Ce lo impone l’Europa

Pare essere il motto di questo governo e della maggioranza “responsabile” che lo appoggia: è la risposta che arriva ogni qual volta qualcuno contesta la mazzata che riceve.

Quel qualcuno poi son sempre gli stessi: quelli che a tali mazzate non possono reagire se non – al limite – ribellandosi: dal Sulcis alla Val di Susa; dalla scuola ai dipendenti pubblici; daglil operai ai pensionati.

C’è stata pure qualche coccodrillesca lacrima di fronte alla prospettiva di moltitudini di pensionati ridotti allo stremo dai tagli in arrivo: ma che possiamo farci? E’ doloroso ma ce lo impone l’Europa! Così come ci impone la libertà di essere licenziati nel caso in cui si disturbi il padrone; oppure quella di suicidarci nel caso in cui, degli enormi capitali stanziati per salvaguardare le banche scottate dal gioco sugli investimanti a rischio, a noi non sgocciolino nemmeno le briciole.

E’ di ieri la sentenza della Corte Europea di Strasburgo che smonta la famigerata legge 40 sulla procreazione assistita dicendo che:

  1. costringere una donna ad abortire, magari al 5° mese di gravidanza, per le menomazioni del feto che si sarebbero potute facilmente individuare con un’analisi pre impianto che avrebbe consentito di selezionare un embrione non affetto da tali tare è non solo demenziale, ma lesivo della sua salute
  2. limitare l’accesso alla fecondazione in vitro alle sole coppie sterili è in aperta violazione dei diritti delle persone

A questo punto i vari Buttiglione, Casini, Binetti, Rutelli, Gasparri e vai clericaleggiando, dovrebbero trarne la logica conseguenza: è doloroso ma ce lo impone l’Europa. Ed il governo dei tecnici, che questi stessi figuri sostengono, o perchè non c’è alternativa disponibile, oppure addirittura prospettandolo come la manna che ci salverà dal diluvio (e dunque proclamandone l’inammovibilità per il prossimo futuro), dovrebbe prenderne atto ed eliminare seduta stante una norma che fa a pugni con il buon senso, i diritti delle persone e la legislazione europea.

Che risponde il tecnico Renato Balduzzi? In televisione (TG3 di ieri ore 19.00)  “Che ci fosse contraddizione tra la legge 40 e la legge 194 era problema noto. Ma bisogna attendere le motivazioni della sentenza e rifletterci sopra bilanciando il principio della soggettività giuridica dell’embrione con quello della salute della madre“.  A margine di un convegno organizzato (SIC!) dal Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale: “Una riflessione va affrontata […] ma bisogna capire quali siano i beni da tutelare e tenere conto di tutti i valori in gioco, tra cui la soggettività giuridica dell’embrione“.

Il problema è dunque sempre e solo uno: che tra il diritto di una donna (o una coppia) a riprodursi in maniera libera, consapevole e sana – così come quello di una persona a por fine alla propria vita quando ritiene non meriti più di essere vissuta – e la possibilità concreta di farlo, si interpone il dogma cattolico della indisponibilità della vita dal concepimento (infiltrazione casuale o guidata di uno spermatozoo al di sotto della membrana cellulare di un gamete femminile) fino alla morte naturale.

Essendo i dogmi per loro natura indimostrabili e soggetti esclusivamente ad un atto di fede (o meno), dovrebbero essere vincolanti solo per coloro che tale atto di fede lo condividono. L’unico modo di imporli urbi et orbi è tramite mostri giuridici quali la “soggettività giuridica dell’embrione“.

Quando il dogma di fede diventa legge dello stato tutto il resto non è che logica ed automatica conseguenza: poco importa se questa sia un viaggio della speranza in un paese meno oscurantista o la lapidazione pubblica di chi ha tra le immondizie qualche pagina del Corano.

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