Archivi del mese: agosto 2012

Sinistra e Europa alla Festa di Liberazione di Venezia

Due incontri che si preannunciano decisamente interessanti alla festa di Liberazione a Venezia (Campo S. Giacomo dall’Orio dal 24 agosto al 2 settembre).

Giovedì 30 agosto, ore 20.30: Per un’alternativa di sinistra in Europa

Pierre Laurent – Segretario PCF
Gianni Rinaldini – Dirigente CGIL
Paolo Ferrero – Segretario PRC
Corradino Mineo – Direttore RAI News24

Introduce Renato Cardazzo – Segretario PRC Veneto

Domenica 2 settembre, ore 20.30: Europa, banchieri, lavoratori: le proposte della sinistra per uscire dalla crisi

Alexis Tsipras – Presidente Syriza
Maurizio Landini – Segretario FIOM
Paolo Ferrero – Segretario PRC
Gad Lerner – Giornalista

Introduce Sebastiano Bonzio – Segretario PRC Venezia


Ce lo impone l’Europa

Pare essere il motto di questo governo e della maggioranza “responsabile” che lo appoggia: è la risposta che arriva ogni qual volta qualcuno contesta la mazzata che riceve.

Quel qualcuno poi son sempre gli stessi: quelli che a tali mazzate non possono reagire se non – al limite – ribellandosi: dal Sulcis alla Val di Susa; dalla scuola ai dipendenti pubblici; daglil operai ai pensionati.

C’è stata pure qualche coccodrillesca lacrima di fronte alla prospettiva di moltitudini di pensionati ridotti allo stremo dai tagli in arrivo: ma che possiamo farci? E’ doloroso ma ce lo impone l’Europa! Così come ci impone la libertà di essere licenziati nel caso in cui si disturbi il padrone; oppure quella di suicidarci nel caso in cui, degli enormi capitali stanziati per salvaguardare le banche scottate dal gioco sugli investimanti a rischio, a noi non sgocciolino nemmeno le briciole.

E’ di ieri la sentenza della Corte Europea di Strasburgo che smonta la famigerata legge 40 sulla procreazione assistita dicendo che:

  1. costringere una donna ad abortire, magari al 5° mese di gravidanza, per le menomazioni del feto che si sarebbero potute facilmente individuare con un’analisi pre impianto che avrebbe consentito di selezionare un embrione non affetto da tali tare è non solo demenziale, ma lesivo della sua salute
  2. limitare l’accesso alla fecondazione in vitro alle sole coppie sterili è in aperta violazione dei diritti delle persone

A questo punto i vari Buttiglione, Casini, Binetti, Rutelli, Gasparri e vai clericaleggiando, dovrebbero trarne la logica conseguenza: è doloroso ma ce lo impone l’Europa. Ed il governo dei tecnici, che questi stessi figuri sostengono, o perchè non c’è alternativa disponibile, oppure addirittura prospettandolo come la manna che ci salverà dal diluvio (e dunque proclamandone l’inammovibilità per il prossimo futuro), dovrebbe prenderne atto ed eliminare seduta stante una norma che fa a pugni con il buon senso, i diritti delle persone e la legislazione europea.

Che risponde il tecnico Renato Balduzzi? In televisione (TG3 di ieri ore 19.00)  “Che ci fosse contraddizione tra la legge 40 e la legge 194 era problema noto. Ma bisogna attendere le motivazioni della sentenza e rifletterci sopra bilanciando il principio della soggettività giuridica dell’embrione con quello della salute della madre“.  A margine di un convegno organizzato (SIC!) dal Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale: “Una riflessione va affrontata […] ma bisogna capire quali siano i beni da tutelare e tenere conto di tutti i valori in gioco, tra cui la soggettività giuridica dell’embrione“.

Il problema è dunque sempre e solo uno: che tra il diritto di una donna (o una coppia) a riprodursi in maniera libera, consapevole e sana – così come quello di una persona a por fine alla propria vita quando ritiene non meriti più di essere vissuta – e la possibilità concreta di farlo, si interpone il dogma cattolico della indisponibilità della vita dal concepimento (infiltrazione casuale o guidata di uno spermatozoo al di sotto della membrana cellulare di un gamete femminile) fino alla morte naturale.

