Archivi del mese: luglio 2013

L’Europa, a sinistra

Riportiamo un interessante ragionamento apparso su il Manifesto di domenica 28 luglio a firma G. BETTIN, L. CASARINI, S. DAZIERI, C. FRECCERO, U. MATTEI

Le sollecitazioni che giungono dagli interventi sul manifesto di Giulio Marcon, Giorgio Airaudo e Massimiliano Smeriglio ci inducono a intervenire. Ovviamente lo facciamo ben sapendo che il punto di vista nostro, che non siamo militanti di partito, è per forza diverso dal loro, anche se ci accomuna, oltre che l’amicizia, la stessa tensione a voler fare qualcosa per smuovere una situazione politica a sinistra a dir poco avvilente.

Ad esempio noi non crediamo che il problema della «nuova sinistra» o comunque di un percorso alternativo che guardi alle novità politiche, culturali e sociali di questi anni, sia definirsi per il grado di disponibilità più o meno alta dei propri parlamentari a dialogare e a mescolarsi con quelli che per scelta o per condizione si autorganizzano per fare politica fuori. O meglio, questo può essere tuttalpiù uno stile, certamente più dignitoso di altri modi di fare elitari e totalmente separati. Lasciamo perdere l’approfondimento che meriterebbe il concetto dell’«autonomia del politico», che storicamente si afferma a sinistra non oggi, nel tempo dei partiti temporanei, personali e mediatici, ma all’apice del periodo dei partiti di massa e della grande partecipazione. Il nodo che qui ci interessa evidenziare è che la frattura tra rappresentanza e società è oggi un dato strutturale. È il frutto della fine di un’epoca, di una lunga transizione che ha a che fare più con le evoluzioni del sistema capitalistico e degli effetti di quest’ultime nelle società occidentali, che con la degenerazione soggettiva, la corruzione etica e materiale, con cui si sono connotati nel tempo il parlamentarismo e la partitocrazia. Quindi bisognerebbe sbarazzarsi di una sorta di “pensiero debole” che a tratti assume quasi il carattere dell’ideologia, e che teorizza la partecipazione come valore in sé.

Partecipare a che cosa, perché, come, con quali obiettivi? – queste sono le domande. È da molto tempo che dal mondo dei partiti della sinistra non liberista non vengono che delusioni. Perché è proprio il carattere strutturale della crisi della rappresentanza che alla fine presenta il conto, e dunque è la tattica per sopravvivere nelle istituzioni ad avere la meglio sulle nobili ragioni dichiarate. Se si parte da questo, si assume il fatto che elezioni, rappresentanza, partito sono tutte cose limitate, contraddittorie nel processo sociale di cambiamento.

Così ci illudiamo e illudiamo di meno e forse, pensiamo più a dimostrare con i fatti ciò che siamo, piuttosto che descriverli senza riuscire poi a metterli in pratica. Noi, per questo, avanziamo una semplice proposta in primo luogo a Sel, da cui vengono queste importanti aperture, e a chiunque ci stia: considerare le prossime elezioni europee il terreno concreto per aprire uno dei molteplici percorsi costituenti possibili. Uno, e non il percorso, perché siamo convinti che l’alternativa non ha oggi né un motore unico né una ricetta già pronta. È fatta di conflitti giustamente contro le istituzioni, e anche di anomalie dentro le istituzioni. Ognuno dovrebbe provare a dare il proprio contributo, senza pensare che sia quello risolutivo, senza pensarsi autosufficiente. È ora, per qualsiasi nuova sinistra, di considerare proprio l’Europa come spazio politico centrale del conflitto. Invece che trattare le elezioni europee come una specie di sottoprodotto di quelle nazionali, e dunque utilizzarle solo per posizionamenti tattici tutti in funzione di strategie locali, bisognerebbe rovesciare la questione: oggi in Europa si decidono le politiche da imporre agli Stati, e non viceversa. L’Europa degli spread e della Bce, della troika, della Merkel e di Draghi, quella dell’austerity e del pareggio di bilancio, è la plastica rappresentazione del feroce antieuropeismo conservatore dei poteri forti. Il solo pensiero che questo spazio politico e sociale, orfano di costituzione, possa prendere forma, trasformandosi in un terreno di conflitto e disseminandosi di nuove istituzioni democratiche contro i presidi autoritari delle dittature monetarie e finanziarie, fa tremare i polsi ai signori di Francoforte e Berlino. L’Europa degli stati a sovranità limitata è esattamente disegnata per essere retta attraverso differenziali interni: lo spread, i bilanci, il deficit, il default, il commissariamento. Che si traducono in differenziali sociali: diseguaglianze, impoverimento, razzismi, sfruttamento. È un campo di battaglia vero, l’Europa, strategico e non tattico, per chi immagina un nuovo percorso di liberazione collettiva. Invece di fare tattica dunque, se si vuole contribuire al cambiamento, bisogna mettersi a disposizione. Ad esempio proponendo, Sel e tanti/e altri/e fuori da Sel, la costruzione di una lista euro-mediterranea, quasi di scopo, attorno aduna visione chiara e netta: no all’austerity, centralità della crisi ecologica e climatica e riconversione ecologica dell’economia, reddito di base incondizionato, liberazione e generazione dei beni comuni, opposizione alle grandi opere inutili, no al fiscal compact, ricostruzione del welfare e del pubblico, diritti, lavoro di qualità, cittadinanza. Questo significherebbe concretizzare quella partecipazione di cui si parla sempre attorno ad un possibile percorso costituente di qualcosa che oggi non c’è.

