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l’Italia è tornata indietro di 14 anni

Televideo RAI, 01/04/2014 (ma non è un pesce d’aprile…) ore 10.35

Tasso di disoccupazione al 13% a febbraio, il più alto dal 1977. Resta alta (42,3%), secondo dati provvisori Istat, la disoccupazione giovanile (15-24enni) in calo dello 0,1% su gennaio, ma in rialzo del 3,6% su base annua.
I giovani disoccupati a febbraio sono 678 mila. I disoccupati sono 3 milioni e 307 mila, 8 mila in più su gennaio (+0,2%) e 272 mila in più su base annua (+9%).
Per il tasso di occupazione, fermo al 55,2% (una persona su 2 tra 15-64 anni) l’Italia è tornata indietro di 14 anni


Presidio permanente

CarloNataleCar* tutt*,

dal 13 al 21 dicembre Rifondazione Comunista organizza un presidio quotidiano in Piazza Ferretto a Mestre (e in alcune date anche in Campo S. Margherita a Venezia), dalle 16.30 alle 18.30, in solidarietà ai lavoratori di tutte quelle realtà del nostro territorio maggiormente colpite dalla crisi.

Saranno presenti i lavoratori di Ditec, Pansac, Officine Beltrame, Pometon, Pilkington, Vinyls, Speedline, Vetrerie, Montefibre, Fincantieri, Alcoa.

Siete – ovviamente – tutt* invitat* a partecipare!

Un saluto a pugno chiuso,

Sebastiano Bonzio


A casa mia…

Questa si chiama istigazione al golpe!

“Vi chiedo di non proteggere più questa classe politica. Gli italiani sono dalla vostra parte, unitevi a loro“. Così Beppe Grillo in una lettera aperta alle Forze dell’ordine.

“Mi rivolgo a voi che avete la responsabilità della sicurezza del Paese. Questo è un appello per l’Italia. Il momento storico che stiamo vivendo è molto pericoloso“. Poi dal suo Blog aggiunge: “La protesta di ieri può essere l’inizio di un incendio o l’annuncio di future rivolte forse incontrollabili“.


Non fiori ma…

Leggo su Televideo RAI che lo IOR (la banca vaticana) oggi ha pubblicato il bilancio 2012: si tratta del primo passo verso la trasparenza dei conti da tempo auspicata, considerati i nebbiosi precedenti. Dovrebbe essere “parte di un’ampia iniziativa volta a illustrare missione, attività e dati finanziari dell’Istituto“.

Leggo anche “Il rendiconto è stato sottoposto a revisione contabile e redatto secondo gli standard contabili internazionali“, il che mi pare una scelta di apertura: una revisione super partes di ciò che accade nei meandri dello Stato della chiesa magari tornerebbe utile anche in altri settori oltre a quello economico, ma può pur sempre essere considerato un buon inizio.

Leggo infine che “L’utile netto 2012, quadruplicato rispetto al 2011, è di 86,6 mln di euro” e qui la domanda mi sorge spontanea: in questi tempi di crisi in cui non c’è trippa per gatti da nessuna parte, com’è possibile che una banca possa quadruplicare l’utile netto in un anno?! In altre parole: magari da qualche parte c’è scritto – ed io non sono certo in grado di andare a fare le pulci ad un bilancio bancario! – ma da dove arrivano tutti questi soldi?!


A mente fredda

Certe valutazioni vanno fatte a mente fredda: la tentazione di reagire subito è forte, ma raramente buona consigliera. Certo che anche a mente fredda non è detto che si esca dall’impasse: ma quantomeno risulta più semplice valutare i fatti.

