Archivi del mese: dicembre 2012

Marziani coMontisti. Essi vivono. Io vendo – di Luca (WM3)

Riceviamo e con ardore rilanciamo!!!!

Avviso ai naviganti. Post strano, ambiguo, controverso. Populista (aarrgh).
In verità si tratta di un’inserzione. Però è anche una dichiarazione elettorale, dunque politica.
Forse i miei fratelli di sempre mi bannano a vita, però che ci vuoi fare, potrebbe succedere, sono cose che capitano.
Mi vendo il voto.
Dice: ah beh, carino, vuole provocare.
No, un cazzo. Non vorrei provocare proprio nessuno.
Mi vendo il voto alle politiche. Base d’asta, mille euro. Non è una gran cifra, ma non bisogna essere esosi, il Paese è in crisi.
Dice: già, bella presa per il culo, si vuole divertire.
No, divertimento un cazzo. Vorrei proprio quei mille euro.
Non voglio certo convincere nessuno. Però rapida analisi.

24-25 Febbraio. PPPP (Probabili Poli Partecipanti Politiche): Lega(li), Berlu’s Revenge (Salò Remixed Version), Co-Montisti (quelli che stanno co’ Monti), Bersani+AeroSel, Hare Krishna Contro la Mafia, LeggioGrill a 5 Stelle (una doppia col bagno).
Dico: vi rendete conto? Al prossimo Parlamento il Circo Barnum gli fa una pippa, l’Uomo Proiettile e la Donna Barbuta andranno in pensione coscienti di aver fatto il loro tempo.
Dunque mi vendo il voto. Base d’asta, ripeto, mille euro. Possono partecipare tutti i poli, tranne uno.
I Co-Montisti. Loro no. Primo, perché sono tirchi come delle merde. Poi, perché so delle cose. Su di loro. Loro no.
Dovete sapere che un po’ meno d’una decina di anni fa ebbi una stralunata e acida visione profetica, i miei fratelli lo sanno. Forse frutto di una digestione pesante o degli ultimi funghetti che terminavano una lunga e aspra stagione di stravizi e dissolutezze, vai a capire.
La profezia era che al quarto giro di valzer politico-istituzional-televinternettiano, sulle macerie dello stivalone mediterraneo calavano gli ometti dal pianetone. Proprio loro, uguali identici a quelli di Mars Attacks! Che di fatto sono veri, e stavano già qui da prima. E noi li votavamo. Poi comandavano loro, e ci ammazzavano a tutti. [“A tutti” è voluto.]
Ora, quando pochi giorni fa, ho visto quel genio (l’unico che abbiamo) di Corrado Guzzanti dare corpo e immagine a questa realtà, ho capito. Ci siamo. Tutto vero.
E infatti. Essi Vivono.
Monti-Marchionne-Marcegaglia-Montezemolo, lo vedete? La M in comune è uno dei loro segni di riconoscimento, non l’unico, ma quello più sicuro. Minchia, i Marziani.
Poi ci sono i casinifiniruinifrattinialbertinicrossaalcentroeditestamaldini, che sono come i baccelloni, anzi i baccellini, di quel celeberrimo film di fantascienza neorealista.
Quindi loro no. Loro no. No.
Però per tutti gli altri il concorso è aperto. Tutti.

Mille euro.

Domanda: quanto ci mettete a guadagnare mille euro? Voi precarie della scuola, del call center, cassiere d’ipermercati, paramedici del centro sud, cassintegrati del nordest, impiegate del terziario arretrato, baristi metropolitani, fintepartiteiva, esodati innamorati. Quanto ci mettete?
Un voto può essere importante. Un voto gli serve. Lo paghino. Un prezzo equo, senza esagerare, c’è la crisi. Mille euro. Tanto è uguale.
Si tratta di un’ora scarsa di lavoro. Un impegno relativo.
Perché sennò, c’è un’unica alternativa.
Uno a votare non ci va, però poi deve stare sempre in mezzo alla strada a rompere i coglioni e mettere cassonetti di traverso. Perché se sta zitto e a casa, quel voto gliel’ha dato gratis. E allora muto.
Quindi?
Siccome sono invecchiato e rottamato un bel po’ di ‘sti tempi, da solo non ce la faccio a stare in strada a lungo, in particolare d’inverno, e poi da solo mi rompo anche i coglioni. Per cui, me lo vendo.

