Archivi del mese: luglio 2012

La rottura monetaria

Da il Manifesto di oggi 26 luglio 2012 – Joseph Halevi

Le politiche di austerità condotte in Grecia, Italia e Spagna stanno aggravando la crisi e la stessa situazione debitoria dei paesi summenzionati. Questo stato di cose comporta la rottura del meccanismo di trasmissione monetaria nell’eurozona. Al grande pubblico non se ne parla ma negli organi più specializzati la rottura monetaria dell’eurozona viene sottolineata ai massimi livelli.
La settimana scorsa il governatore della Banque de France Christian Noyer ha concesso un’intervista al quotidiano finanziario tedesco Handesblatt, riportata per intero in francese sul sito della Banque de France. Dopo aver espresso la sua fedeltà all’euro, Noyer afferma che «la modificazione dei nostri tassi d’interesse centrali (della Bce) non si sta ripercuotendo sull’economia. Per i mercati il tasso applicato alle varie banche dipende dal costo del finanziamento dello Stato e non dai tassi fissati dalla banca centrale». E qui appare la giustissima osservazione che avrebbe dovuto ottenere titoli di prima pagina: «Ciò significa che la trasmissione della politica monetaria non è operante». Vale a dire, la Bce non riesce più a dirigere la politica monetaria dell’eurozona. Noyer sottolinea che tale fenomeno «è inaccettabile per una banca centrale in un’unione monetaria». Il sistema monetario europeo non è dunque più tale. L’unica misura che ottiene la fiducia dei mercati è l’elargizione di soldi direttamente alle banche. Tuttavia, sostiene Noyer, «in futuro non possiamo appoggiarci indefinitivamente su un sistema ove la banca centrale finanza massicciamente il sistema bancario e riceve massicciamente liquidità dall’altro lato del suo bilancio». L’euro è pertanto diventato una mucillagine.
Possiamo ora raffrontare le ineccepibili constatazioni di Noyer con l’affermazione con cui Mario Draghi chiude l’intervista a le monde di ieri 24 luglio. L’euro non è in pericolo, afferma Draghi senza addurre alcuna spiegazione economica. Tira invece in ballo l’insindacabilità della classe politica. Citiamolo integralmente: «Si vedono degli analisti immaginare scenari di esplosione della zona dell’euro. Ciò equivale a misconoscere il capitale politico che i nostri dirigenti hanno investito nell’unione e l’appoggio dei cittadini europei. L’euro è irreversibile». Certamente, fino alla sua putrefazione totale, visto che il sistema monetario di cui è espressione non funziona proprio più nelle sue arterie e centri nevralgici principali.

 


L’informazione rifletta su come tratta la crisi

Riportiamo un articolo di Alberto Burgio (articolo 21) che commenta l’appello apparso martedì 24 su il Manifesto con una serie di firme certo non indifferenti: Alberto Burgio, Mario Dogliani, Gianni Ferrara, Luciano Gallino, Giorgio Lunghini, Alfio Mastropaolo, Guido Rossi, Valentino Parlato; e che ha avuto una certa eco sulla stampa nei giorni successivi.

Com’è possibile decidere quale politica appoggiare se ci raccontano che ne esiste una sola?

Tutto si può dire della lettera pubblicata ieri dal «manifesto», meno che usi mezze misure. Parlare di furto di informazione non è uno scherzo: perché, dunque, questi toni? Credo che la denuncia muova da una convinzione: oggi, nel trattare della crisi economica e delle politiche che dovrebbero arginarla, la stampa italiana (ma il discorso vale probabilmente anche su scala europea) non svolge la funzione che le competerebbe: quella di spiegare in modo comprensibile gli eventi. Fa perlopiù esattamente il contrario: ripete l’interpretazione ufficiale, la presenta come l’unica possibile e, così facendo, impedisce ai non addetti ai lavori di capire che cosa sta succedendo da cinque anni a questa parte.

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Qualcuno avvisi la giunta!

“Il ministro dell’Agricoltura, Catania, ha annunciato l’arrivo di un ddl per frenare l’avanzata delle costruzioni, che ormai invadono il 6,7% del territorio italiano a danno dell’agricoltura.
Dal 1950 ad oggi la popolazione è cresciuta del 28%, ha spiegato il ministro, mentre la cementificazione del 166%, e in alcune province, come la Brianza il cemento arriva a sfiorare il 55% del territorio.
“Per ora ho ricevuto grande assenso” spiega il ministro,”ma nell’iter del provvedimento mi aspetto forti resistenze trasversali”.

