Archivi del mese: febbraio 2014

A Roma tutti con il fiato sospeso

il sindaco Marino avverte: “Per marzo non ci saranno i soldi per 25 mila dipendenti del Comune, per il gasolio dei bus,per tenere aperti gli asili nido o raccogliere i rifiuti e neanche per organizzare la santificazione dei due Papi, evento di portata planetaria”


Hanno potenziato i server mail della Presidenza del Consiglio?

«Rivolgendosi a insegnanti e alunni, il premier ha detto: Se c’e’ qualcosa che non va, poi me lo segnalate alla casella mail matteo@governo.it»


Il nuovo che avanza

«Purtroppo però abbiamo dovuto subire la contrapposizione tra il Sindaco Azzolini ed il Vice Boarina. […] Avverto quindi la necessità di fare sintesi e di aprire l’attuale maggioranza anche alle forze moderate del Centro Sinistra».

Questa volta a parlare è l’attuale Presidente del Consiglio Comunale: Ottorino Celebrin. Noto al grande pubblico per essere uscito dal suo gruppo (l’allora PDL), per seguire Fini costituendo gruppo a sé, e poi da quest’ultimo (ovvero da se stesso!) per fornire una salvifica e disinteressata stampella alla maggioranza che traballava assai, accettando obtorto collo la poltrona di presidente.

Lo fa in occasione della presentazione della sua lista civica (perché si sa che i partiti fanno solo i loro interessi, lontano dalla mitica Società Civile!) con la quale avrebbe già preso contatto con «alcune delle Liste Civiche già presenti nel panorama politico moglianese che mi hanno già assicurato la loro disponibilità alla creazione di un Area Civica».

Ora se vogliamo rifletterci un attimo (ammesso e non concesso che valga la fatica), decriptiamo l’accenno alle liste civiche ed alle forze moderate del Centro Sinistra.

Le liste civiche che hanno dichiarato di volere la creazione di una mitologica Area Civica sono il raggruppamento che presenta Alessandro Gosetto e quello messo in campo dall’ex ex ex Bottacin, con candidato Agnolin. Mentre le forze moderate del Centro Sinistra – considerato che la definizione di moderazione proviene da un ex PDL, ex finiano, ex… – dovrebbero più o meno riferirsi alla Lista Giovani riunita attorno ad Alberto Vianini. Anche in considerazione del fatto che Carponi Schittar ha già risposto picche alle sirene di Muraro.

Se a quest’Area Civica aggiungiamo il fare sintesi tra l’irruenza di un Azzolini e la rigidità di un Boarina, cosa ci ritroviamo in mano? Esattamente la maggioranza che ha governato Mogliano per i primi tre anni (circa) dopo le scorse elezioni per poi esplodere e tracimare con l’iniezione dello stesso Celebrin prima e del PDL poi. Il tutto (eventualmente: sai mai?!) stampellato dall’aggiunta di coloro che sono stati riuniti attorno al miraggio delle primarie civiche dall’ex ex ex Bottacin.

Ed eccovi servito il nuovo che avanza!


Involontaria ironia?

Leonardo Muraro, malgrado la sua quasi crisi di giunta, trova il tempo di tenere – ahinoi! – il suo paterno occhio di riguardo per Mogliano.

Ma anziché pensare al “suo” Boarina che si presenta con una lista civica (il che dimostra che si tratti di una camaleontica trasfigurazione di una Lega divenuta impresentabile), si rivolge a “tutti i delusi della sinistra” (SIC!) ed in particolare ad Arthur Carponi Schittar la cui delusione – interpretando il Muraro – pensiero – dovrebbe essere quella di non aver vinto le primarie, evidentemente…

Ma l’ironia non sta qui, ma nei destinatari della sua apertura al dialogo. Questa infatti oltre che ai delusi di cui sopra (delusi di che?!)  è rivolta anche a «chi vuole la continuità di buon governo a Mogliano».

E qui scusate se ci scappa da ridere!!!


Appello dei familiari dei NoTAV arrestati per terrorismo

NoTav.Info (nuova finestra)
(riprendiamo da GIAP!)

