Archivi del mese: ottobre 2012

One man band, ovvero: intu ‘u culu!

Trascorsi i tempi dell’uomo della provvidenza, si affacciano quelli dell’uomo e basta. Non che non avessimo già le prime avvisaglie: “UDC Casini presidente”, “Sinistra e liberta con Vendola”, “Italia dei Valori – Di Pietro”  e così via. Come dire: morte le ideologie (a parte quella dominante si intende!) non restano che i veri leader… A trovarne, almeno

Ma ormai la moda si diffonde fino al punto di etichettare come Grillini coloro che seguono (o subiscono) Grillo o di trovarci con partiti monofaccia come quello di Montezemolo o l’ultimo ritrovato Oscar Giannino. Roba per pochi comunque: se non hai la ferrari non entri nel primo e senza gessato sei fuori dal secondo (ammesso che non ci sia anche un limite minimo di ISEE per entrambi), ma qui si arriva alla roba per uno: tutti gli altri sono manovalanza che è lì per portare acqua al mulino del padrone. Tra l’altro in diversi casi (certamente Giannino, molto probabilmente Montezemolo) risulta difficile immaginare anche degli eletti che non siano i rispettivi titolari. Magari giusto uno o due (vedi il caso dei diniani di qualche anno fa) posti sui quali si tuffano i desperados dei vari ex schieramenti: come il locale Bottacin che fonda il circolo montezemoliano ma per sicurezza firma i manifesto gianniniano… Sia mai che da una delle due parti riesca a sbocconcellare quel posticino tiepido che difficilmente qualche partito ormai potrebbe offrirgli.

Eppure questa è la tendenza vincente pare, probabilmente i desperados hanno ragione e quelli come noi che credono nella Politica (e la P maiuscola non è casuale!) hanno torto. La gente ormai è in preda ad una cosa che definiscono antipolitica e che, in altre parole, si può definire così: cerco lo specialista che risolva i miei problemi, ma gratis perché altrimenti ruba!
Strano concetto: se ho problemi di tubi chiamo l’idraulico, di tasse il commercialista, di legge l’avvocato e così via. E tutti questi li pago (anzi: spesso li strapago) nella speranza che risolvano i miei problemi, cosa che spesso per altro non fanno.

Perché allora i problemi di governo di cui l’elettore medio non intende occuparsi (pur essendo assolutamente certo di avere la soluzione in tasca in genere!), dovrebbero essere risolti da un mitico volontario che si presta a farsi un culo come una casa ed assumersi tutte le responsabilità senza arricchircisi sopra fintanto che può?!

Non ci sono alternative: democrazia = governo del popolo. Il che non significa che il popolo elegge un presunto uomo della provvidenza e poi gli lascia fare ciò che vuole salvo poi lamentarsene! Significa che il popolo sceglie, controlla, decide e preme per ottenere ciò che gli serve. Se non lo fa ha poco da lamentarsi poi!

Tutti gli uomini della provvidenza messi in fila qui dentro (e quelli che ho scordato) non ci salveranno nemmeno un po’: o prendiamo in mano il nostro destino o l’unica cosa che ci resta è pagare e lamentarci


Nasce Io voglio restare


(solo) Roma ladrona?

Ripubblichiamo dal sito del Comitato Veneto di Rifondazione Comunista.

Il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò (Prc-Fds) ha oggi presentato un’interrogazione alla Giunta regionale in cui chiede che venga reso noto in quali strutture regionali è presente il sig. Gian Michele Gambato e quali siano le indennità da questi percepite e, infine, che sia sospeso (in via cautelativa) da ogni incarico in attesa dell’esito delle indagini a suo carico.

 L’interrogazione nasce dalla notizia riportata dalla stampa secondo cui il Pm presso il Tribunale di Roma Francesco Loi e il procuratore aggiunto Nello Rossi starebbero per chiedere il rinvio a giudizio per truffa di Gambato relativamente alla nota vicenda della vendita del palazzo “Ex Grandi Stazioni” in Fondamenta Santa Lucia a Venezia, da poco acquistato dalla Regione Veneto. Su tale vicenda sta indagando anche la Corte dei Conti di Venezia.

