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Primo Festival Triveneto dell’Altra Europa

Mestre, Forte Marghera 27 e 28 settembre

Potete scaricare la locandina con il programma completo cliccando l’immagine qui sotto

ForteMarghera27-28

 


VERSO IL POLO DELLA SINISTRA ALTERNATIVA

“CAMBIARE SI PUÒ E SI DEVE”, APPELLO DAL VENETO

Questo, il testo dell’appello a cui vi chiediamo di aderire:

«CAMBIARE SI PUÒ: DAL MONDO DEL LAVORO VENETO UN APPELLO PER UN POLO DI SINISTRA CHE UNISCA FORZE POLITICHE, IMPEGNO SOCIALE, SINDACALE E LE SOGGETTIVITÀ DEMOCRATICHE CHE INTENDONO CONTRIBUIRE ALLA COSTRUZIONE DI UN’ALTERNATIVA AL MONTISMO E ALLE FORZE CHE LO SOSTENGONO O SI APPRESTANO A SOSTENERLO».
Ci battiamo per la dignità del lavoro, per una società giusta e inclusiva, siamo cittadine/i, lavoratrici/ori, sindacaliste e sindacalisti, che ritengono necessario dar vita per le prossime elezioni a una lista unitaria della sinistra che metta al centro il lavoro, i diritti e l’occupazione. Siamo contro le politiche del governo Monti, sostenute da Pd, Pdl e Udc, che stanno aggravando ulteriormente la drammatica situazione prodotta dal governo Berlusconi e dalla crisi. Il mondo del lavoro si trova allo sbando e senza una vera rappresentanza parlamentare. È necessaria l’unità di tutte le forze della sinistra che si oppongono alla politica neoliberista di Monti, per dare un punto di riferimento a chi lotta, superando divisioni tanto incomprensibili quanto dannose.


Lo scorso 1 dicembre, al Teatro Vittoria a Roma, si è tenuta l’attesissima assemblea “Cambiare si può”, passo importante lungo la strada verso l’appuntamento politico principale: la costruzione di un polo di sinistra per le prossime elezioni, d’opposizione al governo Monti e alle forze che lo sostengono.

Dalla critica profonda al malcostume dei partiti, dalla domanda di partecipazione diretta di esperienze maturate in ambito sociale, nel mondo del lavoro, nelle esperienze ambientaliste e per i diritti di genere, matura la domanda di un nuovo inizio: non si tratta di rimettere semplicemente insieme i cocci di ciò che ancora a sinistra rimane, bensì un nuovo progetto ampio, plurale, capace di far sentire a casa propria le forze politiche, i movimenti, le realtà associative, ma soprattutto le tante donne e tanti uomini che non intendono accettare con passività le politiche antipopolari degli oligopoli europei, di cui Monti è cinico rappresentante.

Dal Veneto vogliamo contribuire, proponendo a tutte e tutti di aderire l’appello lanciato nei giorni scorsi delle lavoratrici e lavoratori del veneziano, per contribuire al percorso di “Cambiare si può”.

Il contenuto è esplicito e pone con fermezza la richiesta che quello partito con l’assemblea di Roma sia un processo inclusivo, di dignità parificate, senza primogeniture, ma anche senza immotivati paletti nei confronti di forze come Rifondazione Comunista, che da sempre è stata parte integrante e spesso motore di queste lotte, respingendo le pulsioni populiste che vorrebbero tutti i partiti uguali.

Parteciperemo al percorso avviato il 1° dicembre con l’assemblea convocata in nome dell’appello “Cambiare si può”, per contribuire alla costruzione di una proposta unitaria, che sia inclusiva, aperta alle forze politiche che in questi mesi si sono opposte concretamente al Governo Monti, a partire dalla mobilitazioni per i referendum su lavoro e pensioni, da tutte le realtà dell’impegno sindacale e sociale e dalle soggettività democratiche che su questo terreno intendono contribuire.

Sul sito del Comitato Regionale Veneto di Rifondazione Comunista trovate la form per sottoscrivere l’appello e l’elenco dei firmatari


(solo) Roma ladrona?

Ripubblichiamo dal sito del Comitato Veneto di Rifondazione Comunista.

Il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò (Prc-Fds) ha oggi presentato un’interrogazione alla Giunta regionale in cui chiede che venga reso noto in quali strutture regionali è presente il sig. Gian Michele Gambato e quali siano le indennità da questi percepite e, infine, che sia sospeso (in via cautelativa) da ogni incarico in attesa dell’esito delle indagini a suo carico.