Mille euro.

Se poi vincono i Marziani uno magari fa a tempo a prendere un low cost a cazzo verso un posto qualunque, se possibile caldo. E manda pure una cartolina a qualche amico del cuore.
So’ tempi difficili. Servono soluzioni ardite.
Che faccio, lo metto su e-Bay? Accetto consigli.
Ridice: bella provocazione.
Provocazione un cazzo. Mille euro.

Buon anno.

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Die Twitter Republik

Saliamo in politica“: 19 caratteri che occhieggiano allo scendere in campo per indicare le sorti auspicate per il paese, e soprattutto per i suoi cittadini!

Già – voglio dire – scendere in campo fa il verso al gergo calcistico, per giunta s’è sostituito il campo con la politica; il tutto è condensato in 19 caratteri e, alla nota ufficiale, il lancio di stampa o l’intervista ai giornali, s’è preferito Twitter.

Tutto ciò la dice lunga sulla considerazione che la politica italiana, ed in primis il megasuperultra tecnico in technicolor (no va: piuttosto grigetto!) ha verso il cittadino medio. E’ vero: gli italiani leggono poco, anzi pochissimo! E quel poco è spesso limitato ai giornali sportivi. Ma considerarli talmente incapaci da doversi limitare a 19 caratteri…. E dove? Su un social network: ormai siamo alla politica del tweet, a quando quella dei cartoni animati?!

Ormai se non sei su Twitter o Facebook non esisti: se n’è accorto perfino il papa… Tra un po’ troveremo anche un account #Dio probabilmente… E non mi si dica che è il nuovo modo di informare: varrebbe se si informasse, mentre qui si deforma! Salgo in politica: perché fino adesso cosa hai fatto, giocavi a ruba mazzetto?!

Qui si detta l’agenda a colpi di messaggini da 150 caratteri ai quali mezza classe politica risponde “Ci sto!” oppure “Va a cagare!” senza nemmeno sentire la necessità di spiegare come e perché: non c’è spazio nei tweet e se scrivo di più non mi leggono! Poverini: nessuno se li fila! E così loro cinguettano…

Certo: l’unico che spiega – il solito Berluska che appare e sparisce in tutte le TV 4 volte al giorno – cambia spiegazione ogni giorno: prima gli toglie la fiducia, poi gli offre la guida dei moderati, poi si lamenta che non  l’ha chiamato ed ora spala merda su tutto quanto ha fatto (con i voti suoi: ricordiamocelo!)

Bersani ci prova, ma gli riesce difficile! Come fa adesso a dire che si deve cambiare la politica che fino qui ha appoggiato responsabilmente?! E contemporaneamente a dire che rispetterà l’agenda Monti ma cambiandola in senso più equo (vi ricordate il ritornello ripetuto da tutti all’inizio del governo tecnico: rigore ed equità!); ma più d’accordo con la Germania e senza perdersi Vendola. Il quale – Vendola – non sa più che pesci pigliare: Monti no, Casini no, Bersani si… Ma se Bersani sta con Monti e va con Casini? E Montezemolo? Rutelli va meglio di Casini ma peggio di Montezemolo anche se sta con Fini? Maddai!!!

E Montezemolo? Quello che non si capisce ancora se è sceso (o salito?) in politica oppure no, ma che ha riunito attorno a sé il fior fiore della casta politica politicante raccogliticcia da ogni versante, purché disponibile ed esperta ad occupare poltrone. Ma l’ha fatto stanco della vecchia politica e certo che bisogna cambiare il paese! Come? Ma certo: alleandosi con Casini, Buttiglione, Cesa, mezza CISL, un po’ di ACLI e – chissà – magari anche la parte sana di Comunione e Liberazione! E senza dimenticarsi che c’è una fetta del PDL che dopo aver vissuto di rendita per 20’anni adesso non è più molto convinta di seguire il Berlusconi: tutti recuperabili per rinnovare il paese!

