con risultati assai maggiori senza ledere altri della penisola.

    Non si tratta quindi di dire “paroni a casa nostra” ma “ognuno a gestire casa propria”.
    Preferibilmente indipendentemente piuttosto che federalmente.

    • francyval

      Eccoci là: la bella parola d’ordine leghista del “ognuno a gestire casa propria”, salvo poi non aver detto una beneamata fava come al solito su quali posano essere i confini della “casa propria”!!! Casa mia è il mondo: voi fatevi il vostro doge purchè non pretenda di comandare me: tenetevelo a casa vostra!

  • l_incompetente

    Signor Percyval,
    mi ha etichettato.

    Non sono leghista e la padronanza di casa propria o la gestione di casa propria Lei la vede solamente come leghista, ma, provi a mettere piede in U.S.A. o a Cuba o in Russia o in Cina o in Corea o in Francia senza chiedere il permesso.

    Si renderà conto che dovrà sempre chiederlo e ciò indica che il mondo non è casa Sua bensì è possibile che altri popoli accettino Lei a casa loro amichevolmente come anche no.
    Così come Lei può rifiutare chiunque indesiderato a casa Sua.

    Non c’è nessuna ideologia più forte del senso di appartenenza.

    Quanto al doge, esso era più un presidente che un monarca.
    Aveva alcuni poteri ma perlopiù era rappresentativo della Repubblica e qusto a partire dal primo cinquantenni del dogado quindi questa cosa risale a 1250 anni fa.
    Un esperimento democratico portato avanti per secoli e secoli ancora ineguagliato.

    Di fatto, nonostante Lei non voglia un doge c’è di fatto un presidente della Repubblica Italiana a cui anche Lei sottostà.

    Perchè vi sosttostà?
    Come mai questa preferenza per un presidente di un contenitore più grande?

    Non sarebbe meglio che Lei fosse più coerente aspirando ad avere un presidente del mondo?

    Cosa irrealizzabile la presidenza del mondo perciò Lei Si accontenta.
    Ci accontentiamo anche noi.di qualcosa di più piccolo ma di molto più funzionale e di millenaria comprovata democraticità.

    • francyval

      No problem per il nickname, l’ho solo fatto notare.
      Per il “casa mia” vede, lo so che non è necessariamente patrimonio leghista, anche se converrà con me che si tratta di uno slogan ormai nettamente associato con questo schieramento! Il problema fondamentale è quello di definire i “paletti” di “casa mia”. E lo spiego in un altro modo. Io sono veneziano, anche se residente in provincia di Treviso. Certamente molti dei vostri simpatizzanti (li definisco così non sapendo se fate tessere o avete altri tipi di appartenenza) non lo sono: non sono un esperto di dialetti e dunque non saprei collocare la maggior parte dei commenti ricevuti, ma posso essere certo al 100% che non si tratti di veneziani.
      E dunque? Perchè dovrebbero essere considerati più “a casa mia” che ne so, di un lombardo o emiliano o laziale o siciliano?! Sinceramente se mi limito a guardare alle affinità culturali mi trovo meno vicino ad un “bellunese medio” (ammesso che esista) rispetto a tante altre provenienze. Meglio ancora: baso la mia affinità piuttosto su concordanze culturali (e mi riferisco a studio e passioni più che a localizzazioni), ideali, filosofiche mentre tendo a non considerare affatto quelle sessuali, geografiche, etniche.
      Dunque dove inizia e dove finisce “casa mia”? Perchè il Veneto dovrebbe essere visto come una entità geografica e non piuttosto come una serie di entità: diciamo tante quante le province? E poi: perchè ciascuna provincia dovrebbe fare entità, quando è abbastanza noto che vi sono poche affinità – giusto per fare un esempio – tra l’estremo est e l’estremo ovest della sola provincia di Venezia?
      Di disgregazione in disgregazione nella sola Mogliano ci sono persone che guardano con sospetto e senso di superiorità i residenti in alcuni quartieri: e stiamo parlando di una cittadina di poco più di 25mila abitanti!
      Mi spiace per il vostro punto di vista: a me sembra terribilmente ristretto! Ioo mi sono sentito “a casa mia” in Sardegna ed in Puglia molto di più di quanto mi sia sentito a Padova quando studiavo all’università (ed abitavo lì) e lì conoscevo persone di tutta Italia e di un bel po’ di mondo, mentre non ho mai legato con unn padovano. E quindi le affinità che voi pretendete ci siano dove sono finite?
      Quanto al modello veneziano la mia cultura storica non è tale da poter sostenere un dibattito specialistico, ma una cosa credo sia condivisa: definirlo democratico è uno stiracchiamento ad usum populi, che può andare bene su un forum, ma qualsiasi persona con un minimo di cultura e competenza potrebbe al più definirlo oligarchico, magari mercantile, ma nn certo democratico!
      Ribadisco: ciascuno è libero di propugnare il modello che preferisce fintanto che non tenta di imporlo agli altri con metodi che esulano dalla costituzione e dal diritto – la sovranità è del popolo che la esercita secondo i limiti imposti dalla Costituzione (sto citando a memoria) – però la logica è cosa ben diversa dalla storia e temo che la logica utilizzata per sostenere il concetto di “casa mia” lasci alquanto a desiderare