 L’interrogazione nasce dalla notizia riportata dalla stampa secondo cui il Pm presso il Tribunale di Roma Francesco Loi e il procuratore aggiunto Nello Rossi starebbero per chiedere il rinvio a giudizio per truffa di Gambato relativamente alla nota vicenda della vendita del palazzo “Ex Grandi Stazioni” in Fondamenta Santa Lucia a Venezia, da poco acquistato dalla Regione Veneto. Su tale vicenda sta indagando anche la Corte dei Conti di Venezia.

Gian Michele Gambato è presidente della Servizi Territoriali Ferroviari (società al 99,83% della Regione Veneto, per tramite di Veneto Sviluppo, braccio operativo dell’Assessorato ai Trasporti) e di Attiva S.p.A. (società a prevalente capitale pubblico, di cui è azionista Veneto Sviluppo, che opera nel settore dello sviluppo e della commercializzazione di aree edificabili a destinazione produttiva, direzionale e residenziale, nonché nel recupero e valorizzazione di edifici dismessi appartenenti all’archeologia industriale), nonché titolare con la moglie della Emmegi consulting, società che ha incassato da Grandi Stazioni una parcella da 1.628.400 euro per il buon esito della trattativa con la Regione.

All’atto della firma del preliminare di vendita in data 20.02.2007, sia Grandi Stazioni sia la Regione Veneto avevano esplicitamente dichiarato che non era intervenuta nessuna mediazione; la Emmegi Consulting, inoltre,  aveva ricevuto un bonifico di 528 milioni di lire il 14.12.2001 sempre da Grandi Stazioni per l’opera di mediazione nella stipula del precedente contratto di locazione dell’immobile in data 26.10.2001. Inoltre, va ricordato che in data 17 febbraio 2012 era stato depositato il PDL n. 242, che prevedeva la costituzione di una commissione consiliare d’inchiesta che accerti il regolare svolgersi della trattativa d’acquisto e la corretta stima del valore di tale compendio immobiliare da parte degli uffici tecnici regionali, nonché le eventuali responsabilità di coloro che ne hanno disposto l’acquisto. Inoltre il 28 febbraio dello stesso anno era stata presentata l’interrogazione n. 569 che chiedeva spiegazioni sul medesimo tema e a cui la Giunta non si è ancora presa la briga di rispondere.

Riteniamo sia un preciso dovere della Giunta regionale fare chiarezza sulla questione spiegando, come richiesto dal consigliere Pettenò, in quali strutture riferibili alla Regione e a che titolo sia presente il sig. Gambato e disponendo in via cautelativa la sospensione dello stesso da tali cariche, considerati i citati recenti sviluppi delle indagini da parte dell’Autorità giudiziaria.


Costruiamo insieme la sinistra

Ricaviamo, nuovamente da il Manifesto di venerdì 10 agosto, e rilanciamo, un intervento di Paolo Ferrero sulla politica italiana.

Ho molto apprezzato l’articolo di Marco Revelli apparso alcuni giorni fa sul manifesto. Condivido l’esigenza di dare corpo ad uno spazio pubblico di sinistra, che dia una risposta in avanti alle domande di cambiamento che non trovano soluzione nelle ipotesi politiche ad oggi presenti. Ritengo urgente fare un passo in avanti e scrivo queste note per aprire un dialogo esplicito, al di fuori di inutili diplomatismi.

1) Il governo Monti non è una parentesi ma un vero e proprio governo costituente. Se, come ci insegna Carl Schmitt, “sovrano è colui che decreta lo stato di emergenza”, Monti oggi incarna un potere sovrano che attraverso la produzione di paura e rassicurazioni sta realizzando in Italia una rivoluzione iperliberista e la contemporanea passivizzazione di massa. L’obiettivo perseguito è la sistematica distruzione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, del welfare e la privatizzazione del complesso del patrimonio pubblico. La stessa recessione provocata dalle misure assunte dal governo e dalle forze politiche che lo sostengono, diventa parte integrante di questa azione, basata sull’annichilimento della popolazione, sullo shock per dirla con Naomi Klein.