In queste settimane avete sentito parlare di loro. Sono le persone arrestate il 9 dicembre con l’accusa, tutta da dimostrare, di aver assaltato il cantiere Tav di Chiomonte. In quell’assalto è stato danneggiato un compressore, non c’è stato un solo ferito. Ma l’accusa è di terrorismo perché “in quel contesto” e con le loro azioni presunte “avrebbero potuto” creare panico nella popolazione e un grave danno al Paese. Quale? Un danno d’immagine. Ripetiamo: d’immagine.L’accusa si basa sulla potenzialità di quei comportamenti, ma non esistendo nel nostro ordinamento il reato di terrorismo colposo, l’imputazione è quella di terrorismo vero e volontario. Quello, per intenderci, a cui la memoria di tutti corre spontanea: le stragi degli anni ’70 e ’80, le bombe sui treni e nelle piazze e, di recente, in aeroporti, metropolitane, grattacieli. Il terrorismo contro persone ignare e inconsapevoli, che uccideva, che, appunto, terrorizzava l’intera popolazione. Al contrario i nostri figli, fratelli, sorelle hanno sempre avuto rispetto della vita degli altri. Sono persone generose, hanno idee, vogliono un mondo migliore e lottano per averlo. Si sono battuti contro ogni forma di razzismo, denunciando gli orrori nei Cie, per cui oggi ci si indigna, prima ancora che li scoprissero organi di stampa e opinione pubblica. Hanno creato spazi e momenti di confronto. Hanno scelto di difendere la vita di un territorio, non di terrorizzarne la popolazione. Tutti i valsusini ve lo diranno, come stanno continuando a fare attraverso i loro siti. E’ forse questa la popolazione che sarebbe terrorizzata? E può un compressore incendiato creare un grave danno al Paese?

Le persone arrestate stanno pagando lo scotto di un Paese in crisi di credibilità. Ed ecco allora che diventano all’improvviso terroristi per danno d’immagine con le stesse pene, pesantissime, di chi ha ucciso, di chi voleva uccidere. E’ un passaggio inaccettabile in una democrazia. Se vincesse questa tesi, da domani, chiunque contesterà una scelta fatta dall’alto potrebbe essere accusato delle stesse cose perché, in teoria, potrebbe mettere in cattiva luce il Paese, potrebbe essere accusato di provocare, potenzialmente, un danno d’immagine. E’ la libertà di tutti che è in pericolo. E non è una libertà da dare per scontata.

Per il reato di terrorismo non sono previsti gli arresti domiciliari ma la detenzione in regime di alta sicurezza che comporta l’isolamento, due ore d’aria al giorno, quattro ore di colloqui al mese. Le lettere tutte controllate, inviate alla procura, protocollate, arrivano a loro e a noi con estrema lentezza, oppure non arrivano affatto. Ora sono stati trasferiti in un altro carcere di Alta Sorveglianza, lontano dalla loro città di origine. Una distanza che li separa ancora di più dagli affetti delle loro famiglie e dei loro cari, con ulteriori incomprensibili vessazioni come la sospensione dei colloqui, il divieto di incontro e in alcuni casi l’isolamento totale. Tutto questo prima ancora di un processo, perché sono “pericolosi” grazie a un’interpretazione giudiziaria che non trova riscontro nei fatti.

Questa lettera si rivolge:

Ai giornali, alle Tv, ai mass media, perché recuperino il loro compito di informare, perché valutino tutti gli aspetti, perché trobino il coraggio di indignarsi di fronte al paradosso di una persona che rischia una condanna durissima non per aver trucidato qualcuno ma perché, secondo l’accusa, avrebbe danneggiato una macchina o sarebbe stato presente quando è stato fatto.

Agli intellettuali, perché facciano sentire la loro voce. Perché agiscano prima che il nostro Paese diventi un posto invivibile in cui chi si oppone, chi pensa che una grande opera debba servire ai cittadini e non a racimolare qualche spicciolo dall’Ue, sia considerato una ricchezza e non un terrorista.

Alla società intera e in particolare alle famiglie come le nostre che stanno crescendo con grande preoccupazione e fatica i propri figli in questo Paese, insegnando loro a non voltare lo sguardo, a restare vicini a chi è nel giusto e ha bisogno di noi.

Grazie.