Mi spiegano lor signori cosa intenderebbero cambiare? Cosa, che non avrebbero potuto cambiare nei lunghi decenni in cui hanno già avuto il potere, da soli, in politica, in Confindustria, con Berlusconi, ecc. ecc.?! “Eh: mica si può spiegare in un tweet da 150 caratteri! Però che vogliamo cambiare tutto è un fatto: l’abbiamo twittato! Ci siamo formalmente impegnati su Facebook!“.

Ma se non si sono nemmeno impegnati a far cadere il governo! Perché Napolitano non ha rinviato il governo alle camere dopo aver raccolto l’assicurazione di responsabilità garantita da tutti? Perché Monti ha dato le dimissioni senza essere sfiduciato formalmente dal Parlamento (che la nostra Costituzione vorrebbe ancora sovrano in materia…)?! Ed uno che ha dato le dimissioni pur disponendo formalmente di una maggioranza bulgara: con che faccia si presenta agli elettori, per giunta senza nemmeno rischiare del suo visto che è senatore a vita?!

Pare che la fine della legislatura fosse arrivata “nei fatti” e dunque non era necessario che ciascuna forza politica, ciascun parlamentare, si assumesse la responsabilità di spiegare come vedeva la situazione, perché e con quali prospettive. In fondo l’avevano già fatto: su Twitter o su Facebook, non vi basta?!


www.agenda-monti.it

Gennaio 2013: lavorare ai fianchi il PD con l’aiuto dei montiani interni. Ricordarsi di definire “conservatori” Vendola e la CGIL ad ogni intervento (per distinguersi da Berlusconi che dice “comunisti”). Aumentare la polemica con Berlusconi per evitare che la gente associ le mie misure a quelle che lui non è riuscito a fare

Febbario 2013: diventare capo del governo utilizzando tutti gli ex (DC, fascisti, PD, ecc.) che si sono riciclati come centro

Marzo 2013: ulteriore stretta sull’art. 18: non abolirlo per evitare scontri con i sindacati, ma aggiungere tra le “giuste cause” la disubbidienza al capo, la contestazione delle mancate norme di sicurezza, l’allergia al polline, la minzione frequente

Aprile 2013: riforma delle pensioni (con pianto: contattare Fornero): il diritto alla pensione si avrà raggiunti i 92 anni, con almeno 85 di anzianità lavorativa, purchè si faccia personalmente la domanda all’INPS accompagnati dai genitori

Maggio 2013: rafforzare i sistema bancario detassando i bonus per gli amministratori delegati. Abolire il primo maggio che incide negativamente sulla produttività e positivamente sulla coscienza dei lavoratori

Giugno 2013: concentrarsi su un bel programma liberista per il seguito della legislatura


SNOQ: parte la NOSTRA campagna per le elezioni politiche 2013

Snoq sfida tutti i partiti a conquistare il voto delle italiane

Roma, 20 dic – “Vogliamo siano candidate ed elette numerose donne, forti, autorevoli e rappresentative della realtà delle italiane, che si impegnino a superare le discriminazioni e le diseguaglianze e a modificare la realtà e l’immagine delle italiane. Ad agire per un’effettiva democrazia paritaria nelle istituzioni, nella vita economica e sociale, nelle relazioni familiari e nella informazione. Per fare dell’Italia una nazione più giusta, più forte, più coesa, più autorevole in Europa e nel mondo”.

Se Non Ora Quando si presenta all’appuntamento elettorale del 2013 con un manifesto che chiede a tutte le forze politiche di impegnarsi per un’Italia nuova che faccia spazio alle donne nel governo del Paese, una campagna di mobilitazione e una campagna multimediale, che ha ottenuto il patrocinio di Pubblicità Progresso, dal claim: “Se crescono le donne, cresce il Paese”.