2) Il carattere costituente dell’azione del governo proietta i suoi effetti ben al di la della sua durata temporale. Le misure assunte ristrutturano i rapporti sociali così come definiscono i confini delle politiche economiche. Il combinato disposto tra inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione e approvazione del Fiscal Compact non esauriscono la loro efficacia nei prossimi mesi. Rappresentano un vero e proprio binario obbligato, destinato a fissare per i prossimi anni la politica economica di ogni governo in carica. Il taglio del debito pubblico di 45 miliardi ogni anno per vent’anni è una camicia di forza che inchioda l’Italia a politiche iperliberiste, ben al di la della durata del governo Monti. Una volta messo il binario, dal treno in corsa ci si può affacciare dai finestrini di destra o di sinistra, si ha l’impressione di vedere un paesaggio diverso, ma la direzione è predeterminata.

3) Questo processo è intrecciato con una ristrutturazione dell’Europa che vede il proprio perno nell’uso politico della speculazione e nel ruolo di dominus della BCE. Le ultime scelte dei vertici di capo di stato e della BCE puntano infatti ad un doppio obiettivo: da un lato governare l’euro evitandone la deflagrazione. Dall’altro aumentare la capacità  di pressione sui singoli paesi attraverso un commissariamento di fatto della politica economica e di bilancio. In questo contesto non è per nulla da escludere che il governo Monti arrivi a firmare un memorandum con l’Europa che determini un ulteriore vincolo per i futuri governi italiani.

4) In questo contesto è del tutto evidente che la proposta politica del PD, di unire moderati e progressisti nel governo del paese, non potrà che muoversi sui binari fissati da Monti, producendo minime variazioni sul tema. La valutazione negativa della proposta politica del PD non ha quindi un carattere astratto o pregiudiziale ma è data dal merito concreto della stessa. Le politiche insite nell’accettazione del Fiscal Compact sono destinate ad impoverire il paese, a  stravolgere il quadro politico, sociale ed istituzionale costruito dopo la seconda guerra mondiale e basato sinteticamente sulla democrazia parlamentare, sullo sviluppo del welfare e sulla presenza decisiva del movimento operaio e sindacale. A scanso di equivoci non penso assolutamente che centro destra e centro sinistra siano la stessa cosa o avviano la stessa politica. Penso che il sostegno al governo Monti e la proposta politica avanzata dal PD – sia sul piano dei contenuti che sul piano delle alleanze – non ha nulla a che vedere con la soluzione dei problemi del paese e con l’uscita a sinistra dalla crisi.
Il punto oggi non consiste nell’interpretazione progressista del montismo ma nella radicale messa in discussione della strada imboccata dal governo Monti. Occorre mettere in discussione il Fiscal Compact e le politiche di stabilizzazione europee come fanno le sinistre in Europa, da Syriza al Front de Gauche, da Izquierda Unida alla Linke, per non citare che le più conosciute.

5) Per questo ritengo necessario costruire oggi in Italia uno spazio pubblico di sinistra che abbia un progetto radicalmente alternativo di costruzione dell’Europa. Non si tratta di costruire una piattaforma estremista ma di prospettare una uscita a sinistra dalla crisi che sappia intrecciare una politica alternativa sia sul piano europeo come su quello nazionale, come ha saputo fare Syriza in Grecia. I temi dei diritti del lavoro, dei beni comuni, dello sviluppo del welfare, dei diritti civili, della democrazia partecipata e della riconversione ambientale e sociale dell’economia rappresentano nodi centrali da affrontare. Questo progetto può realizzarsi solo se è capace di aggregare e di attivare il complesso delle soggettività che oggi in Italia si pongono sul terreno dell’alternativa di sinistra. Questa è la condizione per poter avanzare al paese una proposta politica chiara e credibile, che sia percepita come una opportunità e non come una residualità.