Essendo i dogmi per loro natura indimostrabili e soggetti esclusivamente ad un atto di fede (o meno), dovrebbero essere vincolanti solo per coloro che tale atto di fede lo condividono. L’unico modo di imporli urbi et orbi è tramite mostri giuridici quali la “soggettività giuridica dell’embrione“.

Quando il dogma di fede diventa legge dello stato tutto il resto non è che logica ed automatica conseguenza: poco importa se questa sia un viaggio della speranza in un paese meno oscurantista o la lapidazione pubblica di chi ha tra le immondizie qualche pagina del Corano.


Tanto: mica son soldi suoi!

E’ di ieri la notizia (La Tribuna) delle proteste dell’opposizione per l’assunzione da parte del Commissario Straordinario dell’Istituto “Costante Gris” (che guarda caso è lo stesso dott. Giovanni Azzolini sindaco pro tempore di Mogliano) di un suo amico con ruolo di segretario personale.

Ore è certo che il Commissario necessiti di una segreteria, meno evidente forse il fatto che all’Istituto il personale non manca di certo: anzi sta facendo il possibile per liberarsene visti i tempi di vacche magre!

Ma uno (il principale?) dei vantaggi di fare il Commissario Straordinario è quello di poter utilizzare procedure altrimenti inammissibili per atti fatti – ovviamente! – a tutto vantaggio dell’ente commissariato: si veda ad esempio la recente sostituzione alla refezione di Mo.Se. con Serenissima Ristorazione.

Il sindaco rivendica la regolarità delle procedure (e ci mancherebbe!) dicendo che  «Si tratta di un normale dipendente assunto con regolare concorso, bando pubblico, contratto a termine e minimo della paga». Leggendo la cosa però ci è tornato a mente una vecchia faccenda di cui parlavamo più di un anno fa (9 maggio 2011), che ha visto l’esimio sindaco dott. Giovanni Azzolini far approvare una variazione di bilancio all’ultimo minuto utile (20.000 auro ridestinati alla Comunicazione Istituzionale) ed utilizzarla poi per “Affidamento diretto in house providing a Mo.Se. srl dei servizi di comunicazione istituzionale e di comunicazione per la promozione del territorio Euro 20.000 Iva C.(qui copia della delibera).

Si sa che Mo.Se. – che tutto può dirsi fuorchè azienda specializzata nella comunicazione! – allora si limitò a fare da tramite per inserire un soggetto assunto a tempo determinato e gradito al sindaco. Ora però Mo.Se. è quasi pronta per la (s)vendita e le sono già stati tolti praticamente tutti gli incarichi che aveva da parte del comune: rimane la refezione scolastica ma è solo questione di giorni, siatene certi!

Il Comune di suo non può operare a causa del patto di stabilità e dei tagli di bilancio, e dunque? Ma certo: sarà pure Commissario Straordinario per qualcosa no?! E così vai: tanto mica son soldi suoi!

Ci resta una domanda in sospeso: per caso l’amico assunto con regolare concorso, bando pubblico, contratto a termine e minimo della paga è lo stesso preso in forze a suo tempo da Mo.Se.?


Ragli d’asino, rumorosi bisbigli e assordanti silenzi

Non ho apprezzato nemmeno un po’ lo stile ricercatamente grillesco delle ultime uscite di Di Pietro (ho già avuto modo di dirlo in polemica con molti), anche se la reazione del PD m’è parsa più che un richiamo all’ordine, il cogliere l’occasione per liberarsi di un alleato che iniziava a divenire scomodo in seguito alle advances centriste. Ovviamente si tratta di un’impressione mia: lungi da me volerne fare certezza.

