La peggior risposta immaginabile…

Giusto ieri scrivevamo sulla abissale distanza che sta dividendo rappresentati e rappresentanti e sulle risposte che questa distanza stimola e dovrebbe stimolare, citando l’esempio del referendum bolognese per l’abolizione del contributo pubblico alle scuole private.

Oggi leggiamo su Internazionale una breve analisi di Wu Ming che se da una parte ci fa piacere perché condivide in buona sostanza il nostro ragionamento, dall’altra ci informa che la risposta che arriva dalle istituzioni è la peggiore che paventavamo.

Ne pubblichiamo brevi stralci significativi per il nostro ragionamento, rimandando al sito de L’Internazionale per la lettura completa (che vale la pena!).

Pd, Pdl, Lega nord, Scelta civica, Cei, Curia, Cisl, Ascom, Confindustria, Cna, con gli endorsement di Prodi, Renzi, Lupi, Gasparri, Casini, hanno chiamato al voto per l’opzione B (continuare a finanziare le scuole paritarie private), e hanno mobilitato meno gente di un piccolo comitato di volontari, che invece ha incassato una vittoria 59 per cento a 41. L’opzione A (dare quei soldi alle scuole pubbliche comunali e statali) ha vinto in tutti i seggi eccetto quelli pedecollinari, […]. Significa che gran parte dell’elettorato del Pd si è astenuto oppure ha votato A[…]. Di fronte a questa evidenza verrebbe da dire “a buon intenditor poche parole”, se non fosse che gli intenditori si sono estinti da un pezzo.

Qualcuno si spinge perfino a dire che chi non è andato a votare lo ha fatto perché appoggia la politica scolastica dell’amministrazione (vedi Edoardo Patriarca del Pd). Un curioso modo di ragionare

La verità è che una vasta fetta di popolazione ha sottovalutato la valenza politica del quesito referendario […] perché è talmente sfiduciata nella possibilità che la propria espressione venga tenuta in conto da non avere più nemmeno voglia di mettersi in fila a un seggio. Lo hanno dimostrato, in contemporanea, le elezioni amministrative in varie città italiane.

Un punto a favore della riaffermazione del diritto alla scuola pubblica è stato messo a segno, se non altro nella percezione degli osservatori e con buona pace di chi vorrebbe scordare in fretta che una battaglia sia mai avvenuta.

Infine si tratterà di capire se altre realtà locali seguiranno l’esempio di Bologna e se questo potrà mai alludere a un eventuale movimento nazionale che metta in discussione la sussidiarietà e immagini una sorte diversa per la scuola italiana.

Per chi voglia approfondire sul livello di miopia, sul trasformismo trasversale e l’istinto suicida di una bella fetta della politica, segnaliamo anche un bel post di Mazzetta.

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