A rimestare nella fosse con il naso turato

Per diventare “narrazione tossica”, una storia deve essere raccontata sempre dallo stesso punto di vista, nello stesso modo e con le stesse parole, omettendo sempre gli stessi dettagli, rimuovendo gli stessi elementi di contesto e complessità.

GIAPStorie #notav. Un anno e mezzo nella vita di Marco Bruno.

Subire una narrazione tossica non significa conoscere una storia.
A lungo la narrazione tossica sui No Tav “NIMBY”, “intolleranti” e “nemici del progresso” ha impedito di conoscere la storia del movimento No Tav della Val di Susa, forse il movimento più internazionalista, armato di pazienza, fondativo e rivolto al futuro che si sia visto in Italia negli ultimi trent’anni. 

Fuori dalla Val di Susa, nessuno sa niente di Marco Bruno.
Eppure, nel febbraio dell’anno scorso, tutti hanno creduto di sapere tutto di lui. Era “quello della pecorella”, e tanto bastava.

Quando tutti credono di conoscere una storia di cui non sanno niente, bisogna prenderla, scuoterla, capovolgerla per far scorrere fuori i veleni, infine raccontarla dal principio con pazienza.
Ci vuole tanta pazienza, per raddrizzare un torto.

Volevamo rendere giustizia a Marco.

Per questo abbiamo scritto la sua storia. Con l’io narrante, perché solidarietà è anche “dare dell’io a qualcun altro”.

Da non perdere la vicenda di Marco Bruno narrata da Wu Ming su Internazionale!

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