Archivi del mese: maggio 2013

Alla faccia della coerenza!

Televideo RAI, 30/05/2013 ore 15:08

“Dopo le elezioni comunali parziali che storicamente, come qualsiasi asino sa, sono sempre state diverse come esito e peso rispetto a quelle politiche, c’è un fiorire di maestrini dalla penna rossa”. Nel suo blog, Grillo attacca così Rodotà che aveva detto: “Beppe sbaglia,non bastano le sue dichiarazioni”.
“In prima fila persino, con mio sincero stupore, un ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi a cui auguriamo una grande carriera e di rifondare la sinistra”


Non è cosa vostra!

Il sito di Libertà e Giustizia (nuova finestra)domenica 2 giugno 2013

ore 13.30-17.30

piazza Santo Stefano – Bologna

Sul palco:

Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Roberto Saviano, Salvatore Settis, Nando dalla Chiesa, Susanna Camusso, Alessandro Pace, Maurizio Landini, Carlo Smuraglia, Lorenza Carlassare, Beppe Giulietti, Raniero La Valle, Giovanna Maggiani Chelli, Alberto Vannucci, Giovanni BacheletSimona Peverelli, Elisabetta Rubini


La peggior risposta immaginabile…

Giusto ieri scrivevamo sulla abissale distanza che sta dividendo rappresentati e rappresentanti e sulle risposte che questa distanza stimola e dovrebbe stimolare, citando l’esempio del referendum bolognese per l’abolizione del contributo pubblico alle scuole private.

Oggi leggiamo su Internazionale una breve analisi di Wu Ming che se da una parte ci fa piacere perché condivide in buona sostanza il nostro ragionamento, dall’altra ci informa che la risposta che arriva dalle istituzioni è la peggiore che paventavamo.

Ne pubblichiamo brevi stralci significativi per il nostro ragionamento, rimandando al sito de L’Internazionale per la lettura completa (che vale la pena!).

Pd, Pdl, Lega nord, Scelta civica, Cei, Curia, Cisl, Ascom, Confindustria, Cna, con gli endorsement di Prodi, Renzi, Lupi, Gasparri, Casini, hanno chiamato al voto per l’opzione B (continuare a finanziare le scuole paritarie private), e hanno mobilitato meno gente di un piccolo comitato di volontari, che invece ha incassato una vittoria 59 per cento a 41. L’opzione A (dare quei soldi alle scuole pubbliche comunali e statali) ha vinto in tutti i seggi eccetto quelli pedecollinari, […]. Significa che gran parte dell’elettorato del Pd si è astenuto oppure ha votato A[…]. Di fronte a questa evidenza verrebbe da dire “a buon intenditor poche parole”, se non fosse che gli intenditori si sono estinti da un pezzo.

Qualcuno si spinge perfino a dire che chi non è andato a votare lo ha fatto perché appoggia la politica scolastica dell’amministrazione (vedi Edoardo Patriarca del Pd). Un curioso modo di ragionare

La verità è che una vasta fetta di popolazione ha sottovalutato la valenza politica del quesito referendario […] perché è talmente sfiduciata nella possibilità che la propria espressione venga tenuta in conto da non avere più nemmeno voglia di mettersi in fila a un seggio. Lo hanno dimostrato, in contemporanea, le elezioni amministrative in varie città italiane.

Un punto a favore della riaffermazione del diritto alla scuola pubblica è stato messo a segno, se non altro nella percezione degli osservatori e con buona pace di chi vorrebbe scordare in fretta che una battaglia sia mai avvenuta.

Infine si tratterà di capire se altre realtà locali seguiranno l’esempio di Bologna e se questo potrà mai alludere a un eventuale movimento nazionale che metta in discussione la sussidiarietà e immagini una sorte diversa per la scuola italiana.

Per chi voglia approfondire sul livello di miopia, sul trasformismo trasversale e l’istinto suicida di una bella fetta della politica, segnaliamo anche un bel post di Mazzetta.


Chi di casta ferisce…

Se c’è una conclusione che si può trarre dall’ultima tornata elettorale amministrativa, è che l’onda dello Tsunami Tour s’è infranta sulla scogliera dell’antipolitica e del disincanto (???) dilaganti. Se infatti il primo partito è ovunque il non voto, questa tendenza non ha certo risparmiato i rivoluzionari pentastellati che pure s’erano auto-attribuiti il merito di averla arginata alle ultime politiche.