Innanzitutto è evidente il fallimento dell’operazione Rivoluzione Civile: inutile fare dietrologie e cercare responsabilità, tanto è ovvio che tutti hanno il loro “l’avevo detto io di…” che però risulta impossibile (pare) riassumere in un “l’avevamo detto noi!” unitario. Ed allora chapeau a chi ce l’ha fatta (ad unire), ma prendiamo atto che questa unità d’intenti è andata a scapito di una credibilità sufficiente a superare la soglia di sbarramento.
Ora tutti dicono “abbiamo sbagliato” ma c’è chi lo intende nel senso di ritornare ai partiti fondatori e chi invece a sradicarli ulteriormente: dunque qualunque sarà la scelta formale è abbastanza probabile che causi ulteriori lacerazioni. Nulla di più ottuso di dividersi tra chi intende perseguire l’unità in un modo e chi nell’altro! Speriamo non sia questo l’esito.

Ampliando gli orizzonti la domanda che assilla un po’ tutti in questa fase riguarda il prossimo futuro: certo il paese non può restare senza un governo; anche se qualcuno il lato positivo l’ha trovato: gira la battuta “Senza papa! Senza governo! Senza capo della polizia! …. WOW: e quando mi ricapita?!

La situazione in parlamento fa pensare alla condizione dello squartato di antica memoria: incatenato a quattro cavalli che tirano in direzioni opposte. Il centrosinistra ha alla camera la maggioranza assoluta, ma per la quale deve ringraziare solo il porcellum. In senato invece i numeri  non consentono fughe che non siano  l’unione di  almeno due dei tre schieramenti principali, risultando Monti ininfluente in ogni caso.

A questo punto diventa una questione di strategie. Centrodestra e Grillo avrebbero tutto l’interesse a veder nascere un governo di larghe intese PD-PDL, anche se per motivi opposti.

Il Centrodestra costituendo questo governo (magari ri-facendo perno sui montiani) potrebbe garantirsi di evitare (o quantomeno annacquare fortemente) tutti gli interventi legislativi che teme di più (conflitto di interessi, anti corruzione… ) ed orientare gli altri (riforma elettorale, riduzione dei parlamentari, abolizione delle province…) presentandosi come forza responsabile ed evitando che gli siano addossate le sue responsabilità e magari anche come salvatore della patria.

Grillo invece di fronte ad un governo di questo genere starebbe appollaiato lì come un avvoltoio nei pressi della bestia ferita: certo che avrà vita breve e che, alle elezioni successive, potrebbe sventolare la bandiera del fallimento e raggiungere percentuali bulgare.

Ovvio che in questa soluzione i due grandi sconfitti sarebbero prima di tutto SEL: che verrebbe certamente sacrificata all’accordo con il centro e la destra; ed in seconda battuta il PD che subirebbe probabilmente divisioni interne laceranti e – comunque sia – certamente un’emorragia di elettori e simpatizzanti epocale. Malgrado ciò, a dimostrazione del fascino del masochismo, c’è già all’interno del suo gruppo dirigente qualche grande stratega  che lascia intendere di optare per questa ipotesi, o quantomeno di non escluderla.

Dunque oltre alle elezioni anticipate, rimangono solo ipotesi di coalizioni che vedrebbero i grillini come parte in causa: con la destra o con il centrosinistra. La prima possibilità, malgrado loro si dichiarino “né…né”, ed io non condivida affatto le opinioni di coloro che affermano che in fondo il M5S ha un’anima di sinistra,pare comunque remota al limite della barzelletta.

Non prendo nemmeno in considerazione l’ipotesi – lanciata da Grillo nel consueto stile provocatorio a cui possono credere solo i suoi simpatizzanti  – del governo del M5S con appoggio esterno degli altri. Sanno tutti che si tratterebbe solo di un tiro alla fune nel quale ogni contendente starebbe al gioco solo in attesa del momento giusto per mollare la corda provocando la caduta più rovinosa possibile dell’altro!

