Die Twitter Republik

Saliamo in politica“: 19 caratteri che occhieggiano allo scendere in campo per indicare le sorti auspicate per il paese, e soprattutto per i suoi cittadini!

Già – voglio dire – scendere in campo fa il verso al gergo calcistico, per giunta s’è sostituito il campo con la politica; il tutto è condensato in 19 caratteri e, alla nota ufficiale, il lancio di stampa o l’intervista ai giornali, s’è preferito Twitter.

Tutto ciò la dice lunga sulla considerazione che la politica italiana, ed in primis il megasuperultra tecnico in technicolor (no va: piuttosto grigetto!) ha verso il cittadino medio. E’ vero: gli italiani leggono poco, anzi pochissimo! E quel poco è spesso limitato ai giornali sportivi. Ma considerarli talmente incapaci da doversi limitare a 19 caratteri…. E dove? Su un social network: ormai siamo alla politica del tweet, a quando quella dei cartoni animati?!

Ormai se non sei su Twitter o Facebook non esisti: se n’è accorto perfino il papa… Tra un po’ troveremo anche un account #Dio probabilmente… E non mi si dica che è il nuovo modo di informare: varrebbe se si informasse, mentre qui si deforma! Salgo in politica: perché fino adesso cosa hai fatto, giocavi a ruba mazzetto?!

Qui si detta l’agenda a colpi di messaggini da 150 caratteri ai quali mezza classe politica risponde “Ci sto!” oppure “Va a cagare!” senza nemmeno sentire la necessità di spiegare come e perché: non c’è spazio nei tweet e se scrivo di più non mi leggono! Poverini: nessuno se li fila! E così loro cinguettano…

Certo: l’unico che spiega – il solito Berluska che appare e sparisce in tutte le TV 4 volte al giorno – cambia spiegazione ogni giorno: prima gli toglie la fiducia, poi gli offre la guida dei moderati, poi si lamenta che non  l’ha chiamato ed ora spala merda su tutto quanto ha fatto (con i voti suoi: ricordiamocelo!)

Bersani ci prova, ma gli riesce difficile! Come fa adesso a dire che si deve cambiare la politica che fino qui ha appoggiato responsabilmente?! E contemporaneamente a dire che rispetterà l’agenda Monti ma cambiandola in senso più equo (vi ricordate il ritornello ripetuto da tutti all’inizio del governo tecnico: rigore ed equità!); ma più d’accordo con la Germania e senza perdersi Vendola. Il quale – Vendola – non sa più che pesci pigliare: Monti no, Casini no, Bersani si… Ma se Bersani sta con Monti e va con Casini? E Montezemolo? Rutelli va meglio di Casini ma peggio di Montezemolo anche se sta con Fini? Maddai!!!

E Montezemolo? Quello che non si capisce ancora se è sceso (o salito?) in politica oppure no, ma che ha riunito attorno a sé il fior fiore della casta politica politicante raccogliticcia da ogni versante, purché disponibile ed esperta ad occupare poltrone. Ma l’ha fatto stanco della vecchia politica e certo che bisogna cambiare il paese! Come? Ma certo: alleandosi con Casini, Buttiglione, Cesa, mezza CISL, un po’ di ACLI e – chissà – magari anche la parte sana di Comunione e Liberazione! E senza dimenticarsi che c’è una fetta del PDL che dopo aver vissuto di rendita per 20’anni adesso non è più molto convinta di seguire il Berlusconi: tutti recuperabili per rinnovare il paese!

Mi spiegano lor signori cosa intenderebbero cambiare? Cosa, che non avrebbero potuto cambiare nei lunghi decenni in cui hanno già avuto il potere, da soli, in politica, in Confindustria, con Berlusconi, ecc. ecc.?! “Eh: mica si può spiegare in un tweet da 150 caratteri! Però che vogliamo cambiare tutto è un fatto: l’abbiamo twittato! Ci siamo formalmente impegnati su Facebook!“.

Ma se non si sono nemmeno impegnati a far cadere il governo! Perché Napolitano non ha rinviato il governo alle camere dopo aver raccolto l’assicurazione di responsabilità garantita da tutti? Perché Monti ha dato le dimissioni senza essere sfiduciato formalmente dal Parlamento (che la nostra Costituzione vorrebbe ancora sovrano in materia…)?! Ed uno che ha dato le dimissioni pur disponendo formalmente di una maggioranza bulgara: con che faccia si presenta agli elettori, per giunta senza nemmeno rischiare del suo visto che è senatore a vita?!

Pare che la fine della legislatura fosse arrivata “nei fatti” e dunque non era necessario che ciascuna forza politica, ciascun parlamentare, si assumesse la responsabilità di spiegare come vedeva la situazione, perché e con quali prospettive. In fondo l’avevano già fatto: su Twitter o su Facebook, non vi basta?!

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