Gian Michele Gambato è presidente della Servizi Territoriali Ferroviari (società al 99,83% della Regione Veneto, per tramite di Veneto Sviluppo, braccio operativo dell’Assessorato ai Trasporti) e di Attiva S.p.A. (società a prevalente capitale pubblico, di cui è azionista Veneto Sviluppo, che opera nel settore dello sviluppo e della commercializzazione di aree edificabili a destinazione produttiva, direzionale e residenziale, nonché nel recupero e valorizzazione di edifici dismessi appartenenti all’archeologia industriale), nonché titolare con la moglie della Emmegi consulting, società che ha incassato da Grandi Stazioni una parcella da 1.628.400 euro per il buon esito della trattativa con la Regione.

All’atto della firma del preliminare di vendita in data 20.02.2007, sia Grandi Stazioni sia la Regione Veneto avevano esplicitamente dichiarato che non era intervenuta nessuna mediazione; la Emmegi Consulting, inoltre,  aveva ricevuto un bonifico di 528 milioni di lire il 14.12.2001 sempre da Grandi Stazioni per l’opera di mediazione nella stipula del precedente contratto di locazione dell’immobile in data 26.10.2001. Inoltre, va ricordato che in data 17 febbraio 2012 era stato depositato il PDL n. 242, che prevedeva la costituzione di una commissione consiliare d’inchiesta che accerti il regolare svolgersi della trattativa d’acquisto e la corretta stima del valore di tale compendio immobiliare da parte degli uffici tecnici regionali, nonché le eventuali responsabilità di coloro che ne hanno disposto l’acquisto. Inoltre il 28 febbraio dello stesso anno era stata presentata l’interrogazione n. 569 che chiedeva spiegazioni sul medesimo tema e a cui la Giunta non si è ancora presa la briga di rispondere.

Riteniamo sia un preciso dovere della Giunta regionale fare chiarezza sulla questione spiegando, come richiesto dal consigliere Pettenò, in quali strutture riferibili alla Regione e a che titolo sia presente il sig. Gambato e disponendo in via cautelativa la sospensione dello stesso da tali cariche, considerati i citati recenti sviluppi delle indagini da parte dell’Autorità giudiziaria.


Combinato disposto

il combinato disposto è una modlità interpretativa dei testi normativi in base alla quale si ricava una norma attraverso la combinazione di due o più disposizioni normative.

Il Comune di Mogliano ha, nel suo Regolamento della refezione scolastica, all’art. 23 – Consumazione di pasti freddi, alternativi al servizio di ristorazione scolastica – l’indicazione che “non è di norma consentito consumare cibi diversi da quelli previsti nella tabella dietetica adottata” prevedendo espressa deroga per questioni mediche, religiose o filosofiche. Aggiunge poi che “Qualora la deroga avvenga per altri motivi, si fa presente che il consumo di pasti freddi, confezionati a domicilio dell’alunno all’interno dei refettori scolastici, rappresenta un comportamento insostenibile dal punto di vista della correttezza nutrizionale, in particolar modo se questo avviene con una certa frequenza (parere S.I.A.N. Azienda U.L.S.S. N. 9, prot. n. 108889/16.11.2005)“. Dunque è possibile derogare benchè sia espresso il parere che ciò non debba andare a discapito della correttezza nutrizionale.

A casa mia ciò dovrebbe significare che non posso vietarti di consumare cibi portati da casa e, visto che c’è di mezzo la correttezza nutrizionale (valore di per sé fondamentale in età evolutiva in particolare!) ti raccomando di attenerti quanto più possibile ad una dieta equilibrata e corretta.

