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Perchè disconoscere il debito?

DIRTMOR/PRC

Vi invitano

GIOVEDI’ 26 febbraio alle ore 20.45 in via Pisa, 13 a Treviso
all’incontro:
Perché disconoscere il debito di Stato in Grecia, in Italia, in Europa.
con la redazione della rivista “Il cuneo rosso
e
il prof. Pietro Basso, docente Università di Venezia.

NoalPago
La Grecia torna a fare notizia. Si sostiene da più parti, infatti, che “noi tutti” (“ciascun cittadino” dell’Europa) siamo creditori della Grecia, e se per caso la Grecia dovesse non ripagare il suo debito a seguito  dell’avvento al governo di Syriza, ci trufferebbe circa 600 euro a testa, in quanto “a soffrirne le conseguenze non sarebbero potenti banche o speculatori misteriosi, ma gli “Stati”, e quindi “noi cittadini” (così Stefano Lepri, “La Stampa”, 31 dicembre 2014). Si dice che i greci hanno voluto vivere al di sopra delle loro possibilità… E tante altre cose.
Ma se attorno al problema del debito greco si dicono tante cose, poco o nulla viene detto sulla sua natura, la sua origine e la sua struttura, e ancora meno su coloro che, proprio grazie al debito, hanno guadagnato somme enormi. Vi invitiamo a discutere con noi per cercare di smontare un po’ delle tesi egemoniche sulla questione greca, per parlare delle politiche di austerity e delle loro conseguenze e per denunciarne l’impianto ideologico.

Partecipate e diffondete
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Ma come?!

L’Italia è sotto la media dei Paesi dell’Eurozona sia per il costo del lavoro orario (27,5 euro contro 28,4) sia per la retribuzione lorda oraria (19,9  euro contro 21,2). E’ quanto emerge dal rapporto Istat sulla “Struttura del costo del lavoro” nel 2012.

Ed io che avevo capito che era colpa mia….


VIDI UNA BESTIA SALIRE DAL MARE…

Riceviamo questo scritto di Alex Zanotelli che molto volentieri ripubblichiamo.