  • leonardo

    questo testo mi sembra una gran cagata.
    Cosa vuol dire se sono andati nelle aree bonificate? C’era bisogno di lavoro e lì l’hanno trovato. Punto, secondo questo ragionamento la Romania dovrebbe essere Italia perchè gli diamo lavoro.
    Gli Indipendentisti esalateranno certi parti di storia, ma questo documento è proprio di parte … italiana.

    Pure Montanelli ha scritte che i referendum erano una burla.

    Saluti.

  • daniele

    Non serve Montanelli per capire che un referendum deciso il 19 ottobre 1866 e svoltosi il 21 e 22 ottobre, due giorni dopo, quando non c’era il telefono, nè TV, nè internet, nè auto nè aerei …. quando pochi sapevano leggere i pochi giornali che venivano stampati … non serve un genio per capire cosa abbiano combinato questi maledetti invasori

  • franco

    Quando parlate di pellagra, e di fame, ti dimenticate di dire che è stata una conseguenza della occupazione francese prima, e di quella italiana poi. La serenissima, avrà avuto delle pecche , ma non ha mai raggiunto le nefandezze italiane.

  • Matteo Visonà Dalla Pozza

    Buongiorno.
    Non so nemmeno da dove iniziare, se non da un profondo respiro.

    Mi stupisco sempre quando un uomo di sinistra denigra le radici venete. Mi fa male perché so che non sarebbe un impulso socialista, ma fascista.
    Alla fine del risorgimento le culture locali avevano ritrovato un briciolo di rivalsa, ma durante il ventennio furono schiacciate dal regime come prodotti di sottocultura. Venne proibito esprimersi in lingue locali (il veneto lo è) nei contesti ufficiali, la storia pre-unitaria – ad eccezione di quella romana, utile a Benito – venne trattata come il periodo più nefasto della penisola, la Serenissima fu additata come un esempio oligarchico e tiranno …

    Oggi dopo decenni, la lezione fascista è ancora viva, più viva che mai nella sinistra italiana, schiava di questa visione del passato.

    Beatificate le radici degli altri, ma non dei vostri. Giustificate la richiesta d’Indipendenza degli altri, ma non dei vostri. Vi fate promotori delle culture di chi qui arriva nella disperazione (e trova un futuro grazie a chi qui ha costruito qualcosa…), ma non riconoscete le VOSTRE RADICI … che uomini di sinistra siete? Come potete essere in pace con la vostra coscienza?

    Noi abbiamo imparato scavando un po’ di più dell’Abecedario, che la Serenissima è stata la prima ad abolire nominalmente la schiavitù nel 960dc, la prima e la miglior forma di democrazia dell’Europa moderna è stata Venezia (comparatela con gli altri stati dell’epoca…), le carceri venete erano un lusso a confronto delle carceri francesi. La povertà e le carestie venete qui citate non tengono il conto della continua devastazione dei territori subiti dal 1797 al 1945 … continue guerre e invasioni …

    Ma quello che mi fa più male è il rifiuto di accettare la lingua Veneta, una lingua naturale, nata dall’uso quotidiano e plasmata nel corso dei secoli, come lingua di comunicazione … i catalani non fanno così, gli scozzesi non fanno così, i sardi non fanno così, i siciliani non fanno così … solo le persone senza radici abiurano le proprie … e chiedono ai nonni di parlare solo in italiano con i figli …

    Noi di SANCA VENETA abbiamo valicato questo muro. Non so se per voi sia troppo alto, ma vi vogliamo dare un aiuto, se voleste scrivere di Storia, Cultura o Lingua Veneta, iniziate col conoscerla. “La Repubblica del Leone” di Alvise Zorzi, tutt’altro che indipendentista e riconosciuto come miglior storico veneziano, può essere un valido punto di partenza.

