Archivi del mese: febbraio 2012

Riceviamo e diffondiamo: solidarietà della FdS veneta con la val di Susa

Il Treno ad Alta Velocità TAV è una grande opera devastante per il territorio e l’economia delle Comunità, serve ad alimentare affari poco puliti, costruire cordate di privati che con il denaro pubblico si arricchiranno, senza nessuna utilità sociale.

La TAV non serve a trasportare merci, ne a dare le risposte ai moltissimi cittadini, lavoratori e studenti pendolari in primo luogo, che ogni giorno fanno i conti con un servizio inadeguato: treni fatiscenti, corse che saltano, ritardi costanti, stazioni degradate o inservibili.

In questi giorni alla sacrosanta domanda dei cittadini della Val di Susa di poter decidere sul futuro della loro terra, la risposta è stata la militarizzazione della Valle, la repressione brutale. Si vogliono imporre scelte espropriando le Amministrazioni Comunali; si vuole rendere operativo un progetto che non gode del consenso delle popolazioni, facendo carta straccia delle regole democratiche. Noi stiamo con le popolazioni in lotta per il diritto all’autodeterminazione, denunciamo la TAV come una grande truffa ai danni dei cittadini, uno spreco di risorse finanziarie che il paese potrebbe e dovrebbe utilizzare per ben più drammatiche emergenze.

Cogliamo l’occasione per fare tutti i nostri auguri a Luca Abbà, valsusino feritosi gravemente mentre provava con la sua protesta pacifica a denunciare l’apertura del cantiere imposta mano militare.

E’ bene far sapere ai grandi affaristi che pensano di sprecare il denaro pubblico su queste mega truffe, che siamo pronti a trasformare tutto il territorio dove dovrebbe passare il tracciato, compreso il tratto che si va annunciando da Venezia a Trieste, in terreno di sollevazione popolare. Per queste ragioni e in solidarietà con le iniziative che in queste ore si stanno promuovendo in tutta Italia, abbiamo deciso di esporre dalle finestre del Consiglio Regionale uno striscione contro la TAV per ricordare anche alle istituzioni venete che senza il consenso delle comunità del nostro territorio, nessun progetto può essere imposto

Renato Cardazzo  sengretario PRC Veneto

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Forza Luca!

Gli vogliono tutti bene e tutti lo seguono perché ne ammirano le profonde convinzioni.

In Valle di Susa, del resto, ha la sua casa, la sua terra, la sua vita: lui – aggiunge – si batte per difenderle. Luca è anche una delle centinaia di persone che hanno acquistato uno dei minuscoli appezzamenti in Valle Clarea divorati stamani dalle ruspe e dalle reti del cantiere Tav.

“Abito – ha scritto Luca – nella casa dove nacque mio padre e dove hanno vissuto fino alla morte i miei nonni. Vivo del reddito che mi fornisce la Terra tramite i suoi prodotti. E il tempo che dedico (volentieri) alla lotta No Tav lo ritaglio tra il lavoro e le mille faccende della vita di campagna. L’amore per la Terra e per questa valle mi spinge a difenderla fino in fondo dalle mani avide degli speculatori” (Notizie Tiscali)


Taglia le ali alle armi!

Tagliamo le ali alle armi! (logo della campagna No F35)Anche a Mogliano ieri si è aderito alla campagna nazionale contro l’acquisto dei cacciabombardieri F35: 90 aerei che l’Italia dovrebbe acquistare alla miserie di 120 milioni di euro l’uno!

Raccolta di firme per tutto il giorno davanti alla COOP  – con un banchetto unitario che ha visto presenti rappresentanti del centrosinistra moglianese – che si è conclusa con oltre 180 firme raccolte in calce alla petizione.

Queste firme, che si uniscono a quelle raccolte in questi giorni da varie associazioni, verranno consegnate al coordinamento nazionale della campagna promossa dalla Tavola per la Pace, Sbilanciamoci e Rete Italiana per il Disarmo


Non di sola politica…

Ovvero chi non ha orecchie per intendere la logica avrà difficoltà a capire il reale.