6) Io penso che oggi non esista alcuna forza politica organizzata – a partire da quella di cui faccio parte – che possa candidarsi a rappresentare da sola questo progetto. Per aggregare il complesso delle forze di sinistra e di alternativa che vi sono nel paese – e non sono poche – occorre dar vita ad un processo consapevolmente plurale in cui convergano esperienze diverse. Occorre costruire uno spazio pubblico in cui chi opera in un partito,  una associazione come Alba, in un comitato, in un sindacato, in un movimento o semplicemente chi vuole impegnarsi per costruire l’alternativa, possa trovare il luogo ove costruire collettivamente. Non voglio fare elenchi perché ogni lista rischia di escludere piuttosto che includere. Occorre essere consapevoli del carattere plurale e pluralista di questa costruzione: non esiste oggi una cultura politica, una forma organizzata, una visione generale, che possa racchiudere il tema dell’alternativa o possa pensare di imporre agli altri e alle altre il proprio punto di vista o la propria prassi politica. Il rispetto della differenza e il riconoscimento della pari dignità dei diversi percorsi può e deve essere il punto fondante questa possibilità così necessaria. Propongo quindi di agire consapevolmente per la costruzione di una lista unitaria di sinistra che abbia nella democrazia, nella partecipazione e nel pluralismo politico- culturale il tratto distintivo e costituente. Non possiamo ripetere le tragiche esperienze della sinistra arcobaleno. Il carattere democratico e partecipato, basato sul principio di “una testa un voto” e non sulla contrattazione tra stati maggiori deve caratterizzare questo processo al fine di decidere programmi, modalità di presentazione alle elezioni, candidati. Federare, confederare, operare una tessitura politica decidendo democraticamente mi pare il percorso che dobbiamo intraprendere.

7) Dobbiamo quindi costruire un percorso democratico di formazione di una soggettività plurale della sinistra che abbia l’obiettivo esplicito di dar vita ad una lista per le prossime elezioni politiche. Questo percorso ha difficoltà a partire se non vi è un segnale politico chiaro. Questa esigenza è oggi largamente sentita nel paese ma non riesce a darsi forma finché non vi è la chiara apertura del processo. Siamo come in una situazione di sospensione: occorre che vi sia un atto costituente per far si che la soluzione “precipiti”. L’atto di partenza però non può contraddire le caratteristiche del processo: nessuno può convocare qualcun altro. E’ necessario che il segnale di partenza sia visibilmente plurale e unitario. Per questo mi fermo qui. Propongo a Marco come a tutti e tutte coloro che possono pensare di contribuire a dare questo segnale di ragionare insieme su come farlo, nel più breve tempo possibile. Io penso che a settembre dobbiamo dare questo segnale e dobbiamo essere in grado di far partire il processo di aggregazione: per costruire l’opposizione a Monti, per costruire una lista per le prossime elezioni, per ricostruire una sinistra degna di questo nome nel regno del montismo.
 
 
Paolo Ferrero


Bisogna costruire Syriza anche in Italia

Malgrado la sintassi lasci a volte un po’ a desiderare (;-D), crediamo che i concetti siano pienamente condivisibili, per cui riportiamo questo intervento di Paolo Ferrero da Rifonda.

Il risultato delle elezioni greche segna una vera  novità nella situazione europea. Per la prima volta una forza di sinistra contro le politiche di austerità europee, dichiaratamente antiliberista e anticapitalista, raggiunge una percentuale del 27% e complessivamente le forze della sinistra antiliberista arrivano attorno al 40%. Lo fa in nome di una altra Europa, di una Europa democratica basta sui diritti sociali e civili, dove il rovesciamento delle attuali politiche europee non è finalizzato ad un nuovo nazionalismo ma ad una nuova Europa.
Il messaggio che ci viene dalla Grecia è quindi un messaggio di speranza perché ci parla della possibilità di rovesciare le folli politiche neoliberiste. Sarebbe infatti sbagliato pensare che la vicenda greca sia chiusa con queste elezioni. Oggi, in virtù di una legge elettorale maggioritaria Nuova Democrazia può formare il governo ma tra qualche mese, quando sarà chiaro che la situazione è destinata a peggiorare, la situazione sarà molto più bollente. In questa condizione, pensare che il governo che verrà formato in questi giorni sia destinato ad aprire una fase di stabilità per la Grecia è una pura illusione. Anche perché la Merkel ha già pensato bene di spiegare a tutti che non farà sconti al governo greco. Come abbiamo visto nel caso spagnolo, questi delinquenti che governano l’Europa, sono disponibili a mettere risorse (100 miliardi) per salvare le banche, ma non sono disponibili a permettere alla BCE di salvare gli stati, cioè i popoli. Le banche vengono salvate, le famiglie no.
La situazione greca è quindi tutt’altro che stabilizzata e nei prossimi mesi Syriza è nelle condizioni di costruire – da sinistra – una opposizione sociale, politica e culturale alle politiche europee, ponendo le condizioni per un deciso cambio di marcia. In altre parole la Grecia ci dice che è possibile anche in Europa avviare un percorso come quello imboccato negli ultimi decenni dall’America Latina, in cui le politiche neoliberiste sono state sconfitte e con esse buona parte delle forze politiche che le proponevano.
Il punto è di non lasciare isolata la sinistra greca. La Grecia da sola non può cambiare l’Europa, serve il contributo di tutti , a partire dal nostro.  Per questo è necessario costruire anche negli altri paesi europei una sinistra antiliberista che abbia due caratteristiche fondamentali:
In primo luogo di essere molto netta nelle posizioni contro le politiche di austerità europee. Non si tratta quindi di fare qualche emendamento – come propongono il PD e i partiti socialisti – ma di rovesciare radicalmente l’impostazione economica e sociale: occorre demolire la speculazione, ridistribuire reddito e costruire un intervento pubblico in economia finalizzato alla riconversione ambientale e sociale dell’economia. Si tratta di costruire una sinistra che individuando chiaramente l’avversario da battere nella finanza e nelle multinazionali, riesca a raccogliere i disoccupati, i pensionati, i lavoratori e le lavoratrici, gli artigiani, i commercianti, i piccoli imprenditori. Si tratta cioè di fare un sinistra che per la chiarezza degli obiettivi  difenda gli interessi della maggioranza della popolazione.
In secondo luogo si tratta di fare un sinistra che superi i confini delle attuali organizzazioni politiche. Per questo penso che il nostro compito sia quello di costruire una Syriza italiana, di dar vita ad un processo di aggregazione paritario tra tutti coloro che ritengono necessario costruire questo polo di sinistra, autonomo dal PD e dal centro sinistra.


