Archivi del mese: dicembre 2013

Riflettendo sulla riflessione

Leggo sul sito del comune “una modesta riflessione per prevenire” fatta dall’assessore Giorgio Copparoni, al quale si deve riconoscere di essere una delle voci più ragionevoli nell’urlato quotidiano della maggioranza che governa (speriamo ancora per poco) Mogliano.

Prima di tutto vorrei unirmi alla solidarietà nei confronti dell’assessore Severoni: politicamente mi sono quasi sempre trovato in totale disaccordo con le sue scelte e le sue posizioni e non ho mai esitato a farglielo sapere in maniera estremamente chiara. Ciò non toglie che io possa apprezzare il suo gesto di interporsi di fronte ad un atto violento e che denunci in maniera ferma ciò che ha subito. A lui dunque tutta la mia solidarietà (ed il dispiacere) per quanto gli è accaduto.
Ma passiamo alla riflessione. Dice Copparoni:

Sotto la definizione “extracomunitario” raggruppiamo tutti coloro che, apparentemente diversi da noi, incontriamo quotidianamente. Sbagliato. Ci sono persone che rispettano e apprezzano la nostra cultura e il nostro modo di vivere, che stanno alle regole, che ci siamo a ragione dati, e che contribuiscono al benessere della nazione. Ci sono altri che vivono coscientemente al di fuori della comunità, vittime di un’accoglienza superficiale e finto buonista, che non vanno definiti extra-comunitari ma incivili

Sebbene intenda porre un argine a reazioni razziste che evidentemente si attende quantomeno da una parte dei suoi concittadini – e questo non posso che condividerlo, pur chiedendomi quanto la sua parte politica abbia finora contribuito alla crescita smodata di tali pulsioni – dimostra a sua volta la presenza di preconcetti analoghi a quelli che a parole vorrebbe combattere, sebbene mitigati da una coscienza che evidentemente non gli permette di accettare il razzismo scoperto.

Ci sono persone che rispettano ed apprezzano la nostra cultura“. E’ vero; così come è vero che ci sono tantissime persone che la rispettano meno, persone che non la apprezzano per nulla e persone che non condividono nemmeno lontanamente l’idea che possa esserci una nostra cultura da condividere. Io per esempio, che extracomunitario non lo sono affatto, rispetto il diritto di Copparoni e dei suoi di esprimere le loro idee e la loro cultura; rispetto molto meno le loro posizioni (ovvero appunto la loro cultura), non le apprezzo affatto e rifiuto l’idea che tra la mia e la loro possa esserci una qualsiasi comunanza che permetta di abbinarle in un nostra!

Se sul piano culturale la distanza è consistente, diviene poi abissale su quello lessicale. Quanta ostinazione ed enfasi – assessore Copparoni – su questo termine extracomunitario! Potrei citare una sfilza di nomi di  cittadini americani – appunto extracomunitari, in quanto non cittadini della Comunità Europea – che hanno compiuto reati gravissimi nel nostro territorio o contro nostri concittadini e molti casi nei quali si sono sfilati dalla nostra giurisdizione dimostrando non solo di non riconscersi nella nostra cultura, bensì di disprezzare la nostra sovranità ed ai nostri diritti. Se poi volessimo citare l’elenco di concittadini, ma anche compaesani, che hanno dimostrato analoga mancanza di rispetto non finiremmo veramente più.

Con ciò intendo dire che le categorie cittadino, comunitario, extracomunitario, razza, etnia, ecc. nulla hanno a che vedere con quanto accade in questi casi: si tratta di categorie fittizie, comodamente attaccate alla bisogna a situazioni nelle quali la distinzione andrebbe fatta tra legale ed illegale, tra violento e non violento.

Perchè alla bisogna? Semplice: basta guardare i titoli dei giornali per distinguere il “Pirata della strada che ammazza la vecchietta” dal “Pitrata della strata romeno (o marocchino, tunisino, ecc.) che ammazza la vecchietta”. La distinzione tra i due qual’è?! O ancora: il marito che piccia la moglie rientrando dall’osteria è più rispettoso della nostra cultura di quello che lo fa rientrando dalla moschea?