Rifuggendo da qualsiasi logica di rassemblement degli sconfitti, minoritaria per vocazione, e allontanandosi allo stesso tempo dall’idea che la sfida che tutti abbiamo di fronte si possa giocare solo attraverso piccoli aggiustamenti del proprio recinto, che poi alla fine è un angolino nel recinto più grande di qualcun altro. Attorno a questa proposta va stabilito da subito che chi partecipa deve poterlo fare anche nel momento delle decisioni. Definirla lista euro-mediterranea avrebbe un significato preciso: il coinvolgimento nella sua costruzione, attraverso momenti di consultazione, dei movimenti e delle realtà dell’altra sponda del Mediterraneo, che sono la nostra Europa. Euro-mediterranea anche per dare centralità al rapporto con le popolazioni del sud Europa, dalla Grecia alla Spagna. Una lista da costruire attraverso primarie aperte, e che si giochi in Europa subito come anomalia: che parli a quella parte del socialismo europeo che è in sofferenza dopo anni di egemonia culturale e politica del neoliberismo, che si riferisca ai verdi e al pensiero ecologico come paradigma di un’alternativa che rifiuta l’ideologia della crescita, che si rapporti con Syriza e con la componente non antieuropea della sinistra anticapitalistica, che parli a quel mondo cattolico che ha fatto vincere in Italia il referendum sull’acqua. Che consideri finalmente una composizione del lavoro completamente diversa da quella del novecento, che non ha nessun contratto nazionale a tempo indeterminato a cui riferirsi, nessuna pensione da attendere, nessuna cassa integrazione. Una lista che produca momenti di incontro in Europa e in Italia, di elaborazione comune, di costruzione di alleanze sempre più ampie. Che si faccia promotrice di iniziative pubbliche unitarie di pensiero critico, contro la dittatura commissaria della finanza, che appoggi i movimenti che su questi temi hanno aperto percorsi di conflitto. Che dia il suo contributo insomma, in termini di rottura istituzionale, e non di compatibilità. Perché poi, alla fine di tutto, c’è sempre il solito discorso: cosa vogliamo fare? Vogliamo essere un “errore” di sistema, o come fa il Pd da Napolitano in giù, coloro che il sistema lo salvano? Non è una proposta rivoluzionaria o chissà quanto difficile. Bisognerebbe che Sel, o anche Sel, decidesse che su questo terreno, l’operazione politica che va fatta è di largo respiro, profondamente in discontinuità con quanto accade normalmente di questi tempi nella politica italiana. Bisognerebbe guardare oltre se stessi, e considerare una fortuna il fatto di poter decidere di non appiccicare il proprio simbolo per poter esistere, ma invece di essere motore determinante di qualcosa di nuovo, più ampio, coraggioso. Noi, umilmente, perché abbiamo sempre nulla da insegnare e tutto da imparare, troviamo più onesto ragionare attorno a questioni concrete e se vogliamo anche limitate, quando si parla di partiti, elezioni e liste. E pensiamo che la partecipazione, nell’epoca della sondocrazia, vada sostanziata come costruzione di possibili terreni comuni, e non lasciata all’inerzia dell’azione buona in sé. Si può anche non partecipare, ed è assolutamente comprensibile con quello che è oggi la politica istituzionale nel suo complesso, e si può anche fare della non partecipazione un’arma contro lo stato di cose presenti.