All’art. 3 invece, tra le altre cose definisce le competenze dei vari soggetti ed in particolare:

Competenze della Mo.Se. S.p.A.:

  • produzione, preparazione, trasporto e consegna dei pasti
  • distribuzione pasti
  • allestimento dei locali refettorio
  • riordino e pulizia dei refettori
  • responsabile della sicurezza e dell’igienicità dei locali
  • riscossione delle contribuzione dell’utente

Competenze delle Istituzioni scolastiche:

  • orario e turnazioni per la somministrazioni pasti
  • assistenza agli alunni in refettorio
  • controllo della corretta somministrazione dei pasti (diete)
  • prenotazione ed ordinazione giornaliere dei pasti

Si noti che nessuna norma dice che Dirigenti Scolastici o tantomeno insegnanti debbano garantire che siano consumati solo ed esclusivamente pasti forniti da Mo.Se. ne afferma che la responsabilità per eventuali carenze igieniche o di altro genere debba ricadere su questi soggetti. Inoltre non si dice che Mo.Se. deve garantire gli spazi dove vengono consumati i suoi pasti, ma piuttosto i locali adibiti a refettorio.

Poi arrivano i tagli dei contributi comunali, che si sommano alla crisi economica e si combinano con la scellerata volontà di questa giunta di vendere Mo.Se. ad un soggetto privato (individuato nella cerchia ristretta degli amici, con l’obiettivo di rafforzarne il monopolio).

Mo.Se. è costretta a tagliare i costi e contemporaneamente perde una grossa fetta di mercato (si valuta un 30% circa di pasti in meno erogati). A questo punto decide, per ridurre i costi del personale, di pulire solo le zone dove vengono erogati i suoi pasti. Facendo ciò – in questo supportata dall’amministrazioen comunale! – determina serie carenze igieniche e rischi di contaminazione dei cibi. l’ASL di Treviso, interpellata (e imboccata?) dall’amministrazioe comunale, valuta inaccettabile questa condizione e, sebbene senza dirlo in maniera chiara (non potendolo fare!) scarica sui dirigenti scolastici l’eventuale responsabilità in caso di incidenti.

I Dirigenti Scolastici, spaventati dalle ventilate conseguenze, emettono circolari via via più restrittive sui cibi portati da casa, imponendo (per forza di cose!) al personale docente e non docente compiti di controllo, assistenza e pulizia decisamente impropri.

Gli insegnanti – che non hanno altre armi a disposizione – scaricano su genitori ed allievi dando indicazioni assurde, contraddittorie, al limite dell’illegalità e finendo addirittura per adottare sanzioni nei confronti degli allievi che – è opportuno ricordarlo! – sono bambini di età compresa tra i 3 ed i 13 anni circa.

Il combinato disposto di regolamenti, suggerimenti e prescrizioni che non hano la benchè minima valenza normativa (!!!) comporta la creazione di una scuola di classe, basata sul censo, che discrimina pesantemente i bambini le cui famiglie non possono più permettersi un servizio di refezione divenuto troppo costoso.

Di fronte alle contestazioni ed alle proposte dei genitori, l’Amministrazioen Comunale non trova di meglio da fare che acuire lo scontro con indicazioni progressivamente sempre più punitive, modalità di erogazione e prenotazione macchinose e demenziali, pressioni su Mo.Se. che pure è governata da incaricati di provenienza politica, velate minacce nei confronti dei dirigenti per lasciare a loro il lavoro sporco.

La situazione si può raddrizzare solo con il rispetto delle regole ed un po’ di buon senso: tutte cose sconosciute all’attuale amministrazione purtroppo!