E’ con queste parole che il profeta dell’Apocalisse descrive l’Impero Romano alla fine del primo secolo. Le stesse parole le userei per le nuove bestie che appaiono all’orizzonte: il Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti, nell’acronimo inglese T-TIP e l’Accordo per il Commercio dei servizi, nell’acronimo inglese TISA. Due trattati pericolosissimi, purtroppo poco conosciuti dal grande pubblico, perché porteranno alla privatizzazione dei servizi.
Il T-TIP creerà la più grande area mondiale di libero scambio fra le economie degli USA e della UE, che rappresentano metà del PIL mondiale e il 45% dei flussi commerciali. Le trattative per creare il T-TIP sono partite in tutta segretezza nel luglio 2013 a Washington e sono condotte da pochi esperti della Commissione Europea e del Ministero del Commercio USA. Obama vuole firmare il Trattato entro il 2015.
“Il Trattato più importante del mondo” , proclama il Sole 24 ore. Lo è infatti per i poteri economico-finanziari mondiali. Secondo De Gucht, commissario per il commercio UE, il Trattato offrirà all’Europa due milioni di posti di lavoro in più, 119 miliardi di euro di PIL che equivale a 545 euro in più all’anno per ogni famiglia. Per di più, ci sarà un incremento del 28% delle vendite di prodotti europei negli USA e dell’1% del PIL, nel giro di dieci anni. La realtà,invece , è tutt’altra! Il T-TIP è un negoziato stipulato senza la partecipazione dei cittadini. E’ un vero e proprio golpe da parte dei poteri economico-finanziari che governano il pianeta. E’ la vittoria delle lobby(multinazionali e banche), che hanno a Bruxelles quindicimila agenti e tredicimila a Washington, stipendiati a fare pressione sulle istituzioni.
Infatti il Trattato indebolisce il principio di precauzione vigente in Europa in relazione ai nuovi prodotti, elimina le sanzioni in caso di abusi relativi ai diritti sociali e ambientali, mira a una progressiva privatizzazione di tutti i servizi pubblici , a sottomettere gli Stati a una nuova legislazione a misura di multinazionali ed infine trasferisce la risoluzione delle controversie tra imprese private e poteri pubblici a strutture di arbitrato privato tramite il cosidetto ISDS(Individual State Dispute Settlement) .”Questa è una rivoluzione nelle procedure usate per risolvere i contenziosi tra privati e Stati”, dichiara Marcello de Cecco su La Repubblica , un quotidiano che spesso sulle sue pagine inneggia al Trattato. E continua:” E’ un’innovazione giuridica che serve a limitare drasticamente la sovranità degli stati , favorendo le grandi multinazionali.”
Il Trattato inoltre avrà pesanti ricadute sul mondo del lavoro aggirando le norme del diritto dei lavoratori proclamato dall’ILO, svuotando le normative per la protezione dei lavoratori, ma anche ridimensionando il diritto di contrattazione collettivo.
Quest’area di libero scambio USA -UE, creata dal T-TIP, sarà protetta dalla NATO , che peraltro già investe 1.000 miliardi di dollari all’anno in armi!
L’altra Bestia, ancora più minacciosa della prima, è il TISA (Trade in Services Agreement)- Accordo per il Commercio dei servizi. Il settore dei servizi è il più grande per posti di lavoro nel mondo e produce il 70% del prodotto interno lordo: solo negli USA rappresenta il 75% dell’economia e genera l’80% dei posti di lavoro nel settore privato . Su questo ghiotto bottino, i rappresentanti di una cinquantina di Stati (UE, USA, Canada,Australia, Giappone…) si stanno ritrovando in totale segretezza nell’ambasciata australiana a Ginevra, dal 15 febbraio 2012 per un accordo sul “commercio dei servizi”(sic!). Si è venuti a conoscenza di questo grazie a Wikileaks. I testi dell’accordo rimangono segreti. Scopo fondamentale di questo accordo è accelerare la privatizzazione di tutti i servizi pubblici e impedire qualsiasi forma di riappropriazione pubblica di un’attività privatizzata(sic!). Il TISA impedirebbe i monopoli pubblici (educazione nazionale) e i fornitori esclusivi di servizi anche a livello regionale e locale (per esempio le minicipalizzate per i servizi idrici).
Tutto questo avviene nel più totale silenzio, anzi con l’impegno degli stati a non rivelare nulla di questa trattativa fino a cinque anni dopo la sua approvazione. Anche con il TISA, i governi vorrebbero concludere le trattative entro il 2015.
Come cittadini non possiamo accettare l’arrivo di queste Bestie che consegneranno l’Europa e il mondo alle logiche del mercato. “E’ l’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria”, che Papa Francesco bolla con tanta forza. Solo una vasta protesta di massa in tutta Europa potrà sgominare il T-TIP e il TISA. Nel 1998 noi europei siamo riusciti a sconfiggere il MAI (Accordo multilaterale sugli Investimenti), che è quasi la copia del T-TIP. Abbiamo vinto dicendo MAI al MAI! Possiamo fare altrettanto con il T-TIP e il TISA.
Già è in atto una mobilitazione in Italia fatta da un network di un centinaio fra associazioni di consumatori, sindacati e reti agricole con un sito molto informato. (www.stop-ttip-italia.net)
I capi di Stato europei sono già preoccupati per la crescente ostilità contro questi Accordi. Ne hanno parlato al vertice del G20 a Brisbane(Australia). E il più convinto sostenitore di questi trattati l’abbiamo in casa. Il governo Renzi.
Carlo Calenda, vice-ministro per lo sviluppo economico nel governo Renzi e responsabile dell’Italia per il T-TIP, insiste perfino di includere nel Trattato il controverso meccanismo di risoluzione tra investitori e Stato, il cosidetto ISDS, fortemente voluto dagli USA.
“Il T-TIP- afferma la Susan George-è un assalto alla democrazia, alla classe lavoratrice, all’ambiente, alla salute e al benessere della cittadinanza. L’unica risposta possibile dinanzi a questo attacco è alzarsi dal tavolo, chiudere la porta e lasciare la sedia vuota.”E’ questo quello che chiediamo al governo Renzi.
Mentre alla Conferenza Episcopale Italiana(CEI) chiediamo di esprimersi su questi Trattati. La commissione degli episcopati della comunità Europea (COMECE) ha sottolineato che il T-TIP “solleva una serie di problemi e controversie proprio perché la Chiesa deve far sentire la voce dei più deboli e dei più poveri in Europa e nel mondo, nella misura in cui saranno interessati dall’accordo di libero scambio.” I vescovi europei hanno deciso di preparare un documento per gli eurodeputati. Ma dovranno farlo in fretta se vogliono arrivare in tempo.Perché i vescovi italiani non potrebbero fare lo stesso? Questo darebbe tanta forza alle comunità cristiane, all’associazionismo di ispirazione cristiana a congiungersi con il grande movimento di opposizione a questi trattati. Uniti possiamo farcela!
Ma dobbiamo muoverci perché i poteri forti vogliono chiudere la partita al più presto possibile.
Diamoci da fare perché vinca la Vita.