Queste elezioni europee rischiano infatti di passare alla storia per il livello di astensione che si determinerà, e non per altro. E i movimenti hanno perfettamente ragione a diffidare delle forme di politica istituzionale, perché la conquista di nuova democrazia passa per forza anche dal superamento di ciò che c’è, partiti in primis. Ma dipende anche molto dall’offerta che si mette in campo, e da ciò che la motiva veramente.


Continua la campagna elettorale

In merito all’iniziativa referendaria promossa dal sindaco Azzolini, si informa che nel pomeriggio saranno inviati i moduli per la raccolta firme all’ANCI e ai Sindaci d’Italia; i moduli dovranno essere vidimati e poi potrà ufficialmente iniziare la raccolta firme sull’intero territorio nazionale. Per chi abbia voglia di attivarsi nella raccolta firme come volontario, nella giornata di domani, sarà disponibile un vademecum informativo.
Il sindaco Azzolini ringrazia già fin d’ora gli innumerevoli cittadini che hanno preso d’assalto il nostro centralino e la posta elettronica, ma prega di attendere fino alla giornata di domani, affinchè non si inciampi nei soliti cavilli della nostra burocrazia.

Questa news apparsa sul sito istituzionale del comune provvede a tenere alta l’attenzione sulla nuova immaginifica iniziativa del sindaco pro tempore dott. Giovanni Azzolini. Come ormai ci ha abituato cavalca la notizia per conquistarsi il suo momento di visibilità, in questo caso con la proposta di riaprire le case chiuse abolendo parzialmente la legge Merlin.

Al di la dell’assalto al comune – ben altro assalto meriterebbero i risultati di questa amministrazione! – la domanda che torna come un pulce nell’orecchio è la consueta: chi paga?

In altri termini esiste un comitato referendario che, autotassandosi, ha raccolto i fondi per una campagna nazionale? La stampa e l’invio dei moduli a tutti i comuni per la vidimazione è stata fatta da questo comitato a sue spese? Se il comitato esiste da chi è composto e quali sono i suoi riferimenti?

Siamo certi che il dott. Giovanni Azzolini non stia facendo pagare quella che si annuncia come una delle più lunghe campagne elettorali per l’elezione di un sindaco (manco a Milano  o Roma sono partiti con tutto questo anticipo!) al disastrato bilancio del nostro comune.

Ma se così è – lungi da noi insinuare dubbi in proposito! – non sarebbe il caso che si usasse un po’ di trasparenza per far sapere chi siano i munifici finanziatori di tutto questo attivismo azzoliniano?


Tutto fa brodo

Televideo RAI ore 14.08

“La proposta di una moratoria sui temi etici è quanto mai opportuna. L’Italia non ha bisogno di dividersi su questioni spinose, ma di unirsi per agganciare la ripresa, far crescere l’occupazione” dice il deputato di Scelta Civica, Gigli criticando il portavoce Della Vedova.
“Lo stop ai temi etici (proposto da alcuni parlamentari PdL,ndr) implica che non si parli di omofobia e coppie di fatto in Parlamento? Si va fuori dall’Ue anche così” scriveva ieri Della Vedova.
Posizioni personali“, “eviti di intervenire come portavoce” dice Gigli.

E così siamo alle solite: si tratti di un terremoto, una crisi di governo, oppure di agganciare la ripresa tutto fa brodo per non cambiare nulla della medioevale legislazione italiana in termini di diritti individuali.

Perchè i temi etici dividono! E dunque meglio, per non dividersi, mantenere salde e rocciose le posizioni più retrive in fatto di coppie omosessuali, fine vita, aborto, ecc. ecc.