I familiari di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò


Fatemi capire se ho capito…

Dunque: il segretario del PD, Matteo Renzi, sulla base del mandato ricevuto da circa il 68% dei più o meno tre milioni di votanti alle primarie per l’elezione del segretario, opta per sfiduciare il governo di cui il suo partito è principale azionista e varare un nuovo esecutivo con lui stesso a capo. E fino a qui tutto bene: checché ne dicano le nuove mode non siamo ancora una repubblica presidenziale e l’elettore non vota il premier; dunque il principale partito è legittimato a rinnovare o togliere la fiducia e fare le sue proposte, anche per un cambio della guardia a Palazzo Chigi. Spetta poi al Capo dello Stato valutarne la fattibilità ed al Parlamento confermarla o meno con il voto di fiducia.

Gli annunci fatti in pompa magna ed in diretta streaming, suonano più o meno così: cambio di marcia, governo fino alla scadenza naturale della legislatura (2018), legislatura costituente. E qui le cose mi sono meno chiare.

Innanzi tutto non ricordo che fossimo andati alle urne con la prospettiva di una legislatura costituente. O meglio: la destra c’aveva pure provato, ma chi le ha votato contro forse era di idee differenti. Non ricordo di aver sentito proposte: se l’orizzonte sono modifiche costituzionali mi aspetto di valutare in quali direzioni e poter scegliere su questa base chi mi rappresenterà al meglio! Non penso nemmeno che i votanti alle primarie intendessero partecipare ad un referendum costituzionale.

Quanto alla scadenza naturale della legislatura credevo che le larghe (o larghine) intese tra opposti schieramenti fossero nate con l’obiettivo di traghettare il paese fuori da una fase delicata ed indecidibile, nel più breve tempo possibile; varare una legge elettorale senza i vizi di incostituzionalità certificati dall’Alta Corte e poi riportarci alle urne per tornare alla normalità. Qui invece si decide che le larghe intese divengono l’orizzonte politico da aspettarci fin quasi alla fine del decennio. A meno che, ovviamente, non si intenda rivedere l’assetto politico del governo ritentando la strada già fallita da Bersani.

Il nodo più delicato però è quello del cambio di marcia. Non è chiaro infatti se per “cambio di marcia” si intende un cambiamento delle politiche, oppure si intende un’accelerazione delle decisioni. Considerato il fatto che il PD pur avendo la maggioranza nel governo non ce l’ha (da solo) in Parlamento, e dunque deve trovare l’accordo con altri per far passare le misure proposte, o Renzi riesce a formare una maggioranza alternativa all’attuale per portare avanti una politica diversa; oppure porta avanti la sua politica con l’attuale maggioranza.

Nel primo caso farei i salti di gioia: non che mi aspetti chissà quale svolta radicale, ma certo una maggioranza senza la destra avrebbe maggiori probabilità di fare scelte che si possa condividere. Mi pare però che siano state battute tutte le strade dell’accordo alternativo, già da Bersani e senza nessun esito. A meno che il cambio di maggioranza non comprenda la istituzionalizzazione dell’armonia trovata con Berlusconi in merito alla legge elettorale…

Nel secondo caso  Renzi dovrebbe avere un asso nella manica per costringere diversamente berlusconiani e centrini vari a piegarsi alle scelte del PD. Oppure non resta che orientare le future scelte del PD in maniera tale che risultino facilmente digeribili agli attuali alleati e consentano di procedere celermente e senza veti.

Non è che io voglia a tutti i costi mettere delle ipoteche sul futuro, ne meno che meno che intenda difendere il governo dimissionario! Ma se devo essere sincero, considerate tutte le alternative (che vedo) tendo ad aspettarmi una ulteriore decisa svolta a destra della politica italiana. Se sommiamo a ciò la prospettiva di durare fino al 2018 e gli obiettivi di governabilità a scapito della rappresentanza e revisione costituzionale il quadro risulta forse più chiaro… Ma anche piuttosto nauseante!


Un modo per esserci

Fino alle ore 18.00 di domenica 16 febbraio è possibile iscriversi come sostenitori della “lista Tsipras”, registrandosi sul sito http://www.listatsipras.eu/ .

I sostenitori della lista Tsipras iscritti al sito parteciperanno alle consultazioni on-line in cui si assumeranno le decisioni sulla lista, a partire dal nome e dal simbolo elettorale. Si voterà dal 15 al 18 febbraio


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