Facciamo uno strappo alla nostra abitudine di pubblicare (quasi) solo commenti di carattere politico, per dedicarci per una volta alle scienze. Lo facciamo perchè riteniamo sia giusto non limitarsiad economia e polemica. ma anche perchè Telmo Pievani, autore dell’articolo che risponde alle periodiche assurdità creazioniste della chiesa cattolica, sarà presto a Mogliano ospite del Circolo Galilei: motivo di più per non perdersi quella serata.
Ma adesso godetevi la vis polemica dell’autore.

L’articolo è preso dalla versione online di Micromega a cui rimandiamo per chi voglia leggere anche gli interventi a cui risponde.

MISTIFICAZIONI ANTISCIENTIFICHE

di Telmo Pievani

Bisogna capirli, questi recensori dell’Avvenire. E’ sempre più dura. Essere baldanzosamente creazionisti e orgogliosamente bigotti, come un qualsiasi candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, da noi pare brutto. Giocare con le truffe pseudoscientifiche tipo Intelligent Design conduce verso vicoli ciechi teologici di cui si accorge anche uno scolaretto del primo anno di catechismo. Nel frattempo la scienza, questa impudente, continua ad accumulare montagne di evidenze a favore non soltanto dell’evoluzione come fatto, ma anche della radicale contingenza storica e geografica che ci ha portato fin qui. Che fare? Tenersi stretta la propria fede, come insindacabile scelta soggettiva e spirituale? Magari, ma non si può: la Conferenza Episcopale, così attenta ai poteri mondani, subito tuonerebbe.

Non resta allora che affidarsi alle solite mistificazioni antiscientifiche, sperando nell’indulgenza complice dei propri lettori. L’autore della rubrica “Controstampa”, Pier Giorgio Liverani, è appassionato di evoluzione e ci fa piacere. Solo che non ha ben presente di che si tratta e sta esibendo alcuni infortuni decisamente spassosi. Nella puntata del 19 febbraio se la prende con la scienza “positivista, radicale ed evoluzionista” di MicroMega, presupponendo dunque che esista una scienza non evoluzionista (guai però a dire poi che sono creazionisti). Il nostro non vuole far parte della comunità delle scimmie nude e lo capiamo: è dura accettare che oggi la scienza sia in grado di spiegare la meravigliosa e ambivalente unicità di Homo sapiens senza ricorrere a salti ontologici o trascendenze. Non lo sfiora nemmeno il dubbio che la storia evolutiva non sia affatto degradante ma ci nobiliti, e che forse il participio sapiens sarebbe meglio onorato usando gli strumenti della ragione e non quelli dell’ostinazione fideistica.

A proposito di sapiens, il nostro è persino convinto di aver trovato un errore grammaticale nel sottotitolo dell’Almanacco della Scienza (“avrebbe potuto non accadere mai”, anziché “sarebbe”), ma è smentito niente meno che dall’Accademia della Crusca alla pagina “Ausiliare con i verbi servili” (http://www.accademiadellacrusca.it/). Prima di interpretare il Verbo, sarebbe bene imparare a declinare i verbi. Ma l’affezionata firma di questo giornale con un grande avvenire alle spalle ha in serbo per noi altre sensazionali scoperte. La prima è che il nuovo modello ad albero cespuglioso dell’evoluzione umana sarebbe una confutazione della teoria darwiniana, il che non è semplicemente falso, è ridicolo. Per dirlo bisogna proprio non avere la minima idea di che cosa sia la teoria darwiniana, e ostentarlo come se fosse un punto di merito. La seconda bufala, già sentita fino alla noia, è che la teoria evoluzionistica non sarebbe scientificamente provata “perché non ripetibile”. Chi fa questa obiezione – che ignora le innumerevoli prove sperimentali, in laboratorio, ripetibili, dei meccanismi evolutivi che poi si riscontrano nella storia naturale – oltre a leggersi un buon manuale di biologia evoluzionistica può sempre fare un semplice test: alla prossima infezione usi l’antibiotico in modo inadeguato e attenda che si formi nel suo organismo una variante resistente del batterio. Avrà dimostrato su se stesso che la selezione naturale è ripetibile, eccome.