Avremmo una proposta alternativa: perché per evitare di dividerci non impostiamo intanto una legislazione sulla traccia di quelle più evolute? Prendiamo l’Europa come esempio, oppure i tanto lodati (quando si parla di economia) Stati Uniti. Evitiamo di dividerci, diamoci una bella botta rapida, e poi quando i tempi saranno migliori ed il rischio di dividersi non più tanto tragico, si valuterà se tornare ad accodarci al Vaticano oppure se i risultati ottenuti abbiano valso la pensa.

Che ne dite?


Non facciamoci illusioni…

se sperate che certa cultura fosse monopolio della Lega, ebbene: vi sbagliate! E’ l’Italia signori (e signore) miei: la sottocultura televisiva, l’idea fissa del “noi siamo migliori” che non serve dimostrare. O iniziamo a fare ciascuno pulizia del suo, oppure questa melma ci sommergerà.

Non ci credete? Allora vi posto il televideo RAI di oggi alle 17.26 che riporta le parole sacrosante della presidente della Camera Boldrini (donna che sta dando lezione di classe, intelligenza e compostezza a tutto il mondo politico e non solo!):

Vanno censurate nel modo più netto le parole volgari con cui un consigliere Sel di Cavarzere si è rivolto alla esponente leghista Valandro.  Il pregiudizio non ha colore, come non lo ha il più squallido maschilismo, tanto più insopportabili quando vengono da forze politiche che delle questioni di genere e lotta al razzismo fanno una bandiera
Dura nota della presidente della Camera Boldrini dopo il post su Facebook del consigliere Garbin (Sel): “sarebbe da mollare in un recinto con 20 negri“, ha scritto parlando della Valandro.

Il consigliere Garbin ha dimostrato di avere meno rispetto di quanto ne abbiano avuto beceri personaggi finiti sulle cronache di questi giorni. Riesce ad essere maschilista, fallocrate, razzista, violento (per interposto negro!). E pure incapace di controllare i propri impulsi comunicativi compulsivi, visto che non riesce a trattenersi in un social network.

Con ciò dimostrando una consistente dose di imbecillità ed un’incapacità che nessuno che faccia politica a qualsiasi livello (dal gazebo in piazza alla vicepresidenza della camera!) dovrebbe potersi permettere.

Del vicepresidente della camera abbiamo chiesto le dimissioni: speriamo che lo stesso Garbin, o in sua vece i compagni di SEL, agiscano coerentemente togliendo, se non la parola, quantomeno l’imprimatur di poter parlare a nome del partito a questo signore.

La vergogna e l’ignoranza si combattono con le armi della cultura e dell’etica: non certo ad armi pari!


Festa di Liberazione a Giavera

La festa provinciale di LIberazione si terrà a Giavera in villa Wasserman il 26-27-28 luglio.

Programma è ricco ed ambizioso. Ci saranno il segretario nazionale Ferrero col segretario regionale Fiom Molin, Haidi Giuliani che dialogherà col giornalista delle controinchieste sui casi Cucchi e Aldrovandi, Checchino Antonini, e molti altri ancora.

E poi come sempre a una festa, musica, divertimento, cibo buono e vino buono, socialità.

Chiamate i compagni, portate loro il volantino, invitate amici e conoscenti. Il passaparola non costa niente e funziona molto più di altri mezzi.


Sono senza parole!

Come da titolo: sono senza parole. Ma nel senso di essere talmente indignato da far fatica ad argomentare la cosa!

So che purtroppo è non solo possibile, ma addirittura normale, che in un paese, per quanto civile, vi siano soggetti talmente ignoranti, maleducati, bacati, imbecilli (e qui mi fermo perché potrei allineare una sequela di insulti da riempirci il blog) da ritenere possibile attaccare una donna di colore (e poco m’importa il suo ruolo: sia ministro della repubblica o casalinga la cosa non cambia!) paragonandola ad una scimmia. La nostra storia ed il nostro presente non sono certo esenti da tali idiote barbarie.

Persone così hanno governato l’Italia e controllato la sua cultura per tutto un ventennio, usando questi paragoni per giustificare colonialismo becero, crimini di guerra, massacri di inermi, leggi razziali e così via. Ce ne siamo liberati quasi 60’anni fa con una guerra civile che pensavamo avesse reso impossibile a questa marmaglia riemergere dalla pattumiera della storia in cui era stata cacciata.

