Concomitanze (non) casuali

Per uno strano caso mi arrivano in rapida successione alcune notizie, totalmente indipendenti per fonte e motivo, ma collegate tra loro. Ve le riporto in ordine di arrivo.

1) Partecipo come rappresentante dei genitori ad una serie di riunioni ed assemblee dalle quali emerge il progressivo deterioramento del servizio di refezione garantito da Mo.Se.: menu sempre meno vario; uso frequente ed indiscriminato di cibi “spazzatura” (bastoncini di pesce, polpettine di carni varie, budini confezionati…junk food!); pessima qualità dei cibi cotti; riduzione dei tempi di servizio con conseguente calo di qualità (ad es. pulizie degli spazi molto superficiali). Apprendo infine che l’idoneità del menu erogato non è più certificata dalla ASL di Treviso

2) L’Amministrazione Comunale cerca di far passare sotto silenzio il fatto di non essere riuscita a distribuire ben il 20% del magro stanziamento erogato per ridurre il costo della refezione scolastica per le famiglie ormai in sempre più grave difficoltà. Come non bastasse decide di trasferire l’avanzato alla Leva Civile che si occupa di una distribuzione – per cause di forza maggiore – praticamente in assenza di criteri certi, ovvero poco meno che casuale: chi primo arriva…

3) Il Consiglio Comunale, riunitosi l’8 maggio scorso, aveva all’OdG al punto 3 la seguente proposta: “Revisione del Regolamento del servizio comunale Nidi d’Infanzia“. Motivazione ufficiale della principale modifica (nascosta sotto alcuni ritocchi ulteriori): “ampliare orario e giornate dei servizi per venire incontro alle necessità delle famiglie che lavorano” (Assessore Severoni)

4) Esce il regolamento dei Centri Estivi 2012 dove un paragrafo evidenzia che “Non è consentito consumare in refettorio pasti diversi da quelli somministrati da Mo.Se. S.r.l.” (che costeranno 4,5 euri l’uno)

5) Mi arriva a casa il verbale del Consiglio di Interclasse della scuola frequentata da mio figlio che dice “Ai dipendenti Mo.Se. è stato tagliato di 15 minuti l’orario di lavoro durante la mensa scolastica, quindi i pasti devono essere consumati in tutta fretta in turni sempre più ristretti

6) Riesco ad avere in visione le lettere di contestazione disciplinare inviate al personale di Mo.Se. che lo scorso 30 novembre, a causa dei gravissimi tagli effettuati dall’Amministrazione Comunale, dopo aver tentato inutilmente sia la strada della concertazione che quella della contestazione, si è riunito in assemblea sindacale comportando difficoltà nel servizio di refezione scolastica

Cos’hanno in comune queste notizie? Che ruotano tutte attorno a Mo.Se., ai servizi che l’azienda (di proprietà del Comune di Mogliano per l’84,5%) eroga, ai tagli che è costretta a subire ed a chi ne paga le conseguenze. Tutte hanno la loro causa in un unico fattore che l’Amministrazione ha riassunto – ovunque e con qualsiasi interlocutore – con un lapidario “Non abbiamo soldi“.

A prima vista hanno pure ragione: sappiamo tutti quanto siano stati tagliati i fondi a tutti i livelli, ed i comuni non sono certo privilegiati, anzi sono forse quelli che hanno pagato di più.

Però se andiamo a vedere meglio come stanno le cose ci accorgiamo che i tagli che si impongono, in realtà provengono tutti da un peccato originale che, malgrado fosse stato segnalato da tutti ed in ogni modo, l’Amministrazione ha fatto, rivendicandolo ed assumendosene pubblicamente la responsabilità: il taglio del contributo alla refezione scolastica con conseguente aumento del costo del pasto per tutti i bambini ed imposizione a Mo.Se. di ridurre il costo effettivo.

L’improvvisa ed indiscriminata impennata del costo del pasto a scuola ha avuto come conseguenza immediata che chi era in difficoltà economiche ha smesso di acquistare i buoni e cercato soluzioni alternative. Chi non era in condizioni di grave ristrettezza si è spesso trovato in difficoltà: l’aumento su un figlio che faccia due pasti alla settimmana pesa poco, ma su due o tre figli a tempo pieno (cinque pasti la settimana ciascuno) diviene insostenibile. Molti di coloro che avrebbero potuto sopportare l’aumento si sono attivati con una forma di contestazione (lo “sciopero del panino”) per solidarietà con chi è stato colpito.

