Perchè il privato è politico (e viceversa)

Sabato mattina toccava a me presentare il programma sui cui si è riunita la coalizione che ritengo vincerà le elezioni amministrative del 2014 a Mogliano.

Introduce brillantemente Loredana che dopo aver fatto il punto, indicato le scadenze per le primarie, le condizioni principali e le candidature, mi passa come d’accordo la parola. Mi appresto a parlare quando improvvisamente mi trovo con la bocca e la gola inaridite, il canovaccio mentale che m’ero predisposto totalmente sparito ed un’emozione da bambino alla sua prima recita scolastica. Così: all’improvviso!

Con enorme fatica sono riuscito comunque ad imbastire un discorso, mi auguro non troppo confuso e sufficientemente comprensibile malgrado le parole rimanessero appiccicate al palato e stessi perfino per scordare uno dei capitoli del programma. Fortunatamente, cogliendo al volo una pausa, è giunto in mio soccorso Luigi con un bel intervento sull’importanza di essere lì uniti, pronti a ridare un futuro a Mogliano.

Poi mi sono ripreso e sono riuscito (mi pare) ad intervenire in maniera piuttosto puntuale e sensata nel resto dell’incontro. Ma da ieri mi domandavo come mai fosse accaduto ciò: non sono certo persona che si lasci intimidire dal pubblico ed ho una lunga esperienza, prima professionale e poi anche politica, di interventi anche con platee decisamente meno amichevoli e ben disposte di quella che avevo di fronte.

Questa sera ho capito perchè, e credo che possa interessare: per questo ne scrivo.

Cinque anni fa, quando Azzolini e la Lega si apprestavano a completare la disfatta della Mogliano civile, sfruttando le fratture che si erano prodotte a sinistra, con una reazione “di pancia” durante un’assemblea pubblica di presentazione dei candidati, ho deciso che il mio ventennale distacco dalla politica (il mio ultimo impegno attivo era stato con Democrazia Proletaria all’epoca del referendum sul nucleare) doveva terminare. Non potevo starmene lì indifferente di fronte all’avanzare di quella inciviltà: dovevo fare quello che era nelle mie possibilità per contrastare la barbarie che emergeva dagli slogan che allora parevano vincenti.

Così ho fatto. Di punto in bianco ho ripreso contatto con vecchi e nuovi compagni con un solo obiettivo: mandare a casa coloro che si apprestavano a governarci e lavorare per riunire ciò che allora pareva definitivamente frantumato.

A chi mi chiedeva come mai rispondevo “Intendo essere il prossimo sindaco di Mogliano“, ovviamente ghignando visto che avevo scelto, per rientrare in campo, il circolo dei compagni più piccolo, squattrinato e perfino “emarginato” che ci fosse in giro. Eppure per cinque anni ho lavorato quasi come se fosse vero: mettendomi sempre in prima linea – fosse scomodo o meno – rifiutando qualsiasi tessera, parlando con tutti e riuscendo a raccogliere stima ed apprezzamento dai fronti più impensati.

Sia chiaro che non intendo assumermi il merito di questo risultato: a questa unità abbiamo lavorato tutti, e solo per questo è stata possibile! Ma per me ha un sapore diverso… Io non mi sto candidando, e non ho nemmeno nessun interesse a farlo. Non ho condotto una battaglia per essere eletto, ma soltanto per arrivare all’unità che sola può portare alla vittoria.

Dunque io ho già vinto.

Il discorso che dovevo tenere, la presentazione di quel programma comune a cui avevo dato un consistente contributo, per me era il discorso della vittoria. Ecco il motivo di quell’emozione esplosiva ed inattesa!

Naturalmente c’è ancora una lunga ed impegnativa battaglia da portare avanti: quella della campagna elettorale per arrivare a vincere le elezioni. Certo non mi tirerò indietro ora, ed anzi il mio impegno sarà se possibile ancora più consistente.

Ma intanto io ho vinto: nove rappresentanti di partiti e liste civiche seduti a quel tavolo, uniti dalla volontà di cambiare le cose, da una visione comune sul come cambiarle e da regole condivise per arrivare a farlo.. Be: sono quello che mi era mancato in questi cinque anni e per cui mi ero battuto.

La fatica sarà ancora tanta, ma da adesso in poi sembra tutta in discesa.

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2 responses to “Perchè il privato è politico (e viceversa)

  • orazio

    Che dire, mi fa molto piacere e spero che, se non sarai il sindaco, tu abbia un assessorato importante, che so: cultura e istruzione, che con te diventerebbe sicuramente primario!!!

    ciao orazio

    dimenticavo, sbaglio o qualcuno 5 anni fa è venuto a tirarti un po’ per i capelli e fortunatamente i tempi erano maturi?

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