  1. Si valuti esattamente quanto incide la pulizia dei locali sul costo del pasto Mo.Se. e si paghi separatamente la differenza di costo (certamente cifre ridicole, anche su base annua!) tra la pulizia dell’intero locale e quella della sola zona dove vengono mangiati i pasti Mo.Se. per ripristinare la corretta igiene degli ambienti
  2. Si produca una breve circolare da distribuire alle famiglie che indichi i principi per una dieta equilibrata e le poche norme di buon senso per la corretta conservazione dei cibi portati da casa
  3. Si consenta a tutte le famiglie che lo desiderano (senza i “di norma” ed i “sconsigliato“!) di portare cibo decente da casa, senza limitare la possibilità a panini o altri palliativi che comportano necessariamente diete sbilanciate
  4. Si supporti per altra via (magari con un modesto contributo comunale!) il costo del personale necessario a garantire l’aiuto nel consumo dei cibi anche ai bambini più piccoli ed anche se mangiano cose fornite dai loro genitori
  5. soprattutto si smetta di fare terrorismo informativo tirando in ballo questioni che nulla hano a che vedere: i bambini allergici corrono gli stessi rischi mangiando a fianco di chi porti un panino o di chi mangi un pasto Mo.Se.; Mo.Se. non risponde in caso di contaminazioni derivanti da pasti che non ha prodotto (le analisi dimostrerebbero la sua eventuale responsabilità), i dirigenti non possono essere chiamati a rispondere di cose su cui non possono avere controllo (i bambini portano comunque la merenda!) e gli insegnanti e gli ATA non hanno responsabilità o autorità in proposito

In questo modo si potrebbe mettere la parola fine ad una lunga ed ingiustificata guerra per bande che vede contrapposta l’amministrazione comunale al resto di Mogliano e che ha come vittima bambini e famiglie. Si ristabilirebbe un decente rapporto di lavoro per i dipendenti della Mo.Se. Si allenterebbe la tensione all’interno delle scuole. Si garantirebbe ai bambini un pasto decente ed alle famiglie – provate dalla crisi – un modo per risparmiare senza pesare sulle casse comunali o dover dipendere dalle associazioni di volontariato.

Questo nell’immediato. Con più calma sarebbe sufficiente un confronto franco, onesto e diretto (non mediato dagli interessi politici dell’attuale giunta!) tra rappresentanti di Mo.Se., dei lavoratori dell’azienda e dei genitori per ricercare modalità, accettabili da tutti, che possano portare a risparmi sui costi non punitivi e concordati. La crisi c’è: colpisce le casse del comune come quelle di Mo.Se ed i portafogli delle famiglie. Nessuno può negarla ma nessuno dovrebbe nascondercisi dietro. I pasti potrebbero costare meno senza incidere (eccessivamente) sulla qualità o sul lavoro. Il pasto da casa è un’alternativa praticabile (praticata fino a pochi anni fa e tuttora per la merenda!).

Il paventato divieto di consumo di pasti non ufficiali (sia l’amministrazione che la dirigenza scolastica continuano a minacciarlo) sarebbe una palese illegalità ed un modo per negare il diritto allo studio a chi in questo momento ha meno possibilità.

Costituzione della Repubblica Italiana – articolo 34
La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.


Io lotto per il diciotto

Parte anche a Mogliano domattina la raccolta di firme per i referendum contro le leggi inventate per spezzare le reni al lavoro (ma soprattutto ai lavoratori!).

Domenica mattina, dalle 10.00 circa, ci trovate in piazza Caduti dove potrete firmare per i due referendum!


Partono i referendum sul lavoro

di Alfonso Gianni

Sabato 13 ottobre comincia la raccolta delle firme, ce ne vogliono almeno cinquecentomila nel giro di tre mesi, per i referendum relativi all’abrogazione dell’articolo 8 della legge 14 settembre 2011 n°148 risalente al governo Berlusconi e delle modificazioni introdotte dal governo Monti all’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei Lavoratori.
L’articolo 8 permette di derogare dai contratti nazionali di lavoro tramite accordi sindacali raggiunti in sede aziendale anche solo da alcuni sindacati. In virtù di quell’articolo la Fiom è stata esclusa dalla stessa agibilità sindacale entro la Fiat. Una condizione addirittura peggiore dei bui anni cinquanta.

Con le modificazioni introdotte all’articolo 18 è stato spazzato via il principio di reintegra nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa. Tutto viene monetizzato. La figura del giudice che dovrebbe tutelare un diritto costituzionale come quello al lavoro viene ridotta alla stregua di una funzione notarile.