Alex Zanotelli
Napoli, 3 dicembre 2014

 


Lobbies

Credo sia nota a tutt* l’equivoca iniziativa di referendum per l’indipendenza del Veneto lanciata mesi or sono e che trova scarsi (e tendenzialmente imbelli) ostacoli sia a livello politico che culturale: meglio non esporsi – paiono pensare in molti – per non rischiare di ritrovarsi dalla parte sbagliata del risultato finale.

Mentre il mondo politico e quello culturale traccheggiano, c’è chi inizia a fare lobby a favore di un esito indipendentista: l’associazione delle piccole e medie imprese venete (API) è tra questi.

Nulla di male naturalmente: ogni associazione, persona, partito, ecc. è libero di fare le proprie scelte. Quello che difetta semmai è la trasparenza, che dovrebbe stare alla base di qualsiasi presa di posizione particolarmente in un ambito sindacale qual’è questo.

Infatti il primo passo (a me noto almeno) non è un’analisi delle motivazioni e delle ricadute dell’uno o dell’altro possibile esito del percorso indipendentista, ma la diffusione di un questionario tra gli iscritti. Anche qui si potrebbe dire che un sondaggio ha i suoi meriti e le sue motivazioni: una scelta democratica quella di far esprimere gli iscritti per decidere quale posizione assumere! Già: solo che questo sondaggio più che per valutare le opinioni, pare fatto in maniera “scientifica” per far passare un messaggio propagandistico e nemmeno tanto subliminale.

Domande come “Saresti disposto a contribuire alla spesa del referendum? SI NO Se sì, quanto pensi di poter dare alla Regione Veneto?” già danno un primo assaggio subito in prima battuta. Quando poi si arriva a “Lo sai che con l’indipendenza del Veneto avremo una fiscalità aziendale complessiva come quella della Svizzera” appare chiaro che la posizione ideologica dell’API è bella che confezionata. Stanno usando gli stessi argomenti propagandistici dei promotori, senza nemmeno precisare che questo calcolo, ammesso che sia corretto, è basato sulla condizione attuale, ma nessuno è in grado di prevedere come cambierebbe l’economia del Veneto nel caso in cui si staccasse effettivamente dall’Italia divenendo stato a sé! Si tratterebbe infatti di un sommovimento tale per cui credo che nessun economista degno di questo appellativo se la senta di esprimere previsioni così certe: anzi, forse nemmeno di esprimerne di ipotetiche.

Si prosegue con cose tipo “Lo sai che, già oggi, il Veneto ha un PIL superiore a quello di 10 Stati dei 28 della UE?” come se ciò giustificasse la separazione. Anche la California ha un PIL superiore a moltissimi stati del mondo (addirittura nella classifica generale mi pare stia tra i primi 10 o giù di lì) ma non per questo vuole l’indipendenza dagli USA.

Si sfiora il celodurismo leghista con “Lo sai che il referendum per l’indipendenza del Veneto è l’unico referendum che non deve passare per Roma?”, domanda che tra l’altro ha dell’idiota a mio parere in quanto non distingue tra tipi di referendum: anche quello proposto da Azzolini per mantenere il pericolo di crollo dei tigli di via Barbiero non sarebbe passato da Roma, che credono?!

Insomma il tutto ha proprio l’aria di una mossa propagandistica di bassa lega (con la minuscola, ma forse non solo….), giocata in chiave psudo-democratica per infinocchiare la base cavalcando l’onda della tassazione certamente elevata.

Il testo originale del questionario API

Domanda: l’API nazionale non ha nessuna posizione da prendere in proposito?