Ora dobbiamo sentire l’emerito professor Monti scoprirsi – oltre che economista – anche costituzionalista dell’ultima ora nel dichiarare che vi sono stati “gravi abusi” nelle intercettazioni che hanno coinvolto il Quirinale. Non intendo prendere posizione pro o contro i giudici o il Presidente: mi limito ad osservare che la Presidenza della Repubblica ha sollevato – legittimamente! – un conflitto di attribuzione di fronte alla Consulta a cui spetta decidere – e solo ad essa! – se i giudici si siano mossi in maniera impropria oppure no.
La discesa in campo di un Presidente del Consiglio, per giunta privo di legittimazione democratica (nessun partito è stato eletto in parlamento con il programma dell’attuale governo, ne meno che meno con l’obiettivo di una grande alleanza PDL – PD – UDC) e come non bastasse imposto dalla stessa Presidenza della Repubblica e “subìto” dal paese esclusivamente con l’obiettivo di adempiere agli obblighi assunti incoscientemente dal fallimentare governo Berlusconi, non ha nessuna giustificazione né sul piano legale né tantomeno su quello politico, assumendo esclusivamente la caratteristica di una delegittimazione preventiva dei giudici che indagano sugli oscuri rapporti intercorsi tra la mafia e parti dello stato.

Se a questa presa di posizione aggiungiamo l’annuncio immediatamente successivo di un intervento legislativo sulle intercettazioni motivato proprio su questa opinione di Monti, il disegno post (ma non troppo) berlusconiano appare lampante.

Personalmente il dispiegarsi di questa manovra non mi stupisce per nulla: da subito ho ritenuto il governo Monti un tentativo di imporre una svolta liberista in Italia riuscendo, grazie alla crisi, lì dove aveva fallito Berlusconi.

Quello che mi stupisce è il silenzio assordante del PD. Se Bersani non ha esitato a lanciare scomuniche ed anatemi contro un Di Pietro sopra le righe, non ha ritenuto invece opportuno prendere una posizione riguardo ad un Monti che si pone sopra la Corte Costituzionale e contro la magistratura antimafia. Eppure il PD è colonna portante dell’attuale governo e, in quanto tale, dovrebbe avere qualche diritto in merito a ciò che si possa e non si possa fare o dire.

Capiamo la necessità di mantenere bassi i toni per non disturbare le manovre neocentriste, ma a queste manovre il PD è disposto a sacrificare anche la democratica divisione dei poteri? E’ disponibile anche ad avallare con il suo silenzio prese di posizione che – giustamente – ha tacciato di populismo fascistizzante quando a farle erano Berlusconi o Gasparri?

E’ proprio sicuro Bersani che il suo elettorato, che già ha il mal di stomaco a veder supportare un governo che colpisce le fasce più deboli della popolazione, senza far nulla per la crescita ed escludendo a priori qualsiasi intervento sui grossi capitali, sarà disposto a seguirlo anche in una eventuale svolta berlusc-montiana per ottenere la benedizione di Casini?!


Costruiamo insieme la sinistra

Ricaviamo, nuovamente da il Manifesto di venerdì 10 agosto, e rilanciamo, un intervento di Paolo Ferrero sulla politica italiana.

Ho molto apprezzato l’articolo di Marco Revelli apparso alcuni giorni fa sul manifesto. Condivido l’esigenza di dare corpo ad uno spazio pubblico di sinistra, che dia una risposta in avanti alle domande di cambiamento che non trovano soluzione nelle ipotesi politiche ad oggi presenti. Ritengo urgente fare un passo in avanti e scrivo queste note per aprire un dialogo esplicito, al di fuori di inutili diplomatismi.

1) Il governo Monti non è una parentesi ma un vero e proprio governo costituente. Se, come ci insegna Carl Schmitt, “sovrano è colui che decreta lo stato di emergenza”, Monti oggi incarna un potere sovrano che attraverso la produzione di paura e rassicurazioni sta realizzando in Italia una rivoluzione iperliberista e la contemporanea passivizzazione di massa. L’obiettivo perseguito è la sistematica distruzione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, del welfare e la privatizzazione del complesso del patrimonio pubblico. La stessa recessione provocata dalle misure assunte dal governo e dalle forze politiche che lo sostengono, diventa parte integrante di questa azione, basata sull’annichilimento della popolazione, sullo shock per dirla con Naomi Klein.