Rimane solo (mi pare) l’ipotesi di Bersani: un governo che nasca sulla base di pochi obiettivi chiari e con una scadenza predefinita (i dettagli saranno ciò su cui dovranno sbranarsi coloro che tratteranno) che imposti le condizioni per una nuova tornata elettorale da realizzare nel giro di un anno o giù di lì. Solo che Grillo non intende votare la fiducia insistendo sul votare singolarmente su ciascun provvedimento in funzione del gradimento. Ma chi dovrebbe farli questi provvedimenti in assenza di un governo?!

Ammesso (e non concesso) che il PD non ceda alle sirene mortifere del “governissimo” – cosa non del tutto impossibile visti i precedenti recenti – ma che rappresenterebbe un indice oggettivo di demenza senile galoppante; restano a questo punto due ipotesi: o Grillo garantisce, in un modo o nell’altro, la nascita di un governo sul quale potrà poi far pesare tutto il suo potere di vita o di morte, oppure l’alternativa sono nuove elezioni.

Personalmente credo (e credo lo pensi anche il duo Grillo/Casaleggio) che in caso di nuove elezioni in cui il centrosinistra possa sbandierare la sua responsabilità e buona volontà ed il M5S si trovi costretto a giocare in difesa nella parte di quello che ha lasciato l’Italia allo sbando malgrado le offerte, non si ripeterebbero i risultati odierni. Il PD potrebbe riconquistare una fetta del suo elettorato convinta dalla buona volontà dimostrata o quantomeno spaventata dalla piega presa dalle cose; o – peggio di tutto! – tra i due litiganti potrebbe spuntarla un Berlusconi che riuscisse a far passare l’immagine di unica forza in grado di garantire la stabilità.

Di fronte ad una prospettiva di questo genere come risponderà la “sinistra grillina”? E’ già, perché non è vero – come loro amano dire – che i grillini non sono né di destra né di sinistra, ma semmai è vero il contrario: sono sia di destra che di sinistra e riescono a convivere (quanto a lungo si vedrà) solo grazie all’individuazione di un nemico esterno comune. Un po’ com’è accaduto per la Resistenza (mi si consenta il paragone eccessivo e poco rispettoso!) dove lo schieramento andava dai monarchici agli anarchici, ma l’importante in quel momento era battere il fascismo ed i suoi alleati tedeschi.

Ho l’impressione che le quotidiane dichiarazioni di Grillo, sempre più aggressive ed eccessive, siano dei preparativi: un segnale ad uso interno con cui ribadire la sua immagine di “duro e puro” per prepararsi ad una trattativa che vedrà poi prevalere il “senso di responsabilità” e “l’ottenimento di alcuni risultati importanti su cui vigileremo costantemente”.

Di natura non sono portato all’ottimismo, ma ho anche la sensazione che in fondo, una svolta di questo genere possa portare del buono anche all’Italia: migliorando alcune condizioni di base e dando il tempo per una nuova tornata elettorale che si spera sia più sana (eliminato il porcellum) ed anche meno emotiva.

Peccato che in questo quadrò il grande assente sarà la sinistra. Il rischio è che possano prevalere le anime più dorotee del PD insieme alla destra grillina: in questo caso a rimetterci saranno ancora una volta i lavoratori (pubblici in primis, ma a seguire gli altri), gli immigrati, il welfare, la scuola; il tutto in nome della “libertà” (come sempre) giocata sulla pelle di chi non può pagarsela.


Costruiamo insieme la sinistra

Ricaviamo, nuovamente da il Manifesto di venerdì 10 agosto, e rilanciamo, un intervento di Paolo Ferrero sulla politica italiana.

Ho molto apprezzato l’articolo di Marco Revelli apparso alcuni giorni fa sul manifesto. Condivido l’esigenza di dare corpo ad uno spazio pubblico di sinistra, che dia una risposta in avanti alle domande di cambiamento che non trovano soluzione nelle ipotesi politiche ad oggi presenti. Ritengo urgente fare un passo in avanti e scrivo queste note per aprire un dialogo esplicito, al di fuori di inutili diplomatismi.