Certamente rispettano ed apprezzano la nostra cultura quegli industriali che, dal Veneto e dalla Lombardia (ma non solo),  hanno pagato la mafia per smaltire in maniera illegale rifiuti tossici in zone densamente abitate, condannando alla morte per cancro centinaia di persone e forse generazioni intere per molti anni a venire. Loro non tirano cazzotti ne estraggono il coltello, in ciò assolutamente in linea con i nostri valori… Come la mettiamo in questo caso con il finto-buonismo?

Mi spiace molto per ciò che ha subito l’assessore Severoni: fossi stato lì sarei avrei tentato di intervenire in suo aiuto contro il delinquente che l’ha malmenato e minacciato con un coltello, che avrebbe potuto benissimo essere moglianese piuttosto che di qualsiasi altra provenienza.

Qui l’accoglienza, il finto-buonismo, il comunitario e l’extra-comunitario non centrano proprio nulla: non ci sono buonismi con chi estrae il coltello, ne accoglienza verso chi massacra di botte la moglie o altro.

Qui la distinzione è tra razzismo ed antirazzismo e la differenza tra le due posizione non è quella tra coloro che considerano tutti gli extra-comunitari cattivi e coloro che li considerano tutti buoni; bensì tra coloro che condannano un comportamento senza chiedersi quale sia la nazionalità di chi lo mette in pratica, e coloro che, al contrario, condannano la non condivisione di una presunta nostra cultura e da ciò fanno derivare, in maniera quasi automatica, il comportamento contrario alle regole della convivenza civile.

In questo dunque – e mi spiace dirlo in un certo senso! – la sua posizione, assessore Copparoni, non è meno razzista di quella che a parole sta condannando; ma solo più moderata, meno becera nella sua espressione.

Ma non dobbiamo essere razzisti, la motivazione è una sola: noi non siamo una razza, siamo una cultura. Cultura che va difesa e protetta, senza indifferenza, anche con i comportamenti quotidiani.
Buon anno, Assessore Giorgio Copparoni

E’ vero: noi non siamo una razza, ma non siamo nemmeno una cultura. Siamo piuttosto tante culture diverse, ciascuna delle quali portatrice delle sue specificità, dei suoi valori, ed anche dei suoi difetti. Fintanto che queste differenze provengono da un bacino artificiosamente definito come nostro (per similitudine della lingua,  dei tratti somatici, del colore della pelle, della religione…) le accettiamo tuttalpiù criticandole.

Se invece provengono da un presunto altrove – la cui definizione, si badi bene, è sempre politica! – le rifiutiamo. E dunque l’unico modo per non apparire razzisti è quello di accettare coloro che sono disposti a rinunciarvi in nome di una tranquillizzante omologazione che non serve a difendere una cultura, ma solo la coscienza di chi non vuole doversi riconoscere razzista.

Buon anno a lei assessore; con l’augurio che il nuovo anno possa portare a tutti noi una visione meno angusta ed egoistica dei rapporti tra le persone

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Azz Factor

Ovvero: quando pensate di averle viste tutte vi accorgete improvvisamente che qualcuno più idiota si può sempre trovare!

Scopro che il pro-tempore dott. Giovanni Azzolini, dopo aver distribuito a scopo elettorale un milione pescato tra le pieghe del bilancio, averne rivendicati altri 5 che a suo parere sarebbero la dote della sua amministrazione truffaldinamente bloccata da Roma Ladrona, ed aver fatto lavorare personale del Comune e dell’Istituto “Costante Gris” nella promozione del suo personale referendum finalizzato a farlo apparire in TV e sui giornali (e solo marginalmente ad abrogare la legge Merlin), se n’è uscito con una nuova idea, che evidenzia una volta in più – ce ne fosse stato bisogno – che non di politico si tratta ma di promoter per discoteche, lap dance e simili.

L’ultima trovata è quella che potrebbe apparire come la degenerazione finale del populismo  pseudo democratico; ed uso potrebbe apparire e non appare solo perché, conoscendo il soggetto, non posso dirmi certo che il peggio non sia ancora morto!

La trovata è televisiva, dunque probabilmente tesa più ad ottenere nuove comparsate nella programmazione nazional-popolare piuttosto che a raggiungere un qualsiasi reale obiettivo elettorale. Aprirà a gennaio uno spazio internet tramite il quale raccogliere auto candidature di giovani – rigorosamente tra i 18 ed i 30 anni – che verranno in seguito selezionate da una giuria di “amministratori, comunicatori ed anche giornalisti” alla ricerca del suo prossimo candidato sindaco. Giovani dotati di quello che lui definisce P-Factor, da contrapporre alla “vecchia politica dei partiti” che pare averlo deluso: ma non lo deludeva affatto fintanto che era lui il candidato!

