Bisogna rinforzare l’orlo del baratro

Mitica battuta di Altan che ben illustra la condizione attuale, ma non illudiamoci: non è finita che il peggio non è mai morto!

Dall’inizio della crisi abbiamo assistito ad un progressivo slittamento della ricchezza verso la concentrazione in mano di sempre meno soggetti. Infatti quella che è definita genericamente Crisi, in realtà non lo è per tutti: per una fetta ristretta della popolazione si tratta di una ghiotta possibilità di guadagno che, unita al calo dei prezzi legato alla condizione più generale, diviene occasione di accaparramento. Pensiamo solo al prezzo degli immobili: si parla (non ho dati precisi) di una perdita di valore consistente, forse intorno al 20%. Chi ha capitale disponibile – o può ottenere facilmente prestiti (le banche non sono uguali per tutti!) – può ora far man bassa sul mercato certo che tra qualche anno il suo capitale sarà profumatamente remunerato.

Si tratta solo di un esempio, ma le statistiche della Banca d’Italia parlano di una concentrazione della ricchezza impensabile fino a pochissimi anni fa: la gran massa è progressivamente sempre più povera mentre un 10-15% delle famiglie controlla il grosso della ricchezza nazionale. Aggiungiamoci istituzioni economiche e politiche ed entità finanziarie sovranazionali sempre meno trasparenti ed appare chiaro che il potere economico non è in alcun modo sottoposto a qualsivoglia controllo democratico.

E qui entra in ballo… No: dovrebbe entrare in ballo! Una legislazione e più in generale un sistema istituzionale che garantisca dalla commistione tra potere economico e controllo politico.

E’ lapalissiano che ad un forte potere economico corrisponde una notevole possibilità di influenzare le decisioni politiche: non esiste rimedio a questa condizione, in nessuna parte del mondo, inutile sognare antitrust all’americana o simili amenità: anche negli USA la cosa è assolutamente quotidiana.

Dunque se non posso porvi rimedio non mi restano che tre misure:

  1. Impedire espressamente a chi sia portatore di determinati interessi di assumere ruoli che gli consentano di decidere in prima persona: una seria legge sul conflitto di interessi
  2. Rendere massima la trasparenza delle decisioni ed anche delle influenze che entrano in campo per consentire di capire quali siano gli interessi che si muovono. Parallelamente rendere massima la trasparenza di tali interessi (chi è la fondazione tal dei tali? Chi ci mette i soldi? Chi ne fa parte? Quali obiettivi dichiara e come li attua?)
  3. Consentire ai cittadini singoli ed organizzati di usufruire dei mezzi e degli strumenti necessari per far pesare la propria opinione

Il punto 2 dovrebbe consistere in un’ampia partecipazione democratica; piena libertà d’azione e mezzi sufficienti per gli organismi ed i poteri di controllo (magistratura, magistratura contabile, authority ); media e giornalisti svicolati da pressioni e controlli di tipo economico e difesi dalla legge quando cercano di fare le pulci ai potenti

Il punto 3 si ottiene favorendo al massimo l’accesso all’informazione e le forme di organizzazione; permettendo al cittadino di accedere alla comunicazione (far sentire la propria voce), alla propaganda (darle la giusta rilevanza), alle cariche elettive (potersi proporre come decisore), che disponga o meno di mezzi economici e finanziari tali da permettergli di confrontarsi sullo stesso piano con chi li detiene. In altre parole la Repubblica dovrebbe favorire e supportare la partecipazione politica attiva dei cittadini.

Vediamo ora cosa sta accadendo.

L’attuale governo, nato sotto un rigido controllo del Capo dello Stato che ne orienta scelta degli obiettivi, dei tempi e degli strumenti, è di fatto guidato dall’area di stretta osservanza berlusconiana del PDL che può permettersi di metterlo in crisi in qualsiasi momento ed ha già provveduto a predisporre i detonatori per far esplodere questa crisi, sui quali tiene il dito pronto: abolizione e restituzione dell’IMU, detassazione per le aziende che assumono, no all’aumento dell’IVA, riforma della Giustizia (leggasi: eventuale condanna di Berlusconi)

Anche richieste – o meglio diktat! – apparentemente di buon senso e certamente largamente condivise (quantomeno quelle fiscali), ma che devono fare i conti con le disponibilità economiche. In altri termini misure non (o difficilmente) realizzabili che dunque sono procrastinate nel tempo rimanendo armi disponibili. In qualsiasi momento il PDL può far finta di nulla ed accettare che si rimandi la questione IMU (come sta facendo ora) oppure rompere la coalizione indicando nel “mettere le mani in tasca agli italiani” il motivo. Fintanto che potrà tenere il capo di questa corda e rimarrà in testa nei sondaggi il PD dovrà adattarsi  “ad ubbidir tacendo e tacendo morire“. In questo contesto come potrà essere votata, secondo voi, una legge sul conflitto di interessi?

Per contro la Giustizia rimane tema portante: solo che non si intende giustizia come potenziamento della magistratura e dell’apparato burocratico che ruota attorno e snellimento delle procedure. Si intende la riduzione dei poteri di indagine e l’abolizione della trasparenza (legge sulle intercettazioni); il controllo del potere politico sulla magistratura (separazione delle carriere ed altro); l’aumento degli strumenti a disposizione dell’imputato ricco e potente per dilazionare all’infinito i tempi delle sentenze (leggi ad personam). Meglio non parlare delle Authority di cui si moltiplica il numero riducendo i mezzi economici e legislativi: in pratica possono fare poco più che redarguire!

Contro la possibilità di organizzazione politica dei cittadini si muove un fronte ancor più ampio e variegato che vede – grazie alla meravigliosa oculatezza di chi ci ha e sta governando! – tanti cittadini (per non dire la quasi totalità) in prima fila; adeguatamente supportati da chi dispone di mezzi sufficienti per poter si finanziare la propria organizzazione. L’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti – divenuto ormai la Questione per antonomasia in Italia – non significa trasparenza e controllo su come i soldi vengono spesi; ma si limita a dire che per far politica te lo devi poter permettere: o di tasca tua oppure raccogliendo i fondi da chi ha interesse a promuovere le tue posizioni e può permettersi di pagare.

Se questi ragionamenti reggono (e sinceramente non vedo il motivo perché così non sia, ma se avete spiegazioni alternative lo spazio dei commenti è sempre aperto) stiamo predisponendo un bel viale asfaltato ed alberato per accogliere i poteri economici nelle cui mani consegneremo il totale controllo politico della vita degli italiani. O quantomeno ciò che ne resta, che non è molto per la verità!

Già si notano i primi risultati di questa manovra, in una sana e competitiva semplificazione. Chiaro: i poteri economici mica hanno tempo da perdere e risorse da buttare! E dunque che senso avrebbero lunghi ed estenuanti dibattiti parlamentari in cui bilanciare gli interessi dei diversi portatori?! Se il portatore di interessi rimane uno solo, tanto vale semplificare: rendere rapidi, efficienti ed efficaci le decisioni!

Per caso qualcuno di voi ha sentito parlare di presidenzialismo ultimamente?!

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