(Televideo RAI 24/07/2012 h 17.46)


Un manifesto per il (buon) senso economico

Vale la pena leggerlo, anche se il suggerimento è quello di farlo con la dovuta calma e meditando bene parole e concetti.

Manifesto Krugman – Layard

Più di quattro anni dopo l’inizio della crisi finanziaria, le principali economie avanzate del mondo restano profondamente depresse, una scena che ricorda fin troppo quella del 1930. E la ragione è semplice: ci affidiamo alle stesse idee che hanno governato le azioni di politica economica nel 1930. Queste idee, da tempo smentite, comprendono errori profondi sia sulle cause della crisi che sulla sua natura che sulla risposta appropriata.

 Questi errori hanno messo radici profonde nella coscienza pubblica e forniscono il sostegno pubblico per l’eccessiva austerità delle attuali politiche fiscali in molti paesi. Quindi i tempi sono maturi per un manifesto in cui gli economisti mainstream offrano al pubblico una analisi dei nostri problemi maggiormente basata sulle evidenze.
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Trelluno? Belviso? E perchè non…

L’ultima disposizione in merito alla riorganizzazione degli enti locali detta la fine di diverse tra le province del Veneto: tra queste Treviso che dovrà accorparsi con Belluno.

C’è chi parla di sedi (il Sant’Artemio costato 80 milioni di euro non è centrale per i due territori e poi i campanilismi…), chi auspica la eliminazione totale; chi si ribella: ovviamente verranno a mancare un sacco di poltrone che fanno gola a molti!

Voglio star fuori da questo coro che poco mi tange e pensare piuttosto alla realtà locale: Mogliano.

Da sempre in bilico tra Treviso e Mestre il nostro comune è, per questioni storiche, sociali, di comunicazione, ecc. molto più prossimo idealmente ed anche geograficamente a Venezia (o meglio: a Mestre) che a Treviso.

Se penso alla Città Metropolitana che vedrà la luce al posto della provincia di Venezia, non posso non considerare il fatto che Mogliano sia certamente molto più organico a questa nuova realtà di tanti comuni che si trovano all’estremo est o ovest dell’attuale provincia. Inoltre con la fusione la nuova provincia TV-BL avrebbe un territorio vastissimo e questioni che renderebbero Mogliano ancora più marginale (si pensi solo alla montagna bellunese).

Ma allora perchè non cogliere l’occasione della riorganizzazione per trasferire Mogliano a buon diritto nell’area metropolitana di Venezia?!

La contiguità geografica è fuor di dubbio (addirittura tracciare un confine tra Mestre e Mogliano è quasi impossibile), la vicinanza culturale anche. Dal punto di vista commerciale, turistico, produttivo, di vie di comunicazione direi che non c’è alcun dubbio. Abbiamo perfino lo stesso prefisso telefonico e per molti anni siamo dipesi dalla stessa ULSS.

Che ne dite: ci facciamo un pensierino?!


Fatevi una maglietta con scritto…

Sono di Mogliano, ma non ho votato per questa maggioranza!” in modo da non dover provar vergogna quando girate per il circondario!

I fatti

A 24 ore dall’inizio del Consiglio Comunale, mercoledì 18 alle 17.30, parte dalla segreteria una mail (e/o un SMS) indirizzato ai consiglieri di opposizione che li informa di una integrazione all’ordine del giorno. La mail contiene tra l’altro una serie di allegati con la documentazione necessaria per le valutazioni: almeno uno di questi è dannneggiato ed illeggibile.

L’integrazione comprende 3 punti (ne abbiamo parlato subito):

  1. Ditta VEGA SOC. COOP. Ratifica del verbale della conferenza di servizi e approvazione variante urbanistica.
  2. Impianto di gestione rifiuti denominato “NUOVA ESA” sito in Comune di Marcon e parte in Comune di Mogliano. Indirizzi generali e richiesta di intervento sostitutivo alla Regione Veneto – Commissario Straordinario per il recupero Territoriale/Ambientale.
  3. Determinazioni in merito alla partecipazione in seno alla Società Mo.Se. srl.

L’urgenza che porta ad un atto così accelerato viene giustificata con il punto 2: l’unico che possa essere considerato sensato.

I ragionamenti

Cosa può aver spinto il sindaco in persona (come si è saputo poi) a pretendere l’integrazione? Lui dice l’urgenza di assumere le decisioni relative; noi pensiamo il fatto che fossero già giunte le comunicazioni di due consiglieri dell’opposizione che motivavano la loro assenza giustificata.

Il retroscena infatti è tuttaltro che secondario. Il presidente Ottorino Celebrin è talmente contrario a questa integrazione che ieri sera in Consiglio, terminata la discussione e la votazione sui primi tre punti che erano previsti originalmente, si è alzato e se n’è andato: non senza aver abbondantemente anticipato e motivato il suo gesto nelle comunicazioni inziali.