TWITTER-STORM su MATTEO RENZI per la ROBIN HOOD TAX

Riceviamo e rilanciamo!

renzihoodIl Premier Renzi ricorre assiduamente all’uso di Twitter in momenti e contesti diversissimi, i suoi cinguettii risuonano alle ore più disparate del giorno e così abbiamo pensato…Perché non provare a recapitargli in massa un messaggio? Va da sé che abbiamo un messaggio, un motivo valido e un’occasione ghiotta..


L’OCCASIONE

Nel primo pomeriggio di Mercoledì 2 Luglio Matteo Renzi sarà a Strasburgo per presentare davanti al Parlamento Europeo l’agenda italiana per la Presidenza dell’UE a guida tricolore per i prossimi sei mesi.

IL MOTIVO

Lo scorso 6 Maggio 10 stati membri dell’Unione Europea hanno pubblicamente annunciato il raggiungimento di un primo accordo per l’introduzione in Europa della prima fase della tassa sulle transazioni finanziarie (TTF o anche detta Robin Hood Tax). Siamo a una svolta? Non proprio! L’accordo è per molti aspetti debole e il negoziato sui dettagli tecnici sarà tutt’altro che in discesa nei mesi a venire.


IL MESSAGGIO

Nel semestre a guida italiana, l’Italia avrà il compito di coordinare i lavori negoziali e favorire il consolidamento dell’accordo. Insieme ad altre campagne europee chiediamo all’Italia di favorire un accordo finale il più ambizioso possibile che preveda una TTF con un’ampia base imponibile e di difficile evasione oltre ad un timing vincolante per le fasi successive di implementazione dell’imposta anti-speculazione. Inoltre è necessario un impegno dei leader europei sulla destinazione delle risorse raccolte per sostenere il welfare, la lotta alla povertà e al contrasto ai cambiamenti climatici in Italia e nei paesi più poveri del mondo maggiormente colpiti dalla crisi. Siamo oltre 750.000 ad aver aderito alla Robin Hood Petition (www.robinhoodpetition.org) e a chiederne attuazione! Le nostre voci non possono più essere ignorate…

 

COSA VI PROPONIAMO DI FARE?E’ semplice!
Vi chiediamo di twittare a Renzi prima del suo discorso ufficiale davanti alla plenaria di Strasburgo, partecipando alla tempesta di tweet che oltre all’Italia coinvolgerà altri Paesi Europei e tanti cittadini favorevoli alla TTF!

Quando twittare? Mercoledì 2 Luglio dalle 13 alle 14

Esempio di tweet:

 

Siamo +750.000 a chiedere un’efficace #RobinHoodTax per combattere la povertà bit.ly/1jR1Ufz @matteorenzi #FTT #TTFlavoltabuona

 

A voi di crearne anche altri se volete… ricordandovi però di includere:

 

–          L’hashtag dello storm: #TTFlavoltabuona. Ne intuite la ragione, vero?

–          Il link alla petizione: bit.ly/1jR1Ufz

–          L’account del premier: @matteorenzi

Se le nostre “voci” risuoneranno all’unisono il premier Renzi non potrà ignorare il nostro messaggio!

Passa parola e soprattutto…partecipiamo numerosi!
www.zerozerocinque.it


Non disturbare il manovratore

Sul TTPI, l’accordo di “libero scambio” tra UE e USA si può ancora dire molto poco: praticamente la trattativa è segreta, così come lo stato di avanzamento degli accordi. Quello che si sa è che in nome di presunti vantaggi per le due economie intendono farci ingoiare bocconi molto amari: armonizzare le legislazioni ed i regolamenti infatti implica enormi passi indietro nell’ambito della sicurezza alimentare, dei beni comuni e perfino della libertà e della conoscenza, visto che la legislazione sui brevetti negli USA è molto più liberale che in Europa.

Non ci si faccia incantare dalla parvenza positiva del termine liberale: in questo caso significhe che negli USA si può brevettare quasi qualsiasi cosa: dai codici genetici (non inventati, bensì solo rilevati in organismi esistenti) fino a componenti di software (il software in Europa può essere brevettato ma non registrato) e design. Questo comporta già ora cause dai costi stellari per cosucce tipo la forma di uno smartphone (recente scontro tra Apple e Samsung) o la necessità di pagare royalties se nel software prodotto si usa una barra di avanzamento (quella barretta colorata che muovendosi fa vedere che l’operazione sta procedendo) coperta dal brevetto di qualcuno. Ad esempio in USA è fenomeno piuttosto frequente quello di aziende che brevettano l’inverosimile in attesa che qualche big dell’industria lo utilizzi, quindi gli fanno causa finendo in genere per giungere ad un accordo extra giudiziario pagato fior di quattrini.