    Matteo Visonà Dalla Pozza.

    • valottof

      Che due palle! Ho già sentito queste elucubrazioni dai vostri amici di Raixe e discusso con loro fino alla nausea. Questo post che state scoprendo ora è stato pubblicato il 4 settembre 2011: date un’occhiata alla data!!!
      Io da allora non ho cambiato idea, trovo questi revanscismi demenziali e fuori dalla storia; resto convinto che in Veneto non esista una linguia ma si parlino decine di dialetti (per non dire centinaia) spesso incomprensibili l’uno per l’altro. L’unica lingua è stata il veneziano morto ormai da secoli.
      Ci tenete? Fatevi i vostri referendum fasulli, i vostri “tanki” e tutte le altre minchiate. Riscrivetevi pure la vostra storia a vostro uso e consumo. Non mi interessa riaprire la discussione: quello che avevo dfa dire l’ho detto, se volete verificarlo non avete che da rileggervi i commenti di chi vi ha preceduto nell’indignazione venetista (ce n’è una sfilza) e le mie risposte.
      Rimane il veto dell’uso del dialetto (per questo ho eliminato il commento prima del suo) ed il limite del rispetto e della buona educazione. Per il resto commentate pure se la cosa vi diverte ma io eviterò ulteriori risposte: potete già trovarle tutte più sopra!

      • Siate più rispettosi

        L’articolo è vecchio, ma rimane un disastro: un’analisi “storica” piena di errori grossolani, una riflessione che si spaccia per imparziale, ma tutto è fuorché questo. Io non sto qui a sfottere la sua ideologia politica o quello che le va dietro, difendo la storia e il modo in cui andrebbe studiata, nell’articolo si parla di una visione più oggettiva, ma ciò che si vuol fare è solo POLITICA. Cosa centrano i braccianti veneti di epoca fascista con la serenissima? Cosa centra l’emigrazione di 800-900 con uno stato che non esisteva più e che a suo tempo aveva garantito (abbiamo i dati, le prove, le testimonianze, le fonti) un tenore di vita ben più altro, che attirava gente da fuori anziché costringere all’esodo. lei poi con quest’ultimo commento da prova anche di non conoscere un minimo di linguistica, la differenza fra lingua e dialetto per uno studioso di linguistica non esiste, dialetto non è un termine dispregiativo e sarebbe ora di capirlo. Il veneziano non è morto, risorto o che dir si voglia, la sua situazione è sempre rimasta di diglossia, mai di bilinguismo, il veneziano non è mai stato studiato a scuola, codificato, standardizzato, imposto, in nessuna epoca. Il veneto unitario non esiste, esiste l’insieme delle lingue/dialetti veneti (i due termini come già scritto sopra sono perfettamente intercambiabili), allo stesso modo non esiste l’italiano standard nel parlato, ma il “contesto italo-romanzo” cioè un sistema di varianti dell’italiano regionale e dialetti. Se non vuole che le si commenti l’articolo, cosa inevitabile dato che a prescindere dalla data chiunque lo legga vorrà correggerne gli evidenti errori, lo cancelli. Tirando le somme, senza andare sul personale, l’articolo è un fallimento sotto ogni punto di vista. Si mescolano rievocazioni storiche e organizzazioni politiche, l’amianto con la serenissima…insomma, cancellarlo sarebbe un servizio all’umanità.

  • Stefano

    Diciamo invece che noi veneti ci siamo stufati di mantenere il sud e di finanziare l’autonomia dei privilegiati vicini di casa.
    Meglio allora staccarsi da questo stato maledetto che andrà presto in rovina e decidere da soli il nostro destino, di sinistra o di destra che debba essere.

  • Lara Puppin

    Francyval e Valottof, mi inchino alla vostra saccenza. E vi regalo questa Italia,visto che vi sentite da essa ben rappresentati.Parlate di idee fuori dal tempo, e voi comunisti,allora, che sostenete un’ideologia che, alla prova della Storia, si è rivelata un autentico fallimento? Contesto anche chi scrive che il Veneziano non è mai stato lingua ufficiale.Sbagliato. La cosa che balza immediatamente agli occhi è l’enorme bisogno che c’è di conoscenza storica, quella vera, documentata e non quella manipolata e falsificata che si impara sui libri di scuola per diventare bravi sudditi.Devo anche dire che siete piuttosto maleducati nel rivolgervi a chi (per fortuna)non la pensa come voi. E’ questo l’alto insegnamento che pretendete di impartire agli altri? A mio giudizio,voi avete bisogno di crescere e di imparare a pensare con la vostra testa.
    Vi porgo i miei omaggi.
    Lara Puppin

    • valottof

      Ma guarda te se devo approvare commenti saccenti e maleducati che mi danno del saccente e maleducato!!! Ma se non vi va bene quel che diciamo e scriviamo e come, perchè non ve ne state nei blog vostri?!