E’ cosa nota che la maggioranza a Mogliano esiste solo se votano compatti tutti i consiglieri, il sindaco ed il presidente, al quale la carica è stata attribuita (sacrificando allora Severoni) solo per garantirne la partecipazione alla maggioranza.

E dunque è ipotizzabile che Celebrin si sia inizialmente rifiutato di firmare l’integrazione, ma che di fronte a questo rifiuto Azzolini non abbia potuto forzare la mano per non correre il rischio di trovarsi privo della maggioranza necessaria ad approvare i gravissimi provvedimenti assunti ieri. Una volta scoperto che nell’opposizione sarebbero mancati due consiglieri ha potuto permettersi il blitz: con un brevissimo intervallo (non tale da consentire un precipitoso rientro) ha portato in Consiglio le decisioni ben sapendo che Celebrin l’avrebbe mollato ma certo di disporre comunque della maggioranza (relativa: di fatto una minoranza dei consiglieri!) per approvarle.
Insomma: un vero e proprio braccio di ferro con colpo di mano finale!

Uscito Celebrin, come da regolamento, la presidenza della seduta tocca al consigliere anziano: ovvero il consigliere Busato dell’opposizione. Da lui alcune parole di buon senso: non essendovi reali motivi d’urgenza chiudiamo la seduta e rimandiamo la discussione su questi punti ad un Consiglio Comunale da indire prossimamente, magari disponendo di tutte le informazioni necessarie e facendolo precedere dalla discussione propria all’interno delle commissioni.

Il sindaco si oppone con tutte le sue forze: il dubbio è che questa volta può approfittare dell’assenza di due consiglieri dell’opposizione, la prossima la spaccatura della maggioranza apparirebbe in tutto il suo fulgore portando alla bocciatura dei provvedimenti.

La sospensione viene alla fine messa ai voti e bocciata con il consueto voto bulgaro di una maggioranza disattenta ma compatta. L’opposizione, non avendo altre vie, abbandona l’aula. Sinceramente noi saremmo stati propensi ad una occupazione: ma non tutti hanno la nostra anima movimentista e comunque il risultato non sarebbe cambiato se non per il polverone alzato attorno alla cosa.

Le domande

L'aula del Consiglio semi vuotaVenendo al merito delle decisioni assunte (ritengo: ammetto di non aver avuto lo stomaco di assistere ad un dibattito tra 10 leghisti su temi decisi dal capo!), sono due le cose rilevanti e – aggiungo io – sospette: le determinazioni in merito alla partecipazione in Mo.Se. e l’approvazione della variante al PRG per l’area Vega.

Sotto le terminologie burocratiche si nascondono due atti seri, gravosi di conseguenze a lungo termine, pesanti per il futuro di Mogliano e di molti suoi cittadini, per nulla trasparenti nelle modalità con cui sono stati portati avanti e – come non bastasse – la cui urgenza appare del tutto ingiustificata!

La variante al PRG destinata all’insediamento di VEGA è in discussione da molto tempo: farla significa trasformare 125.000 metri quadri di terreno agricolo, situato esattamente di fronte alla zona artigianale che si trova sulla rotonda che porta a Casale (SPZ) e che dispone ancora di ampie aree inutilizzate, in terreno ad uso industriale.

Area Vega

In arancione la zona interessata dalla variante

Visto che il progetto è in discussione da anni e che l’amministrazione non dispone ancora di dati sensati sul suo impatto, cosa giustifica un’urgenza tale da mettere a rischio la tenuta della maggioranza pur di approvarlo a pochi giorni dalla pausa estiva?!

L’unica risposta plausibile che ci viene in mente è questa: con l’approvazione del PAT il PRG ancora per poco vigente decadrà e dunque approvare quest’area diventerà più complesso e richiederà una procedura di valutazione del suo reale impatto (e della giustificabilità dell’opera!) decisamente più approfondita di quanto fatto fino ad ora e – probabilmente – non più compatibile con un blitz a colpi di maggioranza. Si aggiunga il fatto che la trasformazione comporta un enorme aumento di valore dei terreni interessati: stiamo parlando di milioni di euri di differenza, molti milioni se la proprietà è disposta (almeno nominalmente) ad investirne circa 5 in oneri ed adeguamenti di viabilità ed infrastrutture. Certamente si tratta di un aumento almeno doppio (se non maggiore) che qualcuno si intascherà senza colpo ferire.