Ma sono molto meno restrittive anche le regolamentazioni farmaceutiche o alimentari: mentre in Europa vige in linea di massima un sistema cauto (prima mi dimostri che non fa male e poi ti autorizzo) negli USA le autorizzazioni sono molto più rapide: non è morto nessuno per cui ti autorizzo, se poi si scoprirà che fa male eventualmente (se riusciranno a dimostrarlo!) pagherai i danni. E dunque spazio libero a OGM, all’uso di fitofarmaci in agricoltura ed antibiotici in zootecnia e vai chimicheggiando.

Dell’accordo – o meglio della trattativa in corso – quasi nessuno sa nulla: non si informa il Parlamento Europeo e men che meno i cittadini: ufficialmente per non rischiare di comprometterla con notizie fuori luogo, in realtà, molto probabilmente, perché se sapessimo cosa ci stanno svendendo e come, probabilmente faremmo saltare il banco. Si pensi solo ai beni comuni: la privatizzazione dei servizi vorrà dire multinazionali che arrivano a papparsi in un sol boccone una bella fetta del nostro welfare con il vantaggio ulteriore che se gli stati tentassero di arginare la cosa potrebbero pure appellarsi alla Corte Europea pretendendo che sia rifuso il danno subito per non aver potuto speculare sulla nostra salute o quant’altro! Chi avrà più il coraggio di mettersi contro questi colossi in nome del bene comune o della salute pubblica?!

C’è chi cerca di combattere tutto ciò, ma sono (siamo) in pochi, anzi: pochissimi. La maggior parte delle persone non sa nemmeno che la trattativa è in corso o, se lo sa, ha solo sentito parlare della “NATO commerciale” come è stata soprannominata dal qualche TG e pensa probabilmente ad un sistema per proteggere le economie di fronte alla crisi.

Perchè ne parlo ora? Perchè ho appena letto su Televideo RAI che a Bruxelles “Circa 250 persone, la metà dei manifestanti che si sono radunati davanti all’European Business Summit a Bruxelles, sono stati fermati dalla polizia belga e caricati su mezzi della polizia“. Tra loro anche il candidato della lista l’Altra Europa con Tsipras, Luca Casarini e la verde belga Anne Herscovici.

Sui motivi si dice solo che “I manifestanti protestavano contro l’accordo di libero scambio Ue-Usa“, come dire i soliti bastian contrari!

Magari ora almeno sapete contrari a cosa


Il grande imbroglio

Se arriviamo al 30% il giorno dopo il governo Renzi si sfalda” è più o meno quanto dichiarato da Grillo in questi giorni, seguito da considerazioni sul pensionamento del presidente Napolitano e la consueta sequela di amenità.

Non è da meno Renzi, che si sta giocando nelle elezioni europee una sorta di referendum sul suo operato. Berlusconi ne fa una questione di rapporto affettivo tra i padroni ed i loro amati cagnolini senza dimenticarsi la consueta propaganda (in ciò molto più comico di Grillo) con uscite tipo quella dei comunisti in Russia che uccidevano i nobili ed anche i loro cani! La Lega chiede il voto per uscire dall’Europa.

Insomma: si vota alle prossime elezioni per rafforzare o abbattere il governo, promuovere i diritti degli animali da compagnia, uscire dall’Europa. Ma allora a cosa servono le elezioni europee?! Per il primo punto ci saranno (prima o poi…) le elezioni politiche, per il secondo una petizione online sarebbe sufficiente, il terzo richiederebbe un forte governo anti-europeista, probabilmente qualche referendum, modifiche costituzionali e così via; e finirebbe per farci diventare una provincia austriaca. Come dire che nessuno di questi ha qualcosa da dire sull’Europa?