In tutta Italia, oggi, i comitati che aderiscono alla rete di Se Non Ora Quando? hanno organizzato conferenze stampa e incontri per presentare il manifesto, lo spot per invitare a votare donna e la campagna che da domani in tutta Italia, con il lavoro degli stessi comitati, chiederà alle donne di raccontare le condizioni in cui vivono e il paese per donne che vorrebbero.

Un Italia ”che attraversa una congiuntura difficile e pericolosa e ha bisogno di energia e coesione per affrontarla – dice il gruppo in una nota – per questo noi, donne di diverso orientamento culturale, religioso, politico, chiediamo a tutti i partiti e movimenti politici, per meritarsi il voto delle italiane: la formazione di liste paritarie per raggiungere l’effettiva parità tra uomini e donne, 50 e 50, nei luoghi di decisione pubblica; la riduzione drastica dei costi della politica, trasparenza e democrazia nella vita interna dei partiti politici; l’inserimento nei programmi di alcune basilari misure come: un welfare che consenta l’occupazione femminile e offra alle famiglie indispensabili servizi di cura per bambini, persone anziane e disabili; politiche contro la precarietà lavorativa di giovani e donne; l’estensione dell’indennità di maternità e del congedo di paternità obbligatorio; il contrasto della violenza contro le donne e del femminicidio; la ridefinizione del servizio pubblico radiotelevisivo italiano in funzione di una nuova idea di cittadinanza, per una rappresentazione rispettosa e plurale delle donne; la promozione di una cultura di genere a tutti i livelli dell’educazione; la pienezza dei diritti civili per tutte le donne, omosessuali ed eterosessuali, italiane e straniere, e la cittadinanza per chi nasce in Italia; la difesa e l’applicazione della 194 su tutto il territorio; l’obbligo di valutazione dell’impatto di genere di tutti i provvedimenti legislativi e governativi, in linea con le raccomandazioni europee”.

“Si cambia la politica – si legge ancora – se le donne vi avranno voce e forza. Le donne italiane, dai margini della vita pubblica e lavorativa in cui sono ancora costrette, sanno che ci sono le risorse per cambiare e lo hanno già dimostrato rivendicando dignità il 13 febbraio 2011 e aprendo così una stagione di risveglio civile”.

“Vogliamo che si realizzino quelli che ancora sembrano desideri impossibili: diventare madri, avere un lavoro, un’impresa, una scuola di qualità, fare ricerca, unire Sud e Nord, affermare la propria personalità e sentirsi parte di una vita e di una storia comune. Sappiamo che si può fare: Se Non Ora Quando?”.

Perché questo paese che vogliamo assuma voce e volto, Se non ora quando? lancia parallelamente una campagna di mobilitazione attraverso l’uso partecipato degli strumenti video. L’iniziativa, intitolata “Un paese per donne: le parole per dirlo”, sarà una rappresentazione corale delle condizioni, delle idee e dei desideri delle donne, dal Sud al Nord. Come sono le giornate delle donne? Quali sono i loro bisogni e desideri? Cosa vogliono dalla politica? A queste domande risponderanno le donne di tutta Italia.

“Chiederemo loro – si legge nella nota – di raccontarsi e raccontare la loro vita attraverso i video”. Le attiviste di Se Non Ora Quando realizzeranno le interviste sul territorio, ma tutte le donne d’Italia sono invitate a inviare autonomamente i propri contributi. Le interviste saranno pubblicate sul sito di Snoq e confluiranno in un filmato finale.

Contemporaneamente al lancio del suo manifesto 2013, Se non ora quando? presenta anche una campagna sociale a favore delle pari opportunità. “Se Crescono le Donne, Cresce il Paese” è una campagna multimediale che, grazie al patrocinio della Fondazione Pubblicità Progresso, verrà pianificata sulle emittenti nazionali e su tutti i media locali che vorranno ospitarla: tv, radio, affissione e web. La campagna è incentrata su un filmato con colonna sonora di Patti Smith (che ha regalato per l’occasione la sua “People have the power“): Claudia Pandolfi e Valentina Lodovini sono le testimonial.