Vuoi che si tratti del fatto che gli italiani non hanno votato il M5S, bensì Beppe Grillo, con la consueta tendenza ad individuare, ad ogni svolta della storia, un nuovo uomo della provvidenza che con le sue virtù salvifiche (spesso collegate a quelle mediatiche: guarda un po’….) li estragga vivi dal pantano.

Vuoi piuttosto che  – come abbiamo avuto già modo di dire in tempi non sospetti – sono buoni ma non fessi: se con il 25% circa dei consensi tutto quello che sei in grado di fare è fare il possibile per promuovere un governo di grande coalizione su cui poi poter spander merda; radiare chi non la pensa come te e fare una settimana di riunioni (rigorosamente a porte chiuse: lezione di trasparenza!) sull’uso dei rimborsi e la raccolta degli scontrini…

La grande domanda a questo punto ci riporta ai classici del marxismo-leninismo: Che fare?

Che la situazione sia grave ma non seria è sotto gli occhi di tutti: la politica-politicante, spogliata della misera credibilità residua, sta trascinando con sé il già scarso (mediamente) senso civico degli italiani.

S’è nascosta dietro il paravento di una legge elettorale che offende i maiali definire Porcellum; che però s’è dimostrata al più una concausa, ma non certamente la principale: alle amministrative non vige, ci sono le preferenze, il voto disgiunto ed il controllo diretto degli eletti.

Adesso c’è chi canta vittoria fingendo di non capire che tra la percentuale che determina chi siederà sulle poltrone, ed il numero di consensi raccolti c’è la stessa differenza che passa tra arrivare terzo in una gara a tre oppure alle olimpiadi.

C’è una sinistra che a tutti gli effetti non c’è: non quantomeno a livello di elaborazione politica e rappresentatività. Tutta contorta nelle battaglie intestine tra chi è più realista e chi più ortodosso. Il povero Niki è all’angolo (per la verità se l’era scelto fin dall’inizio…), mentre il resto è semplicemente evaporato, come la foschia mattutina a primavera quando si alza il sole.

Attorno a tutto ciò c’è un popolo che pare aver perso la capacità di decidere, di reagire, se non addirittura di pensare con la propria testa. Un gran fermento di piove, governo ladro! a cui non segue non dico una rivoluzione (che pure ci starebbe in queste condizioni!), ma nemmeno un’alzata di capo.

Si risponde semplicemente con il non voto: come se ciò potesse determinare un qualsiasi cambiamento di qualsivoglia genere. Senza capire (o capendo benissimo ma fregandosene) che in tal modo si lascia sempre più la possibilità di scegliere a nome di tutti in mano a quei pochi che se la tengono stretta.

L’unica possibile via d’uscita sta nel fatto che le persone riprendano in mano il loro destino; scelgano di scegliere, decidano di decidere. Tutto è meglio di questa lenta agonia: perfino una scelta sbagliata!

E dunque l’unica strada che personalmente vedo è quella di ripartire dal piccolo, coinvolgendo le persone sui temi che le riguardano direttamente. Senza pretese didattiche o salvifiche, accettando la partecipazione dei pochi ancora disposti a sporcarsi le mani e facendone tesoro non tanto per scegliere il giusto, quanto per dimostrare che è ancora possibile scegliere.

In tutto ciò una piccola luce forse la riversa il referendum di Bologna contro il finanziamento alle scuole primarie. Certo la partecipazione è stata scarsa, ma ha dimostrato comunque che un piccolo gruppo di cittadini, guidati da un’idea condivisa, possono da soli battere i poteri forti (tutti: a Bologna lo schieramento a favore delle scuole confessionali è stato trasversale e massiccio!) e far vincere le loro scelte.

Adesso la peggior risposta immaginabile (e non siamo per nulla certi che non sarà quella che verrà data, anzi!) sarebbe accampare scuse per far finta che non sia accaduto nulla e continuare come prima. In questo modo non si farebbe altro che rafforzare l’idea che tutto è inutile


Senza oneri per lo stato (o per il comune)

Da televideo RAI di oggi 27/05/2013 h. 7:41

Il referendum consultivo sui fondi comunali per le scuole private dell’infanzia di Bologna ha premiato i promotori di Articolo 33, che chiedono di destinare quelle risorse, circa un milione di euro ogni anno, alla scuola pubblica.

L’opzione A, ha vinto con il 59% con 50.517 votanti, mentre per quella B 35.160, pari al 41%. Al voto, che ha messo in crisi la maggioranza di centrosinistra che guida la città, sono andati il 28,71% degli aventi diritto, oltre 85mila bolognesi.

