Certi momenti

Questa sera ero in Consiglio Comunale; tra il pubblico incerto e preoccupato, prima, e furente poi.

Un Consiglio Comunale semi clandestino: mi hanno fatto notare che ancora questa sera non ce n’era notizia sul sito del Comune. Dunque un C.C. indetto con la volontà di non far sapere cosa si vuole fare, di operare alle spalle e sulla pelle di cittadini e lavoratori, ma in silenzio, nell’ombra di stanze chiuse, lontano dagli occhi, dalle orecchie e dalle teste.
Da un’amministrazione che evidentemente prova vergogna per le sue scelte (o dovrebbe provarne) appoggiata da una maggioranza di yes men che non ha nulla da dire – ammesso che qualcosa pensi – se non lanciarsi in spericolate esibizioni ridicole con attacchi personali assurdi contro i consiglieri dell’opposizione.

Veramente una cosa da far accapponare la pelle al pensiero delle bassezze e dell’insipienza a cui siamo arrivati; a cui è arrivato chi in teoria ci governa, ma in pratica vive alla giornata senza sapere che pesci pigliare!

Questa sera hanno virtualmente dato il benservito a 120 lavoratori: quelli di Mo.Se. a cui hanno annunciato la cessione dell’asilo comunale Lilliput e la messa a bando dell’appalto per le pulizie e la manutenzione degli stabili comunali. E l’hanno fatto dicendo – exegi monumentum aere perennius: la faccia del capogruppo della Lega, Zardetto – che l’obiettivo è la difesa del loro posto di lavoro!

Misure che avranno ricadute gravissime e non tutte immediate o evidenti: chi opera al Lilliput e nelle pulizie passerà (a meno che non sia in esubero!) alle dipendenze di chissà quale azienda o cooperativa di facciata che riuscirà a vincere gli appalti spingendo al massimo ribasso. E naturalmente in questo genere di servizi il ribasso non può che scaricarsi sulla pelle dei lavoratori.
Tutti gli altri perchè Mo.Se. (siamo in tanti a dirlo da troppo tempo!) avrebbe bisogno di ampliare il suo raggio d’azione ed aumentare operatività e fatturato per reggere la concorrenza: tagliandole importanti asset la si condanna alla chiusura certa.

Del resto che questo fosse l’obiettivo finale di questa amministrazione era evidente da tempo: noi stessi l’abbiamo denunciato più volte, anche quando le misure non erano ancora così scopertamente fallimentari.

Ma eccoci arrivati al redde rationem: con i lavoratori che contestano rumorosamente, così incazzati e giustificati che nemmeno i carabinieri hanno il coraggio di far la faccia feroce: li convincono ad uscire dall’atrio del comune, ma con garbo, con rispetto, in fondo con una sorta di solidarietà per chi in questo momento viene mazzato proprio da coloro che dovrebbero difenderlo; arrivano a dire loro che da fuori, sotto le finestre, la loro protesta sarà più udibile e plateale.

Abbiamo sentito tante assurdità questa sera; appelli alla minima ragionevolezza derisi o passati del tutto inascoltati; sciocchezze sparate come verità e verità tirate fuori dalla rabbia di chi non vede futuro.

Una cosa certamente sensata e definitiva abbiamo sentito gridare da quei lavoratori: DIMISSIONI! Andatevene a casa che di danni ne avete fatti fin troppi.

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