A mente fredda

Certe valutazioni vanno fatte a mente fredda: la tentazione di reagire subito è forte, ma raramente buona consigliera. Certo che anche a mente fredda non è detto che si esca dall’impasse: ma quantomeno risulta più semplice valutare i fatti.

Innanzitutto è evidente il fallimento dell’operazione Rivoluzione Civile: inutile fare dietrologie e cercare responsabilità, tanto è ovvio che tutti hanno il loro “l’avevo detto io di…” che però risulta impossibile (pare) riassumere in un “l’avevamo detto noi!” unitario. Ed allora chapeau a chi ce l’ha fatta (ad unire), ma prendiamo atto che questa unità d’intenti è andata a scapito di una credibilità sufficiente a superare la soglia di sbarramento.
Ora tutti dicono “abbiamo sbagliato” ma c’è chi lo intende nel senso di ritornare ai partiti fondatori e chi invece a sradicarli ulteriormente: dunque qualunque sarà la scelta formale è abbastanza probabile che causi ulteriori lacerazioni. Nulla di più ottuso di dividersi tra chi intende perseguire l’unità in un modo e chi nell’altro! Speriamo non sia questo l’esito.

Ampliando gli orizzonti la domanda che assilla un po’ tutti in questa fase riguarda il prossimo futuro: certo il paese non può restare senza un governo; anche se qualcuno il lato positivo l’ha trovato: gira la battuta “Senza papa! Senza governo! Senza capo della polizia! …. WOW: e quando mi ricapita?!

La situazione in parlamento fa pensare alla condizione dello squartato di antica memoria: incatenato a quattro cavalli che tirano in direzioni opposte. Il centrosinistra ha alla camera la maggioranza assoluta, ma per la quale deve ringraziare solo il porcellum. In senato invece i numeri  non consentono fughe che non siano  l’unione di  almeno due dei tre schieramenti principali, risultando Monti ininfluente in ogni caso.

A questo punto diventa una questione di strategie. Centrodestra e Grillo avrebbero tutto l’interesse a veder nascere un governo di larghe intese PD-PDL, anche se per motivi opposti.

Il Centrodestra costituendo questo governo (magari ri-facendo perno sui montiani) potrebbe garantirsi di evitare (o quantomeno annacquare fortemente) tutti gli interventi legislativi che teme di più (conflitto di interessi, anti corruzione… ) ed orientare gli altri (riforma elettorale, riduzione dei parlamentari, abolizione delle province…) presentandosi come forza responsabile ed evitando che gli siano addossate le sue responsabilità e magari anche come salvatore della patria.

Grillo invece di fronte ad un governo di questo genere starebbe appollaiato lì come un avvoltoio nei pressi della bestia ferita: certo che avrà vita breve e che, alle elezioni successive, potrebbe sventolare la bandiera del fallimento e raggiungere percentuali bulgare.

Ovvio che in questa soluzione i due grandi sconfitti sarebbero prima di tutto SEL: che verrebbe certamente sacrificata all’accordo con il centro e la destra; ed in seconda battuta il PD che subirebbe probabilmente divisioni interne laceranti e – comunque sia – certamente un’emorragia di elettori e simpatizzanti epocale. Malgrado ciò, a dimostrazione del fascino del masochismo, c’è già all’interno del suo gruppo dirigente qualche grande stratega  che lascia intendere di optare per questa ipotesi, o quantomeno di non escluderla.

Dunque oltre alle elezioni anticipate, rimangono solo ipotesi di coalizioni che vedrebbero i grillini come parte in causa: con la destra o con il centrosinistra. La prima possibilità, malgrado loro si dichiarino “né…né”, ed io non condivida affatto le opinioni di coloro che affermano che in fondo il M5S ha un’anima di sinistra,pare comunque remota al limite della barzelletta.

Non prendo nemmeno in considerazione l’ipotesi – lanciata da Grillo nel consueto stile provocatorio a cui possono credere solo i suoi simpatizzanti  – del governo del M5S con appoggio esterno degli altri. Sanno tutti che si tratterebbe solo di un tiro alla fune nel quale ogni contendente starebbe al gioco solo in attesa del momento giusto per mollare la corda provocando la caduta più rovinosa possibile dell’altro!

Rimane solo (mi pare) l’ipotesi di Bersani: un governo che nasca sulla base di pochi obiettivi chiari e con una scadenza predefinita (i dettagli saranno ciò su cui dovranno sbranarsi coloro che tratteranno) che imposti le condizioni per una nuova tornata elettorale da realizzare nel giro di un anno o giù di lì. Solo che Grillo non intende votare la fiducia insistendo sul votare singolarmente su ciascun provvedimento in funzione del gradimento. Ma chi dovrebbe farli questi provvedimenti in assenza di un governo?!

Ammesso (e non concesso) che il PD non ceda alle sirene mortifere del “governissimo” – cosa non del tutto impossibile visti i precedenti recenti – ma che rappresenterebbe un indice oggettivo di demenza senile galoppante; restano a questo punto due ipotesi: o Grillo garantisce, in un modo o nell’altro, la nascita di un governo sul quale potrà poi far pesare tutto il suo potere di vita o di morte, oppure l’alternativa sono nuove elezioni.

Personalmente credo (e credo lo pensi anche il duo Grillo/Casaleggio) che in caso di nuove elezioni in cui il centrosinistra possa sbandierare la sua responsabilità e buona volontà ed il M5S si trovi costretto a giocare in difesa nella parte di quello che ha lasciato l’Italia allo sbando malgrado le offerte, non si ripeterebbero i risultati odierni. Il PD potrebbe riconquistare una fetta del suo elettorato convinta dalla buona volontà dimostrata o quantomeno spaventata dalla piega presa dalle cose; o – peggio di tutto! – tra i due litiganti potrebbe spuntarla un Berlusconi che riuscisse a far passare l’immagine di unica forza in grado di garantire la stabilità.

Di fronte ad una prospettiva di questo genere come risponderà la “sinistra grillina”? E’ già, perché non è vero – come loro amano dire – che i grillini non sono né di destra né di sinistra, ma semmai è vero il contrario: sono sia di destra che di sinistra e riescono a convivere (quanto a lungo si vedrà) solo grazie all’individuazione di un nemico esterno comune. Un po’ com’è accaduto per la Resistenza (mi si consenta il paragone eccessivo e poco rispettoso!) dove lo schieramento andava dai monarchici agli anarchici, ma l’importante in quel momento era battere il fascismo ed i suoi alleati tedeschi.

Ho l’impressione che le quotidiane dichiarazioni di Grillo, sempre più aggressive ed eccessive, siano dei preparativi: un segnale ad uso interno con cui ribadire la sua immagine di “duro e puro” per prepararsi ad una trattativa che vedrà poi prevalere il “senso di responsabilità” e “l’ottenimento di alcuni risultati importanti su cui vigileremo costantemente”.

Di natura non sono portato all’ottimismo, ma ho anche la sensazione che in fondo, una svolta di questo genere possa portare del buono anche all’Italia: migliorando alcune condizioni di base e dando il tempo per una nuova tornata elettorale che si spera sia più sana (eliminato il porcellum) ed anche meno emotiva.

Peccato che in questo quadrò il grande assente sarà la sinistra. Il rischio è che possano prevalere le anime più dorotee del PD insieme alla destra grillina: in questo caso a rimetterci saranno ancora una volta i lavoratori (pubblici in primis, ma a seguire gli altri), gli immigrati, il welfare, la scuola; il tutto in nome della “libertà” (come sempre) giocata sulla pelle di chi non può pagarsela.

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