Ragli d’asino, rumorosi bisbigli e assordanti silenzi

Non ho apprezzato nemmeno un po’ lo stile ricercatamente grillesco delle ultime uscite di Di Pietro (ho già avuto modo di dirlo in polemica con molti), anche se la reazione del PD m’è parsa più che un richiamo all’ordine, il cogliere l’occasione per liberarsi di un alleato che iniziava a divenire scomodo in seguito alle advances centriste. Ovviamente si tratta di un’impressione mia: lungi da me volerne fare certezza.

Ora dobbiamo sentire l’emerito professor Monti scoprirsi – oltre che economista – anche costituzionalista dell’ultima ora nel dichiarare che vi sono stati “gravi abusi” nelle intercettazioni che hanno coinvolto il Quirinale. Non intendo prendere posizione pro o contro i giudici o il Presidente: mi limito ad osservare che la Presidenza della Repubblica ha sollevato – legittimamente! – un conflitto di attribuzione di fronte alla Consulta a cui spetta decidere – e solo ad essa! – se i giudici si siano mossi in maniera impropria oppure no.
La discesa in campo di un Presidente del Consiglio, per giunta privo di legittimazione democratica (nessun partito è stato eletto in parlamento con il programma dell’attuale governo, ne meno che meno con l’obiettivo di una grande alleanza PDL – PD – UDC) e come non bastasse imposto dalla stessa Presidenza della Repubblica e “subìto” dal paese esclusivamente con l’obiettivo di adempiere agli obblighi assunti incoscientemente dal fallimentare governo Berlusconi, non ha nessuna giustificazione né sul piano legale né tantomeno su quello politico, assumendo esclusivamente la caratteristica di una delegittimazione preventiva dei giudici che indagano sugli oscuri rapporti intercorsi tra la mafia e parti dello stato.

Se a questa presa di posizione aggiungiamo l’annuncio immediatamente successivo di un intervento legislativo sulle intercettazioni motivato proprio su questa opinione di Monti, il disegno post (ma non troppo) berlusconiano appare lampante.

Personalmente il dispiegarsi di questa manovra non mi stupisce per nulla: da subito ho ritenuto il governo Monti un tentativo di imporre una svolta liberista in Italia riuscendo, grazie alla crisi, lì dove aveva fallito Berlusconi.

Quello che mi stupisce è il silenzio assordante del PD. Se Bersani non ha esitato a lanciare scomuniche ed anatemi contro un Di Pietro sopra le righe, non ha ritenuto invece opportuno prendere una posizione riguardo ad un Monti che si pone sopra la Corte Costituzionale e contro la magistratura antimafia. Eppure il PD è colonna portante dell’attuale governo e, in quanto tale, dovrebbe avere qualche diritto in merito a ciò che si possa e non si possa fare o dire.

Capiamo la necessità di mantenere bassi i toni per non disturbare le manovre neocentriste, ma a queste manovre il PD è disposto a sacrificare anche la democratica divisione dei poteri? E’ disponibile anche ad avallare con il suo silenzio prese di posizione che – giustamente – ha tacciato di populismo fascistizzante quando a farle erano Berlusconi o Gasparri?

E’ proprio sicuro Bersani che il suo elettorato, che già ha il mal di stomaco a veder supportare un governo che colpisce le fasce più deboli della popolazione, senza far nulla per la crescita ed escludendo a priori qualsiasi intervento sui grossi capitali, sarà disposto a seguirlo anche in una eventuale svolta berlusc-montiana per ottenere la benedizione di Casini?!

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