Cinzia Guido, per il Comitato promotore Nazionale SNOQ


Appello da Stefano Rodotà

La Fondazione Basso rischia di dover chiudere tra pochissimi mesi. Sarà uno dei tanti, silenziosi omicidi culturali che si stanno consumando di questi tempi in Italia.

La Fondazione non è soltanto una istituzione di grande prestigio internazionale. E’ un luogo di ricerca, anche se sempre più faticosa per le ristrettezze finanziarie. E’ una presenza viva nella discussione culturale, testimoniata dal suo essere sede quasi quotidiana di convegni, incontri, lezioni. E’ un servizio agli studiosi e alla città con la sua biblioteca sempre aperta. Una biblioteca che offre risorse straordinarie, addirittura uniche, soprattutto per quanto riguarda la rivoluzione francese, la Comune, la storia del movimento operaio… passioni del suo fondatore. Guarda al mondo e all’Europa, alla quale ha dedica un Osservatorio sui diritti, un sito davvero unico, che mette a disposizioni di tutti un materiale ricchissimo e sempre aggiornato.

È custode delle memorie del Tribunale Russell sull’America Latina e ne continua l’attività con il Tribunale permanente dei popoli, voluto da Lelio Basso contro le violazioni dei diritti umani nel mondo. Ospita la scuola di giornalismo, la scuola per la buona politica. E’ riferimento di gruppi che lavorano sulle frontiere del cambiamento, dalla bioetica all’informatica. Pubblica la rivista “Parolechiave” , i suoi Annali, volumi relativi alle ricerche svolte. E’ un luogo vivo, accompagnato dall’entusiasmo, dalla generosità, dai sacrifici di chi vi lavora.

Tutto questo si sta già spegnendo. Non sarà possibile rinnovare gli abbonamenti alle riviste per il 2013, gli acquisti di libri diventano impossibili. Così una biblioteca muore. La sua sala di lettura sarà chiusa. Le porte della Fondazione verranno sbarrate. Nella sala dei convegni calerà il silenzio.

Ne soffriranno gli studiosi, privati di uno strumento di lavoro. Gli editori, privati di un luogo per la discussione dei loro libri. I suoi diversi frequentatori, privati delle opportunità offerte dalle discussioni e dai confronti. La stessa politica, privata di un luogo di elaborazione, disinteressata, ma non falsamente neutrale.

Ho collaborato con Lelio Basso fin dai tempi in cui la Fondazione nasceva. La ho presieduta per molti anni, continuo a lavorarvi. Sento la responsabilità di segnalare a tutti quel che sta accadendo. Non servono grandi risorse. Servono gesti concreti da parte dei molti che possono farli, con piccoli contributi o con sostegni finanziari mirati a singoli obiettivi – l’acquisto dei libri, il rinnovo degli abbonamenti alle riviste, il finanziamento di specifiche attività.
Sono gesti civili, una reazione al degrado culturale che ci avvolge.  Spero che vi siano.

Stefano Rodotà

 


Arrivederci…

falcemartelloDopo la fine del mondo!


La quadratura della frittata

Supponiamo che ci sia un’Amministrazione Comunale che, tagliando i contributi tesi a calmierare i costi di un servizio pubblico – che ne so: ad esempio la refezione scolastica – pare essersi creata attorno il peggior casino che potesse immaginare, ma non intenda tentare di risolverlo perché non è interessata ad offrire un servizio adeguato a prezzi ragionevoli, bensì intende privatizzarlo.

Ora supponiamo che ci sia un’azienda che, appalto dopo appalto, si sta garantendo il controllo dello stesso servizio – supponiamo sempre la refezione – in una determinata area geografica. Per amor di discussione supponiamo anche che l’area geografica insista sul comune di cui al punto precedente, che anzi risulterebbe centrale.