Poi un giorno un pontefice si correggerà e diranno che si sono sbagliati: funziona così da svariati secoli. Intanto nella puntata del 5 febbraio troviamo un’altra sintesi dello sciocchezzaio antievoluzionista. Una spiegazione che contempla il caso non sarebbe scientifica in quanto incapace di fare previsioni. Valga dunque l’esperimento di prima con il batterio: si accettano scommesse. Il caso sarebbe una “non-legge” e dunque non scientifico: ci vuole talento per negare in un colpo solo tre secoli di scienza moderna, dal calcolo delle probabilità al caos deterministico. L’evoluzionismo sarebbe un dogma indiscutibile, quando in realtà è un fecondo programma di ricerca scientifico in continuo aggiornamento. La trasmutazione di alcuni dinosauri in uccelli è messa in caricatura come se gli evoluzionisti sostenessero un atto di “volontà” da parte degli animali. E questi sarebbero i “moderati”, i concessionari esclusivi dei moniti morali diffusi in mondovisione. Desolante, ma in fondo anche divertente. Lunga vita dunque all’Avvenire e che nessuno ne auspichi più la chiusura: è troppo bello vedere di cosa è capace la fantasia ideologica pur di negare l’evidenza.


Non disturbare il manovratore

Da ieri sera siamo un po’ meno liberi. Meno liberi di conoscere e dunque meno liberi di scegliere; il tutto in nome della “governabilità” gravemente inficiata fino ad ora (pare) dal fatto che il Consiglio Comunale poteva chiedere conto a sindaco ed assessori dell’operato della giunta, avendo diritto di ottenere una risposta pubblica ed un pubblico dibattito.

L’attuale maggioranza ha messo da parte i presunti mugugni e mal di pancia ed ha votato ancora una volta compatta (compreso il sindaco ed il presidente Celebrin) la modifica dello Statuto Comunale che coglie due piccioni con una fava: blinda il controllo politico delle funzioni amministrative del Comune dando la possibilità al sindaco di attribuire prerogative dirigenziali ad un Direttore Generale legato a doppia mandata al partito unico che ormai ci governa (la Lega Nord) e costringe i consiglieri ad inviare le proprie interrogazioni sull’operato delle giunta in forma scritta ed attendere una risposta scritta che si garantisce arriverà entro 30 giorni.

La gran parte del dibattito pubblico (fondamentalmente le chiacchiere da bar) si è concentrata sul costo del Direttore Generale – se prenda 120 o 150 mila euro l’anno – tralasciando il vero nodo: la mordaccia imposta a chiunque possa criticare o ostacolare le scelte di questa maggioranza: sia esso consigliere oppure dirigente.

E’ la filosofia del “non disturbare il manovratore” seguita dalla Lega e dai suoi tardi epigoni (come il sindaco dott. Giovanni Azzolini) fin da sempre: il capo ha la verità in tasca, è legittimato dal popolo, non deve spiegazioni a nessuno e qualsiasi cosa faccia è nel giusto.

D’ora in avanti avremo una democrazia epistolare dove, di 30 giorni in 30 giorni, per chiedere conto di un atto di giunta, tra richieste, risposte e contro deduzioni, potranno trascorrere anche 3 mesi nel silenzio più assoluto. Certo: il consigliere potrà sempre rendere pubbliche le sue richieste (speriamo non impongano d’ora in avanti anche il Segreto Amministrativo!), ma vi immaginate l’attenzione dei media e del pubblico verso una interpellanza presentata in forma scritta? E chi si ricorderà più della cosa quando 30 giorni dopo lo stesso consigliere potrà rendere pubblica la risposta scritta ottenuta?! E se questa risposta non fosse soddisfacente chi attenderà i successivi scambi mensili per cercare di vederci più chiaro?!