Mo.Se. Sappiamo da tempo che l’amministrazione leghista vuole disfarsi di Mo.Se., azienda voluta – è bene ricordarlo! – per garantire alla refezione scolastica una qualità ed un controllo decenti e per la quale molti cittadini hanno fatto lunghe battaglie fino ad ottenere un centro cottura localizzato, un servizio adeguato ai bambini e la garanzia della qualità delle materie prime e delle lavorazioni.

Mo.Se. è di proprietà del Comune di Mogliano per l’84,5%, un 1% è dell’Istituto Gris, il resto del Comune di Marcon. E’ legata al nostro comune da un contratto trentennale per la fornitura della refezione scolastica. Fino a poco tempo fa, gestiva anche alcune manutenzioni, le pulizie degli immobili comunali, l’Asilo Comunale Lilliput; fino a che l’amministrazione leghista non ha deciso di toglierle ed alienare uno ad uno questi servizi (alcuni sono ancora dati in proroga fino alla fine di quest’anno). Facciamo rilevare che il contratto lega Mo.Se. e non l’attuale proprietà: dunque se l’azienda passa di mano il contratto passa con lei!

Il Comune di Mogliano ridurrà (o azzererà: in questo momento ancora non lo sappiamo) le proprie quote di proprietà; il Comune di Marcon non ha intenzione di farlo; l’Istituto Gris non si sa, ma (guarda caso!) in questo momento è controllato dal commissario straordinario nella persona dell’attuale sindaco dott. Giovanni Azzolini

Lo stesso commissario che, con pochi giorni di preavviso, ha tolto a Mo.Se. l’appalto per la refezione all’Istituto Gris assegnandolo a Serenissima Ristorazione. La stessa azienda che da più parti è indicata come interessata a rilevare la proprietà di Mo.Se. e che, a detta di molti, è assolutamente prediletta dalla giunta leghista di Mogliano per il passaggio di consegne. Con questo passaggio – ed anche qui è bene ricordarlo! – chi subentra non prenderà un appalto annuale in seguito ad una gara, ma subentrerà nel contratto trentennale che lega Mo.Se. al comune. Con la marginale differenza che prima il lungo legame era tra il comune ed un’azienda pubblica controllata dal comune; poi sarà tra il comune ed un privato!

Questa uscita, tra l’altro, è assolutamente impopolare: vuoi perchè mette a rischio moltissimi posti di lavoro (il personale che rimarrà sarà comunque come minimo demansionato); vuoi perchè la gran parte dei genitori – come s’è visto nella fase della “Protesta del panino” – non è affatto favorevole a passare sotto le grinfie di un privato, ma vuole piuttosto poter pesare sulle decisioni dell’azienda pubblica e della sua proprietà altrettanto pubblica. Quale momento migliore dunque per approvare una misura impopolare che a luglio con le scuole chiuse e le famiglie in vacanza?!

Sorge anche il dubbio che la messa in forse dei posti di lavoro possa avere un peso tale da spingere qualche consigliere della maggioranza (magari il presidente Celebrin?) a non accettarla a cuor leggero senza discutere. Ed ecco dunque il motivo dell’urgenza: votare la misura a luglio e senza preavviso per evitare la contestazione di lavoratori, cittadini e genitori degli studenti; e nel momento in cui due assenze giustificate nell’opposizione garantiscono la blindatura della maggioranza anche nel caso di defaillance (poi effettivamente avvenuta!) del presidente Celebrin.

Fantapolitica? Certo, letta così sembra veramente un po’ troppo articolata rispetto alle doti politiche dimostrate fin qui da chi ci governa. Ma sinceramente, unendo tutti i tasselli, personalmente non riesco a trovare nulla che si incastri in maniera altrettanto esatta.

Rimane da capire chi saranno i soggetti che trarranno il massimo guadagno da queste manovre: chiarito questo (e qualche dubbio io ce l’ho…) saranno anche appurati i motivi.


Vent’anni da la trappola

Ci vuole un’oretta: ve lo presentiamo con le parole di Wu Ming che lo ha diffuso su Giap

Nel 2006 il Comitato “Piazza Carlo Giuliani” ha prodotto un documentario intitolato La trappola. Da allora lo ha più volte arricchito man mano che si acquisivano nuovi elementi. La trappola è oggi il compendio più fruibile delle verità emerse da un enorme, pluriennale lavoro di indagine. Riassume, per dirla con un compagno che conosciamo, «lo stato dell’arte nella ricostruzione della morte di Carlo». Nelle parole di chi lo ha prodotto, il documentario «ricostruisce l’uccisione di Carlo e le violenze efferate compiute sul suo corpo, partendo da tutto ciò che deve essere considerato causa e premessa dell’omicidio».


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