L’azienda ha una necessità impellente legata alla logistica: tutti gli appalti relativi a questo servizio pongono tra le condizioni che il trasporto del prodotto finito (diciamo pasti) avvenga entro un raggio di chilometri piuttosto limitato. Dispone di un centro in zona, ma questo è dimensionato per i servizi che sta già offrendo e dunque non permette di espandersi, inoltre risulta decentrato rispetto all’area di espansione. Attrezzarsi con un nuovo centro logistico (per rimanere nell’esempio diciamo un Centro Cottura), oltre a richiedere aree adeguate, permessi, progetti, ecc. e dunque molto tempo, comporterebbe anche un investimento non indifferente: diciamo attorno ai 2 milioni di euro.

Anche l’Amministrazione ha una necessità immediata: il gioco al massacro portato avanti negli ultimi due anni nei confronti della società pubblica che gestiva il servizio, si sta trasformando in un boomerang. I cittadini sono assolutamente scontenti del servizio, pagano troppi soldi per ottenerlo. Ma soprattutto qualcuno si è accorto che la colpa non è tanto dell’azienda pubblica, quanto delle politiche a cui l’amministrazione la costringe, impedendole il confronto con i fruitori dei servizi, la partecipazione a gare d’appalto nei dintorni per ampliare il mercato, la gestione più oculata dei costi e perfino mantenendo bloccato un credito rilevante di cui ha il controllo grazie ad un commissariamento.

La misura assolutamente indispensabile a questa ipotetica amministrazione è la riduzione del costo del servizio di una percentuale attorno al 25% senza oneri per l’amministrazione stessa. Ma si tratta di risparmi troppo rilevanti per poterli ottenere senza un miracolo.

Questa società pubblica dispone di un Centro Cottura interamente pagato dai cittadini e dai consumatori, il cui valore viene peritato a 1.522.000,00 euro. Potrebbe essere ceduto insieme alla società pubblica all’azienda privata che ne ha bisogno: l’azienda avrebbe un risparmio e le casse comunali un’entrata rilevante, ma mancherebbe il miracolo di cui l’amministrazione intende assumersi il merito.

Ecco dunque il miracolo. Adducendo motivazioni fumose, tra le quali spiccano per ironia i debiti che il commissario non paga, il valore della perizia del solo Centro Cottura, sommato al valore della società pubblica e rivalutato in considerazione del fatto che questa società detiene un contratto di fornitura valido fino al 31/12/2021 (ben altri 9 anni di appalto certo: una manna!), dà un risultato negativo: in pratica si dice che chi compra si porta a casa tutto per metà del valore del solo Centro Cottura.

Ma è un regalo, una truffa!” direte voi. No: è una vendita rateale nascosta, effettuata in condizioni di estremo favore per l’acquirente perché permette a chi gestisce la vendita (solo gestisce: il venditore sono i cittadini di quel comune che l’hanno pagato non l’amministrazione!) di guadagnarci molto in immagine! Infatti il costo del servizio, miracolosamente, cala di una percentuale pari a circa il 25% medio, con un risparmio annuo di 200 mila euri circa. Come dire che l’altra metà del Centro Cottura verrà ripagata in 4 anni. Anzi meno, diciamo 2: perché c’è l’altro fastidio del credito nei confronti dell’ente commissariato. Il credito rimane a futura memoria (ed a futuro pagamento, ma da parte di altri!), ma intanto il commissario ha messo a tacere uno scomodo esattore ed ha un nuovo fornitore certamente più disponibile ad una certa elasticità.

Fino a che questa amministrazione rimane: sia chiaro, appunto circa 2 anni! Poi, ci si è garantita una spada di Damocle sulla testa di quelle future che fino al 2021 rimarranno legate mani e piedi ad un fornitore di cui non avranno modo di liberarsi e che potrà strangolarle in qualsiasi momento semplicemente smettendo di pagare le “rate nascoste” del suo debito, per le quali non ha nessun obbligo giuridico.

Questo si chiama costruire la ciambella attorno ad un buco.


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