Considerando il fatto che solo una parte dei cittadini è direttamente coinvolta nella situazione della scuola, e della scuola dell’infanzia in particolare; che il comune ha fatto il possibile per complicare la vista a chi voleva votare (pochi seggi e mal dislocati nel territorio), che praticamente tutti i poteri forti si sono dati un gran da fare per far passare l’opzione B (che avrebbe confermato i fondi alle scuole private), si direbbe proprio una bella vittoria.

Adesso aspettiamo di vedere come se ne prenderà atto (il referendum ha solo finalità consultive) e quanto potrà diffondersi il movimento per la scuola pubblica contro il finanziamento pubblico alle scuole private (non solo quelle confessionali).


Capire la crisi

Il programma di Giallo Economia (nuova finestra)La crisi economica che ha colpito il mondo e messo in ginocchio l’Italia è ben evidente a tutti e tutti siamo – chi più chi meno – informati su quanto accade quotidianamente.

Da qualche anno a questa parte – diciamo da quando i ristoranti hanno smesso di essere sempre tutti pieni ed i voli per i paradisi esotici tutti super prenotati (ah: la lungimiranza dei politici….) – è certamente l’argomento più ricorrente in tutti i notiziari, giornali, dibattiti, ecc. ecc.

Tutti quanti abbiamo sentito parlare di bolle speculative, spread, deflazione, recessione, mercato del lavoro in ginocchio, calo degli investimenti e dei consumi, stretta creditizia e mille altri termini che ormai sono sulla bocca di tutti. Termini che però sono spesso usati con leggerezza, quando non addirittura a sproposito: tutti ricorderete l’inseguimento dei parlamentare da parte delle Iene chiedendo di spiegare cos’è lo spread (sempre a proposito di lungimiranza e competenza dei politici…).

Da lunedì 27 maggio inizia al Centro Sociale una interessante rassegna organizzata dal Circolo Galilei e da Distretto Sociale COOP: GIALLO ECONOMIA, 6 incontri ed un dibattito per capire la crisi, le cause, i suoi effetti, le prospettive.

L’ottica è prevalentemente quella scientifica (nella misura in cui si può parlare di economia prescindendo dalla politica…) e l’obiettivo è fare un po’ di chiarezza.

L’entrata è libera e vale la pena di approfittarne!

Il programma completo lo trovate sul sito del Circolo Galilei.


Mezza vittoria

Riceviamo e volentieri diffondiamo.

Mario Borghezio, eurodeputato della Lega e, inverosimilmente, membro della Commissione per le libertà civili è stato sospeso o quantomeno indotto all’autosospensione dal gruppo “Europa della libertà e della democrazia” di cui l’esponente del Carroccio fa parte.

Il gruppo di euroscettici, conservatori e nazionalisti della Efd non ha affatto gradito le espressioni razziste pronunciate dal collega nei confronti della ministra italiana Cecile Kyenge e ne ha chiesto l’espulsione ottenendo, per adesso, la sospensione.

Borghezio pertanto non si è affatto “autosospeso” come egli stesso ha dichiarato “per tutelare la Lega e l’Efd in attesa di fare piena chiarezza sulle sue frasi (“lei è una bonga bonga”, nominarla “è stata una scelta del cazzo”, ndr).  Alla sospensione ha sensibilmente, enormemente, contribuito la petizione che ho lanciato sul sito Change.org e che ha ottenuto in pochi giorni oltre 130mila firme

Lunedì 20 maggio il presidente del Parlamento Martin Schulz in apertura di seduta ha espresso “vergogna” per le dichiarazioni di Borghezio citando la petizione. Quando il giorno successivo siamo stati ricevuti dai capigruppo di socialisti e democratici, popolari, liberali, verdi, comunisti gruppi diversi che, all’unisono hanno espresso altrettanta vergogna per le affermazioni offensive dell’esponente del Carroccio ai danni del ministro dell’Integrazione Kyenge abbiamo subito pensato che non si trattasse di un incontro rituale ma di una forte presa di coscienza e di una indignazione vera della gran parte del parlamento europeo per le affermazioni del deputato del Carroccio.

La sospensione di Borghezio di oggi dal gruppo Efd è pertanto la vostra, la nostra vittoria: 130mila cittadini (tutti voi) che avete voluto scolpire un concetto: “fuori il razzismo dal Parlamento europeo”.  

Questa vittoria dimostra ancora una volta che una petizione non è solo uno strumento simbolico di denuncia ma può cambiare le cose, incidere addirittura e condizionare il dibattito di una imponente istituzione come il Parlamento europeo fino a determinare la sospensione di europarlamentare dal suo gruppo per le sue dichiarazioni offensive.


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