Non mi stupirei a questo punto se, in considerazione della necessità di pari condizioni tra i sessi, per la parte femminile il nostro proponesse una sfilata in piazza, con voto della giuria popolare al miglior lato B, visto che la politica non è solo metterci la faccia! Oppure che il premio di consolazione per i primi esclusi sia una concessione comunale per la prima casa chiusa che potrà un giorno essere aperta a Mogliano (mai passasse la sua proposta naturalmente).

Siamo certi che la sua iniziativa godrà di una certa popolarità: in tempi di disoccupazione giovanile sicuramente ci saranno molti disposti a provarci per una ipotesi di posto fisso valido per 5 anni, ovvero molto più della maggior parte dei contratti precari. Siamo altrettanto sicuri che il ludico non perderà occasione per usare l’ultima provocazione come cassa di risonanza per le sue smanie di popolarità, ed altrettanto che riuscirà a trovare orecchie disposte ad ascoltarlo e telecamere disposte a riprenderlo nel mondo dei media sempre alla ricerca dell’ultimo gossip.

Siamo convinti però che i cittadini moglianesi siano troppo intelligenti per farsi infinocchiare. La politica ed i partiti non godono certo di buona stampa o di popolarità in questo momento storico, ma proposte di questo genere attestano solo l’idiozia ed il menefreghismo di chi intende la politica come mero strumento di promozione personale,  alla faccia dell’ente locale vicino alla gente.


Il Circolo con Carola

Il Circolo dei Comunisti di Mogliano ha deciso di sostenere Carola Arena nelle primarie che il 19 gennaio decideranno il candidato sindaco che guiderà la coalizione di Centro Sinistra alle prossime elezioni amministrative.

La scelta è maturata non solo per la stima personale nei suoi confronti (che del resto nutriamo per tutti i candidati e le candidate), ma anche alla luce della costruttiva collaborazione e del reciproco rispetto ed apprezzamento che ha caratterizzato l’attività politica portata avanti insieme in questi anni.

Nasce nella convinzione che questa capacità di ascolto e collaborazione rappresenti l’essenza indispensabile per una futura coalizione di governo in grado di risollevare le sorti di Mogliano, che dopo essere stata mortificata in questi ultimi anni da politiche di piccolo cabotaggio, dai personalismi e da scelte attente alla conservazione del proprio orticello, ha bisogno dello sforzo congiunto e coordinato delle energie e delle intelligenze che certo non mancano nel nostro comune.

Senza nulla togliere alla stima ed al rispetto per tutti coloro che hanno messo a disposizione della coalizione le loro capacità, crediamo che Carola Arena sia la persona più adatta a guidare il Centro Sinistra alla vittoria delle prossime amministrative ed a garantire un’orizzonte di buon governo di ampio respiro.

Invitiamo dunque i nostri sostenitori e simpatizzanti a partecipare alle primarie di coalizione del 19 gennaio votando per Carola Arena.


Buon Nat(elettor)ale!!!

Azzo Natale


Chiavi

Trovo degli accessi al sito da motori con chiave di ricerca (e da qui il titolo per chi avesse dubitato!) “azzolini giovanni vincera nel 2014“.

Trovo la cosa di estremo cattivo gusto. Direte: perchè proprio da noi vengono a cercare una cosa del genere!

Ma invece no: perchè trovo di estremo cattivo gusto l’idea che il pro-tempore dott. Giovanni Azzolini possa vincere le elezioni amministrative del 2014.

Non tanto per lui: sarebbe terribile, deleterio e micidiale per Mogliano che il pro-tempore potesse avere un nuovo mandato; sarebbe tante cose, ma non “di cattivo gusto”.

Quello che ritengo essere di cattivo gusto è pensare che i cittadini moglianesi siano dei cretini tali da farsi abbindolare dai regali natalizi del pro tempore (fatti probabilmente a debito sul prossimo bilancio, e dunque sulla prossima amministrazione) dimenticandosi di ciò che ci ha fatto subire nei cinque anni trascorsi.