1) Il governo Monti non è una parentesi ma un vero e proprio governo costituente. Se, come ci insegna Carl Schmitt, “sovrano è colui che decreta lo stato di emergenza”, Monti oggi incarna un potere sovrano che attraverso la produzione di paura e rassicurazioni sta realizzando in Italia una rivoluzione iperliberista e la contemporanea passivizzazione di massa. L’obiettivo perseguito è la sistematica distruzione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, del welfare e la privatizzazione del complesso del patrimonio pubblico. La stessa recessione provocata dalle misure assunte dal governo e dalle forze politiche che lo sostengono, diventa parte integrante di questa azione, basata sull’annichilimento della popolazione, sullo shock per dirla con Naomi Klein.

2) Il carattere costituente dell’azione del governo proietta i suoi effetti ben al di la della sua durata temporale. Le misure assunte ristrutturano i rapporti sociali così come definiscono i confini delle politiche economiche. Il combinato disposto tra inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione e approvazione del Fiscal Compact non esauriscono la loro efficacia nei prossimi mesi. Rappresentano un vero e proprio binario obbligato, destinato a fissare per i prossimi anni la politica economica di ogni governo in carica. Il taglio del debito pubblico di 45 miliardi ogni anno per vent’anni è una camicia di forza che inchioda l’Italia a politiche iperliberiste, ben al di la della durata del governo Monti. Una volta messo il binario, dal treno in corsa ci si può affacciare dai finestrini di destra o di sinistra, si ha l’impressione di vedere un paesaggio diverso, ma la direzione è predeterminata.

3) Questo processo è intrecciato con una ristrutturazione dell’Europa che vede il proprio perno nell’uso politico della speculazione e nel ruolo di dominus della BCE. Le ultime scelte dei vertici di capo di stato e della BCE puntano infatti ad un doppio obiettivo: da un lato governare l’euro evitandone la deflagrazione. Dall’altro aumentare la capacità  di pressione sui singoli paesi attraverso un commissariamento di fatto della politica economica e di bilancio. In questo contesto non è per nulla da escludere che il governo Monti arrivi a firmare un memorandum con l’Europa che determini un ulteriore vincolo per i futuri governi italiani.

4) In questo contesto è del tutto evidente che la proposta politica del PD, di unire moderati e progressisti nel governo del paese, non potrà che muoversi sui binari fissati da Monti, producendo minime variazioni sul tema. La valutazione negativa della proposta politica del PD non ha quindi un carattere astratto o pregiudiziale ma è data dal merito concreto della stessa. Le politiche insite nell’accettazione del Fiscal Compact sono destinate ad impoverire il paese, a  stravolgere il quadro politico, sociale ed istituzionale costruito dopo la seconda guerra mondiale e basato sinteticamente sulla democrazia parlamentare, sullo sviluppo del welfare e sulla presenza decisiva del movimento operaio e sindacale. A scanso di equivoci non penso assolutamente che centro destra e centro sinistra siano la stessa cosa o avviano la stessa politica. Penso che il sostegno al governo Monti e la proposta politica avanzata dal PD – sia sul piano dei contenuti che sul piano delle alleanze – non ha nulla a che vedere con la soluzione dei problemi del paese e con l’uscita a sinistra dalla crisi.
Il punto oggi non consiste nell’interpretazione progressista del montismo ma nella radicale messa in discussione della strada imboccata dal governo Monti. Occorre mettere in discussione il Fiscal Compact e le politiche di stabilizzazione europee come fanno le sinistre in Europa, da Syriza al Front de Gauche, da Izquierda Unida alla Linke, per non citare che le più conosciute.