Sull’altro versante sarà agevole per il sindaco dott. Giovanni Azzolini, esautorare un dirigente comunale, non sufficientemente accomodante, delle sue funzioni: metterlo sotto la tutela politica ed amministrativa di un neo funzionario che deriva la sua autorità dal fatto di essere assolutamente organico al partito di potere. Una figura che ci ricorda quella del Commissario Politico che, in altri contesti storici ed ideologici, vegliava sull’ortodossia delle scelte e delle posizioni.

Poco ci cale dunque che lo zampolìt pesi sulle casse comunali (e dunque sulle tasche di noi tutti) 120 o 150 mila euri: anche fossero la metà si tratterebbe comunque di pagare per consentire ad una maggioranza raffazonata ed abborracciata di imporre la propria logica costi quel che costi: non disturbate il Conducător!


Territorio e politica a Venezia (aspettando Mogliano)

Riceviamo e volentieri diffondiamo!

TAV, AEROPORTO, QUADRANTE: LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA SI OPPONE A QUEST’OTTICA DI STRAVOLGIMENTO DEL TERRITORIO

Credo che il minuetto di opinioni, smentite, tracciati TAV, terze piste e ampliamenti dell’Aeroporto Marco Polo di Venezia, al quale stiamo assistendo confermi la validità e la fondatezza del voto contrario espresso sul PAT dalla Federazione della Sinistra.
Un voto basato sulla tesi che il Comune di Venezia, svincolando lo sviluppo del “Quadrante di Tessera” dalla prioritaria e prevalente localizzazione dell’intervento su aree oggi di proprietà dell’Amministrazione, a partire dagli ambiti già pianificati dagli strumenti urbanistici in vigore, abdicava dal ruolo di protagonista delle scelte di governo del territorio a vantaggio di SAVE SpA, spalancando le porte alla realizzazione della terza pista aeroportuale e di molto altro.
A chi sapeva o voleva leggere con attenzione la realtà, appariva chiaro che l’architettura che scaturiva dalla proposta di PAT adottato, ben lungi dall’essere risolutiva rispetto ai potenziali danni connessi alla cementificazione di un territorio che è da considerarsi ad alto rischio idrogeologico (cementificazione che va invece esplicitamente e definitivamente impedita), era totalmente funzionale a riposizionare le esigenze di sviluppo bulimico dell’aeroporto e di SAVE al centro dello scacchiere di interessi in campo, alludendo ad una città che si mette, costi quel che costi, a servizio della sua infrastruttura e non il contrario.

E’ consequenziale che, seguendo questa logica – cioè se non parliamo più “dell’aeroporto di Venezia ma di Venezia dell’aeroporto” – ogni slancio di fantasia infrastrutturale diventa possibile e, in ossequio al primato delle strategie di sviluppo di SAVE, prende senso ragionare di fermate TAV che arrivano a Tessera, sconvolgendo la fisionomia e la polarità urbana del nostro Comune, contro ogni ragionevolezza trasportistica che suggerirebbe di saldare al polo aeroportuale il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale per legarlo a doppio con il suo naturale bacino d’utenza e non con una linea ad alta velocità. E così potranno assumere un senso logico (naturamente secondo la logica che anima la realizzazione di molte opere pubbliche utili solo per chi le deve realizzare) linee tranviarie oggi destinate a servire i campi, la sublagunare, le cubature a commerciale che svuoteranno Mestre e Venezia e chi più ne ha, più ne metta!

Per queste ragioni, aderisco certamente alle proposte di chi chiede alla Giunta di avanzare opposizione alle Mappe di Vincolo Aeroportuale presentate da ENAC e che chiedo al Sindaco Giorgio Orsoni di restare aderente a quanto votato dal Consiglio Comunale, anche con il PAT, sul tracciato AV/AC, essendo assolutamente da evitare la riproposizione di una situazione analoga a quella vissuta con il suo predecessore Paolo Costa sul MOSE.