Non esiste più nulla di pubblico: spazi culturali, aziende, alimentazione dei nostri figli, farmacie, verde, ville storiche… Non esiste più nulla di funzionante: trasporto scolastico, mense, spazi culturali… Non esiste più una convivenza solidale: le associazioni sono alla canna del gas, l’integrazione alle strette, le politiche abitative un ricordo, il sociale un incubo.

Insomma: non esiste più nulla se non i suoi faccioni sui manifesti (acqua del sindaco, budget del sindaco con scatolone, solidarietà del sindaco, referendum del sindaco, puttane del sindaco…) sempre a spese del povero cittadino: cornuto e mazziato!

In altre parole ho un’opinione troppo positiva dei miei concittadini per pensare veramente che il pro-tempore dott. Giovanni Azzolini abbia la seppur minima possibilità di protemporarsi per un altro mandato.

Certo: hanno avuto la presunzione di divulgare fantomatici risultati di ipotetici sondaggi; ma visto il pulpito da cui proviene la notizia la sua attendibilità è pari a quella delle profezie di Nostradamus.. Anzi: magari Nostradamus qualche parvenza di credibilità potrebbe pure averla!


#ZittiMai! Solidarietà a Mauro Vanetti

Apprendiamo da GIAP cosa sta accadendo a Pavia al compagno Mauro Vanetti (http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=15314) e provvediamo anostra volta a diffondere la notizia così come pubblicata da FalceMartello.

Fare politica a Pavia dalla parte dei lavoratori

Mauro Vanetti, un nostro compagno di Pavia, ha subito un attacco giudiziario da parte di Pietro Trivi (NCD), un esponente del centrodestra al governo della città. Pavia è una città lombarda a forte penetrazione mafiosa, dove la deindustrializzazione continua (ultimo caso, la annunciata chiusura dello stabilimento Merck, che dà lavoro complessivamente a circa 400 persone) ha lasciato spazio a un capitalismo parassitario e speculativo (palazzinari, gioco d’azzardo, corruzione). L’università e gli ospedali sono i centri di potere più importanti e non è casuale se proprio il direttore sanitario dell’ASL, Carlo Chiriaco, è stato al centro di un grande scandalo ‘ndrangheta nel 2010 che ha coinvolto (con intercettazioni, imputazioni e arresti) anche esponenti del PdL, della Lega Nord e di una locale lista di centro. Tra le persone intercettate mentre si trovava in automobile con Carlo Chiriaco durante la campagna elettorale figura per l’appunto Pietro Trivi.

Sulla questione della mafia e della corruzione i nostri compagni pavesi sono sempre stati molto vigili intervenendo con azioni di denuncia politica e anche contribuendo in modo decisivo ad organizzare manifestazioni pubbliche di protesta. Sono intervenuti anche nelle maggiori vertenze sociali legate al lavoro (Elnagh, Merck) e alla casa (sfratti, Green Campus, Punta Est), oltre che nel contrasto alle violenze dei neofascisti locali, legati in vari modi alla destra ufficiale.

Con queste attività militanti i compagni si sono fatti molti nemici tra i potenti di Pavia. L’attacco a Mauro è essenzialmente un attacco contro tutti noi e contro quello che abbiamo fatto in questa città a partire dagli anni Novanta.

Ritorsioni politiche del centrodestra contro gli attivisti antimafia?

Il 12 ottobre 2011 due esponenti molto in vista del PdL di Pavia, l’avvocato penalista Pietro Trivi [a destra nella foto], assessore al Commercio del Comune di Pavia, e Carlo Chiriaco [a sinistra nella foto], ex direttore dell’ASL, vengono assolti in primo grado dall’accusa di corruzione elettorale aggravata. Secondo il giudice, la consegna di denaro da parte di Chiriaco e Trivi al sindacalista della UIL Galeppi durante la campagna elettorale non configurano un reato. Immediatamente parte una campagna politica da parte del centrodestra pavese volta ad affermare che chi aveva sostenuto che ci fossero infiltrazioni mafiose nella politica di Pavia doveva “chiedere scusa”. «Ora qualcuno dovrà chiedere scusa» dice il sindaco Alessandro Cattaneo a “la Provincia Pavese” del 13  ottobre 2011. Due settimane dopo, Pietro Trivi querela esponenti di diversi partiti avversari che vanno dal PD a Rifondazione Comunista passando per il Movimento 5 Stelle.