Ed invece no: da dire ne hanno, anzi: ne avrebbero! Considerate che tutti loro hanno detto molto fino ad ora: sia in Italia che in Europa, ma non l’hanno detto a noi, l’hanno detto “nelle sedi opportune“, mentre qui da noi ci propinavano la favola di andare a battere i pugni, o a spiegare che l’Italia i suoi compiti a casa li ha già fatti e sciocchezze simili. A nessuno di loro conviene dirlo a noi cittadini, perché se i cittadini sapessero li manderebbero a quel paese.. E non parliamo di Bruxelles!

Grillo invece in Europa non c’è mai stato. In compenso sta dimostrando tutta la sua inutile arroganza in Italia dove, con percentuali molto consistenti in parlamento, riesce a far parlare di sé solo per le sparate da baraccone di fiera. In Europa ha già anticipato che non farà accordi con nessun partito o gruppo (arrivando a dire che non li farà con la Le Pen non perché fascista, ma perché partito!). Anche ammesso che raggiungesse percentuali da capogiro qui in Italia, con due o tre decine di parlamentari quale peso avrebbe in Europa?! Insomma: non c’è mai stato e sarà esattamente come se non ci fosse (teatrini a parte).

logoufficiale_laltraeuropa180Gli unici che parlano di Europa sono coloro che pare non abbiano diritto di parola, o quantomeno di diffusione del loro pensiero. L’Altra Europa con Tsipras infatti è completamente oscurata dai mezzi di comunicazione, è l’unica lista che ha dovuto raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni ed è l’unica lista che parla di progetti e prospettive per l’Europa, disegnando un continente democratico e partecipato, che lavori per il benessere delle persone, i diritti, l’economia solidale, la crescita sostenibile, il rispetto dell’ambiente, lo sviluppo della cultura, e così via. Una lista che parte già con la certezza di far parte di un ampio gruppo di rappresentanti di tutti i paesi, che verosimilmente sarà il terzo gruppo al Parlamento dopo popolari e socialisti.

Ma allora perché il messaggio non riesce a passare?

Forse perché l’Europa ha speso in questi anni di crisi circa 4.500 miliardi di euro per “salvare” le banche dagli effetti dell’esplosione della bolla causata dalle loro attività speculative. Considerate che lo stipendio medio mensile (e dunque si considerano tutti i paesi, anche i più ricchi e tutti gli stipendi, anche quelli del manager più pagati!) in Europa è pari a 1.904 euro, se lo moltiplichiamo per 12, quindi per la popolazione europea pari a circa 739,2 milioni di persone (dai neonati agli ultra centenni, dati del 2011) otteniamo un reddito annuo medio pari a 16.889 miliardi di euro. Dunque nel periodo della crisi ogni europeo, neonati compresi, ha versato alla speculazione internazionale poco meno di 4 mesi del suo stipendio.

Se consideriamo però che la popolazione attiva, era nel 2010 di circa 240 milioni di persone (attiva non significa occupata: significa in età da lavoro!) il pedaggio pagato alla speculazione diviene molto più consistente: circa 1 anno e 2 mesi di lavoro a testa!

Forse perché si sta lavorando per il cosiddetto TTPI– Transatlantic Trade and Investment Partnership – il trattato tra Unione Europea e Stati Uniti che dovrebbe regolare scambi, dogane ed aperture dei mercati, e che permetterà alle multinazionali americane di imporre ai vari paesi i loro prodotti (ad es. OGM o carni allevate senza controlli sull’uso di medicinali, farmaci poco testati; ma anche brevetti su tutto: DNA umano compreso), la loro logica sui servizi e così via permettendosi pure di chiedere i danni agli stati laddove la legislazione fosse di impedimento. E tutto questo si sta facendo quasi in segreto: nessuno parla ai cittadini di trattative, bozze, proposte e così via.

Forse perché attorno a commissione e parlamento europei gira una massa di lobbisti, che rappresentano i poteri forti dell’economia, della finanza, del farmaceutico, dell’energia e di quant’altro vi possa venire in mente, stimata tra le 15 e le 20 mila persone. Ciascuna delle quali impegnata a trattare con parlamentari e burocrati – spesso crassamente ignoranti in materia e quasi sempre affamati dei benefit che vengono promessi – per far passare regolamenti e direttive consoni ai loro interessi.

La prossima volta che qualcuno vi chiede chi votare tra Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini, provate a proporgli questo punto di vista.


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