Contemporaneamente Mo.Se. per cercare di arrivare al costo imposto, ha colpito il personale riducendo orari (a lavoratori/trici già in parttime striminziti!), dando ordini di servizio impopolari (non si puliscono gli spazi dove mangiano i bambini con il panino) ed abbattendo la qualità delle materie prime e soprattutto la loro freschezza: una persona può cuocere bastoncini di pesce equivalenti a tante porzioni quante ne possono fare 5 persone che cuociano e preparino pesce fresco; un budino confezionato richiede solo di essere distribuito e non lavato e preparato come la frutta fresca…

La situazione s’è rivoltata contro Mo.Se. – se cala la qualità calano i clienti! – e conseguentemente contro la sua proprietà, ovvero il Comune di Mogliano. A questo punto si è intervenuti con nuovi tagli: a pulizie e manutenzione degli immobili comunali ed al Nido Comunale “Lilliput” (la modifica al regolamento serve per permettere ai privati che l’avranno in gestione di guadagnare su servizi a pagamento, non per venire incontro alle necessità delle famiglie!). Per Mo.Se. questo significa una drammatica riduzione dei servizi erogati che non può che ricadere sul personale: si scatenano le proteste e l’assemblea con sospensione del servizio da cui derivano le contestazioni al punto 6. Non solo all’Amministrazione la cosa non interessa, ma anzi il sindaco dott. Giovanni Azzolini è in prima fila a ringhiare minaccie di atti disciplinari contro chi protesta, dopo aver preteso la presenza dei carabinieri al Consiglio Comunale che ha preso queste decisioni.

La politica poi continua ad essere quella del bastone e… del bastone! Se da una parte partono i provvedimenti disciplinari, dall’altra si decurtano ulteriormente gli orari di lavoro (e gli stipendi: non crediate!) e la qualità del servizio. E sempre più genitori premono per potersi arrangiare altrimenti: al punto che i Circoli Scolastici votano regolamenti per liberalizzare la refezione. Mo. Se. e l’Amministrazione rispondono tagliando i servizi (pulizie in questo caso) per chi non paga i buoni mensa e mangia altro, oppure vietando di mangiare altro dove possono (i Centri Estivi non dipendono dai regolamenti scolastici e dunque sono alla mercè dell’arroganza dei nostri amministratori).

Viene da fare le ultime considerazioni ed una domanda. Considerato che una consistente parte dei costi ricade comunque sul comune o in forma di contributo (in attesa che Mo.Se. riesca nella Mission Impossible di dimezzare il costo del pasto!) oppure in quanto maggiore proprietario di Mo.Se. laddove l’azienda fallisse. Considerato che l’aumento ha reso indispensabile aiutare (decentemente: non nel modo vergognoso attuale!) le famiglie in difficoltà. Considerato che i lavoratori Mo.Se. pagheranno pesantemente i tagli e finiranno per pesare sul comune in termini di mancate entrate e di servizi sociali da erogare. Considerato che il degrado progressivo dei servizi spinge sempre più cittadini a contestare, ma anche a trovare modi diversi di arrangiarsi.

Quanti soldi potrà alla fine risparmiare effettivamente il Comune? Il risparmio ottenuto sarà tale da giustificare il prezzo che pagheranno i lavoratori di Mo.Se. ed i cittadini di Mogliano? Amministratori con questa dinamica visione dello sviluppo dei servizi al cittadino e del rispetto dei lavoratori non starebbero meglio a casa loro a sbandierare i simboli padani nel salotto?!

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2 responses to “Concomitanze (non) casuali

  • Marina CCM

    Ladri di merendine?

    • francyval

      Purtroppo le merendine sono solo uno degli aspetti della questione. Per il lavoratori di Mo.Se. si tratta piuttosto di un furto di futuro; per chi si trova con una contestazione disciplinare per una sacrosanta reazione si tratta di un furto di diritto ad esprimersi e contestare; per chi si trova costretto a scegliere tra portare a casa il figlio oppure non farlo partecipare ai centri estivi perchè non può permettersi retta e buoni pasto, si tratta di un furto di servizi sociali; e per quei bambini si tratta di un furto di socialità: dovranno passare un’estate da soli o per strada…
      Insomma, al di là delle battute, il problema non sta tanto nel fatto che neghino “la merendina” ma che impediscano di provvedere altrimenti e scarichino sui lavoratori e le famiglie la loro pretesa di essere detentori della verità e dell’unico diritto di scelta

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