  • Lara Puppin

    Se non sbaglio, siamo stati chiamati in causa da Vossignori. Il fatto che non conosciate la Storia del Veneto è di Venezia è comprovato dalle vostre affermazioni.Grazie comunque per la tua generosità nell’approvare il mio commento. D’altronde non vi dite democratici?

    • valottof

      Quando a suo tempo ho provato a rispondere sul vostro (?) sito mi è stato impedito: liberi di accettare solo le vostre favole ma non si capisce perchè il resto del mondo debba sorbirsi i vostri insulti!

  • Lara Puppin

    Raixe Venete non insulta nessuno. Non credo neanche che ti abbiano impedito di scrivere, è più probabile che il sito avesse dei problemi, come a volte succede. Comunque,a testimonianza di come si stava sotto la Serenissima, pubblico, a solo titolo di conoscenza, il Giuramento di Perasto pronunciato da Giuseppe Viscovich, Capitano di questa città situata sulle Bocche di Cattaro (Oggi Montenegro, allora Albania Veneta). Distintasi per la grande fedeltà alla Repubblica, essa esercitava il privilegio di conservare il Gonfalone da guerra della nave ammiraglia della flotta veneziana, assumendo per questo il titolo di “Fedelissima gonfaloniera”.
    Il 17 agosto del 1797, prima di passare in mano austriaca in seguito alla caduta della Serenissima, i cittadini di Perasto seppellivano con grande cordoglio, per sottrarlo agli occupanti, il Gonfalone sotto l’altar maggiore della Cattedrale. Il discorso pronunciato da Viscovich è passato alla Storia come esempio di dedizione di una popolazione al suo governo.

    ” In sto amaro momento, che lacera el nostro cor; in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, el Gonfalon de la Serenissima Repubblica ne sia de conforto, o Cittadini, che la nostra condotta passada che quela de sti ultimi tempi, rende non solo più giusto sto atto fatal, ma virtuoso, ma doveroso per nu. Savarà da nu i nostri fioi, e la storia del zorno farà saver a tutta l’Europa, che Perasto ha degnamente sostenudo fino all’ultimo l’onor del Veneto Gonfalon, onorandolo co’ sto atto solenne e deponendolo bagnà del nostro universal amarissimo pianto. Sfoghemose, cittadini, sfoghemose pur; ma in sti nostri ultimi sentimenti coi quai sigilemo la nostra gloriosa carriera corsa sotto el Serenissimo Veneto Governo, rivolzemose verso sta Insegna che lo rappresenta e su ela sfoghemo el nostro dolor. Per trecentosettantasette anni la nostra fede, el nostro valor l’ha sempre custodìa per tera e par mar, per tutto dove né ha ciamà i so nemici, che xe stai pur queli de la Religion. Per trecentosettantasette anni le nostre sostanze, el nostro sangue, le nostre vite le xe stade sempre per Ti, o San Marco; e felicissimi sempre se semo reputà Ti con nu, nu con Ti; e sempre con Ti sul mar nu semo stai illustri e vittoriosi. Nissun con Ti n’ha visto scampar nissun con Ti n’ha visto vinti o spaurosi! Se i tempi presenti, infelicissimi per imprevidenza, per dissenzion, per arbitrii illegali, per vizi offendenti la natura e el gius de le genti, no Te avesse tolto dall’Italia, per Ti in perpetuo sarave stade le nostre sostanze, el sangue, la nostra vita, e piutosto che vederTe vinto e desonorà dai Toi, el coraggio nostro, la nostra fede se avarave sepelio soto de Ti ! Ma za che altro no resta da far per Ti, el nostro cor sia l’onoratissima To tomba e el più puro e el più grande elogio, Tò elogio, le nostre lagreme”.

    Credo sia comprensibile anche a tutti.

    • valottof

      Dulce et decorum est pro patria mori… (Orazio, Odi, III, 2, 13)
      Si: l’ho già sentito da parte di tutte le patrie possibili ed immaginabili!

      “Con questo celebre verso Orazio stimola i giovani Romani ad imitare le virtù e l’eroismo guerriero dei loro antenati.”

  • Lara Puppin

    Non ho tolto quell’ anche, residuo di una frase precedente. Mi scuso

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