La Repubblica non si festeggia mostrando i muscoli mentre il paese è in ginocchio

Dal sito di Rifondazione Comunista – Comitato regionale veneto

Il 2 giugno, Festa della Repubblica, ricorda il referendum popolare che mise fine alla monarchia, a quel corrotto sistema ereditario che portò il paese alla guerra e collaborò con i carnefici nazifascisti. Una vittoria popolare, un grande passaggio della società italiana verso un destino di disarmo, di pace, di convivenza, contro la logica della guerra e delle armi. Ecco perché la parata militare con la quale si intende onorare il ricordo di questa straordinaria giornata è un controsenso, una vero e proprio rovesciamento dei valori repubblicani: con questa parata si vuole dare sfogo a chi pensa che la coesione di un paese, la sua forza, si debba manifestare con l’esibizione delle truppe, dei missili, dei carri armati.  Non riusciamo a trovare nessuna argomentazione che oggi giustifichi tale marcia militare. Nel Paese i lavoratori e le popolazioni emiliane stanno scavando tra le macerie e il fango.  Il governo annuncia che aumenterà il prezzo della benzina per recuperare i soldi da investire nelle aree terremotate. Tutto ciò è vergognoso  perchè mentre la gente è disperata ed al paese già pesantemente colpito dalla crisi  si chiedono sacrifici, si mette in bella mostra l’efficienza bellica,  ricordando agli italiani che oltre 400 milioni di dollari si sono sperperati per acquistare dagli USA i “droni”, aerei da guerra senza pilota, e che altri 10 milioni di dollari si spenderanno per i missili con cui armare queste macchine di morte. Ecco l’idea di Patria che noi rifiutiamo, la patria che mostra i muscoli, che nega l’evidenza e distrae per negare la propria  profonda vulnerabilità. Noi crediamo che richiamare il Paese alla coesione nei momenti drammatici significhi in primo luogo dare segnali anche di forte impatto simbolico  e discontinuità, concentrando l’attenzione, le risorse e l’agire sulle urgenze, sulle risposte concrete ai territori. Per questo la parata militare  del 2 giugno non è una festosa celebrazione della Repubblica, ma un insulto militarista

Pietrangelo Pettenò
consigliere regionale Federazione sinistra Veneta

Renato Cardazzo
segretario regionale PRC


Immagino che anche voi…

possiate condividere questi punti programmatici per il governo del nostro paese! Dedicate un minuto a leggerli e poi provate a rispondere alla domanda che vi pongo alla fine…..