(Eppure le infiltrazioni mafiose nella politica di Pavia ci dovevano ben essere se nel dicembre 2012 Carlo Chiriaco viene condannato in primo grado a 13 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Tra le accuse: «costituisce elemento di raccordo tra alti esponenti della ‘ndrangheta lombarda e alcuni esponenti politici; favorisce gli interessi economici della ‘ndrangheta garantendo appalti pubblici […]; procura voti della ‘ndrangheta a favore di candidati in occasione di competizioni elettorali comunali e regionali»!)

Mauro Vanetti, classe 1979, militante comunista da quasi vent’anni molto conosciuto in città, attivista antimafia e antislot, riceve una querela per diffamazione. Questa querela ha lo scopo di mettere il bavaglio a un oppositore politico: se Vanetti venisse condannato saremmo di fronte a un precedente inquietante sia per le libertà digitali nel nostro Paese sia per la libertà di critica politica.

Un attacco ai diritti democratici digitali

Le frasi incriminate sono due commenti che secondo Trivi sono apparsi su Facebook. Trivi non ha prodotto nessuna prova dell’esistenza di questi commenti, si è limitato a stampare degli screenshot, cioè a riprodurre con una stampante le immagini che sostiene essere apparse sul suo computer. Non c’è stata nessuna indagine per verificare che quei commenti siano effettivamente comparsi su Facebook (provate a cercarli: sono introvabili) né che a scriverli sia stato Mauro Vanetti. Non sono stati forniti URL, log, sorgenti HTML della pagina web, indirizzi IP, niente di tutto ciò che normalmente gli inquirenti allegano a un processo di questo tipo e che è richiesto dalla giurisprudenza per condannare qualcuno per ciò che scrive sul Web.

Nel corso delle udienze Pietro Trivi ha cominciato a produrre un grande numero di screenshot: vi compaiono altri commenti su Facebook attribuiti a Mauro Vanetti, pagine del suo sito con articoli e lettere sulla questione della ‘ndrangheta a Pavia, foto del profilo ecc. Che cosa significa questo “pedinamento virtuale”, questa schedatura delle opinioni politiche di Vanetti, che peraltro non sono mai state nascoste, visto che ha scritto molti articoli su riviste e siti di sinistra e ha addirittura pubblicato un libro contro il gioco d’azzardo a Pavia?

Un attacco al diritto di critica contro il sistema mafioso

D’altronde, anche il contenuto dei presunti commenti non diffama Pietro Trivi!

Il primo commento recita: «Uno dopo l’altro, tutti i politici pavesi che se la intendono con la mafia la stanno facendo franca. Non saranno i giudici a levarceli dai piedi, dovremo pensarci noi». Nello screenshot non compare il nome di Pietro Trivi né di nessun altro politico. L’autore del commento (che secondo Trivi è Mauro Vanetti) si limita ad affermare che esistono a Pavia dei politici che se la intendono con la mafia, e che la stanno facendo franca. Più sotto l’autore del commento chiarisce: «non penso che la mafia sarà mai sconfitta in tribunale se non viene prima sconfitta nella società, semplicemente perché gran parte di ciò che fa la mafia non è tecnicamente illegale». È forse questa opinione politica che è stata portata in tribunale?

Il secondo commento è una battuta in un lungo scambio di commenti: «Mi diverte sempre quando qua sopra interviene un picciotto». Che il “picciotto” in questione sia Pietro Trivi lo ha dedotto… Pietro Trivi stesso, nella querela. Subito sopra al commento (ammesso che si pensi di poter ricostruire in modo univoco un thread di Facebook, ma non è così visto che i commenti possono essere modificati e rimossi) ci sono altri commenti che non sono di Pietro Trivi. In ogni caso la parola “picciotto” ha un significato vago, letteralmente vuol dire “ragazzo”, talvolta indica le persone che non fanno parte dell’alta gerarchia mafiosa ma di cui si servono le organizzazioni criminali per perseguire i propri interessi.

A Pavia esistono dei politici che se la intendono con la mafia? e a Pavia esistono dei “picciotti”, degli individui compiacenti che sono utilizzati dalla mafia per i propri scopi? Chi osa dirlo, anche senza fare nomi precisi, deve essere portato in tribunale e messo a tacere? Non sarebbe meglio punire semmai chi osa negarlo, dopo che su questo argomento si sono scritti fior di libri e sentenze giudiziarie?