2) Il carattere costituente dell’azione del governo proietta i suoi effetti ben al di la della sua durata temporale. Le misure assunte ristrutturano i rapporti sociali così come definiscono i confini delle politiche economiche. Il combinato disposto tra inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione e approvazione del Fiscal Compact non esauriscono la loro efficacia nei prossimi mesi. Rappresentano un vero e proprio binario obbligato, destinato a fissare per i prossimi anni la politica economica di ogni governo in carica. Il taglio del debito pubblico di 45 miliardi ogni anno per vent’anni è una camicia di forza che inchioda l’Italia a politiche iperliberiste, ben al di la della durata del governo Monti. Una volta messo il binario, dal treno in corsa ci si può affacciare dai finestrini di destra o di sinistra, si ha l’impressione di vedere un paesaggio diverso, ma la direzione è predeterminata.

3) Questo processo è intrecciato con una ristrutturazione dell’Europa che vede il proprio perno nell’uso politico della speculazione e nel ruolo di dominus della BCE. Le ultime scelte dei vertici di capo di stato e della BCE puntano infatti ad un doppio obiettivo: da un lato governare l’euro evitandone la deflagrazione. Dall’altro aumentare la capacità  di pressione sui singoli paesi attraverso un commissariamento di fatto della politica economica e di bilancio. In questo contesto non è per nulla da escludere che il governo Monti arrivi a firmare un memorandum con l’Europa che determini un ulteriore vincolo per i futuri governi italiani.

4) In questo contesto è del tutto evidente che la proposta politica del PD, di unire moderati e progressisti nel governo del paese, non potrà che muoversi sui binari fissati da Monti, producendo minime variazioni sul tema. La valutazione negativa della proposta politica del PD non ha quindi un carattere astratto o pregiudiziale ma è data dal merito concreto della stessa. Le politiche insite nell’accettazione del Fiscal Compact sono destinate ad impoverire il paese, a  stravolgere il quadro politico, sociale ed istituzionale costruito dopo la seconda guerra mondiale e basato sinteticamente sulla democrazia parlamentare, sullo sviluppo del welfare e sulla presenza decisiva del movimento operaio e sindacale. A scanso di equivoci non penso assolutamente che centro destra e centro sinistra siano la stessa cosa o avviano la stessa politica. Penso che il sostegno al governo Monti e la proposta politica avanzata dal PD – sia sul piano dei contenuti che sul piano delle alleanze – non ha nulla a che vedere con la soluzione dei problemi del paese e con l’uscita a sinistra dalla crisi.
Il punto oggi non consiste nell’interpretazione progressista del montismo ma nella radicale messa in discussione della strada imboccata dal governo Monti. Occorre mettere in discussione il Fiscal Compact e le politiche di stabilizzazione europee come fanno le sinistre in Europa, da Syriza al Front de Gauche, da Izquierda Unida alla Linke, per non citare che le più conosciute.

5) Per questo ritengo necessario costruire oggi in Italia uno spazio pubblico di sinistra che abbia un progetto radicalmente alternativo di costruzione dell’Europa. Non si tratta di costruire una piattaforma estremista ma di prospettare una uscita a sinistra dalla crisi che sappia intrecciare una politica alternativa sia sul piano europeo come su quello nazionale, come ha saputo fare Syriza in Grecia. I temi dei diritti del lavoro, dei beni comuni, dello sviluppo del welfare, dei diritti civili, della democrazia partecipata e della riconversione ambientale e sociale dell’economia rappresentano nodi centrali da affrontare. Questo progetto può realizzarsi solo se è capace di aggregare e di attivare il complesso delle soggettività che oggi in Italia si pongono sul terreno dell’alternativa di sinistra. Questa è la condizione per poter avanzare al paese una proposta politica chiara e credibile, che sia percepita come una opportunità e non come una residualità.

