Mogliano è da cambiare (ed anche il modo di intendere la politica)

Ho letto con interesse ed attenzione l’appello a firma di cittadini moglianesi, alcuni dei quali amici (una volta si sarebbe detto “compagni”, ma ormai il termine pare sia desueto), pubblicato nel numero di settembre de L’Eco di Mogliano (n. 8, settembre 2012, pag. 16 “Il Mondo è cambiato – la politica sembra non accorgersene!”).

L’appello è rivolto alle forze politiche del centrosinistra moglianese con l’invito ad una azione unitaria che, superando le divisioni e le incomprensioni del passato, porti a riprendere in mano il destino del nostro comune scalzando l’attuale amministrazione su cui esprime un giudizio tranciante:  “dilettanti, che sembrano intendere la politica ed il governo solo funzionali all’autoreferenzialità se non addirittura al proprio interesse politico personale”.

Per altro non si limita a critiche o generici auspici, bensì propone in alcuni passaggi delle prospettive piuttosto precise: “fate tutti un passo indietro!”, “proponete alla città un unico candidato sindaco che possa rappresentare tutti”, “smettiamola con la farsa delle primarie” (vengono definite prive di garanzia contro possibili “inquinamenti”). Infine chiude con il monito a recuperare la fiducia dei cittadini che si può realizzare solo in un modo: “Mettiamo da parte le cose che ci dividono, ragioniamo su quanto condividiamo, ricostruiamo un futuro su valori condivisi e proiettato alla speranza di una società migliore […] Diamo il senso che la politica torna finalmente ad essere impegno sociale per gli altri e non per sé stessi”.

Voglio innanzitutto sottoscrivere totalmente lo spirito che anima questo intervento. Io stesso (per la prima volta firmerò un intervento su questo blog assumendomi in prima persona le responsabilità di portavoce del Circolo) sono un “senza tessera”, tornato alla politica attiva che avevo lasciato decenni fa, con due obiettivi: lavorare per l’unità a sinistra e contribuire, per quanto consentito dalle mie modeste possibilità, a scalzare la Lega – e più in generale questa destra raffazzonata – dal (mal)governo di Mogliano, restituendolo ad una Politica rivolta ai cittadini, solidale, trasparente e condivisa.

Ciò premesso, ritengo sia bene non partire lancia in resta armati della certezza delle proprie ragioni (che in genere presuppongono i torti altrui!). Sia perché non esiste una via solitaria verso l’unità, che richiede – al contrario – disponibilità all’ascolto ed alla conciliazione delle differenze. Sia per evitare il rischio di contraddizioni non solo apparenti: come conciliare la scelta di un candidato da parte dei “dirigenti dei partiti” (questa è una delle richieste), con la necessità di coinvolgere i cittadini nelle decisioni? Rischiamo di ricadere nel difetto – tutto italiano – della periodica individuazione de “l’Uomo della Provvidenza”, il salvatore che ci guiderà,bontà sua, fuori dal guado.

Mogliano ha purtroppo una lunga – e spesso infausta – esperienza di giovani, cambi generazionali, ripulitori sociali che, sull’onda di un rinnovamento declinato tutto in termini anagrafici, l’hanno portata (ci hanno portato!) ad arenarsi in un progressivo degrado che è ormai sotto gli occhi di tutti.

Ora non so se – o quanto – questo appello debba anche intendersi come un “parlare a nuora perché suocera intenda”: tra i firmatari – almeno tra coloro che annovero tra gli amici – vi sono persone il cui impegno si è a lungo intrecciato con la storia del PCI-PDS-PD e che sono certo capaci di (pre?)vederne le possibili dinamiche, sia costruttive che distruttive, certo tutt’altro che ininfluenti su un possibile futuro governo di Mogliano!