Che persone di tal fatta possano oggi – nel 2013! – assumere ruoli di rilevanza tale da far si che le loro parole possano raggiungere il grande pubblico attraverso i mezzi di informazione, questo mi risulta incomprensibile. E’ un’onta per l’intera nazione; una vergogna per le istituzioni che hanno permesso loro di raggiungere tali livelli; un atto d’accusa nei confronti di tutti coloro che – votandoli come rappresentanti o eleggendoli a tali cariche – hanno consentito che il loro pensiero abbia una rilevanza maggiore del pattume che esprime.

L’Italia non è esente da razzisti ipocriti ed imbecilli: ma la maggior parte di loro è costretta a sfogarsi in famiglia o con amici di pari livello intellettuale. Al massimo ottiene la visibilità che ruba con la vernice su un muro. Se qualche straniero ci chiedesse conto della loro esistenza probabilmente ce ne vergogneremmo al punto da negarla, consentendo al massimo alla presenza di qualche mela marcia. La prima risposta più ovvia per tutti noi sarebbe qualcosa del tipo “No: gli italiani non sono razzisti, anche se c’è qualche ignorante che…”.

Se qualcuno di loro facesse di fronte a noi una battuta di questo genere la reazione normale sarebbe di sdegno e riprovazione, ed altrettanta riprovazione raccoglierebbero eventuali tentativi di sminuirne il peso.

Non ritengo sia ammissibile che affermazioni di questo genere possano nascondersi dietro la giustificazione di uno scivolone lessicale e tanto meno che possano rimanere impunite grazie a scudi normativi che consentono ad un parlamentare di non rispondere delle sue affermazioni.

POST SCRIPTUM: per chi volesse partecipare aggiungo il link ad una petizione lanciata da Stefano Corradino e Beppe Giulietti:  In seguito alle dichiarazioni razziste riferite al Ministro Kyenge, chiedi al Presidente Grasso di far dimettere Calderoli dalla carica di Vicepresidente del Senato.


Post scriptum (ritorno al futuro)

Della campagna elettorale del sindaco pro-tempore abbiamo già avuto modo di parlare abbondantemente, ma solo oggi ci siamo accorti di una finezza.

Guardando le news del comune, come d’abitudine, sono passato via ritenendo non ci fosse nulla di nuovo. Ma poi sui giornali locali trovo la notizia che ieri apriva a Mogliano il nuovo “Centro Donna per le Pari Opportunità” e mi sono stupito del fatto che il comune non ne desse notizia, dunque sono tornato sula homepage per verificare. Guardando meglio ho trovato la news: in seconda posizione.

Strano – mi son detto – che l’avessero pubblicata prima; considerato che le news sono presentate in ordine temporale.

Ma il mistero è presto spiegato. Per essere certo che la sua campagna elettorale preventiva rimanga in bella mostra il sindaco pro-tempore dott. Giovanni Azzolini ha fatto postdatare la news che lo riguarda (o magari aggiornare la data mano a mano che ne escono altre?). Così il suo appello a spendere, corredato dalla foto artistica in cui regge lo scatolone, risulta datato 14 luglio (io sto scrivendo in data 11 e ne avevo scritto diffusamente l’8).

Non si dica dunque che al dott. Giovanni Azzolini manchi una visione strategica: addirittura è tutto proteso al futuro… Il suo! Evidentemente infatti i forsennati tentativi per mantenere la carega superano in priorità ed evidenza l’intervento sulle pari opportunità di genere.

Già che ci siamo aggiorniamo anche sui risultati della raccolta, nei limiti del possibile considerato che rimangono nascosti. In questi giorni s’è aggiunta una vera e propria caterva di firme – quantomeno in proporzione al risultato precedente! – siamo a quota 184 che dalle 159 riscontrate l’8 fanno la bellezza di 25 firme in più.

Pare poco? Ebbene, considerate che si tratta di un incremento di quasi il 16%: ammesso (e non concesso) che siano tutte reali. Non che si dubiti della regolarità della cosa – per carità: non sia mai! – certo che il fatto che si nascondano qualche dubbio può ingenerarlo, quantomeno tra i malfidenti…


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