Senza oneri per lo Stato

Riportiamo un ottimo intervento tratto da “La scuola è nostra: miglioriamola insieme!“, blog del Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica di Padova e Provincia

Il Ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, ha dichiarato che l’ora di religione a scuola, così com’è, ha poco senso e andrebbe modificata.

«Nelle nostre classi, soprattutto alle elementari e alle medie, il 30 per cento degli studenti è di origine straniera e, spesso, non di religione cattolica», ha spiegato a Torino intervenendo alla festa di Sinistra Ecologia e Libertà, delineando quello che dovrebbe essere l’orientamento futuro: «Probabilmente quell’ora di lezione andrebbe adattata, potrebbe diventare un corso di storia delle religioni o di etica».

Inaudita e commendevole la riflessione del Ministro, ma del tutto ininfluente, giacché nessuna forza politica o tecnica avrà mai il coraggio di opporsi ai privilegi e alle ingerenze del Vaticano.

Nel caso, suggeriamo una soluzione semplice ed economica: eliminare gli insegnamenti confessionali dalle attività delle scuole (pubbliche e statali) e restituire agli utenti la pienezza dell’orario e del curricolo di studio; in subordine consentirne lo svolgimento, se deliberato dal Consiglio d’istituto, in orario aggiuntivo e senza oneri per lo Stato.

Intanto rivolgiamo al Ministro, al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica la richiesta seguente:

“I docenti di religione cattolica in servizio nella scuola pubblica sono selezionati dai vescovi e pagati dai contribuenti italiani, anche da coloro che professano altre religioni o che non ne professano alcuna: 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti, nel 2010 (Curzio Maltese), un costo stratosferico per le casse (esauste) dello Stato, solo formalmente laico.

Si riducono gli insegnanti, anche quelli di sostegno, ma non quelli “raccomandati” dall’ordinario diocesano, che impartiscono un insegnamento confessionale e facoltativo in orario d’obbligo.
Chiediamo che sia il Vaticano a retribuire i propri dipendenti: un atto non di carità cristiana (pretesa impertinente), ma di giustizia sociale.”

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