Al contempo ribadisco la volontà della Federazione della Sinistra di operare per fermare quest’opera di stravolgimento del territorio e dei suoi delicati equilibri, a partire da una netta revisione degli attuali contenuti del PAT, per riportare al centro l’interesse collettivo e ripristinare nelle mani dell’Amministrazione Comunale le leve di governo dei processi di pianificazione. Una volontà che confido venga condivisa anche da quelle forze politiche che “obtorto collo”, con l’intento di ridurre il danno, hanno avvallato con il PAT mediazioni che oggi dimostrano di essere impraticabili, essendo basate su un rapporto disarmonico tra gli attori in gioco che può essere riequilibrato solo se le Istituzioni locali, Comune di Venezia in primis, decideranno di governare le dinamiche che interessano i loro territori avendo come obiettivo di fondo il soddisfacimento del bene comune e non l’eterna rincorsa di pulsioni speculative che, in ultima analisi, finiscono sempre con l’impoverire il territorio.

Un saluto a pugno chiuso,

Sebastiano Bonzio


“Luciano Barosco è il nuovo presidente della società partecipata Mogliano Servizi Spa. […] 55 anni, dirigente d’azienda con un’esperienza trentennale nella gestione del personale ed esperto in acquisti […]. Residente a San Donà di Piave con la famiglia, Barosco conosce bene la realtà moglianese essendo stato tra l’altro allievo del Collegio salesiano Astori“.

Ora, non voglio certo mettere in dubbio la reputazione del rag. Barosco, che non conosco né personalmente né indirettamente, non è noto (almeno qui) come uomo di partito e non si sa quali siano i santi che certamente ha in qualche paradiso.

Mi limito a considerare le lodi che ne tesse il Gazzettino certamente su imboccata dell’Amministrazione Comunale di Mogliano dalla quale la nomina dipende essendo Mo.Se. controllata da questa per l’84,5%

Che il rag. Barosco abbia lunga esperienza come dirigente aziendale non è cosa che mettiamo in dubbio: certo c’è da chiedersi quale possa essere l’affinità tra gestire il personale di un colorificio industriale e presiedere il Consiglio di Amministrazione di un’azienda comunale di servizi quale Mo.Se.

In seconda battuta è bene che si adoperi per un rapido corso full immersion di aggiornamento sulla realtà moglianese. Facendo due conti della serva: se ha 55 anni ed ha studiato al Collegio Astori, significa che la sua esperienza da collegiale è terminata tra i 35 ed i 40 anni fa: in tempo probabilmente per assaggiare le ultime mitiche pesche moglianesi (quanti di voi sapevano che Mogliano un tempo esportava le sue pesche in tutta Europa?), ma non certo per farsi un’idea dell’attuale condizione di Mogliano. Men che meno della sua scuola, che è in gran parte pubblica, e della complessa realtà sociale.

Se poi, come titola il Gazzettino “punta al rilancio di MoSe“, allora è bene che approfondisca il suo aggiornamento, oppure che ci risparmi certe panzane. Dovrebbe infatti sapere (in caso contrario lo aggiorniamo in proposito) che con recenti delibere l’Amministrazione Comunale leghista ha tolto a Mo.Se. tutti i servizi fonte di ricavi lasciando solo la refezione scolastica e quella del Gris. Il Gris non paga e la refezione scolastica, grazie al taglio del cofinanziamento, è costretta a ridurre i costi di produzione in maniera letteralmente impossibile.

Dunque non sappiamo se il rag. Barosco sia uomo di partito – certo qualche santo in paradiso ce l’ha se sono andati a pescarselo fino a San Donà! – ma almeno non pensi di venire qui a fare lo gnorri: dica chiaramente che ha l’incarico di portare Mo.Se. alla liquidazone perchè sia possibile cederne fette maggioritarie ad acquirenti già individuati da tempo e non stia lì a prenderci per il naso pennellando di rosa il suo curriculum ed i suoi obiettivi.


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