I dati che ci sono stati forniti in queste settimane dall’Istat, dal Cnel, dalla Svimez dimostrano che tali novità introdotte nella nostra legislazione non hanno minimamente favorito lo sviluppo di nuova occupazione. La propaganda governativa è stata smentita dai fatti.

Contemporaneamente leggiamo su un paper dell’Ufficio Studi della Banca d’Italia che anche negli Usa studiosi di vaglia avvertono che la facilità dei licenziamenti e le moltiplicazione delle forme e dei modi del lavoro precario non solo non aiutano la produzione, ma neppure la produttività e la competitività del grande paese americano.
Il significato di questa battaglia è chiaro. Si tratta di ristabilire il principio della democrazia sindacale, della libertà e della efficacia della rappresentanza del mondo del lavoro, del diritto al lavoro, della piena dignità della lavoratrice e del lavoratore. Si tratta di riportare al centro del dibattito e dello scontro politico e sociali una questione fin troppo oscurata: quella del lavoro, dei diritti e dei doveri che esso comporta.
La convocazione di questi referendum non ha avuto una vita facile. Le forze parlamentari che hanno approvato le modificazioni liquidatorie dell’articolo 18 hanno tentato in ogni modo di bloccare l’iniziativa, ricorrendo anche al falso argomento della impossibilità della consegna delle firme durante l’anno in cui sono convocate le elezioni politiche. Argomento che non sta in piedi sulla base di una lettura attenta dell’articolo 31 delle legge istitutiva del referendum e di pronunciamenti precedenti della Corte in casi analoghi.
Ora si propone un altro argomento. Quello secondo cui sarebbe meglio trovare una soluzione legislativa anziché giungere alla celebrazione del referendum che comunque non potrà avvenire prima del 2014. Un referendum può essere evitato solo se intercorrono nuove leggi che vanno nella direzione voluta dal comitato promotore e dal senso stesso dei quesiti referendari.
Ma è lecito dubitare di questa condizione, dal momento che importanti forze che comporranno probabilmente la prossima maggioranza, come il Partito democratico, hanno dichiarato il loro pieno accordo almeno per quanto riguarda la liquidazione sostanziale dell’articolo 18. Tali argomentazioni appaiono perciò un diversivo. Ciò che conta ora è porre tutti davanti a un fatto compiuto, cioè la raccolta delle firme necessarie per innescare il cammino referendario.


La Cassazione si pronuncia: fu’ “massacro messicano!”

di Franco Frediani

La V sezione penale della Cassazione ha ufficializzato ieri (mart.2 ottobre, ndr.) le ragioni attraverso le quali convalida le condanne per falso aggravato nei confronti dei vertici della Polizia, riguardo ai fatti avvenuti la sera del 21 luglio del 2001 in occasione del G8 di Genova. Quello che accadde alla Diaz, con l’irruzione, la violenza (di ogni tipo e grado), è stata ripercorsa, analizzata e siglata, una volta per tutte, come “massacro ingiustificabile”. Qualora ve ne fosse stato bisogno, è stata provata l’intenzionalità dei pestaggi, degli atti premeditati al punto da etichettarli come eventi avvenuti a seguito di una “carta bianca” rilasciata dai vertici delle Forze dell’ordine ai propri agenti.
Le 186 pagine prodotte dalla Cassazione, descrivono ciò che accadde la notte del 21 luglio del 2001 alla scuola Diaz, come un “puro esercizio di violenza” portato avanti dagli operatori di Polizia.
I relatori, Piero Savani e Stefano Palla, hanno più volte ripresa l’ormai tristemente nota espressione di “macelleria messicana”, coniata a suo tempo dall’allora capo del settimo nucleo di polizia che fece irruzione nella stessa scuola genovese, Michelangelo Fournier.