6) Io penso che oggi non esista alcuna forza politica organizzata – a partire da quella di cui faccio parte – che possa candidarsi a rappresentare da sola questo progetto. Per aggregare il complesso delle forze di sinistra e di alternativa che vi sono nel paese – e non sono poche – occorre dar vita ad un processo consapevolmente plurale in cui convergano esperienze diverse. Occorre costruire uno spazio pubblico in cui chi opera in un partito,  una associazione come Alba, in un comitato, in un sindacato, in un movimento o semplicemente chi vuole impegnarsi per costruire l’alternativa, possa trovare il luogo ove costruire collettivamente. Non voglio fare elenchi perché ogni lista rischia di escludere piuttosto che includere. Occorre essere consapevoli del carattere plurale e pluralista di questa costruzione: non esiste oggi una cultura politica, una forma organizzata, una visione generale, che possa racchiudere il tema dell’alternativa o possa pensare di imporre agli altri e alle altre il proprio punto di vista o la propria prassi politica. Il rispetto della differenza e il riconoscimento della pari dignità dei diversi percorsi può e deve essere il punto fondante questa possibilità così necessaria. Propongo quindi di agire consapevolmente per la costruzione di una lista unitaria di sinistra che abbia nella democrazia, nella partecipazione e nel pluralismo politico- culturale il tratto distintivo e costituente. Non possiamo ripetere le tragiche esperienze della sinistra arcobaleno. Il carattere democratico e partecipato, basato sul principio di “una testa un voto” e non sulla contrattazione tra stati maggiori deve caratterizzare questo processo al fine di decidere programmi, modalità di presentazione alle elezioni, candidati. Federare, confederare, operare una tessitura politica decidendo democraticamente mi pare il percorso che dobbiamo intraprendere.

7) Dobbiamo quindi costruire un percorso democratico di formazione di una soggettività plurale della sinistra che abbia l’obiettivo esplicito di dar vita ad una lista per le prossime elezioni politiche. Questo percorso ha difficoltà a partire se non vi è un segnale politico chiaro. Questa esigenza è oggi largamente sentita nel paese ma non riesce a darsi forma finché non vi è la chiara apertura del processo. Siamo come in una situazione di sospensione: occorre che vi sia un atto costituente per far si che la soluzione “precipiti”. L’atto di partenza però non può contraddire le caratteristiche del processo: nessuno può convocare qualcun altro. E’ necessario che il segnale di partenza sia visibilmente plurale e unitario. Per questo mi fermo qui. Propongo a Marco come a tutti e tutte coloro che possono pensare di contribuire a dare questo segnale di ragionare insieme su come farlo, nel più breve tempo possibile. Io penso che a settembre dobbiamo dare questo segnale e dobbiamo essere in grado di far partire il processo di aggregazione: per costruire l’opposizione a Monti, per costruire una lista per le prossime elezioni, per ricostruire una sinistra degna di questo nome nel regno del montismo.
 
 
Paolo Ferrero


L’Europa mal-trattata

Riprendiamo da il Manifesto di venerdì 10 agosto una interessantissima anticipazione da  “L’Europe mal-traité” (a cura di Benjamin Coriat, Thomas Coutrot, Dany Lang e Henri Sterdyniak, Les liens qui libèrent, 2012). Questo libro, che segue il “Manifesto degli economisti sgomenti”, tradotto in Italia da Sbilanciamoci! come e-book col titolo “Finanza da legare” e da Miminum fax per le librerie.

Col Fiscal compact siamo arrivati all’«Europa post-democratica», come afferma il filosofo tedesco Jurgen Habermas? La nostra analisi lo conferma. Il nuovo trattato europeo marginalizza ancora di più parlamenti e popoli. Radicalizzando la logica istituzionale liberista che ha condotto l’Europa in un vicolo cieco, porterà a una disarticolazione della zona euro rispetto all’insieme della costruzione europea. Il caos economico e sociale che ne risulterà avrà conseguenze incalcolabili, confrontabili solo con la crisi degli anni trenta. Gli effetti politici saranno senza dubbio una crescita irreversibile dell’estrema destra (…).

