Lobbies

Credo sia nota a tutt* l’equivoca iniziativa di referendum per l’indipendenza del Veneto lanciata mesi or sono e che trova scarsi (e tendenzialmente imbelli) ostacoli sia a livello politico che culturale: meglio non esporsi – paiono pensare in molti – per non rischiare di ritrovarsi dalla parte sbagliata del risultato finale.

Mentre il mondo politico e quello culturale traccheggiano, c’è chi inizia a fare lobby a favore di un esito indipendentista: l’associazione delle piccole e medie imprese venete (API) è tra questi.

Nulla di male naturalmente: ogni associazione, persona, partito, ecc. è libero di fare le proprie scelte. Quello che difetta semmai è la trasparenza, che dovrebbe stare alla base di qualsiasi presa di posizione particolarmente in un ambito sindacale qual’è questo.

Infatti il primo passo (a me noto almeno) non è un’analisi delle motivazioni e delle ricadute dell’uno o dell’altro possibile esito del percorso indipendentista, ma la diffusione di un questionario tra gli iscritti. Anche qui si potrebbe dire che un sondaggio ha i suoi meriti e le sue motivazioni: una scelta democratica quella di far esprimere gli iscritti per decidere quale posizione assumere! Già: solo che questo sondaggio più che per valutare le opinioni, pare fatto in maniera “scientifica” per far passare un messaggio propagandistico e nemmeno tanto subliminale.

Domande come “Saresti disposto a contribuire alla spesa del referendum? SI NO Se sì, quanto pensi di poter dare alla Regione Veneto?” già danno un primo assaggio subito in prima battuta. Quando poi si arriva a “Lo sai che con l’indipendenza del Veneto avremo una fiscalità aziendale complessiva come quella della Svizzera” appare chiaro che la posizione ideologica dell’API è bella che confezionata. Stanno usando gli stessi argomenti propagandistici dei promotori, senza nemmeno precisare che questo calcolo, ammesso che sia corretto, è basato sulla condizione attuale, ma nessuno è in grado di prevedere come cambierebbe l’economia del Veneto nel caso in cui si staccasse effettivamente dall’Italia divenendo stato a sé! Si tratterebbe infatti di un sommovimento tale per cui credo che nessun economista degno di questo appellativo se la senta di esprimere previsioni così certe: anzi, forse nemmeno di esprimerne di ipotetiche.

Si prosegue con cose tipo “Lo sai che, già oggi, il Veneto ha un PIL superiore a quello di 10 Stati dei 28 della UE?” come se ciò giustificasse la separazione. Anche la California ha un PIL superiore a moltissimi stati del mondo (addirittura nella classifica generale mi pare stia tra i primi 10 o giù di lì) ma non per questo vuole l’indipendenza dagli USA.

Si sfiora il celodurismo leghista con “Lo sai che il referendum per l’indipendenza del Veneto è l’unico referendum che non deve passare per Roma?”, domanda che tra l’altro ha dell’idiota a mio parere in quanto non distingue tra tipi di referendum: anche quello proposto da Azzolini per mantenere il pericolo di crollo dei tigli di via Barbiero non sarebbe passato da Roma, che credono?!

Insomma il tutto ha proprio l’aria di una mossa propagandistica di bassa lega (con la minuscola, ma forse non solo….), giocata in chiave psudo-democratica per infinocchiare la base cavalcando l’onda della tassazione certamente elevata.

Il testo originale del questionario API

Domanda: l’API nazionale non ha nessuna posizione da prendere in proposito?

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