Ma, attenendomi alla lettera di quanto scritto, accetto critiche, moniti e suggerimenti. Ed anzi vorrei sottoscriverlo, ma con una postilla: un invito rivolto a mia volta ai cittadini che – come i firmatari – hanno a cuore il futuro della nostra città. Scendete in campo. Non limitatevi a fidarvi (o diffidare) delle scelte dei dirigenti: non lavatevene le mani ritenendo che se faranno come dite voi andrà bene, altrimenti sarà colpa loro. Non lasciate i partiti ed i loro esponenti/dirigenti soli a decidere quello che ritenete sarebbe meglio per voi. Le divisioni politiche non sono (solo/sempre) frutto di incomprensioni o lotte di potere tra classi dirigenti: ma spesso anche di incomprensioni o differenze di intenti tra i cittadini che le eleggono o le supportano; di interessi divergenti, di modi diversi di intendere un futuro auspicabile.

Da almeno un paio d’anni assistiamo ad un progressivo convergere di obiettivi e contestazioni tra comitati, associazioni, portatori di interessi e cittadini senza bandiere. Di molti di questi obiettivi il centro-sinistra moglianese è stato alfiere, pur nella generale impossibilità di incidere poi sulle scelte finali che hanno sempre finito per penalizzare Mogliano ed i suoi cittadini. Ma – senza voler lanciare accuse, attribuire responsabilità o cercare giustificazioni – l’interesse comune  e la buona politica non sono concetti così oggettivi e comunemente intesi da consentirne un’unica definizione accettabile da tutti. In altre parole è velleitario chiedere di “fare la cosa giusta” perché tale concetto varia, a volte in maniera sostanziale, anche solo da individuo ad individuo.

Certo la politica non può prescindere dalla ricerca della cosa giusta da fare; ma questa sarà sempre una scelta tra le molte cose giuste possibili. La differenza tra una buona politica ed il vergognoso degrado che viviamo ormai da anni (e non mi riferisco solo al piano locale) non sta (solo) nella scelta della cosa giusta (contrapposta alle cose sbagliate), ma nella ricerca di una sintesi tra scelte in parte convergenti (ma solo in parte!) che consenta alla maggioranza dei cittadini che le appoggiano di riconoscersi in un comune obiettivo, posto ad un livello magari meno immediato, ma raggiungibile.

Per ottenere ciò è necessario – a mio modesto parere – che i portavoce, i dirigenti, i rappresentanti, siano continuamente incalzati, controllati e motivati in questa faticosa ricerca; ed in questo senso l’appello raggiunge l’obiettivo. Ma anche che il confronto e la proposta si dipanino in un contesto più ampio e partecipato possibile: consentendo di avere un dibattito trasparente ed una costante risposta di ritorno (feedback si direbbe in inglese) sull’efficacia e la condivisione – o meno – delle proposte che vengono prospettate.

Se c’è un punto che – a mio parere – deve stare in cima al programma del futuro governo, se si intende veramente dare una svolta alla nostra società, è la partecipazione dei cittadini: trasparenza, dialogo, discussione; e coinvolgimento di quanti ritengono di avere proposte o risposte ai problemi, oltre le simpatie o appartenenze (pur senza voler prescindere dalle differenze: vero sale del confronto).

Voi avete dimostrato di avere degli obiettivi e delle proposte per raggiungerli: adesso non abbandonatele lì, dove sparirebbero tra le pagine di un vecchio numero di un giornale. Fatene il vostro grimaldello se ritenete; accettate di metterle in gioco ed in discussione; difendete le vostre proposte ricercando con chi le condivide, ma anche con chi le ignora oppure le critica (come in parte ho fatto io), le ragioni e le soluzioni per raggiungere insieme gli obiettivi comuni.

Dunque il mio appello a coloro che spingono per scelte unitarie è questo: avete fatto un primo passo importantissimo incalzando i partiti a lavorare per un futuro migliore; adesso facciamo il passo successivo: allarghiamo quanto più possibile la partecipazione alla ricerca delle soluzioni condivise.

Francesco Valotto
Portavoce del Circolo dei Comunisti
Federazione della Sinistra

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