Il Fiscal compact avrà effetti depressivi così massicci che non potranno essere compensati da semplici misure correttive a scala europea. Tali misure saranno per forza insufficienti, viste le ridottissime dimensioni del bilancio europeo, fermo all’1,2% del Pil dell’Unione (…). Non c’è alternativa alla ricerca di una vera alternativa.
L’eurozona non uscirà dalla crisi attraverso una successione di piani di austerità che puntino a rassicurare i mercati finanziari. Una strategia di uscita dalla crisi, per essere efficace e sostenibile, richiede politiche diverse. Gli interventi che proponiamo qui non pretendono di essere una panacea; vogliono mostrare che alternative sono possibili e possono concretizzarsi in misure concrete.

1. Disarmare i mercati finanziari vietando le transazioni speculative (in particolare sui prodotti derivati detenuti senza contropartite reali, in modo che non sia più possibile scommettere sul fallimento degli stati).

2. Far garantire il debito pubblico dalla Banca centrale europea (Bce), in modo che tutti i paesi euro possano finanziarsi con titoli a dieci anni al 2%, il tasso senza rischi. Se necessario, far intervenire la Bce per l’acquisto di titoli di stato in modo da mantenere bassi i tassi d’interesse, come fanno ora le banche centrali di Usa e Regno Unito.

3. Rinegoziare i tassi eccessivi a cui alcuni paesi hanno dovuto indebitarsi a partire dal 2009 e ristrutturare il debito pubblico manifestamente insostenibile. Rimettere in discussione l’assunzione dei debiti delle banche da parte degli stati; in questa logica, non rimborsare i crediti accumulati attraverso l’evasione fiscale.

4. Mettere fine alla concorrenza fiscale tra paesi e avviare una vasta riforma fiscale per far pagare il costo della crisi tassando la finanza, le transazioni finanziarie, i redditi più alti, le imprese multinazionali e i patrimoni gonfiati dalle bolle finanziarie e immobiliari.

5. Vietare alle banche e alle imprese europee di avere attività e filiali nei paradisi fiscali.

6. Riformare profondamente il sistema bancario, concentrando le banche sulla distribuzione del credito, vietando loro le attività speculative, separando le banche di deposito dalle banche d’affari e costituendo un forte polo finanziario pubblico europeo, con un controllo sociale e democratico.

7. Creare banche pubbliche per lo sviluppo sostenibile che raccolgano il risparmio delle famiglie.

8. Mettere fine alle politiche di austerità, rilanciare l’attività economica e avviare la transizione ecologica anche attraverso fondi raccolti dalle Banche pubbliche per lo sviluppo sostenibile.

9. Costruire un vero bilancio europeo, finanziato in particolare dalla tassazione delle transazioni finanziarie e da una fiscalità ecologica, in modo da assicurare i trasferimenti di risorse necessari alla convergenza delle economie reali.

10. Avviare una strategia di crescita sociale ed ecologica in quattro direzioni: una rivalorizzazione della Politica agricola comune, una forte regolamentazione della finanza, una politica industriale che organizzi l’indispensabile transizione ecologica, la costruzione di un’Europa sociale solida e condivisa.

11. Assicurare un vero coordinamento delle politiche macroeconomiche e una riduzione concertata degli squilibri commerciali tra i paesi europei. In questo quadro, i paesi con forti surplus commerciali dovranno finanziare i paesi in deficit con investimenti diretti o prestiti a lungo termine.

12. Elaborare in modo democratico un vero trattato per il coordinamento delle politiche economiche dei paesi Ue. Questo richiederà obiettivi in termini di convergenza reale delle economie, occupazione, sostenibilità ecologica. Dovrà avviare una strategia economica che utilizzi le politiche monetarie, fiscali, di bilancio, sociali e salariali, oltre alla politica del cambio della zona euro, per avvicinare i paesi alla piena occupazione.