La fotografia riportata e descritta dalla Cassazione non da adito a dubbi: “L’assoluta gravità sta nel fatto che le violenze, generalizzate in tutti gli ambienti della scuola, si sono scatenate contro persone all’evidenza inermi, alcune dormienti, altre già in atteggiamento di sottomissione con le mani alzate e, spesso, con la loro posizione seduta, in manifesta attesa di disposizioni, così da potersi dire che si era trattato di violenza non giustificata e punitiva, vendicativa e diretta all’umiliazione e alla sofferenza fisica e mentale delle vittime”.
La condanna dei vertici della Polizia non crediamo sia sufficiente per non destare più di una incredulità dovuta al diverso atteggiamento riservato agli esecutori materiali; quegli agenti, esecutori materiali degli atti in questione, che sono riusciti a sfuggire alle loro responsabilità. In quel “massacro” furono coinvolte, tra arrestati e feriti, ben 93 Persone! Non possono essere ignorate le sottolineature fatte dallo stesso Giuliano Giuliani, padre di Carlo, quando invita a non dimenticare “le centinaia di carabinieri che la sera del 20 luglio, acquartierati negli spazi della Fiera di Genova, inneggiavano a canti e slogan dal chiaro significato nostalgico”.
Come Lui stesso afferma, anche Loro hanno contribuito a gettare discredito sulla Nazione!
Se almeno in parte è stata fatta luce e chiarezza su uno dei capitoli più amari della Nostra storia recente, sicuramente l’amarezza di questa esperienza non ha portato utili per cambiare una consuetudine che sembra ormai essersi consolidata nel nostro paese.
Sarebbe miope non puntare l’indice sui metodi repressivi che ancora oggi vengono usati nei confronti di chi protesta, sia pure civilmente e pacificamente. Ultimo in ordine di tempo, il “trattamento” riservato ai lavoratori dell’Alcoa durante l’ultima manifestazione di fronte alla sede della Regione Sardegna.  Erano “armati” da fischietti e striscioni, ma hanno rimediato egualmente la loro razione di violenza. I calci ed ai pugni che hanno raggiunto la stessa Daniela Piras, segretaria provinciale della Uilm del Sulcis, non li abbiamo certamente inventati.
Ogni volta che il “potere” viene messo in discussione scatta implacabile la macchina della repressione. Neppure possiamo dire che si tratti di un fenomeno o di una pratica tutta italiana. L’Europa brucia; da Atene a Madrid si levano proteste e scontri. Il denominatore comune rimane però lo stesso: il fallimento di un sistema socio-economico. Quello stesso sistema che prima di quel “famoso” G8 di Genova, ben sapeva di essere stato messo fortemente in discussione già dal Forum Sociale Mondiale che si era tenuto in gennaio di quello stesso anno a Porto Alegre.
Come dire…”niente avviene per caso!”.


Abbiamo riportato per intero l’articolo al quale però vogliamo aggiungere una postilla

Quando l’attuale “Governo Tecnico” si presentò, Massimo D’Alema – dai vertici del PD e presidente del COPASIR, la commissione parlamentare sui servizi, dunque certamente persona ben informata! – salutò la nomina a sottosegretario di De Gennaro con queste parole: “Sono certo che il prefetto De Gennaro, nel suo nuovo incarico istituzionale, potrà efficacemente portare avanti il suo impegno…“.

Ora: garantismo vuole che tutti siano innocenti fino a che non si arrivi ad una condanna definitiva. Ma l’evidenza di quei fatti era stata da subito sotto gli occhi di tutti e, tra non condannare preliminarmente e tessere le lodi c’è una bella differenza!

Ammesso (e non concesso) che si dovesse attendere la sentenza della Cassazione: adesso che c’è D’Alema non ha nulla da rettificare? Ed il PD che a De Gennaro (con gli altri) ha votato la fiducia? E quel Fini baluardo democratico insieme al costruendo grande centro (che potrebbe diventare prossimo alleato del PD e perfino di Vendola!) e che all’epoca supervisionava i massacri dalle sale di controllo?


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