5) Per questo ritengo necessario costruire oggi in Italia uno spazio pubblico di sinistra che abbia un progetto radicalmente alternativo di costruzione dell’Europa. Non si tratta di costruire una piattaforma estremista ma di prospettare una uscita a sinistra dalla crisi che sappia intrecciare una politica alternativa sia sul piano europeo come su quello nazionale, come ha saputo fare Syriza in Grecia. I temi dei diritti del lavoro, dei beni comuni, dello sviluppo del welfare, dei diritti civili, della democrazia partecipata e della riconversione ambientale e sociale dell’economia rappresentano nodi centrali da affrontare. Questo progetto può realizzarsi solo se è capace di aggregare e di attivare il complesso delle soggettività che oggi in Italia si pongono sul terreno dell’alternativa di sinistra. Questa è la condizione per poter avanzare al paese una proposta politica chiara e credibile, che sia percepita come una opportunità e non come una residualità.

6) Io penso che oggi non esista alcuna forza politica organizzata – a partire da quella di cui faccio parte – che possa candidarsi a rappresentare da sola questo progetto. Per aggregare il complesso delle forze di sinistra e di alternativa che vi sono nel paese – e non sono poche – occorre dar vita ad un processo consapevolmente plurale in cui convergano esperienze diverse. Occorre costruire uno spazio pubblico in cui chi opera in un partito,  una associazione come Alba, in un comitato, in un sindacato, in un movimento o semplicemente chi vuole impegnarsi per costruire l’alternativa, possa trovare il luogo ove costruire collettivamente. Non voglio fare elenchi perché ogni lista rischia di escludere piuttosto che includere. Occorre essere consapevoli del carattere plurale e pluralista di questa costruzione: non esiste oggi una cultura politica, una forma organizzata, una visione generale, che possa racchiudere il tema dell’alternativa o possa pensare di imporre agli altri e alle altre il proprio punto di vista o la propria prassi politica. Il rispetto della differenza e il riconoscimento della pari dignità dei diversi percorsi può e deve essere il punto fondante questa possibilità così necessaria. Propongo quindi di agire consapevolmente per la costruzione di una lista unitaria di sinistra che abbia nella democrazia, nella partecipazione e nel pluralismo politico- culturale il tratto distintivo e costituente. Non possiamo ripetere le tragiche esperienze della sinistra arcobaleno. Il carattere democratico e partecipato, basato sul principio di “una testa un voto” e non sulla contrattazione tra stati maggiori deve caratterizzare questo processo al fine di decidere programmi, modalità di presentazione alle elezioni, candidati. Federare, confederare, operare una tessitura politica decidendo democraticamente mi pare il percorso che dobbiamo intraprendere.

7) Dobbiamo quindi costruire un percorso democratico di formazione di una soggettività plurale della sinistra che abbia l’obiettivo esplicito di dar vita ad una lista per le prossime elezioni politiche. Questo percorso ha difficoltà a partire se non vi è un segnale politico chiaro. Questa esigenza è oggi largamente sentita nel paese ma non riesce a darsi forma finché non vi è la chiara apertura del processo. Siamo come in una situazione di sospensione: occorre che vi sia un atto costituente per far si che la soluzione “precipiti”. L’atto di partenza però non può contraddire le caratteristiche del processo: nessuno può convocare qualcun altro. E’ necessario che il segnale di partenza sia visibilmente plurale e unitario. Per questo mi fermo qui. Propongo a Marco come a tutti e tutte coloro che possono pensare di contribuire a dare questo segnale di ragionare insieme su come farlo, nel più breve tempo possibile. Io penso che a settembre dobbiamo dare questo segnale e dobbiamo essere in grado di far partire il processo di aggregazione: per costruire l’opposizione a Monti, per costruire una lista per le prossime elezioni, per ricostruire una sinistra degna di questo nome nel regno del montismo.
 
 
Paolo Ferrero


Bisogna tirare la cinghia

Tra il 2008 e il 2011 gli stati europei hanno speso, in aiuti di stato per le banche in crisi, 4.500 miliardi di euro.

Lo ha detto il commissario Ue per il mercato unico, Barnier, sottolineando le parole del presidente Barroso, secondo il quale la direttiva salva banche è “un passo fondamentale verso l’unione bancaria”.

(Televideo RAI h. 13.11)


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