Va da sé che queste dodici proposte non sono l’ultima parola e dovranno essere integrate. Sono però sufficientemente chiare e coerenti per aprire un indispensabile dibattito pubblico sul futuro dell’Europa e della zona euro. Noi, Economisti sgomenti, non possiamo che constatare la ripetuta, esasperante cecità delle élite europee, chiuse nell’autismo neoliberista, che concepiscono la politica economica solo come continua soppressione dei compromessi sociali e delle scelte democratiche. La nostra speranza è in un sussulto collettivo dei popoli europei. L’euro, nonostante la sua architettura distorta e insostenibile nel lungo termine, dà oggi ai popoli europei un interesse comune ad agire: un interesse comune a riappropriarsi delle istituzioni – in particolare della Banca centrale europea – che hanno in mano il loro destino. Il crollo – assai possibile – dell’euro negli anni a venire rischia di portare a un caos economico e politico dalle conseguenze incalcolabili.

È in un percorso comune di rifondazione dell’euro su basi di solidarietà e democrazia che sarà possibile evitare il peggio in Europa. Questo percorso dovrà fondarsi sulle mobilitazioni sociali europee, in quanto i responsabili che sono oggi ai vertici delle istituzioni europee appaiono immobili nei loro dogmi, lontanissimi dalle esigenze attuali. Con questo libro, mettendo queste analisi a disposizione dei cittadini, in collegamento con i nostri colleghi economisti critici di altri paesi europei, vogliamo contribuire, da parte nostra, a illuminare le strade possibili per l’urgente e indispensabile rifondazione di cui l’Europa ha oggi bisogno.


L’immigrato del vicino è sempre più…

Quanto può influenzare la visione collettiva delle cose il modo di dare le notizie? Non è certo una domanda nuova e non mi permetterò certo io di dare risposte: né esaurienti né parziali.

Oggi però ho letto in rapida successione su Televideo RAI due notizie che mi hanno colpito e così mi sono messo a sfogliare trovandone altre: ve le propongo così come sono senza commenti, lasciando a voi trarre le conclusioni. Mi limito ad evidenziare qualche parola qui e là.

Si parla in tutte di immigrazione clandestina.

05/08/2012 23:41 – Bossi: debito pubblico da immigrazione
Il debito pubblico nasce dall’immigrazione, che vollero molti imprenditori per fregare i loro lavoratori. Ma per fare l’immigrazione occorreva la casa, così ci fu la legge Fanfani”. Spiega così le dimensioni del debito pubblico il presidente della Lega, Bossi, a Vergiate (Varese): “Case agli immigrati e pensioni al sud”.

09/08/2012 02:29 – Clandestini,Cc Ragusa arrestano basisti
Smantellata dai Carabinieri di Ragusa un’organizzazione transnazionale che gestiva gli sbarchi dei clandestini nelle coste del Sud della Sicilia. Sette le persone arrestate:3 tunisini, tra cui il responsabile delle Comunità islamiche di Pozzallo (RG), un palestinese, un egiziano e 2 italiani. L’accusa, per loro, di essere i basisti della gang criminale che organizzava il traffico, nel Canale di Sicilia,di extracomunitari provenienti dal Nord Africa a bordo di pescherecci. L’ultimo natante intercettato aveva a bordo 57 persone.

09/08/2012 01:18 – Immigrazione, 160 siriani in Calabria
Sono arrivati nel porto di Crotone 160 siriani allonatisi dal loro Paese per motivi politici. Il gruppo, formato soprattutto da nuclei familiari, è composto da 76 uomini,36 donne e 48 bambini. I siriani erano a bordo di un natante che è stato avvistato a circa dieci miglia dalla costa da un’unità della Guardia di finanza, che l’ha poi scortato fino in porto. Gli immigrati, che stanno tutti bene, sono stati portati  nel centro di accoglienza di isola Capo Rizzuto.

09/08/2012 05:52 – Migranti da Cuba in Florida
Diciotto ‘balseros’ cubani sono riusciti a raggiungere la Florida a bordo di una piccola imbarcazione da pesca con un motore sovietico degli anni Cinquanta. Lo rendono noto fonti della dissidenza cubana, precisando che il gruppo di migranti (2 donne e 16 uomini, tra i quali uno tra i 60 e i 70 anni) hanno raggiunto West Palm Beach.


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