  1. Realizzare un audit del debito pubblico. Rinegoziare gli interessi e sospendere i pagamenti fino a quando l’economia si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione.
  2. Esigere dalla Ue un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico.
  3. Alzare l’imposta sul reddito al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno.
  4. Cambiare la legge elettorale perché la rappresentanza parlamentare sia veramente proporzionale.
  5. Aumento delle imposte sulle società per le grandi imprese, almeno fino alla media europea.
  6. Adottare una tassa sulle transazioni finanziarie e anche una tassa speciale per i beni di lusso.
  7. Proibire i derivati finanziari speculativi quali Swap e Cds.
  8. Abolire i privilegi fiscali di cui beneficiano la Chiesa e gli armatori navali.
  9. Combattere il segreto bancario e la fuga di capitali all’estero.
  10.  Tagliare drasticamente la spesa militare.
  11. Alzare il salario minimo al livello che aveva prima dei tagli (751 euro lordi al mese).
  12. Utilizzare edifici del governo, delle banche e della chiesa per ospitare i senzatetto.
  13. Aprire mense nelle scuole pubbliche per offrire gratuitamente la colazione e il pranzo ai bambini.
  14. Fornire gratuitamente la sanità pubblica a disoccupati, senza tetto o a chi è senza reddito adeguato.
  15. Sovvenzioni fino al 30% del loro reddito per le famiglie che non possono sostenere i mutui.
  16. Aumentare i sussidi per i disoccupati. Aumentare la protezione sociale per le famiglie monoparentali, anziani, disabili e famiglie senza reddito.
  17. Sgravi fiscali per i beni di prima necessità.
  18. Nazionalizzazione delle banche.
  19. Nazionalizzare le imprese ex-pubbliche in settori strategici per la crescita del paese (ferrovie, aeroporti, poste, acqua …).
  20. Scommettere sulle energie rinnovabili e la tutela ambientale.
  21. Parità salariale tra uomini e donne.
  22. Limitare il susseguirsi di contratti precari e spingere per contratti a tempo indeterminato.
  23. Estendere la protezione del lavoro e dei salari per i lavoratori a tempo parziale.
  24. Recuperare i contratti collettivi.
  25. Aumentare le ispezioni del lavoro e i requisiti per le imprese che accedano a gare pubbliche.
  26. Riformare la costituzione per garantire la separazione tra Chiesa e Stato e la protezione del diritto alla istruzione, alla sanità e all’ambiente.
  27. Sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei.
  28. Abolizione di tutti i privilegi dei deputati. Rimuovere la speciale protezione giuridica dei ministri e permettere ai tribunali di perseguire i membri del governo.
  29. Smilitarizzare la guardia costiera e sciogliere le forze speciali anti-sommossa. Proibire la presenza di poliziotti con il volto coperti o con armi da fuoco nelle manifestazioni. Cambiare i corsi per poliziotti in modo da mettere in primo piano i temi sociali come l’immigrazione, le droghe o l’inclusione sociale.
  30. Garantire i diritti umani nei centri di detenzione per migranti.
  31. Facilitare la ricomposizione familiare dei migranti. Permettere che essi, inclusi gli irregolari, abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione.
  32. Depenalizzare il consumo di droghe, combattendo solo il traffico. Aumentare i fondi per i centri di disintossicazione.
  33. Regolare il diritto all’obiezione di coscienza nel servizio di leva.
  34. Aumentare i fondi della sanità pubblica fino ai livelli del resto della Ue (la media europea è del 6% del Pil e la Grecia spende solo il 3).
  35. Eliminare i ticket a carico dei cittadini nel servizio sanitario.
  36. Nazionalizzare gli ospedali privati. Eliminare ogni partecipazione privata nel sistema pubblico sanitario.
  37. Ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan e dai Balcani: nessun soldato fuori dalle frontiere della Grecia.
  38. Abolire gli accordi di cooperazione militare con Israele. Appoggiare la creazione di uno Stato palestinese nelle frontiere del 1967.
  39. Negoziare un accordo stabile con la Turchia.
  40. Chiudere tutte le basi straniere in Grecia e uscire dalla Nato.

Ditemi la verità: fino al punto 33 avete pensato si trattasse delle proposte per il prossimo governo della Federazione della Sinistra?! Forse qualche dubbio vi è venuto al punto 8 sull’abolizione dei privilegi per gli armatori navali…

E’ il programma di Syriza, il partito della sinistra greca probabile vincitore delle prossime elezioni del 17 giugno. Ne ho preso la traduzione dal blog di Gad Lerner.

Che ne dite: basta un copia/incolla, una sostituzione automatica di “Grecia” con “Italia” e giusto un paio di ritocchini e potrebbe andarci benissimo no?!


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