Con le querele i potenti mettono un prezzo alle nostre parole

Trivi ha querelato negli stessi giorni anche altre persone con accuse analoghe. Da una di queste persone querelate ha ottenuto 15mila euro. Chi vuole criticare la mafia a Pavia rischia di dover pagare 15mila euro? Le querele dei potenti contro i cittadini che non stanno zitti sono uno strumento per zittirci, sono un sopruso, sono il tentativo di chi ha il potere di sfruttare le proprie conoscenze e la propria influenza per far condannare ingiustamente delle persone comuni.

Con questa campagna vogliamo far crescere la consapevolezza di questo scandalo giudiziario che rischia di svolgersi a Pavia nei prossimi mesi e al tempo stesso chiediamo un aiuto ad amici e compagni: difendiamo Mauro Vanetti da questa persecuzione, difendiamo tutti i pavesi dall’omertà. Raccogliamo fondi per contribuire alle ingenti spese legali, per annullare l’effetto di questo micidiale meccanismo intimidatorio.

Costruiamo una campagna di lotta e solidarietà contro la prepotenza della destra!

Sinistra Classe Rivoluzione – FalceMartello – Pavia

Donazioni di solidarietà:

  • con PostePay dedicato 4023 6006 5041 3893 intestato a Mauro Stefano Vanetti
  • con PayPal inviando denaro a mauro.vanetti@email.it con causale “Zitti mai”

Per informazioni dettagliate è possibile contattare direttamente Mauro Vanetti all’indirizzo mauro @ marxist.com o al numero 328-3657696 o su Twitter (@maurovanetti). Questa campagna sarà improntata alla massima trasparenza: vi terremo informati di cosa avviene nel tribunale, vi faremo avere le carte processuali, vi daremo spiegazioni sui retroscena, vi daremo un rendiconto delle donazioni ricevute e del loro utilizzo. Dateci una mano e impariamo insieme come ci si difende da prepotenze come questa.


Ecco a cosa servivano i nostri soldi!

Un investimento sul futuro!

Aumentare il costo dei buoni pasto, regalare il centro cottura di Mo.Se (con cassa integrazione per i lavoratori e scadimento della qualità dei pasti dei nostri figli), ridurre il trasporto scolastico e gli stanziamenti per le scuole pubbliche serviva a raggranellare altri 50mila euro da stanziare per due scuole parrocchiali.

Impegnare la biblioteca dei bambini, villa Longobardi ed il Centro Giovani serviva a raccogliere fondi per le famiglie con portatori di Handicap. Che non potranno andare in giro per Mogliano a causa delle barriere architettoniche, ma in compenso riveranno un contentino sotto Natale a pohe settimane dall’inizio della campagna elettorale.

Sacrificare l’ambiente svendendo zone verdi; creare aree industriali a poche decine di metri da aree artigianali sotto utilizzate; concedere spazi per centri commerciali a 200 metri dai negozi che chiudono; autorizzare lo scempio di parchi e zone sotto la (presunta) protezione delle belle arti serviva a raccogliere fondi per l’abituale riasfaltatura pre-elettorale e per le luminarie di natale.

Con i nostri soldi l’attuale amministrazione ha predisposto un fondo spese elettorali che possiamo stimare intorno al mezzo milione di euro. Altrettanti probabilmente li lascerà come debito in eredità alla prossima: se perdono sarà un’eredità pesantissima (noi avevamo fatto e loro invece….) se vincono sarà colpa dello Stato e di Roma, come il pro tempore non manca mai di sottolineare.

Da qui a maggio aspettiamoci una pioggia di quattrini, stanziati qui e la a seconda delle opportunità elettorali. Non sono frutto di una amministrazione accorta, ma del depauperamento della nostra città negli ultimi 5 anni. Del taglio ai servizi, dell’eliminazione degli spazi, del fallimento delle aziende comunali, della svendita di ciò che era nostro: di tutti noi.

Un po’ alla volta quel nostro diventerà di coloro che potrebbero ri-voltarli e dunque, senza rubare nulla a nessuno (legalmente parlando), diverrà loro. Gli servirà per investire sul futuro.

Il loro futuro, alla faccia del nostro


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